1897 – Emanuele Filiberto (Nave Corazzata)
Tratto da: Il Secolo Illustrato della Domenica
Anno IX N. 421 17 Ottobre 1897
Il varo della Duilio, sesta “dreadnought” italiana
Il 24 aprile 1913, le acque di Castellammare di Stabia furono testimoni di un evento epocale nel panorama navale italiano: il varo della corazzata Duilio, la sesta “dreadnought” ad entrare in servizio nella Marina Militare Italiana. L’evento, immortalato nelle pagine della rivista “La Tribuna Illustrata” (n. 18 Anno XXI – 4-11 Maggio 1913), rappresentò un punto di svolta nella storia navale del paese.
La cerimonia di varo, presenziata dalle più alte autorità militari e civili dell’epoca, fu un’occasione solenne e trionfale. La corazzata, imponente nella sua maestosità, testimoniava l’avanzamento tecnologico e la potenza navale italiana nel contesto europeo. I lavori di costruzione, iniziati tempo prima nei cantieri navali stabiesi, culminarono in questo momento di orgoglio nazionale.
Questo evento non solo consolidò la reputazione dei cantieri navali di Castellammare di Stabia come leader nella costruzione navale, ma rafforzò anche il prestigio e la capacità difensiva della flotta italiana in un’epoca di crescente tensione internazionale. Il varo della Duilio rappresentò un capitolo significativo nella storia militare e industriale del Regno d’Italia, celebrato ancora oggi per il suo impatto storico e tecnologico.
L’articolo de “La Tribuna Illustrata” del maggio 1913 descrive dettagliatamente il processo di costruzione e gli sforzi titanici degli operai e degli ingegneri coinvolti. Le immagini pubblicate ritraggono il varo stesso, con la corazzata che lentamente si libera dalle catene e si tuffa nelle acque del Golfo di Napoli, suscitando ammirazione e emozione tra i presenti.
la cronaca tratta da:
Il Cantiere di Castellammare
a cura di Gaetano Fontana
Intenzionato ad approfondire una personale ricerca sul cantiere navale di Castellammare, con enorme sorpresa, in questi giorni mi è capitato di rintracciare una serie di opere pittoriche di Abraham-Louis Ducros[1. Abraham-Louis Ducros nasce Moudon (Cantone di Vaud in Svizzera) il 21 luglio 1748. Dopo aver viaggiato molto in Europa dal 1794 al 1799 si stabilisce a Napoli. Tra i suoi innumerevoli clienti vi fu il ministro John Francis Edward Acton per il quale eseguì un numero elevato di paesaggi e vedute da arredare una intera stanza. In particolare Acton gli commissionò anche molte vedute del Cantiere Navale di Castellammare. che immortalano la nostra Castellammare così come si presentava a fine 1700.] Questa piccola, fortunosa scoperta mi ha entusiasmato al punto che mi è sembrato doveroso condividerla con gli affezionati lettori di LR, utenti dal palato fine che di certo apprezzeranno quella che senza alcuna ombra di dubbio risulta essere una testimonianza storica che inconfutabilmente prova quanto, nei tempi andati, sia stata importante la nostra bellissima città.
Considerando che il cantiere di Castellammare fu fondato nel 1783 e che il periodo di permanenza a Napoli di Ducros va dal 1794 al 1799 (data certa in quanto fu accusato di Giacobismo ed allontanato), possiamo benissimo dire che queste opere pittoriche sono tra le prime rappresentazioni che immortalano il nostro cantiere ancor prima che assumesse l’aspetto attuale (fisionomia assunta in seguito alle opere di ampliamento volute da Gioacchino Murat nel 1808). Continua a leggere
Il varo a Castellammare
di Maurizio Cuomo
Più che una tradizione il varo è un caro ricordo d’infanzia che ogni buon stabiese porta con sé, vita natural durante.
La nave al suo “battesimo del mare” è il concretizzarsi del lavoro di squadra, che ha dato lavoro a migliaia di operai e un pasto giornaliero ad altrettante famiglie.
Ricordo con assoluto affetto, il “cestino” distribuito al cantiere, che mio padre, sistematicamente sacrificava al personale consumo per condividerlo a casa (una rosetta, un brick di latte, una birra e se andava bene un bicchiere di cioccolata da spalmare).
Il varo di una nave non è soltanto un momento tecnico, né un semplice evento da osservare con curiosità: è un’esperienza che tocca il cuore, un’emozione indescrivibile che scorre nel sangue di ogni stabiese, un rituale che si ripete da secoli e che porta con sé la memoria di un passato glorioso.
È un patrimonio inestimabile, un pezzo di storia che ci appartiene e che ci identifica, un’eredità che merita di essere preservata e tramandata con orgoglio.
Oggi, purtroppo, tutto questo rischia di svanire. Il cantiere navale, simbolo della nostra città, è in pericolo, e con esso anche la nostra memoria collettiva, il nostro legame con il mare e la nostra tradizione cantieristica. Perdere il cantiere significherebbe perdere un pezzo della nostra anima.
A nome di mio padre Domenico, oggi operaio in pensione, dedico a tutti gli stabiesi la sottostante sequenza fotografica (di un varo d’epoca), nella certezza che risulterà gradita. Continua a leggere