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In ricordo di Luigi Casale

In ricordo di Luigi Casale

( la Redazione di LR )

Con sincera tristezza apprendiamo della scomparsa del prof. Luigi Casale, validissimo collaboratore di Libero Ricercatore.
La triste notizia ci viene comunicata dal fraterno amico Alfonso Santarpia, al quale va il nostro sentito ringraziamento per aver condiviso con noi questo doloroso momento.

Ho conosciuto la generosità del compianto Luigi, proprio a casa di Alfonso, quando all’incirca una trentina di anni fa, fece conoscere a noi, poco più che ventenni, “La Cantata dei Pastori”, opera della tradizione popolare a cui lui teneva particolarmente. Lì in quella particolare occasione, tra una riflessione ed un approfondimento, letteralmente affascinato dalle sue spiegazioni, forse furono gettate le radici per quello che poi sarebbe diventato il comparto “Tradizioni” di liberoricercatore.

Il prof. Luigi Casale

Il prof. Luigi Casale

Nato a Torre Annunziata, classe 1943, il prof. Casale è stato docente di liceo di latino e greco, pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti, uomo di fede e studioso appassionato del dialetto napoletano, del quale indagava con rigore e curiosità l’etimologia e la storia delle parole.

Generoso e sempre disponibile ad aiutarci, nel suo percorso di collaborazione con liberoricercatore.it ha curato la rubrica Pillole di cultura, partecipando con entusiasmo alla produzione di “Storie minime” e offrendo contributi presenti anche nelle sezioni dedicate a detti, motti e tradizioni locali. La sua presenza si è sempre distinta per la serietà dell’approccio, la generosità intellettuale e la disponibilità al dialogo umano e culturale.

Accanto all’insegnamento, che ha rappresentato una vera missione civile, ha coltivato una costante attività poetica, attenta ai suoni, ai ritmi della natura, al tempo e alla memoria. La sua scrittura, essenziale e meditativa, trova espressione nella raccolta «Cose così… fatte parole», da cui riportiamo questi versi:

Alba
Le ombre notturne
dileguano…

Nell’ora in cui i sogni
si perdono…

Tu limpida sempre
mi appari.

Alba!

(Luigi Casale, da «Cose così… fatte parole»)


Alla famiglia giungano le più sentite condoglianze: tutta la redazione si stringe in cordoglio per la perdita del caro Luigi, ricordandone con gratitudine la statura umana e culturale.


La S. Messa in suffragio avrà luogo giovedì 12 febbraio alle ore 15, presso la chiesa parrocchiale Joseph Freinademetz a Millan (Bressanone).

Seguirà il funerale in forma privata nel cimitero di Maria am Sand. La recita del S. Rosario si terrà mercoledì 11 febbraio alle ore 19.

Maurizio Cuomo
Direttore Responsabile
liberoricercatore.it

Allegoria di Stabia

Allegoria di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Allegoria di Stabia

Allegoria di Stabia

Questo monumento in bronzo fuso, opera dello scultore molisano Alessandro Caetani, fu inaugurato il 13 aprile 2003. La statua raffigura una donna che tenta di sfuggire alle ire del Vesuvio (gioia e dolori della storia cittadina stabiese).

La donna che (idealmente impersona Stabia), stringe al seno un bimbo (simbolo del futuro e della speranza di vita futura), dà la netta impressione di voler fuggire dal suo passato, rappresentato da una Testa di Medusa alata alle sue spalle (scena che molto probabilmente è ispirata al dipinto “La Medusa” rinvenuto nel complesso archeologico di Villa San Marco).

La statua bronzea, sembra fosse stata concepita come elemento centrale di una fontana a zampillo da cui dovevano partire 28 cannelle a gettito d’acqua, ma di tale progetto poi non se ne fece nulla e venne messa in posa nel punto dove alloggia ancora oggi.


Allegoria di Stabia: l’affascinante interpretazione del prof. Luigi Casale

“Caro Maurizio, esiste una esplicitazione univoca (quella dell’artista oppure quella del committente) dei simboli della statua ritratta in foto, collocata alla fine del lungomare?
Il soggetto è evidente: una madre fugge e protegge il bambino da un mostro minaccioso. E’ fango o fuoco quello che le avvolge i piedi?

Certo, tra gli elementi simbolizzati c’è la vita (la maternità); se vuoi: la storia. E in entrambi i casi, quale che sia il rimando simbolico, di conseguenza anche l’affanno. Ma anche l’amore, la speranza, il progredire (che è pure progresso) verso un punto di salvezza. Naturalmente. Tutto questo nell’atteggiamento ansioso della mamma e nel fiducioso abbandono del figlio.

La donna potrebbe rappresentare le mamme di Castellammare, o la Mamma, in generale. Esse proteggono i figli, e per essi si prodigano nel tentativo di offrirgli una prospettiva di vita più sicura e più serena. O è la stessa città, Castellammare, come compagine civile e sociale, storicamente definita (per esempio: quella romana, quella medievale, quella attuale e presente) che, già toccata dal male che l’afferra, proietta il figlio verso una riconquistata sicurezza.

E quel mostro personificato chi rappresenta? Dall’indicazione della donna (mano, sguardo) si direbbe il Vesuvio. O il mare. E se quel diavolo dalla testa alata invece di essere una forza della natura, fosse un’entità morale, o sociale? Un mostro che vive in noi, individui e collettività, e proprio per questo ci insidia da vicino? Qualcosa che la società stessa produce. Non dirmi che sono acqua e vento quelli che avvolgono la donna. Per cortesia, procurami ragguagli e notizie della sua collocazione: storiche, estetiche, sociologiche, e politiche.

Un saluto affettuoso. Luigi Casale”.