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Fig. 5

Lo Stabias Hall

di Lino Di Capua & Gelda Vollono

Lo Stabias hall

Lo Stabias hall

E’ fuori dubbio che l’Ottocento è stato il secolo d’oro per Castellammare di Stabia: l’ingrandimento e l’abbellimento, iniziati per volontà di Ferdinando IV già sul finire del settecento, continuati poi da tutti i discendenti di casa Borbone e prolungatisi ben oltre l’Unità d’Italia, fecero sì che la nostra città divenisse una delle mete a la page per tantissimi intellettuali, artisti, nobildonne e nobiluomini politici, ma anche per professionisti e gente comune nazionali e internazionali. Questi, sempre più numerosi, sceglievano la nostra città per trascorrervi le vacanze, attirati dalla bellezza dei luoghi, dall’incanto del mare, dalle innumerevoli fonti di acqua salubre, dall’atmosfera serena e festosa dei caffè e dai tanti eventi, tra cui le serate danzanti nei numerosi ed eleganti alberghi e gli spettacoli teatrali, che con frequenza allietavano il loro soggiorno. Castellammare di conseguenza ad ogni estate assumeva sempre più un tono decisamente mitteleuropeo: i frequenti collegamenti ferroviari e le linee di navigazione, che vi facevano scalo, la collocavano tra le località di villeggiatura più facilmente raggiungibili; per di più la nobiltà partenopea vi risiedeva stabilmente da quando, dopo l’Unità d’Italia, Napoli non era più capitale del regno, e la ricca borghesia vi affluiva sempre più numerosa. Bisognava pertanto offrire nuove occasioni di svago perché il soggiorno potesse competere con le migliori stazioni di villeggiatura italiane ed europee. Ecco come viene descritta la nostra città da Nicola Lazzaro(1) durante la stagione estiva del 1880: Continua a leggere

Macchina della Festa

15 agosto 1807: Castellammare in festa

di Lino Di Capua e Gelda Vollono

Gli apparati festivi, intesi come macchine da festa, videro la luce nel XVI secolo, raggiungendo in breve tempo un’espressione artistica di straordinario livello in tutta Europa.
Tuttavia queste vere e proprie opere d’arte, tanto belle quanto effimere, al termine delle manifestazioni erano smontate di modo che oggi è possibile ammirarle solamente in dipinti e stampe coevi. Si può parlare di vere e proprie opere d’arte perché alla loro realizzazione contribuirono i maggiori ingegneri, scultori e pittori del valore di LEONARDO, del PALLADIO, del BRUNELLESCHI, del VASARI, del BERNINI, del SANFELICE, del VACCARO e tantissimi altri ancora.

Macchina della Festa

Castellammare in Festa

L’uso di macchine in occasione di feste o cerimonie nel 600 e 700 si diffuse nelle maggiori città italiane ed europee e certamente non lasciò indifferente la Castellammare di fine ‘700 che, grazie alla politica illuminata dei Borboni, pensiamo alla costruzione del Regio Arsenale, agli scavi archeologici, alla Reggia di Quisisana, era presente sulla scena nazionale ed internazionale: la macchina per l’esposizione del SS. Sacramento che si può ancora ammirare nella chiesa del Gesù e che rappresenta per di più l’unica superba testimonianza attualmente esistente in Campania di un apparato festivo barocco, ci fa intuire la portata del coinvolgimento della nostra città a questa forma d’arte che certamente non dovette essere di scarsa importanza e che sicuramente dovette entrare nella tradizione popolare. Ciò malgrado in nessuna cerimonia, religiosa o profana che fosse, era stata a tutto oggi trovata notizia in fonte documentale, letteraria o grafica dell’impiego di macchine da festa. L’aver quindi reperito la cronaca minuziosa di una festa con impiego di allestimenti trionfali organizzata dal Comune di Castellammare il 15 agosto 1807 per ringraziare Dio della pace ritrovata in Europa e per celebrare l’onomastico di Napoleone 1., è di una tale importanza ed eccezionalità che abbiamo ritenuto opportuno riportarla integralmente. Continua a leggere

Articolo del 1888

Un episodio di delinquenza “organizzata” risalente al 1888

a cura di Ex Diversis Unum

Premessa:

La prof.ssa Gelda Vollono e Lino Di Capua dell’Associazione Onlus “Ex Diversis Unum”, che notoriamente si occupano di bibliografia e ricerche storiche locali, hanno rintracciato uno scritto risalente al 1888, in cui l’articolista descrive uno squarcio di vita stabiese d’epoca. L’articolo è tratto dal giornale svizzero “Journal de Geneve” datato 16 dicembre 1888, del quale si è fatta la traduzione (a fronte).


articolo in originale:

Articolo del 1888

Articolo del 1888

articolo tradotto:

I villaggi di Scanzano, Mezzapietra e Privati, nei pressi di Napoli, sono pieni di famiglie che hanno ciascuna uno o più conti da regolare con la giustizia. Esse hanno formato tra di loro una associazione di malviventi, che da diverso tempo affligge la città, senza che l’autorità li possa cogliere sul fatto. Un sergente dei carabinieri, da poco in attività nei paraggi, decide di debuttare con un colpo da maestro. Recentemente a Castellammare si erano perpetrati ai danni di due commercianti di salumi e formaggi due colpi importanti. Durante le ricerche per scoprire gli autori, il sergente trovò presso una sorella di un importante malvivente a nome de Senesio, dei formaggi e del lardo, riconosciuti come provenienti dalle rapine di Castellammare e, dopo questa scoperta, furono eseguiti cinque arresti. Nel frattempo, un fortunato avvenimento venne a facilitare la scoperta degli altri delinquenti… Si era saputo che Raffaele Iaccarino, pluripregiudicato, era sul punto di sposarsi con una ragazza del paese. La sera del matrimonio, il fior fior della malavita di Castellammare, arrivò per partecipare al festino dato da Iaccarino per festeggiare le sue nozze. Si mangiò allegramente e con grande appetito, e per dessert furono serviti formaggi e altre leccornie provenienti dai furti. Al momento del saluto agli sposi, la porta si aprì improvvisamente ed irruppero i carabinieri, che arrestarono tutta la banda, compreso lo sposo.
La sposa dal dispiacere fu presa da una crisi di nervi e per lei la luna di miele si trasformò in luna di … fiele.

paluorcio

Il paluorcio

articolo di Lino Di Capua Gelda Vollono

paluorcio

paluorcio

Caro Maurizio, ho riletto con interesse ed anche con una certa emozione l’appello accorato del dott. Vincenzo Esposito di giovedì 12 agosto 2010(1), in favore della conservazione del paluorcio, struttura di appoggio alla teleferica usata per il trasporto della neve, del legname e di altri prodotti fino alla prima metà dell’800. Esso mi ha fatto venire alla mente quella che mio padre, allora operaio del cantiere, aveva costruito in scala molto più ridotta all’inizio degli anni ’50. Consisteva essa in una serie di pulegge e di funi a cui era appeso il classico ‘panariello’ di vimini e che collegava il balcone posto al quarto piano della nostra casa con quello di fronte situato al primo piano della casa dove abitava la famiglia di mia madre. Attraverso questa teleferica casalinga era possibile trasferire da sopra a sotto e viceversa senza sforzo e in pochissimo tempo ogni genere di cose. Chissà perché ho sempre pensato che mio padre si fosse ispirato alla funivia del Faito ma, solamente dopo aver letto l’articolo e aver riflettuto sul fatto che lo usavamo già prima che la funivia andasse in funzione, ho capito che era ai paluorci che aveva pensato. Infatti egli, come tutti quelli che lavoravano ai cantieri navali, doveva sicuramente conoscerne la storia ed essendo poi un grande amante della montagna in qualche sua escursione doveva essere per forza imbattutosi in ciò che ne restava di essi. Mi sono poi ricordata che fino a qualche anno fa non era insolito, passeggiando per le strade del centro antico della nostra città, vedere calare dai balconi i ‘panari’ con i quali le signore solevano comprare la mercanzia da venditori ambulanti o da negozianti sotto casa e non mi è stato difficile pensare che forse anche quello è stato un riadattamento del più antico paluorcio. Continua a leggere

Monologhi stabiesi - Ex diversis unum

Monologhi stabiesi

di Lino Di Capua e Gelda Vollono

Monologhi stabiesi - Ex diversis unum

Monologhi stabiesi – Ex diversis unum

 

articoli disponibili:

15 agosto 1807: Castellammare in festa

Il cav. De Gaetano e la nascita della Piedigrotta Stabiese

La “Cirio” di Castellammare… un ricordo perduto

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Cenni biografici degli autori:

Vollono Geltrude: nata a Castellammare di Stabia (NA) il 16 ottobre 1949, dopo aver conseguito nel 1968 la Maturità presso il locale Liceo Classico Plinio Seniore, si laurea in Matematica presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli il 22 marzo 1973. Insegnante di ruolo di scienze matematiche presso la scuola media Di Capua di Castellammare, fino al 1997, non ha mai tralasciato di trasmettere ai suoi alunni l’amore per la propria città e il rispetto per le proprie radici storiche e culturali. Dal 2000 è impegnata nel coordinare i lavori di riordino e di informatizzazione del patrimonio librario della Biblioteca del Clero della locale chiesa del Gesù.
Di Capua Catello: nato a Castellammare di Stabia (NA) il 30 luglio 1969, infermiere professionale presso il Presidio Ospedaliero “Loreto Mare”. Da circa 25 anni bibliofilo di storia stabiese. Dal 2000 collabora come volontario ai lavori di riordino e di informatizzazione del patrimonio librario della Biblioteca del Clero della locale chiesa del Gesù. Avviato alla ricerca storica dal compianto dott. Giovanni Celoro Parascandolo, maestro di vita e di storia.