Archivi tag: Domenico Cuomo

Autobus nel tratto all'angolo di via Bonito con via Mazzini - anno 1954

Orari mezzi pubblici

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Autobus nel tratto all'angolo di via Bonito con via Mazzini - anno 1954

Autobus urbani


Autobus per il Faito


Circumvesuviana


Ferrovie dello Stato


Funivia del Faito


Traghetti e aliscafi per Capri


Nota: le tabelle orarie proposte sono quelle ufficiali in vigore, la redazione di LR, pur cercando di mantenere aggiornata, nei limiti del possibile la presente rubrica, non risponderà di eventuali ritardi, mancate corse o disservizi. Prega pertanto la gentile utenza di segnalare, all’indirizzo email liberoricercatore@email.it, eventuali difformità riscontrate, al fine di mantenere quanto più attendibile possibile questo servizio fornito.

Ticket per Faito

Tiempe belle ‘e ‘na vota

“Tiempe belle ‘e ‘na vota, tiempe belle addó’ state? Vuje nce avite lassate, ma pecché nun turnate?”, parafrasando per intero il ritornello di una vecchia canzone di Aniello Califano, rimettiamo all’attenzione degli affezionati lettori la presente rubrica in cui vengono raccolti, numerosi documenti che testimoniano in modo semplice ed affascinante un passato stabiese non molto remoto. Un passato che sembra essere distante anni luce dai giorni nostri e dal nostro moderno modo di vivere (o sopravvivere) in una società sempre più frenetica e opprimente, che impone un modus vivendi affannoso e alla continua ricerca della modernità o di una acclamata effimera moda del momento. Al fine di salvaguardare, in una vera e propria “banca del ricordo”, il passato tracciato dai nostri padri (il cui solco, purtroppo, per i motivi di cui sopra, sembra svanire e perdersi come le tracce sulla sabbia di un bagnasciuga battuto dalle onde di un incontrollabile burrascoso progresso), verranno qui raccolte e proposte delle rare immagini, locandine d’epoca e quant’altro possa testimoniare l’indiscutibile e fervente attività economica svolta a Castellammare di Stabia, nei bei tempi che furono…

Maurizio Cuomo

Ticket per Faito (collezione Domenico Cuomo)

Ticket per Faito (collezione Domenico Cuomo)

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saldatore

Siamo tutti “individui”!

Siamo tutti “individui”!

saldatore

saldatore

Sono un operaio in pensione dei Cantieri Navali di Castellammare nei quali ho svolto le mansioni di elettricista di bordo per circa 40 anni. Avevo appena compiuto 17 anni, quando, nel marzo del lontano 1961, iniziai a lavorare come apprendista, nell’allora Navalmeccanica. Non appena entrato, fui subito destinato all’allestimento di alcune navi da guerra da poco varate, di esse ricordo in particolare tre fregate militari: la Margottini, la Fasan e la Rizzo. A quei tempi il nostro cantiere godeva di piena salute e per grazia di Dio le commesse arrivavano senza alcun problema. In circa 40 anni di attività lavorativa, ne ho viste di cotte e di crude… il Cantiere per noi operai era una seconda casa e le centinaia di persone che vi lavoravano, una seconda grande famiglia! Di quegli anni ricordo tutto molto bene, oggi, senza entrare troppo nei dettagli e limitandomi ad una descrizione breve e concisa, così come richiesto dalla rubrica di L.R., vorrei raccontarvi di un episodio curioso al quale potetti assistere di persona, che nonostante i tanti anni trascorsi, mi è rimasto particolarmente impresso. Ecco i fatti: era un caldo giorno d’estate, quando lavorando su dei quadri elettrici posti in un corridoio del ponte di coperta della “Rizzo”, all’improvviso udii un frastuono provenire dal fondo del corridoio, allarmato dal consistente trambusto io e altri operai accorremmo per capire cosa stesse accadendo, e man mano che ci avvicinavamo le grida risultavano sempre più forti e nitide, fin quando, raggiunta una cabina potemmo appurare che al suo interno vi era un anziano operaio saldatore, intento a saldare a soffitto, che, caricato a mille, imprecava e bestemmiava. Nello specifico l’operaio, armato di pinza e schermo, era salito su di uno sgabello (che gli permetteva a malapena di allungarsi) per arrivare con la punta dell’elettrodo al soffitto da saldare, ma nonostante tanta buona volontà, l’anziano uomo non riusciva nel suo intento, perché maldestramente non aveva prestato attenzione nel regolare l’intensità della sua saldatrice (sicuramente non sufficiente e troppo bassa per quel tipo di lavoro), e l’elettrodo ad ogni punto di saldatura gli si attaccava alla lamiera del soffitto, sortendo solo fumo ed una pioggia di fuoco e scintille. Indescrivibile l’esasperazione dell’uomo che per gli innumerevoli tentativi andati a vuoto, si ritrovava a fare i conti con il caldo, una posizione non tanto comoda, una pinza regolata male, ed un bagno di sudore condito da continue bestemmie che surriscaldavano ancor più l’ambiente. Caso volle che passò di lì un ufficiale della Marina Militare in ispezione (come detto in precedenza la “Rizzo” era una fregata militare e come tale non di rado a bordo salivano gli ufficiali della Marina per controllare che i lavori fossero eseguiti a regola d’arte), che rendendosi conto di cosa stesse accadendo, intervenne con il fare autoritario, caratteristico di un comandante militare ed esclamò: “Hei individuo, cosa diavolo stai facendo?! Cerca di non causare danni!” L’operaio tutto stravolto e sudato per l’immane combattimento, saltando dallo sgabello, gettò a terra la pinza (che si attaccò anche al pavimento), la maschera, il casco e il manichettone dell’aria e affrontò l’impettito ufficiale, rispondendo prontamente a tono: “Vué sienteme bbuono, se individuo, è ‘na parola bbona, allora individuo songh’io e individuo si’ tu! Ma se individuo è ‘na parola malamenta, individuo ce si’ ttu… he capito!!!” Quasi aggredito e letteralmente sorpreso dalla repentina reazione, il povero ufficiale, non potendo fare altro, andò via scuotendo la testa, mormorando tra sé e sé: “Ma dove sono capitato?!”

A noi che assistemmo al curioso episodio e che al momento non riuscimmo a contenere una sonora risata (la scena appena vista fu di una comicità incredibile), oggi resta il lieto ricordo di uno dei tanti momenti trascorsi nel Real Cantiere di Castellammare.

Domenico Cuomo

Albergo Reale e Quisisana

Alberghi stabiesi

Alberghi stabiesi

( dove soggiornare a Castellammare di Stabia )

Albergo Reale e Quisisana

Il fu Albergo Reale a Quisisana

**** 

Grand Hotel la Panoramica (aperto tutto l’anno)
Via Panoramica, 119 – tel. 081 8026006 – tel./ fax 081 8026119

Hotel dei Congressi (aperto tutto l’anno)
V.le delle Puglie, 45 – tel./ fax 081 8722277

Hotel Europa (aperto tutto l’anno)
Via Muscogiuri, 2 – tel. 081 8710395

Hotel la Medusa (aperto tutto l’anno)
Passeggiata Archeologica, 5 – tel. 081 8723383 – 081 8717009

Hotel Miramare (aperto tutto l’anno)
C.so G. Garibaldi, 1 – tel. 081 8710791

Hotel Stabia (aperto tutto l’anno)
C.so V. Emanuele, 101 – tel. 081 8722577

Hotel Villa Serena (aperto da marzo ad ottobre)
Via Muscogiuri, 3 – tel. 081 8710157 fax 081 8726561

Towers Hotel (aperto tutto l’anno)
S.S. 145 Sorrentina km 11 (località Pozzano) – tel. 081 3946700 fax 081 3946770


***

Hotel Desio (aperto da aprile ad ottobre)
Via Regina Margherita, 29 – tel. 081 8711050 – 081 8711901

Hotel Le Palme (aperto tutto l’anno)
Via Pioppaino, 113/A – tel. 081 8712650

Hotel Orazzo (aperto tutto l’anno)
Via Regina Margherita, 86 – tel. 081 8726226

Hotel Palma (aperto tutto l’anno)
V.le Europa, 244 – tel. 081 8715120 – 081 8711680

Hotel Paradiso (Aperto tutto l’anno)
Via Muscogiuri, 1 – tel. 081 8716907 – 081 3915392

Hotel Queen Daisy (aperto tutto l’anno)
Via Schito, 185 – tel. 081 8723143

Hotel Villa Cimmino (aperto tutto l’anno)
Via Panoramica – tel. 081 8711090

Hotel Virginia (aperto tutto l’anno)
C.so G. Garibaldi, 120 – tel. 081 8711628 fax 081 8726321

Relais Manfredi (aperto tutto l’anno)
Via Castello, 5 – tel. 081 18571163 – 081 18571143

Vesuvian Inn (aperto tutto l’anno)
Via Salario, 12  – tel. 081 8717114


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Hotel Elisabetta (aperto tutto l’anno)
Via Pozzano, 18 – tel. 081 8026072 fax 081 8026101

Pensione Sacro Cuore (aperta tutto l’anno)
P.zzale Sr. M. Maddalena Starace, 36 – tel. 081 8715133

Hotel la Sirenetta (aperto tutto l’anno)
Via A. De Gasperi, 153 – tel. 081 8706600 fax 081 8726280

Hotel Lucia (aperto tutto l’anno)
Via Pozzano, 10 – tel. 081 8026068 fax 081 8026074


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Agriturismo Quisisana (aperto tutto l’anno)
Via Pantanella, 7 – tel. 081 8704554

Hotel il Gambero (aperto tutto l’anno)
Via Passeggiata Archeologica, 2 – tel. 081 8714488


B&B

B&B Domus Stabiae (aperto tutto l’anno)
Via San Basile, 18 – tel. 349 0609122 – info@domustabiae.com


 

 

Salita Ponte Scanzano (foto Antonio Cimmino)

Chi la fa, l’aspetti!

Chi la fa, l’aspetti!
di Domenico Cuomo

Salita Ponte Scanzano (foto Antonio Cimmino)

Salita Ponte Scanzano (foto Antonio Cimmino)

Mi chiamo Domenico Cuomo, sono nato nel 1944 a Scanzano (un antico terziere di Castellammare di Stabia), dove ho vissuto fino all’età di diciotto anni. Per chi non fosse pratico della zona, va detto che a questo antico borgo collinare, si accede per diverse strade, tra cui: salita Santa Croce, viale Terme e salita Ponte di Scanzano (che per toponimo popolare è meglio conosciuta come ‘a Sagliuta d”o Mulino).

Quest’ultima via d’accesso, oggi come allora, per il pedone, risulta essere una delle più praticate, perché collega direttamente ed in pochi minuti di cammino, l’abitato di Scanzano al moderno centro di Castellammare, con la differenza che a quei tempi (per la presenza di pochissimi “pali” della luce impiantati), di notte risultava buia ed isolata. Un particolare fondamentale, quello dell’allora scarsa illuminazione stradale, che rese questa zona, il palcoscenico ideale per dar vita ad un episodio tragicomico realmente accaduto, che a me è rimasto tuttora impresso nella mente e che a seguire voglio raccontarvi, per salvarlo tra i vostri racconti inediti di vita vissuta.
Ecco i fatti: nel dopoguerra, lavoro non ce n’era, erano anni di miseria, e figuratevi se c’era la possibilità economica di prendere un mezzo di trasporto, quindi noi scanzanesi a fine giornata, per rincasare, forza causa, dovevamo fare questa salita al chiarore della luna (che di tanto in tanto faceva capolino dall’alto e umido muraglione di cinta), altrimenti pazienza… si tornava comunque, ma al semibuio notturno. Avevo dieci anni, quando nell’autunno del 1954, a tarda sera, sentii delle persone che discutevano concitatamente e ad alta voce, con una coppia di fidanzati, i quali erano giunti da Castellammare di corsa e con aria terrorizzata. La scena non passò inosservata ed in pochi istanti si formò un gruppo di curiosi, per apprendere ciò che era accaduto. I fidanzati, ancora affannati, dissero che nella salita, un po’ prima del ponte, avevano visto una figura spettrale di una sposa dai capelli biondi, dal volto semicoperto da un velo bianco, che li aveva guardati fissamente, sghignazzando sarcastica. All’incalzare incredulo delle domande degli astanti, i due poveri fidanzati, ancora vistosamente scossi, aggiunsero solo che alla visione dello “spirito”, gli si erano drizzati i capelli in testa, e che per la paura, erano scappati a gambe levate. Più di qualcuno, razionalizzando l’accaduto e con fare scettico, per tranquillizzare i ragazzi, commentò che i fantasmi non esistono e che verosimilmente si erano spaventati per nulla, forse per la presenza di qualche gatto e che la strada isolata e la poca luce aveva poi enfatizzato la suggestione. I due fidanzati con fare tassativo, replicando, giurarono ancora una volta, che era tutto vero… A quel punto venne a costituirsi spontaneamente, un gruppo di volenterosi, che armati di randelli, si avviarono frettolosamente per la discesa del Mulino, ed in pochi attimi giunsero sul luogo della presunta apparizione, dove appurarono che effettivamente, la “signora” vestita da sposa era ancora là, appostata in attesa di nuove “prede”, con la differenza che stavolta, visto il gruppo di energumeni armati di randelli, il colpo venne a lei, o meglio a lui, perché nello stupore generale, per paura di essere picchiato, cominciò a tremare e a piangere, supplicando con chiara voce da uomo, che non gli venisse fatto del male, perché lui voleva solo scherzare un po’. Realizzato che si trattava di un facinoroso un po’ toccato di mente, lo accerchiarono, gli tolsero la parrucca bionda e il vestito da sposa, e lo denudarono lasciandolo in mutande, spogliato che fu, lo riconobbero: era un noto ciabattino di Castellammare, uno scapolo sui cinquant’anni, che viveva da solo (la solitudine forse gli aveva creato delle turbe psicologiche). Il poveraccio, era molto spaventato, e ne ebbero pietà, però, prima di lasciarlo andare, si fecero promettere che non avrebbe fatto mai più una cosa del genere, altrimenti al verificarsi di un simile episodio, non sarebbe stato nuovamente perdonato. Da allora la strada diventò più tranquilla e sicura, perché per la memorabile lezione, il “fantasma della sposa” non si fece più vedere. Dice il vecchio adagio: “Chi la fa, l’aspetti!!!”.