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Santa Maria della Sanità

Storia e Ricerche

Santa Maria della Sanità

a cura di Maurizio Cuomo

Santa Maria della Sanità

Santa Maria della Sanità

Titolo dell’Immagine: Santa Maria della Sanità
Data del rito dell’Incoronazione: 21 aprile 1912
Prelato che ha proceduto al rito: (*) Vescovo Michele De Iorio


Le immagini incoronate della Madonna

Il rito delle “incoronazioni mariane” affonda le sue radici nel XVII secolo. A istituirlo fu il nobile Alessandro Sforza Pallavicini, uomo di grande fede e sensibilità religiosa. Con il suo testamento, datato 3 luglio 1636, egli lasciò al Capitolo di San Pietro in Vaticano un cospicuo patrimonio. Tuttavia, non si trattò di una semplice donazione. Il nobile dispose con precisione che, dopo la sua morte, quei beni venissero utilizzati per incoronare le immagini più celebri e venerate della Vergine Maria.
Questo gesto, dettato da una profonda devozione mariana, diede origine a una tradizione che si è consolidata nel tempo e ha coinvolto numerose comunità in tutta Italia.

Anche Castellammare di Stabia ha partecipato con fervore a questa tradizione. Nel corso dei secoli, infatti, sei Immagini della Madonna, particolarmente amate dal popolo stabiese, sono state solennemente incoronate con decreto del Rev.mo Capitolo Vaticano.

Queste incoronazioni non sono avvenute per caso. Ogni immagine è stata scelta per motivi ben precisi: l’alto valore artistico, l’antichità del culto e, soprattutto, la profonda e costante devozione dei fedeli. Ogni immagine rappresenta un punto di riferimento per interi quartieri, per generazioni di stabiesi, per chi cerca conforto, protezione e speranza.

Di seguito vi proponiamo queste sei meravigliose raffigurazioni mariane. Per ciascuna, troverete una breve descrizione, utile per comprendere il significato spirituale, storico e culturale che racchiudono. Un piccolo viaggio nella fede, nell’arte e nella memoria religiosa della nostra città.


Note:

(*) da Michele Palumbo – Stabiae e Castellammare di Stabia – Aldo Fiory Editore Napoli 1972.
Colazione povera

Colazione povera

Piatti tipici stabiesi

Piatti tipici stabiesi

Colazione povera

tratta dai ricordi Anni ’30 dello stabiese Gigi Nocera

Colazione povera

Colazione povera

Ricordo con nostalgia e con l’acquolina in bocca certe semplici, povere e saporite colazioni o merende che la mia cara mamma ci preparava… Ma che nutella, che merendine! Nulla poteva competere con quel sapore di pane, di olio, di lauro in un misto inconfondibile. Sarà perché avevamo sempre fame, o perché le cose e i ricordi lontani acquistano una dimensione e un valore forse più esagerati di quelle che in realtà erano, ma io quel sapore di pane, acqua e olio non l’ho mai più provato! Continua a leggere

I Conti di Castellammare – Capitolo VI

Storia e Ricerche

Il Gran Tour dei Conti di Castellammare

CAPITOLO VI

23 luglio Pavia; 23 luglio – 25 luglio Voghera; 25 luglio – 28 luglio Genova;

28 luglio Pegli; 28 luglio (sera) – 2 agosto Genova;

3 – 5 agosto Genova – Livorno per mare;

5 – 6 agosto Livorno; 6 – 15 agosto Firenze


Dopo aver onorato di Loro Augusta Presenza per 22 giorni questo Paese, scrive la rivista “Notizie del mondo”:

i RR Conte e Contessa di Castellamare, finalmente sabato della scorsa settimana 23 del corrente dopo le più tenere reciproche dimostrazioni di vera stima, e del più sincero affetto hanno preso congedo dalla R. Famiglia, e sono partiti circa le ore 11 accompagnati da S. A. R. l’Arciduca Governatore, dirigendosi alla Certosa di Pavia indi a Pavia.

Arrivati a Pavia visitarono l’Università, l’orto botanico con annesso laboratorio di chimica, il Museo di Storia Naturale, il Collegio Germanico-Ungarico, annesso laboratorio di chimica ed infine il Collegio universitario Borromeo e quello Ghislieri. Quindi si recarono ad assistere ad un’esercitazione a fuoco del Reggimento Caprara, diretto dal generale Joseph Apremont, che riuscì molto bene e che essi apprezzarono molto. La stessa sera, col cambio delle Poste, ripresero il loro cammino verso Genova, accompagnati dall’Arciduca fino ai confini di Gravellona, dove andò loro incontro una delegazione di nobili fatta venire a bella posta dalla Repubblica di Genova. Alle undici di sera giunsero a Voghera dove li attendevano la principessa e il principe di Piemonte. Presero alloggio nel solito albergo il Moro e dopo aver cenato si ritirano ognuno nelle proprie stanze.

Trascorsero la domenica andando a Messa, conversando con la principessa di Piemonte e leggendo la posta arrivata col corriere da Napoli. Infine, alle otto di sera, dopo aver cenato si misero in cammino per Genova, accompagnati dal marchese di Breme, seguendo il percorso del corriere della posta. Arrivarono in città alle cinque della mattina dopo e presero alloggio con tutto il loro seguito nel palazzo del Patrizio Anton Giulio Brignole. Poiché avevano preferito serbare l’incognito e quindi arrivare sotto il titolo di Signori Conte e Contessa di Castellamare, non furono eseguiti gli onori pubblici, che aveva destinato loro il Serenissimo Governo per mezzo di sedici Patrizi ed otto Dame.

Dopo poche ore di riposo, il Re si portò a bordo del suo Vascello san Gioacchino, ancorato nel Porto con tuttala Squadra. Accompagnato da una folla di persone, sia all’andata che al ritornofu salutato dalla suaartiglieria, da quella degli altri bastimenti nazionali e da quelle inglese ed olandese. Ritornato nel suo alloggio per il pranzo, conlaregina,ricevette in udienza diversi personaggi e ministri esteri. In seguito, per il giuoco del Pallone si trasferì all’Acquasola (fig. 39).

I Conti di Castellammare - Capitolo VI

Fig. 39 Genova. Gioco del pallone all’Acquasola, (acquaforte col. Piaggio e del Pino, 1818)

In serata si recarono al Teatro di S. Agostino illuminato a giorno per l’occasione. Vi si intrattennero fino alle dieci di sera, ricevendo in questa occasione le visite di molte Dame e nobili.

Non sarà sfuggito ai lettori che il re Ferdinando, durante tutto il viaggio, non tralasciò mai l’occasione di assistere al gioco del pallone, arrivando perfino ad organizzare egli stesso incontri
tra squadre avversarie.

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I pennelli, le nuove scogliere sul lungomare di Castellammare

Natura di Stabia

I pennelli, le nuove scogliere sul lungomare di Castellammare 

Come funzionano le nuove scogliere del lungomare di Castellammare, quali effetti possono avere sulla spiaggia e sulla sicurezza dei bagnanti

Pennelli lungomare di Castellammare di Stabia

Pennelli sul lungomare di Castellammare di Stabia

Le novità suscitano sempre curiosità e sul nostro lungomare, negli ultimi mesi, sono comparse delle “strane” scogliere disposte trasversalmente alla linea di costa. Cosa sono? A cosa servono? Perché sono fatte così? Sono queste le domande che molti si stanno ponendo.

Il nome tecnico di queste strutture è pennelli e si tratta di opere realizzate per contrastare l’erosione delle spiagge. In ingegneria il termine non è casuale: richiama infatti la forma e il modo in cui queste opere interagiscono con la sabbia. Come un pennello da pittura, la struttura ha una parte ancorata alla terraferma, che potremmo paragonare al manico, mentre il resto si estende verso il mare e distribuisce la sabbia come il pennello la pittura.

Il loro funzionamento è facile da capire; sono costruiti quasi perpendicolarmente alla costa affinché possano intercettare la sabbia trasportata dalla corrente lungo la riva. Col passare del tempo la sabbia tende ad accumularsi tra una scogliera e l’altra e la linea di costa progredisce e assume una tipica forma dentellata. Continua a leggere

Giovanni Acanfora

Personaggi stabiesi

Giovanni Acanfora

(Castellammare di Stabia, 7 aprile 1884 – Roma, 8 marzo 1976)

articolo redatto da Enzo Cesarano

base della ricerca storica a cura di Gaetano Fontana

Giovanni Acanfora e la Banca D'Italia

Giovanni Acanfora (foto immaginaria riprodotta con AI)

Giovanni Acanfora nacque a Castellammare di Stabia, città di mare e di cantieri, da una famiglia della piccola borghesia stabiese. Dopo gli studi nella sua città natale, proseguì la formazione a Napoli, dove si laureò in giurisprudenza all’Università Federico II nel 1907. L’ambiente vivace del Golfo — tra scuole, attività portuali e una crescente cultura tecnica e amministrativa — contribuì a formare la sua visione concreta del servizio pubblico.

Entrò nel Ministero delle Finanze all’inizio del Novecento e, grazie a una carriera rigorosa e riservata, nel 1938 raggiunse il grado di Ispettore Generale. Due anni dopo, il 22 maggio 1940, fu nominato Direttore Generale della Banca d’Italia, subentrando a Pasquale Troise. In seguito alla caduta del fascismo, il 26 luglio 1943, divenne Ministro degli Scambi e Valute nel primo governo di Pietro Badoglio, incarico che mantenne fino al febbraio 1944. Continua a leggere