Archivi tag: Antonio Cimmino

Pasolini, gioca a calcio in strada (foto tratta dal web)

1946: il “Calcio” a Scanzano

1946: il “Calcio” a Scanzano

Pasolini, gioca a calcio in strada (foto tratta dal web)

1946: il “Calcio” a Scanzano (in foto Pasolini, gioca a calcio in strada – foto tratta dal web)

A Scanzano nell’estate del 1946 si gioca una partita di calcio sulla cosiddetta “autostrada”, cioè l’attuale Viale delle Terme (dove allora passava un’automobile ogni “morte di Papa”). Giocano “‘e giuvane” (celibi) contro gli ” ‘nzurati” (ammogliati), arbitra “Pasquino ‘o barbiere”.
Ecco una brevissima sintesi di un’azione finita male:
“Rafele ‘e Mariuccia” passa al contrattacco, ma si scontra con la difesa avversaria rappresentata da “Gennaro ‘e Piscialluongo” e “Aitano Spogliamaronna”. Rafele (si gioca scalzi) urta con l’alluce contro il marciapiede e si infortuna. Subito accorre “Pascale ‘a Lacerta”, infermiere FF che, invece di medicare il malcapitato”ditone”, mette delle gocce negli occhi di “Rafele”. Alle sue immediate rimostranze, risponde: “Accussì viri addò miette ‘e piedi!”. Tutto il pubblico scoppia in una grossa risata.

Antonio Cimmino

L'Anello di San Catello (foto Enzo Cesarano)

L’Anello di San Catello

a cura di Antonio Cimmino

Tanti anni fa, per colpa della siccità nei paesi attorno al Vesuvio si ebbe una grave carestia. Gli animali morivano perché non c’era l’erba e la gente moriva di fame. Non sapendo come fare, il popolo stabiese si inginocchiò innanzi a San Catello e piangendo si chiusero in preghiera chiedendo un suo miracoloso intervento.

San Catello (foto Enzo Cesarano)

San Catello (foto Enzo Cesarano)

La provvidenziale intercessione del Santo Patrono stabiese non tardò a venire, quando, una nave carica di grano si trovò a passare da quelle parti ed una barchetta con un vecchietto sopra che aveva una lunga barba bianca, vi si accostò. Il vecchietto salì sopra e convinse il capitano a portare il grano a Castellammare. Per essere sicuro che il capitano non cambiasse idea, gli diede l’anello che aveva al dito. Continua a leggere

Il Trieste a Castellammare (a sinistra si nota il forte borbonico prima della sua demolizione)

Il batiscafo Trieste

a cura di Antonio Cimmino

Il Trieste a Castellammare (a sinistra si nota il forte borbonico prima della sua demolizione)

Il Trieste a Castellammare (a sinistra si nota il forte borbonico prima della sua demolizione)

Nel 1953 il cantiere navale di Castellammare di Stabia registrò un interessante avvenimento scientifico e tecnologico: l’assemblaggio del batiscafo Trieste.
Il Trieste, progettato dallo scienziato svizzero August Piccard era formato da due elementi: lo scafo ed una sfera di acciaio spesso più di 12 centimetri. Lo scafo era stato costruito nel cantiere navale di Monfalcone mentre la sfera era stata costruita, in due pezzi, dalla Società delle Fucine di Terni.La professionalità delle maestranze del cantiere e la profondità del Golfo di Napoli presso Capri e Procida, furono determinanti per la composizione dell’originale battello atto a scendere a migliaia di metri nelle profondità del mare.
Piccard trovò l’entusiastica collaborazione di tecnici ed operai stabiesi nei difficili lavori di saldatura delle due semisfere e nell’adattamento allo scafo.

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La pirofregata "Borbona" (foto ufficiale della Marina)

Pirofregata Borbona (anno 1860)

 a cura di Antonio Cimmino

articolo pubblicato il 4 dicembre 2013

Da “BORBONE” a “GARIBALDI”
Storia della prima nave militare ad elica costruita in Italia

La pirofregata "Borbona" (foto ufficiale della Marina)

La pirofregata “Borbona” (foto ufficiale della Marina)

Il cantiere di Castellammare verso la costruzione di unità ad elica:
Fosche nubi si stavano addensando sul Regno delle Due Sicilie ma Francesco II sembrava non accorgersene; tutto continuava sulla scia di una lenta modernizzazione, specialmente delle strutture industriali.
Il regio cantiere navale di Castellammare di Stabia lavorava alacremente e si stava già attrezzando per la costruzione di navi in ferro. Negli ultimi venti anni aveva varato diverso naviglio militare tra cui: gli avvisi Argonauta e Delfino (26 maggio 1843), la fregata Regina (convertita a vapore, 27 settembre 1840), le piro-fregate da 10 cannoni (a ruota) Ercole (24 ottobre 1843), Archimede (3 ottobre 1844), Carlo III (1845), Sannita (7 agosto 1846) ed Ettore Fieramosca (14 novembre 1850), la prima nave a possedere una macchina da 300 cavalli costruita a Pietrarsa. Il 5 giugno 1850 fu varato il vascello Monarca da 70 cannoni, la più grande nave da guerra costruita in Italia, convertita, dieci anni dopo, ad elica. Seguirono altre unità, tra cui gli avvisi Maria Teresa (18 luglio 1854) e Sirena (9 novembre 1859) rispettivamente da 4 e 6 cannoni e la fregata Torquato Tasso (10 cannoni, 28 maggio 1856). Le motrici provenivano non solo dalla Reale fabbrica di Pietrarsa, ma anche da stabilimenti privati inglesi. Continua a leggere

Galeotti nel Real Arsenale stabiese

Bagno penale e le prigioni galleggianti a Castellammare di Stabia

articolo di Antonio Cimmino

Nel Real arsenale borbonico di Castellammare di Stabia, cosa ben nota, si utilizzavano, per i lavori pesanti e pericolosi, galeotti giudicati dal tribunale di Napoli. Essi alloggiavano in un apposito bagno penale ricavato nell’ex convento dei frati carmelitani: l’attuale stabilimento produzione cordami (ex Maricorderia in funzione dal 1796) di Via Acton1.

Galeotti nel Real Arsenale stabiese

Galeotti nel Real Arsenale stabiese

I condannati alla cosiddetta pena de’ i ferri, erano addetti a “fatiche pesanti a profitto dello Stato”; durante il lavoro nel cantiere navale “si trascinavano ai piedi una catena, o soli, o uniti a due, secondo la natura del lavoro cui verranno addetti”. La coppia di galeotti era chiamata in gergo “calzetta”. La pena da scontare era di quattro gradi uguale ciascuno di sei anni (7-12, 13-18, 19-24, 25-30)2. Anche la lunghezza e il peso della catena era in funzione della pena da scontare con leggere differenze nei vari Stati preunitari. Nel “Regolamento di disciplina e di interno ordinamento dei Bagni” del 1860 applicato dal subentrante Regno d’Italia, ad esempio, i galeotti erano classificati in quattro Divisioni, distinte dal colore di una striscia di lana apposta sul berretto. La lunghezza e il peso della catena era così stabilito:
1° categoria: catena di maglie 6 e 1,300 chili;
2° categoria: catena di maglie 8 e 1,700 chili;
3° categoria: catena di maglie 9 e 1,900 chili.
4° Per accogliere i galeotti nuovi giunti egli incorreggibili, erano utilizzate catene di 18 maglie del peso di 6,000 chili3.
Già dal 25 febbraio 1836 nel Regno delle Due Sicilie era stata abolita la pena ai lavori forzati perpetui; l’ergastolo fu ripristinato dai Savoia dopo il 1861 per i briganti meridionali non fucilati sul posto. Anche la pena di morte era stata abolita di fatto. Continua a leggere

  1.  Parisi C., Cenno storico descrittivo della città di Castellammare di Stabia, anno 1842. Palumbo M., Stabiae e Castellammare di Stabia, Aldo Fiory Ed., Napoli, 1972
  2. Capo I “delle pene criminali” art.8, Codice per lo Regno Delle Due Sicilie, Leggi penali, Stabilimento tipografico di D. Capasso, Napoli, 1848
  3. http://www.museocriminologico.it/index.php/documenti2/2-non…/46-bagni-penali-catene