Stabia e le sue Acque tradite

Editoriale stabiese

Stabia e le sue Acque tradite

editoriale di Maurizio Cuomo

Stabia e le sue Acque tradite

Stabia e le sue Acque tradite

Castellammare di Stabia possiede un patrimonio idrogeologico unico al mondo. Eppure, negli ultimi decenni, una gestione politica miope e disattenta ha contribuito a disperdere questo inestimabile tesoro. Le responsabilità sono evidenti. Anche volendo riconoscere i timidi tentativi delle ultime Amministrazioni, è chiaro che gli sforzi compiuti non sono stati né all’altezza né risolutivi. Lo dimostra, senza possibilità di smentita, la drammatica condizione attuale.

Oggi serve onestà intellettuale: la gestione delle acque di Castellammare è stata a dir poco fallimentare.

Le sorgenti delle terme stabiane, un tempo vanto della città, giacciono nell’oblio più assoluto. Stabia, la “Regina delle Acque”, ahinoi, è oggi, uno sbiadito ricordo!

Un vero e proprio, insulto a madre natura, che qui ha riversato con generosità le sue risorse più preziose, e un’offesa alla memoria di chi, nei secoli, ha celebrato e valorizzato questa terra. Un patrimonio inestimabile, che noi, colpevolmente, non abbiamo saputo né valorizzare, né difendere.

Per un vero stabiese, tutto questo fa rabbia. Fa rabbia vedere un patrimonio sprecato, dimenticato, abbandonato. Ma ancora più raccapricciante è l’immobilismo di chi ha il dovere di agire e invece resta in silenzio a guardare. Intanto, siamo costretti a sorbirci ogni giorno la solita retorica: parole vuote, promesse ripetute, nessun progetto utile per un reale e concreto recupero.

Nella piena convinzione che senza consapevolezza non può esserci rinascita, Liberoricercatore, in quanto portale informativo, memoria storica e voce indipendente del territorio, da anni si è impegnato a sensibilizzare la cittadinanza su questa ed altre cause. Lo ha fatto con articoli, testimonianze, approfondimenti storici e appelli alla memoria collettiva.

E proprio da quella memoria vogliamo ripartire. L’articolo che segue, scritto anni addietro dal prof. Bartolo Quartuccio, ripercorre l’antico e continuo elogio rivolto a Stabia da medici, studiosi e viaggiatori di ogni epoca. Un viaggio tra scienza, paesaggio e tradizione, alla scoperta di una terra dove l’acqua è stata e potrebbe ancora essere fonte di salute, rinascita e ricchezza.

Nella speranza che queste parole possano suscitare riflessione e un sussulto di coscienza, consegno al lettore la vibrante testimonianza lasciataci dall’esimio prof. Quartuccio, memoria preziosa di ciò che le acque di Stabia furono, e monito severo per ciò che non dovrebbero mai cessare di essere.


L’Oro di Stabia

L’elogio di Stabia è antico e si perpetua nel tempo. Distesa ad arco “tra l’alta catena dei Lattari ed il mare, nel punto più incantato del golfo di Napoli“, è il luogo dove la natura medicatrice ha voluto essere più largamente presente, donando dovizie affinché gli abitanti, un giorno, non più dimentichi ed ingrati, vi erigessero maestoso il suo tempio.

Quanto è antico il ricordo di questa città che il XIII Congresso nazionale di idroclimatologia celebrò come metropoli del clima e delle acque? Columella la definisce celebre per le sue acque, mentre il contemporaneo Plinio ricorda nel territorio stabiano la fonte Acidula, dissolvitrice di calcoli. Nel successivo secolo, Galeno, il più grande medico dell’antichità, dopo averne minutamente descritti ed esaminati i fattori terapeutici del clima, del suolo e delle acque, dichiara che “trovare nel mondo un ambiente curativo simile a Stabia non è possibile“.

Nei secoli seguenti, una ininterrotta e fitta catena di nomi illustri unisce attraverso i tempi gli antichi medici e naturalisti ai nomi di Salvatore de Renzi, Arnaldo Cantani, Antonio Cardarelli, Pietro Castellino, Luigi d’Amato e Giovanni di Guglielmo, maestri sommi di medicina, del glorioso Ateneo napoletano ed estimatori fervidi dell’inestimabile complesso idroclimatoterapico stabiese.

Ma ancor prima di tante storiche testimonianze, è certo che l’elogio di Stabia lo scrissero sulla pietra, ai primi secoli del secondo millennio avanti Cristo, quegli intrepidi ed arditi gruppi di navigatori che, provenienti dall’Oriente, furono conquistati dall’abbondanza e dalla bontà delle acque. Qui, ai piedi del monte, vicino alle sorgenti, edificarono il primo nucleo della città. E l’elogio dei primi navigatori è stato ripetuto nel tempo dalle decine di migliaia di sofferenti che, ogni anno, accorrono alle fonti miracolose come i pellegrini al tempio con il loro voto.

Sa veramente di miracoloso come nello spazio ristretto di poco più di trecento metri dall’unghia del monte, sorgano, tingendo la roccia di vario colore, dal bianco lattescente al rosso-rugginoso, ben ventotto sorgenti di acque minerali che, per varietà di composizione chimica, costituiscono un complesso idrologico unico al mondo.

A tanta ricchezza e varietà di acque e al perfetto indirizzo chimico-terapeutico della stazione, affidata all’alta consulenza del clinico di Napoli prof. Guido Bossa e alla direzione del prof. Arturo Marotta, che da anni vi dedica vigili appassionate cure, fa degna cornice una non minore dovizia di fattori climatici ed estetici. I primi, curativi per virtù propria, hanno effetti che si confondono e si sommano vantaggiosamente fra loro, mentre i secondi, estetici e sensoriali, sono coefficienti integrativi della azione terapeutica del clima e delle acque, come, ormai, per antica esperienza è acquisito, tendenti a ristabilire attraverso il lieto susseguirsi di piacevoli stimoli psico-sensoriali, il turbato equilibrio e a stimolare i naturali processi di difesa dell’organismo che conduce, in definitiva, al processo di guarigione.

L’ospite, perciò, a seconda delle preferenze individuali o della indicazione medica, potrà facilmente scegliere il soggiorno in montagna, a millecento metri, dove in soli otto minuti un’ardita funivia lo condurrà fra gli abeti e i pini secolari del Faito, per elevare il pensiero alle alte e serene meditazioni nel silenzio alpestre, e ritemprare il corpo. Oppure potrà optare per il riposo in collina, a duecento metri sull’antica casa dei re di Napoli, tra la verde e rigogliosa salubrità dei boschi di Quisisana, o fermarsi in riva al mare in città, dove continuamente le brezze marine, pregne di iodio, si mescolano a quelle che, cariche di ozono, scendono dai monti al mare.

Così Castellammare è, come scrisse de Renzi, “la più bella e completa stazione d’estate“. In questa affermazione è l’elogio più vivo di questa città, che, tradizionalmente ospitale, apre a tutti le porte dei suoi tesori e offre i doni migliori della natura medicatrice a coloro desiderosi di ritemprare le forze e rinverdire l’albero dell’esistenza, nella pace e serenità dei suoi luoghi.


Per approfondimenti:

Le antiche terme: una picconata al “cuore”

Castellammare, Città delle Acque?

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