Souvenirs du Golfe de Naples
di Giuseppe Zingone
Stampato nel 1828 a Parigi, Souvenirs du Golfe de Naples, è una raccolta di documenti del conte Lancelot Théodore Turpin de Crissé, membro onorario dell’Accademia di Belle Arti, del Consiglio dei Musei Reali della Comune e della Prefetture Ecc…1
Si tratta di una raccolta documentaria composta di scritti e numerosissime incisioni (1808, 1818, 1824), riunite in un unico volume e dall’artista dedicato a Carolina di Borbone delle Due Sicilie (1798-1870) duchessa di Berry.
CASTELLAMARE, VICO.
È indubbiamente piacevole e dolce viaggiare comodamente in buona compagnia; ma è con qualcuno che condivide i nostri gusti e i nostri studi; è con un uomo della nostra età e la cui borsa non è né più leggera né più fornita della nostra, che dobbiamo intraprendere un viaggio pittoresco. Evitiamo semplici conoscenti, persone opulente, eleganti o frivole; temiamo gli stabilimenti eccessivamente comodi, le carrozze lussuose e tutti gli ornamenti dei servitori, che portano impazienti i nostri album da disegno, che sbadigliano e si annoiano mentre dipingiamo; la vista di queste figure allungate è sufficiente a smorzare l’entusiasmo più ardente. Un bambino, una guida al massimo, e meglio ancora, le nostre spalle per portare un leggero carico di bagagli: questo, a mio parere, è il metodo più sicuro per fare un viaggio di successo e riempire i nostri portafogli di buoni disegni.
Quale delizia davvero per il paesaggista quando, posto di fronte a un bel sito, illuminato da un cielo che gli promette qualche ora di lavoro tranquillo; Solo, o quasi solo, al riparo da curiosi e visitatori indesiderati, vede in anticipo sulla tela tutto ciò che la natura gli offre di sublime! Quanto vorrebbe catturare tutti questi effetti di luce, fermare queste ombre fugaci, questi vapori che si dissipano!
Se è mattina, quali dolci armonie lo circondano! Quali profumi si diffondono dalle piante e dalla terra ancora umida! Quale armonia in tutti gli oggetti, persino nel fragore del mare! La sera, sente altri suoni mentre respira altri profumi, e tutte queste impressioni si fondono così bene con la sua opera che, molto tempo dopo e lontano dal luogo che gli servì da modello, la sua copia gli ricorda ancora vividamente tutto ciò che provò allora. Sentirà sempre quelle voci che echeggiavano nella campagna, e il grido delle cicale, e l’ascia del taglialegna, e il suono di quella cascata vicino alla quale fu posto. La continuità di questi ricordi gli rimane così ben presente che potrebbe raccontare parola per parola la conversazione del suo compagno di fuga; canterebbe il ritornello che aveva udito allora e reciterebbe il capitolo del libro di cui stava ascoltando la lettura. Se c’è una parte di questi ricordi incantevoli a cui non possiamo far partecipare il lettore, egli la vedrà almeno nei nostri disegni.
Ciò che si trovava in natura, linee meravigliose, architettura elegante e alberi rigogliosi: è solo per il pittore e il poeta che gli uccelli non abbiano cessato di cantare, che la marea muoia ancora dolcemente e che voci lontane ravvivino ancora le ultime pianure del paesaggio.
La città di Castellammare, situata all’estremità del golfo e quasi di fronte alla città di Napoli, offre al disegnatore argomenti di studio interessanti e vari. La bellezza degli alberi, il movimento del terreno (Pt. 15 e 16) e, seguendo la costa dopo Pozzano sulla strada per Vico, le imponenti forme delle rocce, presentano a ogni passo composizioni dello stile più nobile e grandioso. Tuttavia, bisogna avere un profondo amore per la sua arte e per le bellezze della natura per trascorrere un periodo prolungato in questa piccola città, che non ha una vera e propria locanda.1 È vero che si può trovare alloggio affittando una casa in anticipo, trasferendosi presso una persona del posto; Ma il paesaggista avventuroso corre il rischio di essere di pessimo umore e di trovare per tutto il suo cibo piccoli pesci fritti nel porto, angurie e crostacei. Sarà compensato di questi piccoli inconvenienti, che a mio parere sono del tutto secondari, dalla vista di un bel paesaggio, di proporzioni, se così posso dire, adatte alla pittura, e dove gli edifici, le rocce, gli alberi e il mare sono disposti nel modo più felice e vario.
Perché queste grotte, queste rocce pittoresche, queste foreste di mirti e allori devono così spesso servire da rifugio a contrabbandieri e ladri? (tav. 17) Perché un clima così mite, un cielo così puro, un sole così brillante, sono testimoni di così tante scene di omicidi e saccheggi? Perché non si può vagare in sicurezza tra queste splendide colline, seguire pacificamente la riva di un mare così tranquillo e godere senza timore delle bellezze che la natura adorna di così tanta ricchezza offre a ogni passo? Mentre, attraversando senza pericolo i burroni più profondi delle Alpi, il viaggiatore si immerge in tutta sicurezza nelle foreste di abeti più deserte, si avventura lungo i sentieri meno battuti, sicuro di trovare un rifugio ospitale nella più piccola baita e una guida intelligente nel bambino più debole; nella regione di Napoli, dove la natura sembra sorridere all’uomo, solo l’uomo è da temere. Questa triste compensazione oscura (pag.27) il fascino della bella Italia: come l’aconito degli Appennini, il cui elegante stelo e il cui fiore azzurro producono un veleno mortale. Il sentiero che conduce da Castellammare a Vico si snoda su per la montagna in modo molto simile a quello di Montanvert; ma invece della profonda e triste valle di Chamouny, avevo alla mia destra questa immensa distesa di mare che incanta sempre con il suo splendore e la sua maestosità. La persi di vista per un attimo solo per vederla riapparire tra rocce ricoperte di cespugli di castagni, o ciuffi fioriti di mirto o aloe. Dopo centinaia e centinaia di deviazioni attraverso strette gole e immense frane, scoprii improvvisamente la cittadina di Vico, circondata da uliveti e vigneti; più lontano, dietro di essa, la piana elevata di Sorrento, con le sue rocce a picco sul mare, e ancora più lontano, l’isola di Capri, che avrei presto visitato. Le case di Vico sono sparse sui pendii delle colline o raggruppate in un Un anfiteatro, e due o tre monasteri elevano le loro eleganti cime sopra le terrazze e le piantagioni.
Il ritorno a Castellammare via mare non è meno interessante. Ci sono tornato, passando davanti alle grandi rocce sulla cui cima avevo camminato quella mattina. Presentano al mare a volte profonde caverne, a volte una formidabile parete, oppure masse inclinate da cui ogni giorno si staccano pesanti frammenti di roccia, tuffandosi inaspettatamente nelle onde: spesso si nascondono lì, o si lasciano intravedere attraverso un’onda bluastra e trasparente; e a volte sollevano le loro teste nere e severe sopra l’acqua, dove le onde spumeggiano.
Amavo seguire i contorni di questi isolotti, scivolare tra di essi per osservare con calma, e al canto dei barcaioli, questi grandi disastri della natura.
- 1. Una locanda molto confortevole è ora aperta al porto, e lì si trova tutto il necessario per un piacevole soggiorno. “Il viaggiatore ha, a questo proposito, grandi obblighi verso gli inglesi; sono loro che hanno aperto buone locande in tutta Europa: in Italia, Svizzera, Germania, Spagna, Costantinopoli, Atene e persino fino alle porte di Sparta, nonostante Licurgo.” Itinerario da Parigi a Gerusalemme.
Tra le incisioni che compaiono nel capitolo “Castellammare, Vico” anche un interessantissimo Battelliere, che ritrae un giovane forse stabiese (?), oltre ad altri disegni che ritraggono la nostra città e la costa da nord verso sud..
- Cartina
- Castellammare da Pompei
- Il Castello
- Imboscata di briganti sulla strada per Vico e Portocarello
- Ponte di Pozzano
- Il battelliere
Abbiamo chiesto all’Intelligenza artificaile di rendere reale il disegno del battelliere, questo il risultato:
Articolo terminato il 6 ottobre 2025
1. Lancelot Theodore Turpin de Crissé (Parigi, 1782-1859), fu scrittore, litografo e pittore compì tre viaggi di studio in Italia nel 1808, 1818 e nel 1824. Le opere frutto dei primi due viaggi furono esposte al “Salon” di Parigi nel 1809 e nel 1819; mentre, quello del 1824, una volta completate le sue impressioni di viaggio e arricchiti i suoi album di disegni, lo portò alla pubblicazione dei “Souvenir…”, in cui descrive e illustra la città di Napoli, i suoi dintorni e le sue isole, dando la preferenza a luoghi, monumenti e paesaggi poco noti o dimenticati.
2. Lancelot Theodore Turpin de Crissé, Souvenirs du Golfe de Naples, Paris 1828, pag. 25-27.










