Sir Henry Elliot e Castellammare

Storia e Ricerche

Sir Henry Elliot e Castellammare

articolo del dott. Roberto De Simone

Sir Henry Elliot e Castellammare

Nella storia del Regno delle Due Sicilie, Sir Henry Elliot, fu una figura chiave nelle vicende del 1860 poiché rappresentò la superpotenza mondiale del tempo, l’Inghilterra. La sua testimonianza ci racconta di una importante e purtroppo deleteria trasformazione della nostra città.

Ebbene, Elliot, così come il suo collega francese Brenier, viveva a Castellammare di Stabia. In effetti, Castellammare fu in quegli anni il teatro in cui si svolsero pagine importanti della storia dell’Unità d’Italia. L’ambasciatore viveva in prossimità dei cantieri navali, nella zona che corrisponde all’incirca alla salita per Quisisana.

Il 7 settembre del 1860 Garibaldi era entrato a Napoli e si erano subito registrati enormi problemi di ordine pubblico, di confusione e di comando, in cui persino la camorra tentava di approcciare il nuovo potere. Il 17 settembre Elliot scrive:

“A Castellammare abbiamo ora 120 buoni soldati piemontesi a sorvegliare i forzati addetti ai lavori nel Cantiere e posso assicurarvi che ce n’era un gran bisogno: la Guardia Nazionale pensava infatti che il modo migliore per gestire quei prigionieri fosse tenerli di buon umore, cosicché hanno tolto loro le catene e li hanno lasciati uscire senza scorta a gruppi di due o tre alla volta. La cosa singolare è che, considerandosi vittime politiche, costoro avevano una tale fiducia nel fatto che Garibaldi li avrebbe liberati che quasi tutti tornavano alle loro prigioni la sera, sebbene alcuni siano stati più accorti” (humor inglese per dire che erano scappati).

Al cantiere navale c’era un carcere che accoglieva i condannati ai lavori forzati, il cui numero variava da poche decine a centinaia a seconda del periodo e delle lavorazioni. Quando operavano, i detenuti avevano una catena fissata alle caviglie tramite “due bracciali”, lunga all’incirca 2 metri, che per camminare veniva attaccata alla cinghia; i più facinorosi, invece, erano legati l’un l’altro.

Nel settembre del ’60, quel provvedimento di libera uscita fece piombare Castellammare nell’anarchia, perché una parte di questi galeotti uscì e non tornò più, dedicandosi a malefatte nella nostra città. Successivamente, parlando dell’ordine pubblico a Castellammare, Elliot scriveva:

“Abbiamo avuto un altro omicidio due notti fa a circa cento iarde [circa 90 metri] da questa casa, e mi è stato detto che ce n’è stato un altro ieri. Nelle ultime sei settimane ce ne sono stati tre o quattro a portata d’orecchio dalla nostra porta, e non si parla affatto di qualcuno che sia stato arrestato o processato; e la stessa cosa sta accadendo in tutto il paese, si che è giunto il momento che venga stabilito un simulacro di Governo. Naturalmente, non includo tra gli omicidi l’uccisione dei vecchi poliziotti e delle spie, avvenuta qualche tempo fa e considerata una cosa del tutto naturale, e che, inoltre, non è stata perpetrata in modo così esteso come si sarebbe potuto temere”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *