Sinan pashà

Sinan Pascià e le sette C

Sinan Pascià e le sette C

di Giuseppe Zingone

Sinan pashà

Sinan pashà

Sinanüddin Yusuf Pasha, (? di origine Croata – Costantinopoli, 21 dicembre 1553) è stato un feroce corsaro e ammiraglio della flotta Ottomana.

Quale ruolo ha avuto nella storia della nostra Città Sinam Giudeo? Perché parlare di lui? Ascoltate (Ops.. Leggete!) bene, perché anche se accidentalmente a lui, proprio a questo feroce corsaro, dobbiamo la nostra cattiva nomea in quei di Napoli. Vi ricorderete del nostro breve racconto “Né ammice né compare“? Si, non vi sbagliate proprio quello costruito su una frase del Pentamerone, di Giovan Battista Basile proferita da Giangrazio: “A Castiello a Mare né ammice né compare”.1 Il nostro naturalista d’eccezione Nando Fontanella si accorse immediatamente che c’era qualcosa di losco dietro, ebbene, non si sbagliava, tutto trae origine da questo pirata, Sinam Giudeo, e le sette C.. Se mal comune è mezzo gaudio, allora consoliamoci non siamo soli.2

Entriamo dunque nella questione presentando Giovan Antonio Summonte, che nella sua Historia al cap. IV, ci racconta di questi fatti.

Come per la venuta di Sinam Giudeo molti forastieri vennero ad habitare in Napoli, e della venuta di Don Pietro di Toleto Viceré del Regno, il quale cominciò ad imbellir la Città, Cap IV.

Nell’istesso tempo e proprio nel mese di Maggio 1333 (1533 n.d.r.). Sinan Giudeo famoso Corsale venuto di Levante in Italia à danneggiar le nostre marine con 22. Galere, all’improviso sbarcò le sue genti à Cetara Castello posto nella marina presso Salerno, oue fé grandissima preda di robbe e fé cattivi circa 300 Cetaresi, de’ quali ne peirirono di ferro più di trenta per non volernosi imbarcare, gl’altri ch’al primo empito de’ Turchi erano fuggiti, si condussero in Napoli, oue si diedero all’esercitio di molte arte honoreuoli, ad imitatione de’ quali gran numero degli habitatori della Caua, e d’altri luoghi conuicini, lasciando la lor solita, e natural’arte del fabricare, e murare, serno il simile il che in breue tempo gran parte della Città di Napoli si trouò habitata da Cetaresi, e Cauaioli, questi con la lor sottigliezza del viuere, e del contrattare contrafecero molte opere manuali, nelle quali s’esercitauano, per il che accomularono grandissime facultà, in tanto hoggi sono talmente accresciuti, che s’eglino tutti da Napoli partissero ne restarebbono molte strade della Città quali dishabitate. Ne’ primi anni che questi Cetaresi e Cauaioli sì condussero in Napoli per molto tempo s’intesee dalla Plebe con grandissimo sdegno maledire la venuta di quel Cane Giudeo, per hauer dato occasione a Cetaresi, di venir in Napoli, perché veramente con la loro astutia & estremità chiunque vi contratta, più delle volte ne rimaneua mal sodisfatto & ingannato, & il peggiore che con l’esempio di costoro molti altri del Regno venuti in Napoli diuentarono quasi peggiori, per il che vn galant’huomo sé pur non fu matto, andò, & in tutti gli cantoni delle strade della Città signò di Calcina questi caratteri G. ccccccc. le quali vedute la mattina molti ne restarono ammirato con dire, che alcuno frenetico ciò fatto haueua, ma come che ordinariamente nelle Curie de’ Notari si suole molto ragionare vn giorno trattandosi di questo fatto in vna Curia, della piazza di San Pietro Martire, molte interpretationi alla detta zifra date furono, finalmente vn Notare di Casa Ciarlone disse, io credo, che alcuno giocatore, per hauer perso 700 giulij.3 Era venuto in tal frenesia pigliando lo G. per giulij & il c per centinaia, qual’intelligenza fù molto lodata ma vn di quelli chiamato Pietro Sale, huomo faceto, e di gran cuore, replicò ch’egli à questa zifra vna felicissima interpretatione dar voleua e stando gl’altri intenti ad vdirlo sogiunse dicendo, non v’accorgete, che la Città vostra è in gran maniera mutata per la venuta dì tanti artefici forastieri?

Chiesa di San Pietro Martire in Napoli2

Chiesa di San Pietro Martire in Napoli

Risposero ch’era verissimo, replicò Pietro, volete viuere quieti e senz’esser ingannati osseruate quella zifra, la quale vi esorta dicendo guardatevi dalli sette C cioè dalle sette Nationi, che in Napoli son stati abondati, cioè da Castelluonichi, da Capraresi, Costaioli, Cetaresi, Cauaioli, Celentani, e Calabresi, e per che disse il vero fù creduto ch’egli fusse stato l’Autore di questa zifra, in tanto che tutti squanquaratamente à ridere si posero, seguì Pietro nel raggionare dicendo, hauessimo noi osseruato il modo di negotiare di quei di Castell’Amare di Stabia, che di Castelluonichi dal volgo son detti, Popoli delli sopranominati, li più vicini a Napoli e poscia caminando verso la Calabria haueressimo scorti gli altri compresi nel numero delle predetti G. haueriamo ritrouati sempre costumi peggiori sin à tanto che gionti nella Calabria si sarebbeno quei Popoli conosciuti peggio di tutti impercioche se i Castelluonichi, (per così dire) son tristi (diceua egli) i Capraresi sono cattiui, i Costaiuoli peggiori, i Cauaioli impratticabili, i Cetaresi nella malitia, i Celentani intrattabili, e senza ragione i Calabresi in ogni cosa superar tutti, e racordandomi con quanta ira parlava costui contra de Calabresi, me ne rido e merauiglio insieme, poiché tutto pieno di rabbia, e sdegno in biasimo di questa Natione, sogiunse i primi che condussero Christo Signor Nostro alla morte, e crocifisserlo, e con tanti empi scherni lo vilipesero esserno stati Calabresi, il che forse, perche parerà ad alcuno paradosso, come à tutti coloro, che in quella Curia si ritrouorono, potrebbe tal volta così essere, attesoche Pietro Chrinito huomo di grandissima eloquenza, e dottissimo nel libro secondo della Disciplina honesta al Capitolo settimo cosi scrive…“.4 Segue testo in latino dove Pietro Chrinito difende le sue considerazioni citando AuloGellio, Tertulliano, Baronio, Strabone, Philone.

L’unica nota positiva, è che tra le C a sud del Regno di Napoli, la nostra è la prima terra incontrata, poteva andarci sicuramente peggio. Saluti Giuseppe Zingone.


Note:

  1.  Giovan Battista Basile, Lo cunto de li cunte, Garzanti, Milano, 1995, da pag. 367 a 379.
  2. Articoli correlati: La Madonna della Misericordia, L’arte calpestata, le riggiole a Castellammare, Dragut il Corsaro.
  3. Presumiamo si tratti della moneta, il cui nome veniva da papa Giulio II.
  4. Giovan Antonio Summonte, Historia della città e Regno di Napoli, Tomo Quarto, Napoli MDCLXXV, Libro VII, Capitolo IV, pag. 79 e succ.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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