Sant'Espedito, Parrocchia Santa Maria della Pace, Castellammare di Stabia

Sant’Espedito martire di Melitene

Sant’Espedito martire di Melitene

di Giuseppe Zingone

Sant'Espedito, Parrocchia Santa Maria della Pace, Castellammare di Stabia

Sant’Espedito, Parrocchia Santa Maria della Pace, Castellammare di Stabia

“Al mio amico Espedito Gasparo”

Festeggiato il 19 Aprile il suo culto è diffuso in tutto il mondo. In un articolo apparso sul Corriere della Sera il 1 Novembre 2001, Sant’Espedito è presentato come il santo più invocato dai milanesi poiché “perora le cause urgenti”.

Ma chi era Sant’Espedito? Secondo il Martirologio Geronimiano che nella sua originaria formulazione risale al V secolo, gli onori a tale santo sono attribuiti il 19 Aprile, giorno del suo martirio, a Melitene (oggi Malatya in Turchia) insieme ad Ermogene ed altri compagni. Scarse sono però le notizie al riguardo, è facile trovare una fiorente letteratura leggendaria intorno alla sua vita, che lo vorrebbe martire sotto Diocleziano. Parimenti infondata la leggenda che presenta Sant’Espedito come comandante della legione romana Fulminante e autore del miracolo dell’acqua avvenuto all’epoca di Marco Aurelio. E’ stata avanzata l’ipotesi che la parola “expeditus” debba essere intesa come aggettivo riferito ad una persona e non come nome proprio. Effettivamente, in latino, tale vocabolo poteva essere sia aggettivo (“libero da impacci”) che sostantivo (“chi è libero da impacci”); nel linguaggio militare, il plurale “expediti”, indicava la fanteria leggera. Non ci sono però assolutamente prove per affermare, come qualcuno ha fatto in passato, che “expeditus” sia un aggettivo riferito a San Menna. L’unico legame tra i due santi consiste nel fatto che entrambi sono rappresentati in vesti militari; dopo il XVII secolo, la loro iconografia venne confusa in Occidente. Esistono numerose versioni di una leggenda che ha per protagonista il santo. In ognuna di esse si spiega che il nome Expeditus deriverebbe dalla scritta “spedito” posta su un pacco contenente le reliquie di un santo sconosciuto. Una variante della leggenda è descritta anche in una poesia, tratta dalla raccolta Palmström (1810), dell’autore tedesco Christian Morgenstern (München, 1871 – Merano, 1941). In questa opera viene inoltre nominata un’opposizione da parte della Chiesa di Roma al culto del santo. Sicuramente il nome Expeditus ha dato luogo a degli equivoci diventando in tal senso “colui che perora velocemente le cause di chi gli chiede una grazia”. Inizialmente invocato per le cause urgenti è diventato il patrono dei commercianti (celere disbrigo degli affari) e dei naviganti”. Sant’Espedito è raffigurato nelle vesti di soldato (il termine latino “expeditus”, come già accennato, significa anche “armato alla leggera”) e calpesta un corvo che grida “cras” (“domani” in latino): secondo una leggenda, tale corvo, che rappresenta lo spirito maligno, apparve a Sant’Espedito dopo la conversione al cristianesimo. Nell’area germanica il santo è rappresentato con un orologio, mentre nel resto del mondo ha in mano un crocifisso (elemento aggiunto in epoca successiva) con la scritta “hodie” (“oggi” in latino). Il culto, al contrario di quanto si legge solitamente, non è di origine piuttosto recente (non nacque cioè in Sicilia e in Germania nel XVII secolo): a Torino il santo era già patrono dei commercianti nel Medio Evo. All’inizio del XX secolo vi furono numerose dispute intorno alla soppressione del culto di S.Espedito: nel 1905 si diffuse addirittura la voce, infondata, che esso era stato vietato. A questo proposito scrive Alfonso Sciacca: “Alcuni vescovi … ne contrastarono il culto, perchè i devoti del Santo lo veneravano solo perchè egli giungeva «spedito» ad esaudire le loro richieste. Sant’Espedito era il santo che non rimandava nulla al domani, neppure la concessione delle grazie. Così almeno la pensava il popolino che, in tal modo, trasformava la fede (quella vera e senza condizioni di sorta) in una specie di do ut des: io ti venero perchè tu mi esaudisci subito”. (1) Una ulteriore curiosità è evocata dal libro “Sud e magia” di Ernesto De Martino (2), in questo suo saggio al secondo capitolo intitolato “Fascinazione ed eros” a conclusione di una pratica divinatoria si afferma che “dovrà esser chiusa con tre Credo, sette Pater e sette gloria a S. Espedito”; evidentemente l’auspicio è che il Santo conduca a buon fine la fattura d’amore. Questo è un chiaro esempio di come il culto ad un Santo può essere manipolato e gestito per fini personali e temporali.

Perché il Liberoricercatore s’interessa a Sant’Espedito? I luoghi a noi più vicini dove era presente il culto di Sant’Espedito sono Napoli e Torre Annunziata.

Napoli qui si accenna ad un libretto a stampa «pubblicato per devozione d’una monaca domenicana del monastero di S. Giovanni di via Costantinopoli», dove si leggono preghiere in onore del Santo (Sul culto di Sant’Espedito martire, Napoli, Broglia, 1905, pagine 100).

Torre Annunziata anno 1910 “Chiesa di Sant’Espedito «Trinità» prima di essere abbattuta per l’apertura di via Italo Balbo oggi via Gino Alfano, riportiamo anche una foto d’epoca.

Torre Annunziata 1910

Torre Annunziata 1910

Castellammare di Stabia, nel 1997 mi recai alla sezione San Luigi in via Petrarca a Napoli per raccogliere del materiale relativo alle Congreghe per il mio lavoro di tesi. La biblioteca dei Gesuiti offriva molto materiale al riguardo, per di più la ricerca dei testi era facilitata perché informatizzata. Con piacevole sorpresa in un quaderno della Civiltà Cattolica (prestigiosa rivista della S. J. tra le più antiche in Italia) degli inizi del Novecento, trovai una nota “Intorno al culto di S. Espedito Martire” subito ne chiesi una fotocopia da mostrare al mio Parroco molto R.do Catello Di Martino in quanto nella nostra Parrocchia è presente una statua del Santo.

Non molti stabiesi portano questo nome, ed è diffuso soprattutto nel Centro Antico, ma qual è il motivo di un nome così inusuale che da noi suona pressappoco così “Spedì”? Tutto è dovuto alla devozione del santo in questione presente nella Parrocchia di Santa Maria della Pace, secondo altare a sinistra entrando in chiesa.

La statua è opera dell’artista Raffaele Della Campa (anno 1902), siamo inoltre a conoscenza del fatto che la statua venne trasportata nella nostra città con un treno della Ferrovia e riposta nella chiesa del Carmine, in attesa del giorno successivo, quando in processione raggiunse la chiesa di S. Maria della Pace, tanta era la folla accalcata, che dovettero accorrere i Carabinieri per evitare che potessero accadere disordini. In onore del Santo fu anche celebrato un Novenario ed è uno dei pochi santi ad avere un proprio arredo per la festa del 19 Aprile a lui dedicata (Terno Rosso, il colore rosso richiama il martirio che Sant’Espedito subì) oltre ad un proprio arredo in argento unico nel suo genere.

Per non dilungarmi molto sulla vita di Sant’Espedito rimando agli articoli della Civiltà Cattolica, che il P. Ludovico Kaul S. J., tratta in maniera più che esaustiva, dimostrandone la veridicità in quanto all’esistenza e la scarsità in merito alle notizie sulla vita che non inficiano il fatto che sant’Espedito sia veramente esistito, inoltre chiarendo come debba intendersi in maniera ortodossa il culto a lui dovuto “il Santo dell’undicesima ora”. Ecco qui i riferimenti bibliografici: Quaderno del 2 Dicembre 1905, nota 1 a pag. 572-576; quaderno del 16 Dicembre 1905, nota 2, pag. 718-727; Infine una terza nota successiva dal titolo “Altre notizie di Francia, Sicilia e Germania – S. Espedito e S. Minas il Veloce (l’Espedito) del martirologio orientale”. I dati storici dedotti da libro del Dottor Giovanni Celoro Parascandalo su “Il Monastero di Santa Maria della Pace in Castellammare di Stabia” rivelano che il culto fu introdotto nella chiesa di Santa Maria della Pace (3) dall’allora rettore l’Ebdomedario del Capitolo Cattedrale Stabiese don Francesco Paolo Del Gaudio. Successivamente nell’anno 1904 la statua lignea del santo, al dì 19 Aprile, fu ornata con finimenti d’argento se si pensa anche ai sacrifici che i parrocchiani dovettero sostenere. Questi solenni riti sacri in onore di Sant’Espedito si conclusero con un panegirico del Santo tenuto dal M. R. Padre Guglielmo Celoro da Castellammare (zio del Dottor Parascandalo) dottore in Sacra Teologia, Esaminatore Prosinodale della Diocesi Stabiese, iterato Ministro Provinciale e Visitatore Generale dell’Ordine dei Frati Minori, il panegirico fu edito nello stesso anno 1904 a cura del Rettore Del Gaudio. Anche in questo caso abbiamo la fortuna di conservarne una copia che chiesi gentilmente a Mons. Oscar Reschigg (si tratta di 17 pagine, estratte dal testo che il dottor Celoro Parascandalo editò in memoria dello zio) nelle quali il frate Francescano tesse gli onori a Sant’Espedito naturalmente da ottimo dottore in teologia fissa dei paletti in ordine alla sua vita, viste le lacune in ordine alle notizie storiche, ciononostante risultano molto interessanti le attualizzazioni che vanno naturalmente contestualizzate al 1900. Eccone un esempio pag. 183 primo capoverso “Il secolo di S. Espedito presenta una fisionomia non molto dissimile da quella dei nostri tempi. Allora una lotta gigantesca e spietata contro la dottrina di Cristo, contro la sua morale, contro i suoi seguaci; oggi una lotta ostinata contro la dottrina di Gesù Cristo, una persecuzione incessante contro i figli della Chiesa. Di fronte a tale posizione dolorosa nessuno meglio di S. Espedito che predicò Cristo, seguì Cristo, confessò Cristo, può stendere il braccio a salvezza della società“. (4)

Sant'Espedito, Parrocchia di San Nicola a Mezzapietra

Sant’Espedito, Parrocchia di San Nicola a Mezzapietra

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(1) Quest’articolo molto interessante di una vera e propria ricerca su Sant’Espedito martire alla luce delle poche notizie riguardanti la sua vita, è stata tratta dal sito: http://xoomer.virgilio.it/expeditus L’autore inoltre fornisce un suo indirizzo e-mail per chi volesse contattarlo: sitoexpeditus@yahoo.it (2) Ernesto De Martino (1908-1965), storico delle religioni, antropologo, studioso del folclore e della religione popolare nelle regioni povere ed emarginate del Meridione: Sud e Magia, pag. 26, Feltrinelli editore. (3) Scrivo chiesa di S. Maria della Pace e non Parrocchia perché essa fu elevata col titolo di Parrocchia solo nel 1937 dal Vescovo Monsignor Federico Emanuel, il parroco diventerà il sacerdote Don Luigi Castellano già rettore della chiesa, tutto ciò è documentato anche da un manifesto ancora oggi conservato in parrocchia nel quale è fissata la dote (in danaro) alla quale dovranno contribuire i parrocchiani per la citata elevazione. (4) Fra Guglielmo Celoro si riferisce al liberalismo ed in particolare contro il modernismo, che reinterpretava la dottrina religiosa alla luce delle nuove teorie del pensiero scientifico.

Scarica tutte le immagini di Sant’Espedito dall’archivio del “Libero Ricercatore”.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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