San Catello e Sant’Antonino Abate

San Catello e Sant’Antonino Abate

di Giuseppe Zingone

Sant'Antonino e San Catello le statue ritrovate, foto Enzo Cesarano

Sant’Antonino e San Catello le statue ritrovate, foto Enzo Cesarano

Due uomini, due Santi, una sola anima, questa in estrema sintesi la vita dei patroni della diocesi Sorrento-Castellammare di Stabia. 

E due sono i testi recuperati per questo articolo, un libro del 1637 di Michele Laccheo, l’altro di Ignazio Della Calce, sempre dedicato a Sant’Antonino abate del 1764.

Inscindibile narrazione

Come abbiamo accennato, per dare immediato risalto alle sintesi di questi due volumi, è necessario riconoscere che le vite di Sant’Antonino e San Catello si sono intrecciate così profondamente secoli addietro, da spingere tutti i biografi a restituircene le gesta in un’unica inscindibile narrazione: sia che l’opera sia dedicata all’Abate campagnese, sia che il centro della cronaca sia il Santo Vescovo stabiese, l’uno non appare mai senza l’altro e anche quando non lo fosse i dati della vita di Sant’Antonino sono pur sempre da approfondire.

Non dobbiamo però dimenticare che volumi di questo tipo sono fisiologicamente esposti a imprecisioni: scritti in epoche lontane e senza il supporto delle moderne tecnologie d’indagine, risentono inevitabilmente del tempo. Sebbene l’ossatura dei dati storici sia spesso autentica, nelle agiografie è comune imbattersi in narrazioni “di riempimento“, utilizzate dagli autori per colmare vuoti documentali o per dare continuità a notizie che, all’epoca, giungevano frammentarie e imprecise. Ricordiamo che per Laccheo o Della Calce, la precisione cronologica era spesso secondaria rispetto all’efficacia del messaggio spirituale.

La Vita di Sant’Antonino e San Catello nel racconto di Michele Laccheo (1637)

San Catello e Sant'Antonino Abate

Michele Laccheo, 1637

Sfogliando le pagine ingiallite dal tempo di un antico volume stampato a Napoli nel 1637 “nella Stampa del Nucci”, ci si imbatte in un’opera che è molto più di una semplice agiografia. Parliamo de La Vita di S. Antonino e di San Catello Vescovo, ridotta in “brevi discorsi” da Michele Laccheo, accademico della Città di Campagna.

Laccheo, con il piglio del ricercatore che non si accontenta delle versioni ufficiali, cerca di mettere ordine tra le fonti (citando il Romeo, il Regio e il Caracciolo) per restituirci la parabola umana e spirituale di due giganti della nostra terra.

La storia inizia con la fuga del giovane Antonino dalla sua natia Campagna, allora minacciata dalle incursioni dei Longobardi guidati dal Duca Sicone. È una fuga che lo porta a Stabia, dove incontra il Vescovo Catello, a cui era legato da stretta parentela.

In questo incontro non leggiamo solo la cronaca di un rifugio, ma la nascita di una “conformità di costumi” così profonda che i due sembravano vivere come “un’anima e un cuore in un corpo solo. Catello, desideroso di vita contemplativa, giunse a nominare Antonino suo Vicario Generale per potersi ritirare nelle solitudini del Monte Angelico (l’odierno Monte Faito), quel balcone naturale sospeso tra Castellammare e Sorrento.

Il racconto di Laccheo tocca il vertice della suggestione quando descrive i due santi in preghiera sul monte. Qui, tra vigilie e digiuni, appare loro l’Arcangelo Michele, che ordina la costruzione di una chiesetta proprio dove era apparsa una “facella accesa”.2

Ma la santità, come spesso accade, attira l’invidia. Catello viene accusato di abbandonare il suo popolo per celebrare messe “alle fiere” e finisce incarcerato a Roma. È qui che emerge la figura del “vittorioso atleta” Antonino, che attraverso visioni e preghiere intercede per il suo compagno, fino a quando un miracoloso intervento di un monaco benedettino in sogno al Papa (o al suo diacono) non ottiene la libertà del Vescovo.

Due città, un solo protettore

Il libro si chiude con il ritorno di Catello a Stabia e il definitivo passaggio di Antonino a Sorrento, dove diventerà l’Abate amato e il difensore della città, capace di fermare persino le macchine belliche di Sicardo con la sola forza della sua presenza spirituale.

Michele Laccheo ci lascia un’eredità preziosa: il ritratto di un’amicizia che ha scavalcato i secoli, unendo in un unico ideale di fede e civiltà le comunità di Campagna, Castellammare e Sorrento. Una lettura che, per noi di Liberoricercatore, rappresenta un invito a riscoprire le radici profonde della nostra identità, dove il sacro si mescola indissolubilmente con la storia del nostro paesaggio.

La Vita di S. Antonino Abate di Ignazio Della Calce (1764)

San Catello e Sant'Antonino Abate

Ignazio della Calce, 1764, Sant’Antoninus Cacciottoluis,3  La colonna di guarigione4

Se il volume del Laccheo (1637) ci aveva incantati con il racconto delle origini e dell’amicizia spirituale tra Antonino e Catello, questa seconda opera ci porta nel cuore del Settecento, un’epoca di grande fervore devozionale. Parliamo della Vita di S. Antonino Abate, pubblicata a Napoli nel 1764 da Ignazio Della Calce, Regio Professore di Lingue Sacre.

Non si tratta solo di una cronaca religiosa, ma di un atto d’amore verso la città di Campagna, “madre e nutrice” dell’autore, che dedica l’opera a D. Nicola Pironti, dei Duchi di Campagna, per celebrarne la munificenza nel restaurare la cappella del Santo.

Della Calce, avvalendosi dei materiali raccolti con “studio indefesso” dal sacerdote campagnese D. Giangiacomo del Giorno, delinea la figura di un Antonino (chiamato Domenico alla nascita) che già in tenera età manifesta una vocazione straordinaria. Dalla sua fanciullezza a Campagna fino alla scelta radicale di seguire la regola di San Benedetto sotto la guida del Padre Marino, il racconto sottolinea la tensione costante del Santo verso la carità e l’umiltà.

La Colonna di Campagna: un “monumento” di guarigione

Un elemento centrale che emerge con forza in quest’opera, e che appassionerà i ricercatori di storia locale, è la Colonna prodigiosa. Della Calce dedica ampio spazio ai numerosi miracoli avvenuti proprio presso questa reliquia, conservata nella chiesa del Santo a Campagna. Il libro riporta dettagliate testimonianze di guarigioni da “spiriti maligni” e mali fisici, spesso avvenute dopo che i sofferenti venivano legati alla colonna con funi, per poi essere ritrovati miracolosamente sciolti da un “vecchio religioso” apparso in sogno o in visione.

L’autore non dimentica il periodo sorrentino di Antonino, descrivendolo come l’Abate che, nel monastero di S. Agrippino, si dedicava sia alla preghiera che al lavoro manuale, scolpendo nel marmo i misteri della Passione. È qui che si consuma il celebre episodio di Sicardo, il duca longobardo che tentò di assediare Sorrento ma fu fermato dall’intervento sovrannaturale del Santo, che lo “percosse aspramente” in sogno per difendere la sua città d’adozione.

Per noi di Liberoricercatore, questo testo è una miniera di informazioni sulla vita sociale e religiosa del XVIII secolo. Della Calce non scrive per gli “eruditi“, ma per i “devoti“, offrendo un testo che voleva essere di edificazione. Attraverso le sue pagine, riscopriamo come la figura di Sant’Antonino abbia plasmato non solo la spiritualità, ma anche l’identità civile di territori così vicini eppure diversi come la Valle del Sele e la Penisola Sorrentina.

I due libri sono consultabili in: Stabia ebook.

Articolo terminato il 19 aprile 2026


1. È necessario muoversi tra queste pagine con la cautela del cronista, distinguendo il nucleo storico dalle fioriture narrative proprie del genere agiografico. Inoltre oggi, grazie alla digitalizzazione e all’incrocio delle fonti (il lavoro di cui ci serviamo), possiamo “ripulire” la storia dal mito. Anche se in questo caso è nostro intento solo fornire nuova e interessante documentazione a livello divulgativo, ai nostri lettori.

2. Il termine facella è un diminutivo di “face” e indica una piccola fiaccola o torcia.

3. Il termine Cacciottolus è la latinizzazione del cognome Cacciottolo. Secondo le tradizioni locali e i biografi come Della Calce, Sant’Antonino apparteneva a questa nobile famiglia di Campagna. In molti documenti antichi, il Santo viene infatti indicato con questo cognome per ribadire le sue radici civili e familiari prima della sua ascesa alla santità.

4. La tradizione della Colonna: Confesso che leggendo della prodigiosa colonna delle guarigioni, il mio pensiero è andato subito alla colonna rinvenuta a via Sarnelli, il cui fine doveva essere completamente opposto. Nella chiesa di Sant’Antonino a Campagna, la devozione è strettamente legata alla famiglia Cacciottolo e alla famosa “colonna prodigiosa” presso cui avvenivano le guarigioni degli ossessi.

La colonna di Via Sarnelli

La colonna di Via Sarnelli

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