Mo vene Natale!
a cura di Tullio Pesola
“Mo vene Natale”! Sapeste quante volte tale espressione mi è echeggiata da bambino nelle orecchie.
Era un escamotage, una trovata intelligente alla quale, anche quando per tale evento bisognasse che passasse ancora molto tempo, mia zia Carmela si richiamava per impossessarsi della nostra attenzione (mia e dei miei cugini), al fine di risolvere, così, le situazioni del momento, quando, cioè, le nostre manifestazioni di ardore andavano palesemente di là dei limiti di ogni misura ragionevole ed inconsapevolmente ci facevano apparire fastidiosi e, talvolta, anche insopportabili agli occhi dei nostri familiari.
All’introduzione di rito, ovviamente, non poteva mancare da parte nostra fare eco con il canto di una filastrocca a tema.
Considerato che ho tirato in argomento mia zia, unica sorella di mia madre, sembrerebbe alquanto doveroso qualche fugace tratto di penna nei suoi riguardi, per, poi, fare ritorno all’argomento.
Va da sé che non intendo tessere alcun panegirico sulla sua persona; mi limito a dire solo che era nubile, legata alla sua famiglia e molto amante dei bambini in generale e di noi in particolare.
Non le mancavano iniziative o, per meglio dire, come industriarsi per darci in determinate occasioni il cosiddetto “ntrattieno” o, se preferite, i mezzi da usare per tenerci buoni, senza che diventassimo d’intralcio.

