Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe

Storia e Ricerche

Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe in quel dannato 1943

(e il fratello Vincenzo, caduto nel 1938 nel corso della guerra civile spagnola)

Mario Della Sala

Mario Della Sala (fotografia tratta dal sito Metropolisweb.it)

Premessa

Tra gli stabiesi caduti vittime delle foibe istriane e dalmate non ci fu solo il capitano della guardia di finanza Repubblicana, 6° Legione, Giovanni Acanfora (10 febbraio 1911 – 3 maggio 1945) e altri elencati nella nota uno[1].

 Un altro concittadino, un altro rappresentante delle forze dell’ordine, l’agente di Pubblica Sicurezza, Mario Della Sala (1 giugno 1913 – 4 ottobre 1943), in servizio nella Questura di Pola, fu vittima della violenta rappresaglia dei partigiani di Tito – deciso a vendicarsi della occupazione nazifascista e dagli orrori  da questi perpetrati nei confronti della popolazione –  in quei tragici mesi che seguirono all’otto settembre 1943[2].

La famiglia Della Sala ha pagato a caro prezzo le follie di grandezza  mussoliniane, drogata dalla propaganda fascista che coinvolse una intera generazione cresciuta nel mito della Patria e dell’Impero costruito dall’Uomo del Destino, fino a pensare che il secondo conflitto mondiale era da intendere come guerra di liberazione dal gioco delle demoplutocrazie[3].

Quella che raccontiamo è la storia di tre fratelli, Mario, Vincenzo e Luigi. Fortunatamente quest’ultimo, ufficiale degli alpini del genio Militare, arrestato a Bolzano dalla polizia fascista e dai nazisti per essere deportato, tornò a casa sano e salvo dalla dura prigionia di un lager polacco. Una storia che ha avuto modo di tramandare ai suoi figli e recentemente da loro pubblicata su Libero Ricercatore in occasione del Giorno della Memoria.

Nel racconto, Mario, Lucio e Maria Rosaria Della Sala, figli di Luigi, raccontano le peripezie vissute dal padre, l’ultimo nato della famiglia,

Il militare italiano conobbe gli orrori della prigionia vissuta nel lager di Deblin, in Polonia, ma fortunatamente vi sopravvisse, lasciando traccia di quegli anni bui in due libretti che aveva realizzato in prigionia con carta recuperata non so come e le copertine fatte della paglia che utilizzavano per dormire. 

Nella sua eccezionale testimonianza di deportato, fortunatamente sopravvissuto, Luigi racconta le sue traversie corredandole con disegni dei luoghi in cui rimase internato. Tornato a casa, nella sua città natale, metterà a frutto la sua laurea in architettura, realizzando, come ricorda un suo nipote, alcuni dei più bei negozi di Castellammare , molti dei quali, purtroppo non più esistenti, tra Piazza Principe Umberto, Corso Vittorio Emanuele e via Nocera. Erano i negozi del bar Cirillo, del biscottificio Riccardi, del negozio di abbigliamento Negri, di Arredo mobili, Lodi e tanti altri[4].


La famiglia Della Sala

 I  destini dei suoi genitori si erano incrociati a Castellammare di Stabia,  Carmine Della Sala, fabbro ferraro, poi operaio di marina, era nato a Mercato San Severino, mentre Clelia Manzone proveniva da Gallipoli. Si erano incontrati, innamorati ed infine convolati a nozze quel fatidico 15 marzo 1902. Lui aveva già 36 anni, lei soltanto 25. E da quel matrimonio nacquero nove figli, di cui solo cinque sopravvissero.

Il primogenito fu Sabato, nato il 10 maggio 1903, seguirono, tra quelli che sopravvissero, Salvatore, nato il 23 gennaio 1907, Vincenzo, 11 novembre 1910,   Mario, nato il 1 giugno 1913 ed infine Luigi, 22 luglio 1917.


Mario Della Sala

Fu ucciso dai partigiani jugoslavi il 4 ottobre a Gimino in Istria, ed il suo corpo gettato nella foiba Pucicchi (in alcune fonti indicata come “Villa Pucicchi” o “Pucich” una cavità carsica profonda 146 metri), insieme a quelli di decine di altri prigionieri italiani. La salma della guardia Mario Della Sala venne recuperata due mesi dopo dai Vigili del Fuoco di Pola al comando del maresciallo Arnaldo Harzarich. Fu una delle poche a venire riconosciuta.

Dopo l’armistizio dell’ 8 Settembre 1943 e la dissoluzione delle Forze Armate italiane, in Istria la situazione precipitò in una anarchia pressoché totale. Gruppi di partigiani jugoslavi scatenarono una insurrezione che investì non solo gli esponenti  fascisti superstiti ma anche l’intera comunità italiana, etnicamente maggioritaria nella regione. Centinaia di nostri connazionali, militari e civili, vennero assassinati e molte vittime vennero gettate nelle foibe (cavità naturali del Carso).

Dopo la conquista dell’Istria da parte tedesca, avvenuta nella prima metà del mese di ottobre, la guerriglia jugoslava continuò i suoi attacchi contro l’etnia italiana vista, a torto, come fascista nel suo complesso e culminati al termine della guerra con una vera e propria pulizia etnica costata la vita a migliaia di connazionali e la fuga della maggior parte della comunità italiana[5].


Vincenzo Della Sala

Non migliore fu la sorte del fratello maggiore, Vincenzo, caduto il 1° aprile 1938 ad Alcaniz, in Aragona, nel corso della feroce guerra civile spagnola (17 luglio 1936 – 1 aprile 1939), dove per mesi Mussolini aveva giurato di non voler intervenire con invio di volontari, ne con finanziamenti e propaganda politica, sulla scia di quanto avevano già pubblicamente dichiarato l’Inghilterra  e la Germania di Hitler, sempre più pericolosamente vicina al regime mussoliniano, dopo una prima fase di contrasti politici. Intanto non aveva esitato a riconoscere, nel pieno della guerra civile, il golpista, generalissimo Francisco Franco, quale nuovo capo della Spagna falangista, mentre fin dal primo momento la stampa di regime era apertamente schierata contro il pericolo bolscevico rappresentato dal legittimo governo del Fronte Popolare della repubblica spagnola. Dal canto suo la Francia non esitava ad attaccare l’ambiguità italiana, facendo intendere ambizioni territoriali fasciste sulla Spagna mediterranea, obbligando Mussolini a difendersi dalle accuse con prese di posizione del suo giornale, Il Popolo d’Italia e a rinnovare il Patto di neutralità nel febbraio 1937 con l’Accordo di Londra tra le nazioni componenti il Comitato di non  intervento. Sul fronte diplomatico, il ministro degli Affari Esteri, Galeazzo Ciano, genero del duce, non perdeva occasione per far sentire la solidarietà italiana alla Spagna franchista, così come il  regime non mancò di rendere onore ai primi  caduti italiani accorsi volontariamente in Spagna a sostegno del golpista Franco, in larga misura legionari rientrati dall’Africa Orientale, pubblicandone i nomi a partire dai primi giorni di giugno, quando ormai si era in procinto di partecipare ufficialmente alla guerra civile che infuriava in Spagna[6]. Superfluo ricordare che legionari fascisti, inquadrati nella cosiddetta Divisione delle Fiamme Nere, erano presenti in Spagna fin da gennaio 1937, la stessa dove era inquadrato il carrista, Vincenzo Della Sala, facente parte della Brigata motorizzata, Frecce Nere. Complessivamente furono inviate in Spagna ben quattro divisioni, di cui tre composte da camicie nere e la quarta da volontari del Regio Esercito, denominata, Littorio. Gli ultimi legionari  lasceranno la Spagna, tra la fine di maggio e gli ultimi giorni di giugno del 1939, a due mesi dalla fine della guerra, terminata il 31 marzo[7].

Sulla morte di Vincenzo Della Sala ricaviamo preziose notizie da Michele Palumbo nel suo insuperabile volume antologico su Castellammare di Stabia, in cui riporta le motivazioni della medaglia d’argento conferitagli:

Camicia nera, 1° autoreparto, Autiere, mentre in un deposito avanzato munizioni effettuava il carico del proprio automezzo veniva sorpreso da incursione aerea nemica e battuto violentemente con azioni di bombardamento e mitragliamento a bassa quota che provocavano incendi nel deposito arrecando gravi danni al materiale ed al personale intento al carico delle munizioni. Incurante del pericolo, con elevato sentimento del dovere e dando prova di abnegazione si prodigava lanciandosi nelle fiamme a strappare i tendoni degli automezzi che cominciavano a bruciare, contribuendo ad impedire la distruzione degli automezzi stessi e l’esplosione delle munizioni in essi caricate, evitando altresì conseguenze gravi per l’intero deposito. Colpito a morte, dava nell’offerta della propria  vita elevato esempio di sereno attaccamento al dovere[8].

Importante obiettivo strategico, Alcaniz, rappresentava uno dei più solidi centri di resistenza delle forze repubblicane e importantissimo nodo stradale. Cadde nelle mani delle forze nazionaliste il 14 marzo di quel 1938, stranamente senza trovare   una efficace resistenza[9].


Note:

[1]Gaetano Fontana: Il capitano della Guardia di Finanza, Giovanni Acanfora, pubblicato in Libero Ricercatore il 10 febbraio 2023

      Sia Acanfora che Della Sala sono rivendicati come caduti della Repubblica di Salò, da un Gruppo Ricerca Storica denominato, L’altra Verità, stando ad una pubblicazione web, Elenco Livio Valentini. In questa infinita lista sono segnalati ben 16 stabiesi: oltre a Giovanni Acanfora e Mario Della Sala, si ricordano il bersagliere Francesco Barbato (1924 – 1943), il soldato Umberto Bari (1901 – 1944), il marò della Decima Mas, Tullio Califano (1927 – 1945), il milite Giuseppe Castellaccio (1922 – 1944), 2° Capo Decima Mas, Domenico Del Giudice, il milite Catello Esposito (1914 – 1944), il milite Antonio Gargiulo (1925 – 1944), il Sotto Capo della Decima Mas, Giuseppe Gargiulo, la Guardia Raffaele Infante (1918 – 1945), il sottotenente della Guardia Repubblicana, Vincenzo Minelli (1906 – 1943), il militare Angelo Pecoraro (1908 – 1946), il 2° capo della Guardia Nazionale Repubblica,  Carmine Rapicano (1908 – 1945), il bersagliere della I Brigata Mussolini, Vincenzo Russo (1925 – 1943), il brigadiere della Guardia di Finanza Repubblicana, Ferdinando Schettino (1912 – 1944) e il sottotenente della Fanteria di Marina, Vincenzo Tregrosso (1920 – 1944). Tutti caduti a vario titolo nel corso della guerra civile  che investì larga parte dell’Italia Settentrionale  1943 – 1945, combattuti dai fascisti irriducibili della Repubblica Sociale contro le formazioni partigiane o vittime della foiba da parte dei partigiani di Tito ad Istria e dintorni. Nell’elenco sono segnalati anche caduti originari della vicina Gragnano, di Torre Annunziata e altri luoghi limitrofi.

[2]La Stampa, 20 gennaio 1944: Le foibe istriane

[3]Il Popolo d’Italia, 10 febbraio 1941: Albo della gloria. I caduti nel mese di gennaio.

[4]Sulla vicenda di Luigi Della Sala cfr. www.liberoricercatore.it, Giorno della Memoria. Ricordi di prigionia, di Mario,  Lucio e Maria Rosaria Della Sala, figli di Luigi.

[5]Cfr. Portale web. I caduti della polizia di Stato, che trae le informazioni da Guido Rumici: Infoibati e Gaetano La Perna: Pola, Istria e Fiume, entrambi editi da Mursia.

   Recentemente, grazie all’interessamento dell’ex ispettore di polizia, oggi in pensione, Francesco Eresiarco, che a sua volta svolse una accurata ricerca sulla morte di Mario Della Sala, Metropolis curò un bel articolo firmato da Michele De Feo: Castellammare. Scomparso da 82 anni, il suo nome rispunta tra le vittime delle foibe, pubblicato il 10 aprile 2025.

[6]Il Popolo d’Italia, 9 giugno 1937: Fiere parole della madre di un volontario italiano caduto in Spagna; 11 giugno 1937: Eroica morte di una camicia nera sul fronte di Aragona; 12 giugno 1937: Valoroso aviatore italiano caduto in Spagna proposto per la medaglia d’oro e nella stessa edizione, Lettere di legionari dal fronte di Spagna, ed infine un lungo elenco: Legionari italiani  caduti sul fronte di Madrid. Un primo elenco lo aveva pubblicato anche il quotidiano torinese, La Stampa, il precedente 3 giugno: Gli italiani caduti in Spagna nelle operazioni di Malaga.

[7]Il Popolo d’Italia, 29 giugno 1939: Cinquemila legionari di Spagna sbarcati a Napoli.

[8]Michele Palumbo: Stabiae e Castellammare di Stabia, Antologia storica,  Editore A. Fiory, 1972, pag. 564-565; Cfr. anche il sitoweb, Istituto del Nastro Azzurro, I decorati al Valor Militare, Regio Decreto 24 febbraio 1939, ad vocem

     Nello stesso capitoletto, Intervento in Spagna (1937 – 1938), Palumbo ricorda gli altri due caduti stabiesi in terra spagnola: la camicia nera (MVSN) Mario D’Aniello, di Pasquale e di Maria Saletta Afeltra, nato il 8 febbraio 1908 e caduto il 15 agosto 1937 a Guadalajara e il Capo squadra Sabbato Longobardi, classe 1913, morto a Santander il 23 agosto 1937. Il nome di Sabato Longobardi di Giovanni appare in un lungo elenco di caduti, il nono, sul Popolo d’Italia del 22 settembre 1937: Gli italiani caduti sui fronti di Spagna in difesa della civiltà. Il nome di Vincenzo Della Sala appare nel tredicesimo elenco pubblicato il 29 aprile 1938: L’albo do gloria dei Legionari caduti in Spagna. Complessivamente il quotidiano mussoliniano pubblicherà 29 elenchi, l’ultimo il  26   maggio 1939.

     Le salme delle camicie nere, D’Aniello e Della Sala riposano nel sacrario di Saragozza, quella di Longobardi nel Sacrario di Puerto de l’Escudo. Stando a Wikipedia i corpi degli italiani sepolti a Puerto de l’Escudo, in una tomba a forma di piramide, sono stati rimossi nel 1975. Nel Sacrario di Saragozza riposano 2.889 italiani caduti, sia nel campo dei falangisti che nel campo delle Brigare Internazionali,  nel corso della guerra civile spagnola. Ma dei 2.889 solo 22 appartengono ai repubblicani.

   A scrivere articoli memorabili sulla guerra civile spagnola  sarà un giovanissimo Davide Lajola (1912 – 1984), ardente   fascista, arruolatosi nel 1937 nella divisione, Volontari del Littorio, con il pseudonimo di Ulisse. Partecipò, tra le altre alle furiose e sanguinose battaglie di Santander, dove caddero ben 341 legionari tra il 14 e il 23 agosto. Dopo l’otto settembre diverrà partigiano, entrando nelle fila del PCI, di cui diverrà deputato per tre legislature. Cfr. per esempio, Il Popolo d’Italia, 27 agosto 1937: Vicende di volontari, da Malaga a Santander e 12 ottobre 1937: Alle porte di Santander

[9]Il Popolo d’Italia, 15 marzo 1938: Sul fronte d’Aragona. Alcaniz è caduta in potere dei nazionali, articolo di Luigi Barzini, inviato speciale del quotidiano fascista. Barzini (1874 – 1947) era un giornalista di fama nazionale, già direttore del Mattino di Napoli, scrittore e senatore del Regno dal 1934, iscritto al PNF dal 1924. Sulla caduta di Alcaniz, senza colpo ferire, cfr. anche il quotidiano torinese, La Stampa, 15 marzo 1938: Alcaniz e Caspe occupate dalla truppe legionarie.

     Da gennaio 1937 al 13 marzo 1939, i legionari di Mussolini ebbero  3.065  caduti nelle varia battaglie, da Malaga a Valencia, fino a  Madrid, su 60/70mila circa inviati in Spagna. Cfr. Il Popolo d’Italia, 14 marzo 1939: Le perdite legionarie nella guerra di Spagna. Secondo un’altra fonte i legionari  morti furono complessivamente 3.796, mentre i caduti  italiani delle Brigare Internazionali sono 547. I numeri definitivi, e probabilmente veritieri, li da, infine, Galeazzo Ciano, scrivendo chi vi furono 3.327 caduti e 11.237 feriti, in Il Popolo d’Italia, 31 maggio 1939: Tornano i gloriosi legionari.

      Molto meno precisi i numeri sull’antifascismo. Dei circa quattromila volontari antifascisti partiti dall’Italia a difesa della Repubblica Spagnola e inquadrati nelle Brigate Internazionali,  furono almeno 547 quanti caddero combattendo per la Libertà.  Dei 30 campani volontari si ricordano i napoletani Enrico Russo e Clemente Maglietta, Bernardino Fienga, nato a Scafati, Ciro Mennella e Giuseppe Sallustro, nati a Torre del Greco,

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