Le sorgenti Vanacore nelle Antiche Terme stabiane

Storia e Ricerche

Le sorgenti Vanacore nelle antiche Terme stabiane

a cura di Enzo Cesarano

Castellammare di Stabia è conosciuta, da secoli, come la città delle acque. Tuttavia, nonostante la fama delle sue sorgenti termali, spesso si è fatta confusione sul numero e sull’origine delle fonti. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza, seguendo il filo della memoria e dei documenti storici.

Le Sorgenti Vanacore

Le Sorgenti Vanacore

Le origini delle acque stabiesi:

Contrariamente a quanto si dice, le sorgenti di Castellammare non erano conosciute in epoca romana nella forma e nella distribuzione che conosciamo oggi. Le prime acque utilizzate risalgono ai primi anni di attività dello stabilimento delle Antiche Terme, quando si sfruttavano solo sei sorgenti: Solfurea, Pozzillo, Media, Media II, Ferrata e Solfurea Ferrata. Negli anni 1845-1850 si aggiunsero la San Vincenzo e la Magnesiaca, mentre nel 1917 venne alla luce la Stabia, scoperta dal medico Pasquale Moscogiuri durante lavori di sistemazione delle sorgenti. In totale, le sorgenti “stabiane” originarie erano nove, e il loro utilizzo segnò l’inizio di una tradizione termale destinata a rendere Castellammare celebre in tutta Italia.

Un’eco antica: Plinio il Vecchio e la “Dimidia”

Tuttavia, una domanda rimane: le acque stabiesi erano davvero sconosciute ai Romani? Una testimonianza interessante viene da Plinio il Vecchio, che nella Naturalis Historia (Libro XXXI, paragrafo 5) scrive: “Item in Stabiano quae Dimidia vocatur, calculis medetur.” (“Anche a Stabiae quella chiamata Dimidia guarisce i calcoli.”) Si tratta della più antica menzione conosciuta di un’acqua curativa nell’area stabiese. Plinio non descrive uno stabilimento termale, ma una sorgente naturale, forse situata nei pressi dell’antica Stabiae romana, distrutta poi dall’eruzione del 79 d.C. Questa “Dimidia” — di cui non conosciamo l’esatta localizzazione — rappresenta dunque un precedente storico dell’uso terapeutico delle acque della zona, anche se non identificabile con le sorgenti moderne né con le Fonti Vanacore. Le 28 sorgenti di Castellammare, come oggi le conosciamo, sono infatti il frutto di scoperte ottocentesche, di studi chimici e di opere di canalizzazione e sfruttamento minerario. Possiamo quindi dire che le acque stabiesi hanno radici antiche, ma la loro organizzazione scientifica e termale appartiene alla storia moderna.

La scoperta dei fratelli Vanacore:

A metà dell’Ottocento, nei terreni immediatamente a nord delle Terme, i fratelli Vanacore, proprietari di un fondo agricolo, scoprirono casualmente nuove sorgenti minerali di diversa composizione salina. Le analisi dell’epoca ne confermarono la qualità: erano acque ricche di zolfo, bicarbonati e ferro, dotate di proprietà terapeutiche e curative. Secondo documenti coevi, «le sorgenti Vanacore sono costituite da nove polle», tutte collocate nella zona omonima e destinate a diventare parte integrante del bacino idrotermale stabiese. I Vanacore scelsero di imbottigliare e commercializzare le loro acque, adottando nomi simili a quelli delle sorgenti comunali — come “Ferrata” o “Solfurea” — per sfruttare la notorietà del marchio “Stabia”. Una mossa abile ma controversa, che generò inizialmente una certa rivalità con l’amministrazione comunale.

L’accordo con il Comune e l’espansione delle Terme:

Nel settembre del 1872, dopo anni di contatti e discussioni, venne stipulato un accordo di compravendita tra la famiglia Vanacore e il Comune di Castellammare. L’obiettivo era quello di integrare le nuove sorgenti nel sistema termale pubblico, ampliando il complesso delle Antiche Terme. Fu elaborato anche un progetto di ristrutturazione e ampliamento dello stabilimento, ma i lavori effettivi presero il via solo nel primo dopoguerra, quando il complesso fu riorganizzato e rinominato “Stabilimento dei Bagni ed Acque Minerali”. Grazie all’inclusione delle Fonti Vanacore, le sorgenti “interne” passarono da nove a diciotto, mentre altre dieci esterne completavano il quadro complessivo delle ventotto sorgenti stabiesi.

Le ventotto sorgenti stabiesi: La tradizione termale di Castellammare può essere così suddivisa:

  • Fonti dello Stabilimento Antiche Terme (9)
  • Pozzillo, Ferrata, Media I, Media II, San Vincenzo, Magnesiaca, Solfurea, Solfureo-Ferrata, Stabia.
  • Fonti del Gruppo Vanacore (9)
  • Ferrata, Media, San Vincenzo, Magnesiaca, Acidula, Solfureo-Carbonica, Muraglione, Solfurea, Solfureo-Ferrata.
  • Fonti Esterne (10): Muraglione Dx, Muraglione Sx, Rossa, Acetosella, Acidula, Ferrata del Mulino, Madonna Comunale, Madonna Terme, Fontana Grande, San Giacomo.

Queste acque, con le loro diverse caratteristiche fisico-chimiche, resero Castellammare un punto di riferimento internazionale per la cura idropinica e termale, al pari delle più rinomate località europee.

Un patrimonio da riscoprire:

Le Fonti Vanacore rappresentano ancora oggi un tassello importante del nostro patrimonio naturalistico e culturale. Esse testimoniano una stagione di grande vivacità scientifica e imprenditoriale, in cui la città sapeva trarre ricchezza e identità dal proprio territorio. Riscoprire la storia delle sorgenti — e con essa quella dei fratelli Vanacore — significa anche restituire voce a una memoria condivisa, fatta di acque, di lavoro e di speranza. Perché nel cuore della terra stabiese l’acqua continua a scorrere, silenziosa ma tenace, come il respiro profondo della nostra città.


Note e riferimenti:

  1. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro XXXI, par. 5.
  2. Benito A. Caccioppoli, Terme e acque minerali dai Romani ai nostri giorni. Le strutture termali di Castellammare di Stabia, Napoli, Longobardi Editore, 1995.
  3. Il bacino idrotermale di Castellammare di Stabia, documento tecnico, Libero Ricercatore, 2023.
  4. Giuseppe D’Angelo, Le acque minerali di Castellammare di Stabia nella letteratura, Biblioteca Comunale di Castellammare.
  5. Le Sorgenti Vanacore, articolo in Libero Ricercatore, 2018.
  6. AA.VV., Terme e sorgenti di Castellammare di Stabia, Pubblicazione comunale.

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