
L’arte in tasca, da biglietto ferroviario a capolavoro
di Giuseppe Zingone
C’è un momento preciso nella storia di Castellammare in cui il progresso non ha portato solo fumo e rumore di macchine, ma ha spalancato le porte alla bellezza e al respiro del mondo. Bisogna chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dal fischio della “linea ferroviaria” che ancora oggi taglia l’aria tra Napoli e la Penisola, con qualche fermata in meno e con tempi incalcolabili.
Con l’inaugurazione della tratta della Circumvesuviana e il suo strategico prolungamento, la nostra città visse una stagione d’oro. In particolare, con l’apertura della stazione di Castellammare Terme (avvenuta nel 1940, a coronamento di un progetto iniziato anni prima), l’antico parco idropinico conobbe il suo massimo splendore.
Non era solo una questione di trasporti: la fermata delle Terme portò con sé una ventata di vita nuova. Ai classici visitatori stagionali — quelli che arrivavano con le valigie di cuoio o cartone e la pazienza di chi deve “passare le acque” — si aggiunse la folla allegra e vorace dei gitanti della domenica, che con la scusa di una gita fuori porta scoprivano l’incanto del nostro mare.
In questo fermento di acque minerali, cappellini di paglia e sguardi al paesaggio, dobbiamo inquadrare i piccoli tesori che oggi, grazie alla cortesia del proprietario sig. Pio Natale, a cui va il nostro più sentito ringraziamento, possiamo mostrarvi.
Osservate bene queste immagini. Non sono semplici dipinti: sono pezzi di vita che ancora non vuole arrendersi. La cosa che più commuove è il supporto scelto: il retro dei biglietti della Circumvesuviana.
Quell’umile cartoncino color ocra, che reca ancora orgoglioso la scritta “CASTELL. TERME – NAPOLI” e il costo di “LIRE 230”, smetteva di essere un semplice titolo di viaggio per farsi tela.
Qui l’ingegno napoletano incontra la poesia. Pittori come Antonio Asturi, Guglielmo Cirillo, Vincenzo D’Angelo e altri artisti che frequentavano le Terme, usavano questi frammenti di carta per fissare un’emozione, uno scorcio, un fremito di luce.
Immaginateli, seduti al tavolino di un bar o su una panchina del parco, tra un sorso di acqua acidula e una chiacchiera arguta alla maniera di Eduardo. Con pochi colpi di pennello, il retro di un biglietto diventava un viale alberato di cui sembra ancora di sentire il fruscio delle foglie, o un paesaggio campestre dove l’azzurro del cielo si stempera nel verde dei nostri monti.
Queste miniature non erano solo souvenir venduti per poche lire; erano la prova che l’arte non ha bisogno di cornici dorate per esistere. Bastava un biglietto in tasca e la voglia di guardare il mondo con gli occhi di chi ama la propria terra.
- Tre Case – Castellammare di Stabia, fronte
- Tre Case – Castellammare di Stabia, retro Asturi
- Castellammare Terme – Napoli, fronte
- Castellammare Terme – Napoli, retro Cirillo
Articolo del 29 aprile 2026





