La biblioteca, la memoria e la Cultura negata
l’editoriale di
Enzo Cesarano & Maurizio Cuomo
La fotografia che pubblichiamo, realizzata nel 1977 dal grande fotografo Mimmo Iodice, ritrae la biblioteca del Palazzo del Fascio di Castellammare di Stabia.
Un’immagine sobria e potente: tavoli ordinati, studenti concentrati ed immersi nello studio, scaffali di libri, silenzio. Un luogo vivo, attraversato dal sapere e dalla quotidianità.
La foto, reperita in rete e successivamente ripulita con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, non è solo un documento visivo, ma una testimonianza storica. La foto mostra ciò che la biblioteca comunale è stata: uno spazio centrale nella vita culturale della nostra Castellammare.
Negli anni successivi, con la necessità di intervenire sull’edificio del Palazzo del Fascio, si decise di trasferire provvisoriamente il patrimonio librario e le attività a Palazzo Alvino da molti appellato come Palazzo Vanvitelli.
Una soluzione temporanea che avrebbe dovuto garantire la continuità del servizio pubblico, in attesa del pieno recupero della sede originaria. Purtroppo, col passare del tempo, quel “provvisorio ripiego” si è protratto all’inverosimile, divenendo nella sua evoluzione attuale, un servizio pubblico mal gestito e poco fruibile.
A denunciare ciò, è l’associazione “Gli Amici della Filangieri”, con un comunicato divulgato il 21 ottobre 2025, che a seguire ci onoriamo di rimettere integralmente:
“La Biblioteca Comunale “Gaetano Filangieri” ci ha visto nascere, perché è proprio lì che il gruppo fondatore di quest’associazione si è conosciuto.
Nel 2011 era il nostro unico luogo di aggregazione e di cultura in città, luogo per il quale ci siamo battuti per la sua dignità e il suo decoro.
In quei primissimi tempi, infatti, abbiamo pulito a nostre spese il giardino, comprato saponi e carta igienica, abbiamo tentato invano di richiedere il prolungamento degli orari e far installare un modem per il wi-fi.
Ad oggi il wi-fi c’è, ma gli orari, che già allora ci sembravano troppo “stretti”, sono stati drasticamente tagliati. Inoltre, allo stato attuale, gli ingressi sono contingentati, come se fossimo in piena pandemia.
Sembra che ci sia la chiara volontà di non far funzionare un servizio pubblico fondamentale. Una città con oltre 5000 studenti merita una biblioteca funzionale, con personale qualificato.
Con la possibilità di accedere facilmente agli spazi e ai testi. Non è un ufficio comunale qualsiasi. È il luogo dove si forma il futuro delle prossime generazioni”.
Le immagini del passato, come questa di Mimmo Iodice, non servono a coltivare nostalgia, ma a ricordarci che ciò che è esistito può tornare a essere possibile. La memoria, quando è condivisa, diventa responsabilità collettiva.
Una città che non garantisce una biblioteca pienamente accessibile rinuncia, colpevolmente a migliorare il proprio futuro.
Non si tratta di polemica, ma di una questione pubblica essenziale: i libri, gli spazi e il tempo dello studio non sono un favore, ma un diritto dovuto, che non si può e non si deve negare.
Una biblioteca non è un semplice contenitore di libri: è uno spazio di formazione, di crescita, di uguaglianza sociale.
Estremamente concordi e solidali con l’appello/denuncia de “Gli Amici della Filangieri“, e con la speranza che la nostra modesta riflessione possa giungere all’Amministrazione cittadina, poniamo un fondamentale punto di domanda:
Quanto ancora dovrà attendere Castellammare di Stabia perché il diritto allo studio e alla cultura torni ad avere una casa degna di questo nome? Quanto tempo dovrà passare prima che la Biblioteca Comunale “Gaetano Filangieri” smetta di essere un servizio marginale e torni a essere, come racconta lo scatto di Mimmo Iodice, un luogo vivo, aperto, centrale nella vita della città?
Le istituzioni locali hanno il dovere di rispondere non a una polemica, ma a una comunità. A studenti, ricercatori, cittadini che chiedono semplicemente spazi adeguati, orari accessibili e personale qualificato. Perché una biblioteca che funziona non è un lusso, ma un investimento sul futuro, sulla coesione sociale e sulla crescita civile.
La memoria storica, quando è così nitida e documentata, non consente alibi. Se ieri era possibile, può esserlo ancora oggi. E allora: Castellammare vuole davvero rinunciare alla propria biblioteca, o intende restituirle il ruolo che le spetta come atto dovuto?
La nostra domanda è semplice e diretta, a chi ci Amministra chiediamo una chiara risposta!
Per approfondimenti:
Il Post denuncia pubblicato dall’Associazione “Gli Amici della Filangieri”


