Il Santuario di San Michele
di Giuseppe Zingone

Padre Antonio Vivoda e Alcide De Gasperi, 1 Gennaio 1951, Grand Hotel Monte Faito, immagine restaurata
Vorrei intrecciare questa breve ricerca, sia con altri articoli precedenti, aventi lo stesso argomento, sia con un’interessante approfondimento comparso nelle pagine de IlMediano.com a firma di Alessandro Masulli: Padre Antonio Vivoda, l’eremita del Monte Faito.
Di Padre Vivoda, conoscevamo le fattezze, grazie ad un sopralluogo nella chiesa di Santo Stefano alle Fratte, inoltre nell’archivio fotografico Riccardo Carbone, viene ritratto assieme ad Alcide De Gasperi1 è il primo Gennaio del 1951, l’incontro avviene nel Grand Hotel Monte Faito.
Il Santuario sorse sul Monte Aureo verso la fine del sesto secolo, per opera di S. Catello, Vescovo di Stabia, e di S. Antonino, monaco benedettino.
Il predetto Santuario fu il più celebre dell’Italia Meridionale dopo quello del Gargano e divenne ben presto meta di numerosi pellegrinaggi che cessarono nel 1863, quando, per l’infierire del brigantaggio quei monti divennero poco sicuri.
Il Monte Aureo rappresenta la massima altezza della catena dei Lattari.
La zona dei monti Lattari segue il punto dove la penisola sorrentina s’innesta nel continente e, verso la catena della Campanella, ha un aspetto ridente e festivo.
Invece il Massiccio Centrale che sovrasta imponente la città di Stabia, e che nel Medioevo era chiamato Monte Aureo, ha un aspetto aspro e rupestre, quasi alpino, con ripidi declivi, gole profonde, guglie aguzze, che alle volte danno l’illusione di trovarsi sulle Dolomiti.
I torrenti hanno scavato, in questo enorme blocco calcareo, profondi solchi, attraverso i quali gli abitanti della pianura facilmente e con rapidità ascendevano i fianchi della montagna.
Ad un’altezza, che varia dai 900 ai 1.100 metri, ricco di acque e frutteti è l’Altipiano di Faito.
Su queste magnifico altipiano l’Amministrazione della Circumvesuviana he ora iniziato i lavori per la valorizzazione turistica della zona definita piccola Svizzera dove sorgeranno alberghi, villini e raccordi ferroviari con la penisola sorrentina.
L’opera della Circumvesuviana, nel campo turistico, è stata preceduta fin dall’anno 1935, epoca in cui un gruppo di cattolici di Castellammare, capitanato dal rag. Amilcare Sciarretta,2 propugnavа la ricostruzione della storica Abazia di S. Michele Arcangelo.
Nel 1818 il tempietto fu distrutto da un incendio e solo nel 1837 il Vescovo Scanzano ne tentò invano le ricostruzione: l’iniziativa ripresa dallo Sciarretta un secolo dopo, con l’approvazione del defunto Mons. Ragosta e successivo valido appoggio dell’attuale Vescovo di Castellammare, S. E. Emanuel, è già in via di realizzazione; lavori per 200 mc, sono stati giá compiuti e senza dubbio l’accennata Amministrazione e l’intera popolazione contribuiranno al compimento del nuovo Santuario mèta di turisti e di nuovi pellegrinaggi che faranno rifiorire il culto di S. Michele nel territorio di Stabia.
Lo sviluppo turistico di detta zona sarà grande fonte di benessere economico e richiamerà forestieri, i quali dai boschi dei monti avranno agio di ammirare splendidi panorami che hanno per sfondo il mare, il Vesuvio, Posillipo e Mergellina, le isole del golfo e tutta l’azzurra riviera che da Castellammare si annoda fino a Sorrento ed a S. Agata.
Articolo del 18 agosto 2025
1. Alcide Amedeo Francesco De Gasperi, nasce a Pieve Tesino, il 3 aprile 1881 e muore a Borgo Valsugana, il 19 agosto 1954, politico italiano, fondatore della Democrazia Cristiana
e Presidente del Consiglio in ben otto mandati, dal dicembre 1945 all’agosto 1953.
2. Amilcare Sciarretta, Con Biglietti della Segreteria di Stato, il Santo Padre Pio XII, felicemente regnante, si è degnato di conferire: La Commenda dell’Ordine di San Gregorio Magno, classe civile, 4 ottobre 1950, Al Signor Sciarretta Amilcare, dell’arcidiocesi di Napoli. In: Acta Apostolicae Sedis, Diarium Romanae Curiae, Typis Polyglottis Vaticanis, MDCCCCLI, pag. 237.
3. Santuario di San Michele nel Monte Faito, in: L’Osservatore Romano della Domenica, del 7 luglio 1946, n° 27, pag. 7.



