Il Museo Libero D’Orsi

Il Museo Libero D’Orsi, impressioni

di Giuseppe Zingone

La riscoperta delle Ville di Stabia

Il prof. D’Orsi mostra un frammento di pittura sulla parete del grandioso peristilio di una villa da lui scoperta.

Una visita al Museo archeologico Libero D’Orsi, nella magnifica Reggia di Quisisana. Una gita, una visita, forse un dovere civico.
Preferisco dire, un pellegrinaggio laico con un intento religioso.
È un venerdì di fine luglio, figlio di un’estate costellata di bollini rossi e arancio sulla cartina del Bel Paese, io però ho deciso, bisogna salire.
Da via Viviani, intraprendo la salita, le gambe vanno, il fiato manca, la salita mi piega subito; faccio allora una sosta a San Giacomo oggi è la vigilia della festa del santo patrono della chiesa confraternale, riprendo fiato, due foto e si riparte.

Il Museo Libero D'Orsi

L’altare dedicato a San Giacomo foto Giuseppe Zingone

È con l’età che si apprezza maggiormente la terra patria, oggi ho un’altra idea di questa strada, rivedo guardandomi intorno i dipinti di Gigante, di Wuttke, ne palpo la storia.

Carl Wuttke, Vista sul Vesuvio e la chiesa di San Francesco, 37 x 29 cm

Carl Wuttke, Vista sul Vesuvio e la chiesa di San Francesco, (erroneamente attribuito all’Etna) 37 x 29 cm

Ascolto il silenzio delle ville, mi sono note come se ci avessi abitato, eccomi davanti al cancello di Villa Lucia, di cui conosco il segreto di nobiliari nozze.

Il Museo Libero D'Orsi

Villa Lucia, foto Giuseppe Zingone

Proseguo… sulla statale c’è già traffico, avanzo il passo per l’ultimo tratto che mi porta davanti al monumentale ingresso di Palazzo Reale.

Il Museo Libero D'Orsi

Ingresso del Viale di Quisisana, foto Giuseppe Zingone

Sono sul famoso viale degli ippocastani quello che vide muovere il feretro della Duchessa d’Aosta, ma decido di passare in un vialetto attiguo ricco di rosmarino e ahimè di piante in sofferenza per l’eccessiva calura dei giorni scorsi.

Foto Giuseppe Zingone

Sentiero di rosmarino verso la Reggia

All’ingresso, all’ombra dal pungente sole, scorgo il custode/addetto alla biglietteria, finalmente si entra, ricordo bene il vecchio Antiquarium sotto la scuola media Stabia e mi fa piacere rivedere la vecchia Reggia tornata in nuova veste.
L’ultima volta che vi entrai avevo una macchina fotografica Zenith analogica, e la struttura cadeva a pezzi.
Non sto nella pelle, entrando colgo tutta l’antica maestosità e la sacralità dell’ambiente silenzioso e fresco vengo accolto dalle sorveglianti di sala che mi spiegano e mi donano le necessarie informazioni per portare a compimento il percorso.

Il Museo Libero D'Orsi

Afrodite con delfino, foto Giuseppe Zingone

Questo è il mio tempo, non ho fretta mi impongo di guardare tutto, di sfogliare il libro digitale nella sua completezza, di riascoltare le parole del sagace Libero D’Orsi, di cogliere nelle sue sfumature davanti alla telecamera, tutta l’umiltà e l’orgoglio di essere riuscito a trascinare fuori dalla terra l’antica Stabiae.

 

Caro Preside penso d’aver compreso il vostro segreto! Non è stata certo solo la vostra curiosa caparbietà, che vi ha reso padre della riscoperta di Stabiae.
Sapete nelle mie ricerche su Liberoricercatore ho trovato diversi indizi del vostro operato e questo “quid” lo terrò per me senza rivelarlo al buon lettore, rimarrete sempre padre di Stabiae.
La tutela e la valorizzazione di queste rare gemme, del nuovo polo museale, esigevano una sede di maggior pregio, lo scrigno più bello della nostra comunità, anzi una Reggia.

Il Museo Libero D'Orsi

Una sala del Museo, foto Giuseppe Zingone

Prima di chiudere il percorso e avviarmi all’uscita, mi lascio alle spalle l’anziana figura in marmo del Pastore dell’omonima villa, che emozione.
Miei cari lettori, vi siete accorti che noi moderni abbiamo smarrito il vero senso della bellezza? Gli antichi sapevano quello che volevano e le maestranze erano capaci di produrre opere che ancora oggi ci lasciano basiti.
Diciamolo pure… Siamo circondati dal brutto anche nelle nostre case, a confronto le opere moderne sono scarabocchi venuti male, calzoni rattoppati alla Arlecchino.
La gente si circonda di Trash e bruttume. Molti fotografano sé stessi o i piatti delle novità proposti dai locali, la cultura si è oggi ridotta ad autocelebrazione sui social.

Il Museo Libero D'Orsi

Statua del Pastore, foto Giuseppe Zingone

Ci troviamo di fronte ad un decadimento culturale senza precedenti, non siamo più capaci di dar vita al bello. Sia ben chiaro gli Artisti esistono ancora, producono, ma sono i fruitori della Bellezza ad essere scomparsi.

Esco mi ritrovo sulla balconata del Parco della Reggia, la luce è forte, intontito di cotanta Bellezza, un accenno di sindrome di Stendhal? Forse la stanchezza e lo sforzo della salita.

Il Museo Libero D'Orsi

La bella balconata sul Parco della Reggia, foto Giuseppe Zingone

Mi lascio scivolare verso casa, incrocio due stranieri, sperduti alla ricerca del Museo Libero D’Orsi. Mi fanno tenerezza!
Ma almeno -dico tra me- non solo l’unico visitatore della giornata.

Dimenticavo, scriverò tra qualche giorno del Pastore….

Nel frattempo a proposito di dimenticanze, il National Geographic nella sua rubrica online STORICA, il giorno 27 luglio 2026 ha pubblicato un interessante articolo: I “dimenticati” del Vesuvio: l’ingiustizia storica nei confronti di Stabia e Oplontis.

Clicca sulla foto per visualizzare l’articolo.

Il Museo Libero D'Orsi

I dimenticati del Vesuvio, Stabiae e Oplontis

Qui il sito ufficiale sulla Reggia di Quisisana

Articolo del 30 luglio 2026


 

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