Il Mistero del Teschio di Plinio

Storia e Ricerche

Il Mistero del Teschio di Plinio

a cura di Giuseppe Zingone

Il Mistero del Teschio di Plinio

Il Cranio conservato a Roma, Museo dell’Arte sanitaria

Che Plinio il Vecchio avesse una grande “testa” è fatto notorio, che per la curiosità della sua “arguta mente” avesse trovato la morte è anch’esso un dato accertato, come pure il fatto che gli ultimi istanti della sua vita sono legati indissolubilmente a Stabiæ.

Bisogna però chiedersi: Ma quante teste aveva Plinio? La domanda nasce dal fatto che nel 2020 e poi, nel 2023, La Stampa e Ansa.it rispolverano la stessa notizia. Il ritrovamento, a fine ottocento di molte preziose suppellettili e qualche resto umano, in uno scavo archeologico condotto dall’ingegnere boscotrecasese Gennaro Matrone.

“L’ingegnere segnala la scoperta alle autorità ma, ignorato, vende gli ori a collezionisti stranieri. Un diplomatico francese gli suggerisce che lo scheletro potrebbe appartenere a Plinio.

Matrone pubblica in un libello questa ipotesi, che però viene derisa dagli archeologi. Tra questi, Giuseppe Cosenza, il quale ironizza sul fatto che un ammiraglio romano non potesse certo mostrarsi addobbato come «una ballerina da avanspettacolo».

Demoralizzato, Matrone conserva solo il cranio e il gladio, che finiranno, poi, definitivamente al Museo dell’Arte sanitaria di Roma”.

Il Mistero del Teschio di Plinio

Plinio il Vecchio, immagine Ai

In queste ore ho avuto il piacere di consultare: Il Cranio di Plinio di Mariano Edoardo Cannizzaro.1 Si tratta di un testo raro, un’edizione privata limitata di sole 100 copie, stampata a Londra il 15 settembre 1901. il piccolo libricino fa proprio riferimento all’episodio di cui sopra e parte proprio da Castellammare.

Una breve nota su alcuni nuovi scavi presso la foce del Sarno, arricchita da fotografie di Gioacchino Ruffo, Principe di Sant’Antimo.

La storia prende avvio da un pomeriggio indimenticabile, trascorso sulla terrazza di Villa Lucia a Quisisana. In compagnia del Signor Eduardo Jemmy e dell’anfitrione, Don Gioacchino Ruffo, Principe di Sant’Antimo. Dice il Cannizzaro:

Mi era stato promesso un incontro con la storia: avrei potuto vedere i resti di Plinio, la celebre vittima dell’eruzione del “monte Summano” – come allora veniva chiamato il Vesuvio. Mentre la carrozza veniva preparata per condurci, mi ritrovavo a contemplare l’immensa distesa della piana di Castellammare, dal Vesuvio ai monti dell’Avellino, una vista che comprendeva Torre Annunziata, Boscoreale, Angri, Nocera.

La mia mente, inevitabilmente, tornava al fatidico anno 79 d.C..

Immaginavo Plinio, l’ammiraglio, che con la sua galera si muoveva verso Resina (Ercolano) per portare soccorso, animato dal suo dovere e dalla sua curiosità di naturalista. Ma la furia del mare e la pioggia di lapilli lo costrinsero a deviare, volgendo la prua verso la Villa di Pomponiano, dove sbarcò a Stabia.2

Articolo del 16 luglio 2025


Leggi il libro: Il Cranio di Plinio


Note:

1. Il nome di Mariano Edoardo Cannizzaro, compare nella Guida Monaci del 1905, Anno XXXV, alla pagina 536: “Cannizzaro ing. Mariano Eodardo, consigliere della Società degli Ingegneri e degli Architetti Italiani” e alla pagina 1350: ” Cannizzaro Mariano Edoardo, ingegnere architetto 89-B via Panisperna- (Studio in Napoli, 47 Salita Stella). Vedi anche: Bollettino della Società degli ingegneri e degli architetti, Anno XII, N°7, Roma 13 fbbraio 1904, pag. 207-208.

2. Mariano Edoardo Cannizzaro, Il Cranio di Plinio, Londra, Ballantynes press, 15 settembre 1901, pagg. 36.

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