Fig. 2 Il palazzo che ospitava l’Albergo Reale in una cartolina inizio ‘900

Viaggio di uno scozzese a Napoli – Escursione a Castellamare

Viaggio di uno scozzese a Napoli

Escursione a Castellamare

articolo di Gelda Vollono e Lino Di Capua

Premessa

L’articolo che segue è la traduzione dal francese[1] di quello apparso nei numeri 7 e 8, rispettivamente del 28 marzo e 4 aprile del 1842, del settimanale Il Cicerone delle due Sicilie. Guida generale de’ forestieri nel Regno e degl’italiani nell’estero. Esso aveva un titolo parallelo in francese Le Cicerone des deux Siciles …, che dal n. 2 del (20 febbraio 1843) scomparve e pubblicava lavori sia in italiano che in francese, con uscita il lunedì di ogni settimana. Era diretto dal sig. Germando Cavasse e si stampava a Napoli dapprima nella tipografia del Fibreno[2] e poi nello Stabilimento tipografico di Gaetano Nobile[3]. Il primo numero fu pubblicato il 14 febbraio 1842 anche se presumibilmente la presentazione del giornale fu fatta l’anno precedente. Questo perché nell’opera del 1841 Cronica delle due Sicilie di C. De Sterlich, troviamo citato Il Cicerone tra i giornali stampati a Napoli. La sede amministrativa si trovava in via Dei Sette Dolori n. 37 presso la quale c’erano anche gli uffici per gli abbonamenti e la vendita. Oltre che in vari punti della città, il giornale veniva distribuito anche a Roma.

Mac Kintore[4] e la sua famiglia sono i viaggiatori scozzesi di cui si parla nell’articolo. Essi dopo un lungo viaggio da New Aberdeen[5], passando per l’Inghilterra, la Francia sono giunti in Italia. Qui, Imbarcatisi, su una nave, da Genova lambendo i principali porti del tirreno sono arrivati  finalmente a Napoli, dove trovano la loro guida che da adesso in voi sarà denominata Cicerone. Mac Kintore chiede al Cicerone di essere accompagnato con la moglie e la figlia Betty, all’hotel Vittoria, su indicazione di un lord, loro amico, abituato a scegliere sempre durante i suoi viaggi i più grandi alberghi, che sono però anche i più cari. Il Cicerone per discrezione crede bene di dover tacere davanti ad una simile risoluzione decisa in anticipo e, fatto trascorrere qualche giorno, ritorna all’albergo, dove ha lasciato i viaggiatori, per mettersi al loro servizio, aspettandosi già che gli chiederanno di cambiare residenza. A tal proposito si è preparato un bel discorso in favore dell’albergo Ginevra, albergo economico ma elegante e il cui proprietario sig. Monier lo tiene con cura e con ogni attenzione verso tutti i bisogni dei suoi ospiti. Tuttavia quando arriva all’albergo, il portiere gli comunica che la famiglia scozzese si è rifiutata di pagare il prezzo chiesto per le camere e che, consigliata da un affittacamere che opera sulla piazza, si è recata proprio all’Hotel Ginevra. Sentito ciò si dirige subito verso quell’albergo e  Mac Kintore, come lo vede arrivare, lo rimprovera di averli abbandonati, lasciandoli soli all’hotel Vittoria, e aggiunge che se non avesse avuto la prontezza di contestare le tariffe, che gli erano state proposte, avrebbe dovuto pagare per tre camere, un salone e una sala da pranzo, 250 ducati al mese, cifra scandalosa, equivalente egli dice a 500 sterline all’anno, per una camera ubicata in un brutto angolo di un 2° piano su una piazza spazzata dai venti di ogni specie, con la stessa cifra avrei affittato a Londra due case intere a piazza Portland, in via Oxford, a Strand, a … . Il Cicerone lo interrompe e obietta timidamente che non si è a Londra e che non l’ha condotto ma solamente seguito all’Hotel Vittoria.

Superato il momento di incomprensione Mac Kintore chiede al Cicerone nomi di negozi dove poter fare acquisti per sua moglie, per lui e per la casa, di ristoranti che sappiano fare una buona cucina francese, di fabbriche di vini, etc… Questi, avendo capito il tipo di persona che ha di fronte, gli fa una serie di nomi di commercianti e di ristoranti, che sicuramente godranno del suo favore, tuttavia gli raccomanda caldamente che, quando vuole comprare qualcosa, deve offrire un terzo del prezzo richiesto dal negoziante, fatta eccezione per gli alberghi. Infine lo informa sulle escursioni, che si possono fare nei dintorni di Napoli, e cita ad esempio le due città di Portici e di Castellamare, ritenendoli due posti molto interessanti. Mac Kintore risponde che vorrebbe andare a Castellamare usando il treno. Egli ribatte che lo potrà fare tra qualche mese[6] perché per il momento il treno arriva soltanto a Torre del Greco, da dove si potranno recare a Castellamare con una carrozza. Lo scozzese decide di rinunciare a fare l’escursione a Portici in favore di quella a Castellamare, dove vorrà visitare tutto quello che la sua guida riterrà interessante.

Alla prima bella giornata, il Cicerone li va a prendere con una carrozza con la quale si dirigono a Portici (fig.1), da dove salgono sul treno della prima corsa delle otto. La locomotiva Verges, sulla quale viaggiano li porta a Torre del Greco in appena 35 minuti e da lì un’altra carrozza in un’ora li conduce a Castellamare.

Fig. 1 Stazione del Granatello, Portici in una stampa d’epoca

Fig. 1 Stazione del Granatello, Portici in una stampa d’epoca

Durante il viaggio i nostri viaggiatori si soffermano a guardare i terreni sotto il Vesuvio e fanno delle considerazioni che, a distanza di quasi due secoli, sono ancora tristemente attuali: … l’uomo, essi dicono, affida a questo vulcano la sua vita, quella della sua famiglia e qualche volta dell’intera sua fortuna, noncurante del suo domani, eternamente compromesso dai capricci di un vicino tanto pericoloso.

Infine, arrivati nella fertile campagna che precede Castellamare, bagnata dal piccolo fiume Sarno un tempo navigabile, constatano con dispiacere, che le eruzioni di venti secoli hanno ridotto di quasi un terzo l’uso di terre straordinariamente fertili.


Traduzione integrale dell’articolo: Escursione a Castellamare

I nostri viaggiatori sono arrivati sul posto dove si innalza la costruzione perfettamente quadrata del magnifico Albergo Reale[7] (fig.2).

Fig. 2 Il palazzo che ospitava l’Albergo Reale in una cartolina inizio ‘900

Fig. 2 Il palazzo che ospitava l’Albergo Reale in una cartolina inizio ‘900

Si sono affrettati ad ordinare il pranzo, al fine di essere liberi di spostarsi per Castellammare e per la sua piacevole montagna[8], che fa parte del gigantesco monte Sant’Angelo[9]. Il sant’Angelo è stato lanciato là dalla natura per separare i due golfi di Napoli e Salerno, per lasciare all’uno : Amalfi, Salerno, le Sirene e all’altro, Napoli e i suoi dintorni, con il panorama così incantevole della penisola di Sorrento, sempre verde e gioiosa, imbalsamata in primavera dal dolce profumo dei suoi miriadi aranci secolari, soggiorno di pace, di abbondanza e di delizie, che la può scegliere e adottare sia il filosofo con poche risorse che il ricco deluso dal vivere in un mondo corrotto, egoista e invidioso, più diffidente della vera felicità che della sua vana esibizione. Niente è più sana dell’aria pura di questa montagna; niente è più gradevole del ghiaccio[10] del sant’Angelo, caricato per rinfrescare le gole dei napoletani e degli stranieri durante il naturale caldo dell’estate e durante quello non meno soffocante che nasce artificialmente dalla veemenza con cui si danzano i balli preferiti durante la stagione invernale. (Figg. 3 e 4)

Castellammare è una città con una popolazione di 15000 abitanti, importante roccaforte per il Regno delle due Sicilie grazie al suo porto e alla sua posizione all’estremità del golfo, in questa parte riparata dal S. Angelo contro la furia del vento di Scirocco. Questo vento, terribile in certi momenti, soffia con una violenza veramente incredibile sulle acque del bel golfo di Napoli, che si vorrebbero vedere sempre calme e trasparenti a riflettere le sue deliziose sponde, e viene fin dentro il porto di Napoli ad esercitare la sua distruzione. Guai a quelle navi che non sono ancora all’interno della lanterna e solidamente ancorate e ormeggiate, loro possono fare naufragio nel porto. Anche quest’inverno parecchi bastimenti si sono persi trascinati dalla violenza dello Scirocco lungo la spiaggia della porta del Carmine[11]. (Fig.5)

Fig. 5 La porta del Carmine in una cartolina di inizio ‘900

Fig. 5 La porta del Carmine in una cartolina di inizio ‘900

Al contrario Castellammare ride di questo vento africano, la sua massiccia montagna le fa da baluardo inaccessibile e, mentre l’ondeggiamento delle onde causa avarie spesso abbastanza gravi  alle navi ancorate nel porto stesso di Napoli, i marinai, che hanno condotto le loro navi nel porto di Castellammare, non sono preoccupati e godono del riposo più assoluto, pur vedendosi di fronte a loro gli effetti disastrosi della tempesta sul porto e la spiaggia opposti; è allora che possono assaporare le deliziose, se sono veramente intenditori, ricotte di Castellammare, la cui reputazione è si grande e si ben meritata. Le ricotte sono una specie di formaggio bianco, che è, per così dire, allo stato di latte cagliato. L’uso di mangiare questo alimento è ben consolidato, il popolo ne è appassionato e la gente come si deve è ben lungi dal disprezzarlo(fig. 6).

Fig. 6 Carlo Donnarumma detto Carlucciello storico venditore di ricottine. (foto di Maurizio Cuomo, tratta da Liberoricercatore)

Fig. 6 Carlo Donnarumma detto Carlucciello storico venditore di ricottine. (foto di Maurizio Cuomo, tratta da Liberoricercatore)

La posizione di Castellamare era troppo privilegiata perché fosse ignorata e i vantaggi del suo porto, connessi alla facilità della difesa, mediante il baluardo naturale, che offre la montagna contro le aggressioni che vengono dal mare, l’hanno fatta adottare come il primo porto militare del Regno. A Castellammare troviamo anche un arsenale[12], un bagno penale[13] (fig.7), dei cantieri di costruzione e tutto ciò che costituisce un porto militare. Gli armamenti della Real marina delle due Sicilie si fanno a Castellammare e si pensa ancora di aumentare l’importanza di questa città trasportandovi una parte dei lavori che si fanno alla Darsena di Napoli.

Fig. 7 Il Regio Cantiere con a sinistra l’edificio adibito a carcere militare

Fig. 7 Il Regio Cantiere con a sinistra l’edificio adibito a carcere militare

Castellamare per la sua posizione rassomiglia un po’ alla città di Gibilterra[14], dominata come lei da un’enorme montagna, che sembra pronta a schiacciarla, ma il fianco nudo e arido del monte delle scimmie a Gibilterra non sosterrebbe alcun confronto con il verde lussureggiante e fresco del crinale della collina che guarda Castellamare, e che ha fatto adottare questa città dagli stranieri e dall’aristocrazia napoletana per la villeggiatura, specialmente nei mesi di luglio e di agosto. In questo periodo dell’anno Napoli, Portici, le due Torri sono consumate da un sole ardente, l’aria è asciutta e incendiata, mentre i casini della montagna di Castellamare godono di un’aria fresca e leggermente umida, che fa dimenticare il calore della stagione estiva.

Nell’opera di Mad. Starke[15], rifatta da Richard[16] sotto il titolo di Guida Classica del viaggiatore in Italia, si sostiene, parlando di Castellamare, che i suoi marinai vanno raramente al di là delle colonne di Ercole e tuttavia si racconta la storia del nababbo[17], Matelot[18] di Castellamare,  che spinto come il maggiore Martin, e i generali Allard e Ventura[19] sulla costa dell’India da uno spirito avventuroso, seppe riportare una fortuna immensa, e tornò a investire in maccheroni di Gragnano e Amalfi detti, della costa. Avrebbe, il nababbo napoletano, se si crede all’articolo della guida in questione, articolo attribuito al signor Gautier D’Arc[20], ex vice console a Napoli, avuto l’origine della sua fortuna a ricordi dell’industria locale abilmente utilizzati; infatti i taglialegna della montagna di Castellamare fanno partire dalla sommità della collina e scivolare su un cavo delle fascine, che scendono così sole e senza nessun fatica, fino alla riva del mare dove barche vengono a prenderle[21]; il trasporto è in questo modo facile e poco costoso; il nababbo, originario di Castellammare, sarebbe stato furbo, in un’occasione importante, aiutato dai ricordi della sua giovinezza, a fare viaggiare alla stessa maniera l’artiglieria di un Ragià, al servizio del quale era stato assunto; con questa manovra avrebbe deciso la vittoria e, come ricompensa, avrebbe ottenuto i favori del sovrano e la sua fortuna. Vi figurate voi un cannone del tipo Paixhans[22], per esempio, discendere dalla sommità dell’Himalaya, la più alta montagna del mondo, fino alle pianure più vicine per uccidere i ribelli? Che bello spettacolo! E che cavo magico! Ciò è stato fatto, forse, nella valle del Cachemire, aveva 3 leghe[23] di lunghezza, ed era senza dubbio intrecciato con lo stesso tessuto che serve a fare gli scialli di cui le donne eleganti amano tanto adornarsi. Tuttavia all’autore di questo articolo si può ben perdonare questa piccola fantasia, perché ha anche detto con altrettanta verità, che ci sono poche parti nel Regno delle Due Sicilie dove si può viaggiare in sicurezza dopo il tramonto.

Castellamare è stata costruita non lontana dalle rovine dell’antica Stabia, la terza vittima del Vesuvio, con Ercolano e Pompei; il Vulcano non aveva del resto fatto altro che completato l’opera del dittatore Silla[24], che la fece distruggere da uno dei suoi luogotenenti durante la guerra sociale. Da Stabia, durante alcuni scavi, che sono stati fatti, sono stati presi qualche statua, dei manoscritti e diverse pitture. Oggi i viaggiatori che vi si lasciano condurre sono completamente imbrogliati dall’avidità delle guide. Quando si può ammirare Ercolano e Pompei, non c’è bisogno di darsi la pena di andare così attraverso campi, sistemati su un albero e indottrinati da gente priva di conoscenza e di educazione, per vedere alcuni frammenti di costruzioni antiche, custoditi da contadini, che speculano su un errato interesse di viaggiatori male informati.

Dall’esistenza dell’antica Stabia, da quella di Castellamare e dalla loro reciproca importanza, dobbiamo trarre questa conseguenza, che è impossibile che una città non esista là su un luogo così favorito dal cielo, che riunisce per l’utile e il piacevole una serie di vantaggi apprezzati in tutti i tempi.

È stato dentro il golfo di Castellamare che la flotta francese riportò una vittoria su quella spagnola, allora così potente, quando vollero sostenere la spedizione un po’ folle del cavalleresco duca di Guisa[25] che Mazzarino aveva così scioccamente abbandonato inizialmente. Questa impresa così audace, così mal combinata, non ebbe altro risultato se non la momentanea occupazione di Castellamare.

Il Cicerone aveva dato in via preliminare tutti questi dettagli alla famiglia scozzese mentre pranzava e assaporava le delizie rossicce (la triglia) che l’Albergo Reale, tenuta con distinzione da Chiesano[26]Bernardo, non risparmiava mai ai suoi viaggiatori, per metterla al corrente delle cose del paese nel frattempo che il tempo era messo a profitto anche sotto un altro aspetto non meno essenziale.

Alla fine del pasto, scesero tutti in piazza, e furono assaliti da un vero esercito di ciucci e di ciucciari[27], asini e asinai, conduttori d’asini; sembravano squadroni interi nella mischia di una battaglia. Sir Mac Kintore pensò di lasciarvi un pezzo del suo abito, sua figlia vi perse un fazzoletto, perché là, come a Napoli, i ragazzini rubano mirabilmente il fazzoletto agli stranieri ai quali offrono i loro servizi, soprattutto il fazzoletto di seta e di battista, di cui intuiscono il valore al tatto per la loro morbidezza. La folla degli asini era considerevole, inondava la piazza fino al molo. C’erano alcuni cavalli piccoli che, come l’animale dalle lunghe orecchie, camminavano o galoppavano a volontà e si lasciavano condurre con docilità.

Il Cicerone per sottrarre sir Mac Kintore dalle richieste esagerate dei noleggiatori, credette di doverlo avvertire dei giusti prezzi abituali, cioè: 5 grani per asino solo per andare in cima alla montagna, più 2 grani alla guida; 15 o 20 grani una corsa intera attraverso i viali dei castelli, senza la mancia del conducente. Egli indicò anche come principali locatori Luigi, e Aniello che sono educati come è possibile esserlo in considerazione del lavoro che fanno. I nostri viaggiatori affittarono due cavalli per sir Mac Kintore e il suo Cicerone, più due asini, i due più affidabili, per le signore, che erano capaci d’altronde di domare destrieri ancora più terribili; e camminarono uniti, seguiti da una numerosa scorta di ragazzi del paese, che gridavano tutti: date qualche piccola cosa facendo con il pollice e l’indice, girando intorno alla loro bocca, un segno indigeno non carino, ma generalmente adottato per dire a torto o a ragione: mi muoio di fame.

Il Cicerone condusse sir Mac Kintore fino al Casino Reale di Quisisana (qui si guarisce) dandogli informazioni lungo la strada, o semplicemente indicandole, sulle varie casine di delizie che si affittavano per la villeggiatura cioè: la cosiddetta casa Pellicano[28] (fig.7), di cui un solo piano era stato più di una volta vivamente conteso a 300 ducati al mese, cioè a un prezzo superiore a quello delle più ricercate case di campagna dei dintorni di Parigi (fig.8);

Fig. 8 Villa Pellicano

Fig. 8 Villa Pellicano

Fig. 8 la casina Maresca[29] sempre completamente abitata; le grandi e piccole Boccapianola[30], le casine Cotticelli[31] Landolfi[32], Dakenhausen[33], Falcon[34], Toscano[35], Ferrara[36], Mollo[37], Cosenza[38], Sollazzo, Martingana[39], Damiani, Spagnuolo[40], Parisi[41], Acton[42], Pagano[43], Carnovale[44], Ruffo[45], Salvati, due Longobardi[46] (fig.9), de Rosa[47], Cascone[48], etc. etc.;

Fig. 9 Il casino Longobardi che nel 1906 divenne di proprietà del principe Gioacchino Ruffo di Motta Bagnara

Fig. 9 Il casino Longobardi che nel 1906 divenne di proprietà del principe Gioacchino Ruffo di Motta Bagnara

tutte queste case di campagna erano arredate con mobili e si affittavano più o meno care in proporzione alla loro eleganza, al panorama di cui godevano e alle aiuole e giardini che possedevano; ma quasi tutte avevano la vista del mare, della città, del Vesuvio e della pianura bagnata dal Sarno, avevano tutti i mesi mazzi di aranci o di limoni, celebri rappresentanti della grande coltura di Meta e di Piano di Sorrento, e frutti in abbondanza; l’acqua non mancava, essendo dominate da questa montagna enorme che ne produceva di ogni specie, anche di solfuree per ogni specie di malattia.

Nel palazzo Acton, aggiunse il Cicerone, c’è un teatro di società, e semplici dilettanti se la son cavata qualche volta con onore con una commedia francese; qui si vede il casino dove morì M. Serre[49], ambasciatore di Francia, il principale oratore in favore della restaurazione, uomo di cuore, così come di talento, che ha comportato il rimpianto di tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo.

Eccoci infine alla reggia di Quisisana[50] notevole più per la salubrità della sua posizione che per la sua architettura o giardini. Peccato che in un luogo così pittoresco non si possa trasportare un’opera architettonica come quella di Caserta[51] o anche un bel palazzo come quello di S. Leucio![52] I boschetti che la circondano diffondono una deliziosa freschezza; i boschi di castagni e i castagneti che sono così vicini alla residenza reale, da diventarne un tutt’uno, e anche se tutti gli stranieri ottengono facilmente il permesso di passeggiare a piedi o a cavallo, o addirittura su un asino, l’ingresso di questi viali incantevoli, le cui strade sono così ben curate non è pubblico; gli stranieri ne godono più degli abitanti del paese; è d’uso che essi paghino alla fine della stagione una piastra al custode a titolo di regalia e poiché il soggiorno degli stranieri dà molto da guadagnare agli abitanti di Castellamare, non possono essere gelosi di questo privilegio. Si visita la Reggia senza difficoltà, quando non è abitata, come in questo periodo; ma sarà meglio riservare la vostra ammirazione per le residenze reali del Regno infinitamente più notevoli che vi daranno una più grande idea della magnificenza dei Sovrani di Napoli.

Il Cicerone condusse i suoi viaggiatori attraverso i vicoli tortuosi della montagna, facendo loro notare i vari punti di vista che un sole meraviglioso valorizzava magnificamente. Fece loro vedere sul colle di Pozzano una croce che ha come piedistallo un altare di Diana, unico frammento del tempio oggi sostituito con la chiesa della Madonna. Questo luogo è famoso per l’immagine della Vergine miracolosa trovata in un pozzo nell’XI secolo (fig. 10).

Fig. 10 La Basilica di Pozzano e la croce in una cartolina di inizio ‘900

Fig. 10 La Basilica di Pozzano e la croce in una cartolina di inizio ‘900

Su un’altra parte della montagna videro le quattro torri mezzo rovinate di un castello[53], che doveva essere molto grande, e di evidente costruzione normanna. Ovunque si vedono masse d’acqua che sgorgano dalla montagna, formando anche un torrente al lato della strada che conduce a Quisisana e che può alimentare fabbriche. Dopo 3 o 4 ore di passeggiata, essi avevano percorso tutti i luoghi che meritavano di essere visti, e ritornarono per la costa di Castellamare che si collega alla strada di Vico e di Sorrento[54].

Questa strada che noi percorreremo un’altra volta, dice il Cicerone, per andare a rendere omaggio alla gloriosa memoria del Tasso, davanti ad una casa che si chiama la casa del Tasso, anche se non è la sua, questa strada è veramente notevole per la sua arditezza e il suo tracciato pittoresco in riva al mare: ma ecco lì lo stabilimento delle acque minerali[55], entriamo per visitare i giardini e le sorgenti; dovete sottoporvi all’assaggio di ciascuna delle differenti qualità che escono pressoché da una stessa roccia,e benché ciò sia in generale poco gradito a motivo del salato delle une e della insipidezza delle altre, bisogna rassegnarsi a chiederlo a quest’uomo sfrontato che si vede venire verso di te con un bicchiere; se tu non bevessi, si sentirebbe umiliato ad accettare  i tuoi spiccioli, ma li prenderebbe comunque. Queste acque sulfuree e ferrate sono efficaci contro le ostruzioni, la debolezza di stomaco, i mal di testa, e dissolvono gli stati d’animo. La gente le stima perché guariscono dalla scabbia e dalla tigna, disgraziatamente troppo diffusesi nelle classi povere che non praticano la pulizia regolarmente. Il parco e le vasche di mescita delle acque sono ben mantenuti, i bagnanti sarebbero soddisfatti sotto questo profilo, se non ci fossero sotto altri punti di vista alcune critiche essenziali da fare; innanzitutto non c’è un gran Hotel[56] che possa ospitare i malati comodamente nel luogo stesso in cui si prendono i bagni e riunire una numerosa compagnia, come avviene in tutte le città che godono del vantaggio di possedere acque minerali; Castellamare guadagnerebbe molto ad arricchirsi di uno struttura completa di questo genere, come le città conosciute in Europa dalle proprietà salutari delle loro acque; oggi possiede un diamante che, per mancanza di montatura, non può brillare con tutto il suo splendore. Dopo la visita alle acque minerali i nostri viaggiatori videro l’arsenale, il cantiere di costruzioni, il porto e si fermarono davanti al piccolo fiume che si getta nel mare ad appena 40 passi[57] dalla sua sorgente, essendo così il corso più piccolo che si possa immaginare. Questa abbondanza di acque limpide farebbe la fortuna di un territorio, se si riuscisse a deviarla su un livello più elevato, e a riversarla nella piccola pianura che copre le rovine di Stabia.

La giornata era stata meravigliosamente bella e la famiglia scozzese incantata da questa passeggiata e da tutto quello che aveva visto, risalì  in carrozza per rientrare a Napoli prima di notte, promettendo di tornare presto a Castellamare, per farne il suo quartiere generale per nuove escursioni; ad Amalfi attraverso la montagna, a Cava con i suoi colori così ridenti, a Gragnano tristemente famosa per la grande tragedia[58] che l’ha privata di 110 dei suoi abitanti appena un anno fa, a Pompei che merita più di una lunga visita, a Vico, ai Camaldoli e a tutte quelle terre che non si potrebbero esplorare troppo quando si sa apprezzare le sublimi bellezze di una natura privilegiata.

Poiché dobbiamo ritornare e trascorrere parecchi giorni qui, dice il Cicerone che conosce l’interesse di Sir Mac Kintore per tutto ciò che concerne l’industria, visiteremo in dettaglio la conceria istituita nella bella fabbrica di M. Fanelli, situata sul lungomare, gestita da una società in accomandita sotto l’abile direzione di un fabbricante francese, M. Emmanuel Rastoin[59]. I prodotti di queste concerie, anche se a prezzi più cari, sono sempre preferiti e la produzione non riesce a soddisfare la domanda; anche questa industria, utile al paese in quanto occupa un gran numero di braccia che resterebbero inattive senza di essa, dà ai suoi associati benefici considerevoli, ciò che ne fa una accomandita veramente eccezionale.

            I cavalli, che avevano subito forti sollecitazioni a causa dell’attività del cocchiere, trasportarono subito i nostri viaggiatori a Torre del Greco dove presero di nuovo il treno; e la vaporiera li riportò rapidamente al rione del Carmine. Essi avevano così percorso senza fatica circa 30 miglia, attraverso Castellamare e la sua deliziosa montagna, e passato una giornata incantevole nei dintorni di Napoli, senza saltare la cena e lo spettacolo della sala del S. Carlo di cui andarono ad ammirare le vaste proporzioni e la magnificenza nello stesso giorno, perché era giorno di luminaria e di galà.

G…


Note:

[1] Ci perdonerete se la traduzione non è perfetta, ma il francese non è la lingua che più conosciamo.
[2] Le cartiere del Fibreno in Terra di Lavoro, di proprietà del Conte Lefebvre, “le prime di queste province meridionali e forse d’Italia per qualità e quantità di prodotti …” Gennaro De Crescenzo: Le industrie del Regno di Napoli: in appendice 50 primati del regno. Napoli, Grimaldi, 2002.
[3] La tipografia-libreria di Gaetano Nobile con succursali a Caserta e Benevento fu fondata all’inizio degli anni ’40 dell’Ottocento nel Cortile delle Reali Finanze. Ritenuta da Gino Doria “il migliore e il più ardito fra i tipografi-editori. Appassionato dell’arte della stampa, curò le sue edizioni in modo esemplare e diffuse il gusto dei libri stampati”.
[4] Mac Kintore, era un signore di circa 48 anni, che aveva fatto una discreta fortuna nella manifattura di tessuti di cotone.
[5] È uno dei borghi di cui è costituita la città di Aberdeen, terza città più popolosa della Scozia.
[6] Il 1º agosto 1842 veniva infatti inaugurato il tratto diramato fino a Castellammare (cfr. Wikipedia)
[7] Si tratta del palazzo che attualmente è ubicato in Piazza Principe Umberto, 3 e conosciuto come palazzo Cardone, che fu di proprietà di Antonino Spagnuolo. Nonostante si sia ribadito in più saggi, dimostrando con documenti quanto asserito, c’è ancora chi confonde l’esatta ubicazione di questo albergo posizionandolo nel palazzo che fino a pochi anni fa ospitava il glorioso bar Spagnuolo (cfr. Oltre la porta del Quartuccio: ritrovamenti e rinnovamenti, a cura di Gelda Vollono e Lino Di Capua. Roma 2019).
[8] È la montagna del Faito, che prende il nome dalla presenza dei suoi faggeti.
[9]Monte Sant ‘Angelo a tre pizzi così chiamato perché formato da tre cime, è la vetta più alta della catena dei Monti Lattari infatti con il cosiddetto Molare raggiunge i 1.444 metri.
[10]Il ghiaccio ottenuto dalla neve dell’anno precedente che, stivata durante l’inverno o in enormi fosse, pare che ne esistessero ben 22, o nelle ombrose caverne del Faito veniva poi utilizzato durante le torride estati
[11] La Porta del Carmine (detta anticamente Portanova poi detta anche porta del Mercato) era un’antica porta della città di Napoli, edificata nel 1484 e demolita nel 1862 (altre fonti parlano del 1864) (Cfr. Wikipedia).
[12] Fondato nel 1783 dal baronetto sir John Francis Edward Acton incaricato da Ferdinando I di Borbone-Due Sicilie di riorganizzare la Real Marina
[13] Si trovava presso l’antico convento dei Carmelitani. I galeotti venivano impiegati nei lavori più faticosi e pericolosi.
[14] Gibilterra è un territorio autonomo britannico nella penisola iberica. Per il mondo greco romano Gibilterra costituiva una delle due colonne d’Ercole che segnavano i confini del mondo conosciuto oltre le quali si estendeva l’ignoto (Cfr. Wikivoyage)
[15]Mariana Starke nacque a Madras nel 1762 e morì a Milano nel 1838 è stata una scrittrice e una viaggiatrice britannica che girò l’Italia tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento.
[16]Pseudonimo di Jean-Marie-Vincent Audin, nato a Lione il 20 aprile 1793 e deceduto a Orange il 21 febbraio 1851. Laureato in giurisprudenza non esercitò mai la professione forense, avendo deciso di intraprendere la carriera letteraria, infatti fu un prolifico scrittore e libraio francese. Tra le sue opere si ricorda Guide du Voyager en Italie comprenat, 1. Letarif de postes … par Richard …
[17] Paolo Crescenzo Martino Avitabile nasce ad Agerola, vicino Napoli, nel 1791 da una famiglia umile. A 16 anni si arruola come artigliere nel nuovo esercito franco-napoletano di Gioacchino Murat… radunati i pochi soldi e forte dei suoi 26 anni, si dimette dall’esercito delle Due Sicilie e si imbarca per l’America. Ma un’avventura non è tale senza imprevisti: la neve affonda e Avitabile è naufrago a Marsiglia… assoldato dagli emissari dello Scià di Persia, Fath Ali Shah… In Persia lavora come istruttore militare per sei anni, imparando il parsi e l’arabo… Dopo un fugace ritorno a Napoli nel 1827 è di nuovo in Asia… Il Punjab. Lì, il maharaja Ranjit Singh sta costruendo un vero e proprio impero sikh…Singh utilizza già due veterani napoleonici, entrambi reduci di Waterloo e colleghi di Avitabile in Persia: il francese Jean Francois Allard e l’italiano Rubino Ventura. Introdotto così alla corte di Lahore, Avitabile inizia ad addestrare le truppe del maharaja, facendosi notare per la durezza e l’efficienza dei suoi meriti. Nel 1846… il ritorno di Avitabile nel Regno delle Due Sicilie… Nel 1850 Avitabile morì in circostanze non chiare (cfr.www.Zweilawyer.com/Paolo Avitable: un Napoletano alla Conquista dell’Afganistan).
[18] Sta per marinaio.
[19] Nel 1846 risultano alle dipendenze del…rajah d’Auda, il cui esercito era stato disciplinato, ai generali francesi Allard, Martin e Ventura. Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure di terra e di mare, Vol. 15, 1896
[20] Cfr. Voyage de Naples à Amalfi (3e éd.) / par E. G. D. d’A. Gauttier d’Arc, Edouard (1799-1843)
[21] Il Paluorcio, articolo a cura di Gelda Vollono e Lino Di Capua, pubblicato sul sito di Libero ricercatore.
[22]Il cannone Paixhans fu il primo cannone navale progettato per impiegare proiettili esplosivi. Fu sviluppato dal generale francese Henri-Joseph Paixhans tra il 1822 e il 1823. Cfr Wikipedia
[23]In Francia, una lega (la lieue de poste), equivaleva a 3,898 km (cfr. Wikipedia).
[24] Stabia fu distrutta da Lucio Cornelio Silla, condottiero e dittatore romano, il 30 aprile dell’89 a.C. durante la guerra sociale, a causa di una rivolta degli alleati di Roma.
[25] Si tratta dello sbarco clandestino fatto nel 1654 dal duca di Guisa presso Castellammare nel tentativo non riuscito di invadere il regno.
[26] Si tratta di Bernardo Chiesara.
[27] La letteratura di metà Ottocento riporta tantissimi episodi legati a queste due figure, la cosa che risalta è che Castellammare usava gli asini come, o quasi, come unico mezzo di trasporto sia per le persone che per le mercanzie
[28] Casino Pellicano alla Strada Sanità – Il nobile ingresso decorato da due leoni con molta arte in istucco eseguiti – ed il bel viale dal lauro-ceraso fiancheggiato la magnificenza a prima vista si manifestano di questo bel casino. In mezzo alla villa del suo nome è situato – è spazioso e con tutte le desiderabili commodità e con gran decenza è mantenuto – Un bel terrazzo v’a pure e l’aria che vi si respira la solitudine ed il magnifico orizzonte di belle e variate vedute di gran pregio lo ti rendono – Principi reali ed alti personaggi diplomatici vi anno sempre dimorato negli estivi mesi della nostra amena villeggiatura
[29] La casa – Maresca, al vicolo san Basile, è composta da due grandi appartamenti con terrazzi che godono di una spettacolare veduta per la posizione elevata; più in basso c’è la casina piccola Maresca con un bel giardino e parimenti con una bella veduta.
[30]”Venendo giù dalle Botteghelle incontrasi la elegante casina del cav. Boccapianola, la quale essendo fuor di via, potrebbe non esser avvertita. Delizioso e comodo n’è il sito, sopra tutti gli altri; e però ella è richiesta in preferenza da’ forestieri. V’ha un picciolo ma grazioso teatro che spesso serve a intertenere delle nobili brigate, e v’ha pure uno stabilimento di bagni caldi con una sala da bigliardo. Di molte e buone colture offre poi esempio la Villa, essendo il padrone del luogo, istrutto e gentile signore, utilmente e tutto dedicato a’ migliori studi dell’economia. Da questa sua casina ad un’altra si fa passaggio, si parla della villa inferiore o per meglio dire la più piccola, che resta più in basso, e propriamente di rincontro al Teatro Francesco I. F. Alvino
[31] Situata alla salita Santa Croce. È singolare questo bel casino per essere vicinissimo alla città ed in tale situazione che la sovrasta quasi tutta intera. Il suo prospetto è vasto ed ameno e gode di tutte quelle varietà che possono desiderarsi – veduta del mare – delle campagne – dei monti –del Vesuvio e di tutto il cratere – È con molta eleganza mobiliato e decorato ed à una ben ideata disposizione di stanze. Un piccolo e grazioso giardino lo fiancheggia e la sua entrata è di molto gusto. C. Parisi
[32] Probabilmente sulla strada del Cantiere nel lato verso il mare, e propriamente nel vicoletto che porta il suo nome
[33]Casino Dakenhausen alle Fratte. Il suo gusto – la sua decenza non meno che il grazioso parterre di entrata e l’amenità della sua situazione di gran pregio lo rendono – Nulla vi manca di ogni desiderabile commodità e guarda tutto il cratere e quasi tutta la città gli è sottoposta. C. Parisi.
[34] Casino Falcon alle Botteghelle – Più immediato al largo di S. Matteo l’è questo casino, e tutto il borgo domina delle Botteghelle – Vescovo Criscuolo vel piantava ed onorato veniva dagli augusti Sovrani (di F. R.) Ferdinando I e Carolina d’Austria colla reale famiglia conservandone la memoria la iscrizione in marmo che tuttora leggesene sulla entrata. Dalla attuale proprietaria è stato molto ristaurato – aumentato e nobilmente abbellito – La veduta di cui gode è bellissima ed estesa, ed il suo belvedere è sorprendente – Dalle recenti aggiunzioni infine à ottenuto questo casino una bella sala per ciascuno degli appartamenti ed una particolare strada a rampe. C. Parisi
[35] Casino Toscano alle Fratte – Sta piantato in una situazione eminente – ben tenuto – con buona simmetria disposto ed à degli ameni terrazzi ed un piccolo parterre. Guarda buona porzione del nostro cratere e dei nostri monti e del porto. C. Parisi
[36] Casino Ferrara. Lascia o alle spalle il quadrivio delle Botteghelle e non molto da esso discosto è situato questo casino facendo angolo colla strada Madonna della Sanità – A dei buoni appartamenti con grazioso parterre – scuderie e rimesse: C. Parisi
[37] Situata alla strada del Gesù
[38] Casino Cosenza alle Fratte. In un bel punto di vista è situato e nulla esso lascia a desiderare per la sua decenza come per la sua amenità – Guarda tutte le nostre campagne – il nostro mare – il Vesuvio – quasi tutto il cratere ed il porto della città col Real – Cantiere. C. Parisi
[39] Situato alle Fratte. Viene descritto con altri due casini. Formano questi tre casini un sol gruppo ed anno pure una sola entrata- e benché di buon’aria e di bella veduta essi godano non anno però gran nome tra i nostri principali casini- ne diciamo pertanto ch’essi con mediocre decenza sono tenuti. C. Parisi
[40]Situato molto probabilmente sulla salita Quisisana nell’omonimo vicoletto.
[41]Vedi nota 34.
[42]Casịno Acton, sulla strada della Madonna della Sanità – Di molto gusto è questo casino – con molta eleganza decorato e tenuto – e ben ideata n’è la interna divisione delle stanze – La sua entrata è per il piccolo parterre che lo fiancheggia sul davanti, i di cui alti alberi danno una grande ombra all’appartamento- Di variata e bellissima veduta gode; à nel pian terreno una spaziosa ed amena sala – ed alle sue spalle un recente grazioso parco. C. Parisi
[43] Casino Pagano. È imminente al centro della città ed al porto in un luogo più inferiormente nascosto dell’antecedente ma la prospettiva gode del cratere e la pittoresca e deliziosa veduta dei nostri monti. A’ pure un piccolo giardino ed è molt’accuratezza, e proprietà mantenuto. C. Parisi
[44] Casino Cannavale a Quisisana. È nel principio posto della vigna dello stesso proprietario-decentemente tenuto ed abbellitosi nello esterno come nello interno- e vi si trova ogni commodità. Di grande amenità e di bella veduta gode, né ha punto bisogno di raccomandazione che per il vico quasi nascosto che vi conduce. C. Parisi.
[45] Casino Ruffo alle Cammarelle “La sua posizione in cima alla collina delle Cammarelle di una sorprendente amenità e di un’aria molto elevata lo rendono. Tutta la città esso sovrasta e tutto il vasto orizzonte pare che domina. Isolato e solitario di ogni commodità e bella decenza non manca, che atto lo rendono al ricevimento di qualunque nobile persona. Nello ameno giardino che lo circonda una graziosa pagliaja di sommo gusto vi trovi, e delle belle passeggiate”. C. Parisi.
[46] Casino Longobardi a S. Andrea “Il suo esteriore aspetto alla nobile melanconia par che ti richiami da cui era animato il genio del Veronese cantore del Giorno. Una tomba rappresenta la sua architettura colla iscrizione nel fregio – Morituro Satis- Nello interno è pure di molto gusto e con bella eleganza abbellito, ed in due piccoli casini sembra partito dalla interna graziosa villetta…” C. Parisi.
[47] Situata nella Strada fuori la porta (oggi via Santa Maria dell’Orto) C. Parisi
[48] Probabilmente si tratta dell’attuale palazzo sito all’angolo tra via 4 Novembre e santa Maria dell’Orto.
[49]Pierre-François-Hercule conte di Serre (Pagny-sur-Moselle 1776 – Castellammare di Stabia 1824) fu un uomo politico francese. Guardasigilli (1818-20), fu autore della legge sulla stampa (1819) che abolì la censura e l’autorizzazione preventiva. Dal 1822 fu ambasciatore a Napoli (Cfr Treccani).
[50]Le origini della reggia di Quisisana sono tutt’oggi ancora incerte: sicuramente la costruzione è antecedente al 1280 sia da come risulta da alcuni documenti scritti da Carlo I d’Angiò sia da come testimoniato dal Decameron di Giovanni Boccaccio. http://www.sitireali.it/sito-reale/sito-reale-di-quisisana/
[51]La Reggia di Caserta è stata edificata a partire dal 1752. Era esattamente il 20 gennaio quando fu posata la prima pietra. Il maestoso palazzo reale è opera dell’architetto Luigi Vanvitelli che ne curò e seguì il progetto fino alla sua morte avvenuta nel 1773.https://www.sapere.it
[52]Venne così costituita nel 1778, su progetto dell’architetto Francesco Collecini, una comunità nota come Real Colonia di San Leucio, basata su uno statuto apposito del 1789 che stabiliva leggi e regole valide solo per questa comunità.
https://www.dltviaggi.it/it/campania/caserta/borgo-reale-di-san-leucio-e-reggia-di-caserta
[53]Costruito dal Duca di Sorrento come fortezza di frontiera del suo dominio prima dell’XI secolo poiché Il nome di “Castello a Mare” appare per la prima volta in un documento del 1086, prova documentale che il Castello già da tempo esisteva.
[54]Il Borbone Re Ferdinando II nel 1832 affidò l’incarico all’ing. ‘di ponti e strade’ Luigi Giordano per il progetto della strada Castellammare – Sorrento (Meta). … Alla fine dello stesso anno era stata già aperta la traccia fino a Vico (transitabile a cavallo); due anni dopo (1834) la traccia era aperta fino a Meta (circa 10 Km.). Nei successivi 6 (sei) anni furono completate tutte le opere (compreso i ponti di Capo d’Orlando quello sul Rivo d’arco/Ponte di Seiano), tagliata la montagna di Scutolo, completate le rifiniture, pagate le imprese e pagati gli espropri dei terreni. Antonino De Angelis. La strada fu inaugurata nel 1839 con la completa apertura al transito delle carrozze
[55]I lavori per la costruzione delle Antiche Terme iniziarono nel 1827 su progetto dell’architetto Catello Troiano e furono inaugurate nel 1836.
[56] Se escludiamo la struttura dei bagni dell’acqua ferrata del Mulino, di proprietà del sig. Alessandro Cascone e ubicata fino alla prima metà del secolo scorso a piazza Fontana Grande nel palazzo Fezza, è solamente nel 1964 che finalmente i turisti poterono usufruire di un albergo vicino al  nuovo complesso termale costruito sul Solaro.
[57]Il passo napoletano era di 7 palmi, pari a m 1,85185, pertanto la sorgente in questione si trova a circa 74 m dal mare.
[58] Si riferisce alla frana del 23 di gennaio 1841 causata in seguito a insistente e abbondante pioggia
[59]Con atto costitutivo nel mese di maggio del 1839 nasceva alla strada nuova della spiaggia la fabbrica di cuoi e pellami di Emmanuele Rastoin. Statuti della Società in commandita per lo miglioramento della fabbricazione …

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Fondatore e Direttore Responsabile di liberoricercatore.it

Giornalista pubblicista, iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti con tessera n° 146480. Appassionato ricercatore di storia e di tradizioni locali.
E' anche autore di NonSoloRisparmio.it (guida pratica on-line su come risparmiare e fare economia).

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