Federico Emanuel e il Prete rosso

Storia e Ricerche

Federico Emanuel e il Prete rosso

di Giuseppe Zingone

Federico Emanuel e il prete rosso

Presunta immagine di Antonio Vivaldi, migliorata con AI

Federico Emanuel una Storia di Manoscritti, Destini e Note Eterne

Cari amici di Liberoricercatore e appassionati delle storie che il tempo, a volte, prova a nasconderci! Oggi vi propongo un viaggio affascinante, un ponte tra la grandezza barocca veneziana e la dignità salesiana, fino ad approdare, idealmente, nella nostra amata Castellammare di Stabia. Il protagonista di questo racconto è un giovane salesiano, di cui molti di voi avranno sentito parlare Monsignor Federico Emanuel, Salesiano di Don Bosco.1

Federico Emmanuel, lo ricordiamo, fu Vescovo di Castellammare di Stabia dal 12 novembre 1936 al 16 aprile 1952, prima di ritirarsi. “Dottore in Lettere e Filosofia all’Università di Torino, da Sacerdote espletò mansioni di docente e di direttore degli Istituti Salesiani: fu docente a Trino Vercellese negli anni 18941898, a Torino negli anni 1899-1901, a Casal Monferrato negli anni 1901-1904, a Mogliano Veneto negli anni 1904-1905 e direttore a Caserta dal 1906 al 1919, a Bari dal 1919 al 1925 e a Borgo San Martino dal 1925 al 1929“.2

Cappella dell’Ex collegio Salesiano di Borgo San Martino Alessandria, foto dal sito Fai

Proprio in questo suo ultimo incarico, a Borgo San Martino, si presentò al giovane direttore salesiano, uno dei capitoli meno noti, ma di importanza capitale per la storia della musica mondiale. Un episodio che lo lega indissolubilmente a un nome che non ha bisogno di presentazioni: Antonio Lucio Vivaldi, il leggendario “Prete Rosso”.3

Il Genio Barocco e l’Oblio dei Manoscritti

Permettetemi una breve digressione sul “Prete Rosso”. Antonio Vivaldi (Venezia, 4 marzo 1678 – Vienna, 28 luglio 1741) è stato un compositore e violinista italiano di statura immensa, un vero gigante del Barocco musicale. Le sue melodie hanno dipinto paesaggi sonori indimenticabili, dalle celeberrime Quattro Stagioni (Concerti per violino Op. 8, RV 269, RV 315, RV 293, RV 297) a opere liriche come: La Costanza Trionfante (di cui, pensate, ben 18 arie furono ritenute perdute!) e oratori sacri come: Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie, RV 644, senza dimenticare gioielli cameristici come: la Sonata in sol maggiore per due violini RV 71. Era un sacerdote, sì, ma la sua cagionevole salute gli impediva di celebrare la messa, e il soprannome “Prete Rosso” gli derivava semplicemente dal colore fiammante dei suoi capelli.

Ebbene, dopo la sua morte, gran parte del suo immenso patrimonio musicale finì nell’oblio. I manoscritti, forse venduti dal fratello minore Francesco, intrapresero un lungo viaggio, per “riposare” in incognito a Genova per quasi due secoli, custoditi gelosamente da una famiglia nobile, i Durazzo. Un tesoro inestimabile, perso nelle pieghe del tempo.

Don Federico Emmanuel, Rettore del Monferrato

Torniamo al nostro Federico Emmanuel. Prima di essere Vescovo a Stabia, lo troviamo, come già accennato, a Caserta, Bari, borgo San Martino, in qualità di Rettore dell’Istituto Salesiano. 

Federico Emanuel e il Prete rosso

Federico Emanuel 1910, Istituto Salesiano Caserta

Un salto temporale ci porta poi al 1922, quando muore Marcello Durazzo, ultimo erede della famiglia genovese. E qui avviene la svolta: Marcello lascia la sua intera biblioteca, inclusi quei “vecchi” manoscritti musicali, al collegio San Carlo dei Salesiani nel Monferrato.

Ed ecco che, nel 1926, Don Federico Emmanuel approda al Collegio San Carlo, nel ruolo di priore/rettore. Immaginate la scena: la necessità di fondi per lavori di ristrutturazione del collegio, spazi da liberare, e una serie di “scatoloni ingombranti” che attendevano un destino. Una decisione, presa per necessità pratiche, che avrebbe avuto risonanze secolari!

La Scintilla della “Rinascita Vivaldiana”

Don Federico Emmanuel decide di mettere in vendita il contenuto di questi “ingombranti” scatoloni. E qui la sua intuizione, o forse una fortunata concatenazione di eventi, si rivela provvidenziale. Per le “cose musicali”, il rettore non agisce con superficialità. Si rivolge a Luigi Torri, all’epoca direttore della prestigiosa Biblioteca Nazionale di Torino.

Torri, a sua volta, comprendendo l’importanza del compito, chiede la consulenza di un luminare, il musicologo Alberto Gentili. E fu Gentili, addentrandosi in quelle carte ingiallite, a riconoscere l’incredibile verità: tra quelle pile di manoscritti c’erano le opere perdute, il cuore pulsante di Antonio Vivaldi!

Quelle casse di “roba vecchia” si rivelarono un tesoro inestimabile, la parte fondamentale e allora sconosciuta del catalogo del Prete Rosso, che oggi è custodita gelosamente come il famoso Fondo Foà-Giordano della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.4 Una collezione valutata, pensate, ben 296.000 lire dell’epoca, una cifra che lascia intendere l’immensa portata della scoperta.5

Federico Emanuel e il Prete rosso

Antonio Vivaldi, spartito della Biblioteca Universitaria di Torino

Un Destino Incrociato e una Gratitudine Eterna

In sintesi, fu proprio Don Federico Emmanuel, l’uomo che da lì a poco sarebbe diventato il nostro Vescovo di Castellammare di Stabia, a dare il via, con la sua decisione nel 1926, a quella che gli studiosi definiscono la “rinascita vivaldiana” (la Renaissance vivaldiana). Senza la sua azione, quelle note eterne sarebbero forse rimaste prigioniere della polvere per chissà quanto altro tempo.

Senza saperlo, fu un attore chiave nella riscoperta di uno dei più grandi compositori di tutti i tempi. È la prova che la storia è intessuta di fili sottili, che collegano figure e avvenimenti in modi che la ragione stenta a immaginare. Il “Prete Rosso” Vivaldi ha ritrovato la sua voce grazie anche, e non è un’esagerazione, all’intuizione di Federico Emmanuel.

Vogliamo inoltre ricordare, L’affare Vivaldi, il romanzo storico che mescola sapientemente la ricerca musicologica con l’intrigo e il mistero, di Federico Maria Sardelli, di cui avevamo già accennato in un vecchio articolo: Amilcare Sciarretta e la croce luminosa, nelle cui pagine, sia lo Sciarretta, sia Federico Emanuel sono citati.

Questo mio breve articolo di cui avevo dimenticato di riportare le informazioni per i lettori stabiesi, nasce dall’ascolto estemporaneo (sembra folle) di uno dei brani del grande compositore “Il Prete rosso”.

Leggi il : Necrologio di Federico Emanuel del sacerdote Renato Ziggiotti

Articolo terminato il 25 ottobre 2025


1. FEDERICO EMANUEL (diocesi di Castellammare, 1936-1952) VOBISCVM SVM (motto): “Dal matrimonio di Giovanni Emanuel con Maddalena De Filippo il 6 settembre 1872, nacque un fanciullo, che al fonte battesimale della Parrocchia del natio Comune (Bussolino di Gassino, Archidiocesi di Torino) il successivo giorno ebbe il nome di Federico, ricevendo l’acqua lustrale dal reverendo Giuseppe Reviglio.
Dodicenne, nel settembre 1884 fu accolto da Don Bosco, il fondatore della Congregazione Salesiana, nell’Istituto Salesiano di Valdocco e quattro anni dopo, nell’anno 1888, indossò l’abito della suindicata Congregazione ricevendolo dalle mani del successore di Don Bosco, il venerabile Don Rua. Nel 1890 si legò con i voti perpetui all’indicata Congregazione e 1’8 giugno 1895 fu Sacerdote a Torino per le mani dell’Arcivescovo di quella Sede, Monsignor Davide dei conti Ricciardi“.  In: Giovanni Celoro Parascandolo, I Vescovi e la Chiesa Stabiana, dal 1800 al 1997, Nicola Longobardi 1997, pag. 149 e succ.

2. Ibidem come sopra, pag. 150.

3. Antonio Lucio Vivaldi, nacque a Venezia il 4 marzo 1678 e morì a Vienna, il 28 luglio 1741 è stato un compositore e violinista italiano, considerato tra i massimi esponenti del barocco musicale e tra i maggiori virtuosi del suo tempo. Sacerdote, pur non potendo celebrare la messa per motivi di salute, era chiamato “il Prete rosso” per il colore dei capelli.

4. La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino conserva la Raccolta Foà-Giordano, che costituisce la maggior parte dei manoscritti di Vivaldi oggi conosciuti (circa il 92% degli spartiti autografi). Si parla di più di 450 manoscritti in 27 volumi, inclusi 296 concerti e quattordici opere liriche integrali.

5. Federico Maria SardelliL’affare Vivaldi, Sellerio editore, 2015, pagg. 304.

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