‘A Criazione

( Storia di una cosmogonia tra Castellammare e Stabia )

( di Giuseppe Zingone )

 La creazione, secondo il cristianesimo è dono gratuito di Dio, cioè un regalo non subordinato all’amore dell’uomo, anzi Dio previene l’amore umano donandosi per primo. I teologi affermano che Dio è Trino, a motivo del fatto che se fosse stato uno e solo, avrebbe amato unicamente sé stesso, di un amore egocentrico; l’IO del Padre si rivolge al TU del Figlio, divenendo il NOI dello Spirito Santo. L’amore infatti ha bisogno di un tu a cui rivolgersi ed essendo l’amore di Dio perfetto e sovrabbondante esce fuori da sé stesso nella creazione ed ecco lo Spirito di Dio iniziare l’opera aleggiando sulle acque, un amore traboccante, debordante, dà origine al mondo ed attraverso il Verbo ha inizio la più grande avventura dell’intero e sterminato universo.

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Ne sono certo!… quando il terzo giorno della creazione Dio fece apparire l’asciutto si sedette sul cono del Vesuvio, tenendo in fresco i piedi, godendo per brevi istanti della ombrosità proveniente da Sud; già pregustava il suo meritato riposo della lunga giornata che ormai volgeva al termine. Il suo lavoro evidentemente non era ancora completo, per cui delimitò lo spazio, tra il verdeggiante Faito ed il mare, e con il suo personale pennello tracciò un arco, il golfo di Castellammare di Stabia.
Quel che fece era buono e giusto, ma nella sua onniscienza pensando al Figlio suo ed agli uomini che questi avrebbe riportato al Padre attraverso la croce, non si astenne dal sollevare il Faito, e sotto di esso tracciò diversi solchi, che presto furono ripieni d’acqua cristallina, l’acqua che prese a scorrervi acquistava pian piano l’essenza delle pietre, ricche di minerali, sulle quali si muoveva.
Anche qui si soffermò e toccandosi la barba riconobbe di aver fatto un buon lavoro, nessuno neanche l’uomo più insensibile e ingrato avrebbe potuto dire che Dio non era stato provvido verso quei luoghi, l’aria serale era frizzante ed ora riposarsi aveva l’unico scopo di proseguire il lavoro il giorno dopo; non s’accorse però che nel sollevarsi, il suo piede aveva fatto riemergere dal mare un piccolo scoglio che fu il coronamento di un opera d’arte, come la firma di un pittore sulla tela appena terminata.
Inutile dire che ai primi uomini che vissero in questa succulenta terra non mancava nulla, c’era solo da scegliere: dedicarsi alla pesca, alla caccia, all’agricoltura per cui nacquero subito i primi insediamenti umani che non avevano bisogno di palafitte per proteggersi dai feroci animali, le grotte furono presto abbandonate, subito si svilupparono culture nuove che si affinarono sempre più, i Sanniti, gli Etruschi, i Greci e poi i Romani. Come tutti gli altri anche questi ultimi non poterono far a meno di notare le enormi potenzialità della terra di Stabiae e quando successivamente, essa non volle piegarsi al crudele tiranno Silla fu distrutta, ma subito si riebbe, rifondò sé stessa e ancora una volta cadde in disgrazia stavolta per l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Post fata Resurgo celebra il motto stabiese e così fu che dal basso all’alto medioevo, questa terra fece innamorare Regine e nobili, principi e marchesi, e fu amata in maniera indicibile soprattutto dai suoi figli (in particolare dai figli emigrati), che di lei, serbarono i ricordi nel cuore.

Ora come il lettore ben sa, non esiste creazione positiva, senza che il suo opposto faccia la sua bella comparsa, e ve pare co’ riavolo se ne steva in disparte? Troppa bella sta terra, pe’ nun ce mettere ‘e mmane.
Fatto è che il peccato entrando nel cuore dell’uomo lo corrompe, è succieso pirciò ca ‘e mmane c’hanno vulute mettere paricchie ‘e lloro, tanto che la Città stessa in una giornata di pioggia squassante e fastidiosa, disse: “Dio mio, vire tu quanta munnezza!!!” A dire il vero non si capì bene a cosa o a chi si riferisse. Io propendo per i “chi” ed allora cito: chi specula, chi corrompe, chi maltratta, chi nun se piglia scuorno, chi sporca, chi ‘mbratta, chi arrobba, chi truffa e chi fa perdere ‘a speranza, si tanto che pure a ggente onesta fatica a se cumpurtà buono!

In ogni caso è chiaro che ‘o remmonio s’è moltiplicato e cu’ isso: cattiverie, fetenzie, e mal’azioni. Speriammo e n’aspettà troppo pe’ sta restaurazione;

Stavota senza aiuto ‘e Dio cumpimmo sta ri-CREAZIONE!

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Collaboratore di Redazione

Appassionato di immagini d'epoca di Castellammare è curatore di diverse rubriche, tra cui: "Le stampe antiche" e "Le navi varate a Castellammare".

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