
Storie minime
Catello Uvale e il confine sottile tra memoria e storia
articolo di Enzo Cesarano
Negli anni Ottanta, a Castellammare di Stabia, c’era un uomo che molti ricordano ancora oggi con affetto e rispetto. Si chiamava Catello Uvale.
Era stato consigliere comunale, comunista, operaio dei cantieri navali: una vita piena, concreta, legata profondamente alla città. Poi, raggiunta la pensione, aveva trovato un modo semplice ma significativo per continuare a restare dentro il suo tempo: vendeva cartoline antiche, orologi vintage e materiale cartaceo legato a Castellammare.
Non era un mestiere qualunque. Era, in un certo senso, una forma di custodia.
Catello Uvale si muoveva tra mercatini e fiere quando ancora il collezionismo non era dominato dal digitale, quando piattaforme come eBay non esistevano e la ricerca passava attraverso le mani, gli occhi, le relazioni. Indossava quasi sempre il suo inseparabile impermeabile e portava con sé una borsa di pelle, consumata ma dignitosa. Dentro quella borsa non c’erano semplici oggetti: c’era un piccolo patrimonio di memoria cittadina.
Chi si fermava a parlare con lui non trovava solo un venditore, ma una persona che conosceva profondamente ciò che proponeva. Ogni cartolina aveva una storia, ogni immagine un contesto, ogni dettaglio un significato. Era questo a fare la differenza.
Senza proclami, senza bisogno di definirsi, Catello Uvale rappresentava una figura preziosa: un tramite tra il passato e il presente. Aveva, senza saperlo, quella “leggerezza” di cui parlava Italo Calvino: la capacità di trattare cose profonde con misura, senza appesantirle, senza trasformarle in esibizione.
Oggi, a distanza di anni, il panorama è cambiato.
Castellammare continua a contare su appassionati, collezionisti, persone che salvano fotografie, cartoline e documenti destinati altrimenti a scomparire. È un lavoro importante, spesso silenzioso, che merita riconoscimento.
Accanto a questo, però, emerge talvolta una certa confusione tra ruoli diversi. Conservare non è studiare. Raccontare non è necessariamente fare storia. La storia, quella fondata, è un percorso rigoroso: vive negli archivi, nelle biblioteche, nella verifica delle fonti, nello studio delle lingue e dei contesti.
Questo non diminuisce il valore di chi raccoglie e tramanda memoria. Al contrario, lo definisce meglio.
Catello Uvale, con la sua discrezione, lo aveva già compreso. Non si è mai attribuito titoli che non gli appartenevano. Non ne aveva bisogno. La sua autorevolezza nasceva dalla conoscenza e dal rispetto per ciò che maneggiava.
La sua figura, oggi, può diventare un piccolo punto di riferimento. Non come nostalgia, ma come esempio.
Perché il tema non è stabilire chi può parlare della città, ma come lo si fa. Con attenzione e responsabilità. Con la consapevolezza che la storia non è un racconto da modellare a piacimento, ma una realtà da comprendere, anche quando è complessa o meno suggestiva.
L’immagine che resta è quella di un uomo con una borsa di pelle, piena di frammenti di Castellammare. Un’immagine semplice, quasi d’altri tempi, ma capace ancora oggi di suggerire un equilibrio possibile tra memoria e storia.
In un tempo in cui tutto rischia di diventare narrazione, forse è proprio da quella misura che vale la pena ripartire.
Enzo Cesarano
Storie Minime ( episodi e brevi aneddoti di vita stabiese )
Ispirata dal carissimo amico Corrado di Martino, che nei suoi racconti concentra il potere di sintesi e la buona scrittura, questa rubrica accoglierà le storie e gli aneddoti di formato breve, di coloro che hanno qualcosa da raccontare. Va da sé, che non è necessario essere scrittori, per contribuire è sufficiente che gli scritti siano concisi e relativi al vissuto stabiese.
La rubrica è aperta a tutti, se avete un episodio da raccontare, contattateci quindi all’indirizzo: ricercatoredistabia@libero.it


Voglio ringraziare l’amico Enzo per questa sua preziosa testimonianza su Catello Uvale, un piccolo grande sconosciuto protagonista del Movimento Operaio di Castellammare, figlio legittimo di quella che la mitica e ormai scomparsa , Stalingrado del Sud. Ho avuto modo di scrivere, brevi cenni, in alcune delle mie storie e anche nella mia ultima ricerca sulle origini della FGCI stabiese, di cui una parte è stata pubblicata su Libero Ricercatore, mentre quella integrale uscirà sul prossimo numero della rivista bimestrale, Infiniti Mondi.
Catello Uvale meriterete ben altro spazio,, e per questo aspetto qualche autorevole contributo dai suoi eredi.
Per ora, Grazie Enzo.