Archivi autore: Carlo Felice Vingiani

Informazioni su Carlo Felice Vingiani

Collaboratore di Redazione Carlo Felice Vingiani, Dottore in Farmacia, lavora presso la "Farmacia San Carlo - Gallerani". È collezionista di "cose stabiesi" e fervente meridionalista.

La progenie del Gran Mogol

La progenie del Gran Mogol

articolo del 15 maggio 2021

del dott. Carlo Felice Vingiani

In un’epoca ormai lontana, in luoghi esotici che nel nostro immaginario restano inevitabilmente legati alle descrizioni fantastiche che ne fecero romanzieri come Jules Verne ed Emilio Salgari, si snodarono le vite di numerosi avventurieri recatisi in quelle terre in cerca di fortuna.

Quegli uomini, spinti dalla voglia di arricchirsi, dal desiderio di avventura e gloria, o, come potremmo dire oggi, dalla necessità di ritrovare sé stessi, intrapresero azioni che, a seconda di chi le raccontò, tramandarono come gesta eroiche oppure come crimini brutali.

Alla luce delle odierne tendenze a rivisitare la storia in modo obiettivo, privo dei fronzoli narrativi che associarono questi personaggi per conferirgli un’immagine eroica e leggendaria, possiamo giudicarli invasori senza scrupoli, sterminatori di popolazioni pacifiche e distruttori di civiltà secolari.

Quale che sia il giudizio che la storia ha voluto dare di questi uomini e delle loro azioni, non si può negare che furono davvero tanti a lasciare la propria terra natia per non farvi mai più ritorno, il più delle volte perché il destino volle che trovassero la morte inseguendo una chimera, più raramente perché, realizzato il proprio sogno, rimasero per viverlo fino alla fine.
Pochissimi tornarono nella loro Patria e ancor meno furono quelli che lo fecero recando con sé cospicue ricchezze, oltre che le storie inevitabilmente rivisitate da poter raccontare ad amici e parenti, magari davanti ad un boccale di vino.

Fra questi ultimi, non possiamo fare a meno di annoverare due nostri conterranei: lo stabiese Catello Filose e l’agerolese Paolo Avitabile.

CATELLO FILOSE IN INDIA

Catello, nacque a Castellammare di Stabia nel 1749 circa, figlio di Gennaro Filose e di Agnella o Nella Di Capua e nipote di Giacomo Filose. Appena sedicenne, si imbarcò e non fece ritorno per lunghissimi anni, se non quando, cinquantenne, ossia nel 1799, rientrò carico di ricchezze ed unico custode di storie dette e non dette che ammantarono di mistero il suo passato, rendendo lui una figura leggendaria agli occhi degli stabiesi suoi contemporanei, che lo soprannominarono ‘o Gran Mogol.

Degli aspetti più affascinanti e folkloristici della sua vita, una volta tornato a Stabia, molti hanno raccontato: da Catello Parisi nel 1842 a Don Matteo Rispoli nel 1859, da Michele Palumbo nel 1972 a Giuseppe D’Angelo nel 2000, ma per questo vi rimando all’esauriente articolo di Maurizio Cuomo “Il Gran Mogol”.

Cosa accadde, però, dal giorno in cui il giovane Catello si lasciò alle spalle il porto che l’aveva visto nascere fino a quando vi tornò?
Viene in nostro soccorso il Dott. Tomaso Vialardi di Sandigliano, autore di numerose pubblicazioni di carattere storico militare [1], che ringraziamo per le preziose informazioni ed i riferimenti bibliografici fornitici. Continua a leggere

San Catello in processione

San Catello in processione

articolo del dott. Carlo Felice Vingiani

San Catello in processione

San Catello in processione

Probabilmente, nella storia di Castellammare di Stabia, non era mai accaduto che San Catello non uscisse dalla Cattedrale, per le consuete processioni di gennaio e di maggio, per due volte consecutive.
Le misure di prevenzione resesi necessarie per fronteggiare l’epidemia di Covid-19, così come accaduto lo scorso maggio, impediscono il regolare svolgimento anche della processione di gennaio e, così, la redazione di Liberoricercatore.it ha pensato bene di presentare una carrellata di vecchie immagini che ritraggono il nostro Santo Patrono nel corso delle sue regolari uscite, con l’auspicio che tutto possa tornare alla normalità fin dal prossimo appuntamento primaverile.

Archivio immagini (collezione Carlo Felice Vingiani): Continua a leggere

Una reliquia di San Catello

articolo del dott. Carlo Felice Vingiani

Reliquia di San Catello

Reliquia di San Catello

Il recente ritrovamento di una piccola teca di metallo, delle dimensioni di 3cm x 2,5cm, contenente un frammento di incerta natura, recante un’etichetta che lo identifica come reliquia del protettore di Stabia, San Catello, ha generato numerosi interrogativi circa la sua storia e, ovviamente, la sua eventuale autenticità.

Ma andiamo per ordine. Prima di tutto, cos’è una reliquia?
Col termine reliquia viene indicata una qualsiasi parte del corpo di un Santo o di un Beato, o un brandello di un suo indumento, oppure un oggetto appartenutogli, o in qualche modo strettamente legato alla sua vita o alla sua morte.
La venerazione delle reliquie, pratica esistente in quasi tutte le religioni, era riscontrabile già in epoca paleocristiana, ma trovò particolare diffusione nel Medioevo, allorché le città e le chiese che ospitavano reliquie di Santi importanti divennero meta di pellegrinaggi, raccogliendo offerte più generose. Per soddisfare le tante richieste, si cominciò a considerare venerabili anche le cosiddette reliquie da contatto, ossia degli oggetti che avevano semplicemente toccato le reliquie vere e proprie.
Purtroppo, in conseguenza della aumentata domanda di reliquie, attorno ad esse si sviluppò un vero e proprio mercato e, conseguentemente, si registrò la diffusione anche di falsi. Per porre un freno al dilagare di questi ultimi, la Chiesa Cattolica, in occasione del Concilio di Trento, dispose che tutte le reliquie, per essere considerate autentiche, dovessero riportare un sigillo apposto dall’autorità religiosa competente[5. Wikipedia, enciclopedia online a contenuto libero].

Quindi, la prima domanda che sorge è: sul reliquiario di San Catello, è presente un qualche sigillo che ne attesti l’autenticità? Continua a leggere

Castellammare anni '80 (stabilimento bagni acqua ferrata)

Gli stabiesi raccontano la loro Castellammare

Gli stabiesi raccontano la loro Castellammare

a cura del dott. Carlo Felice Vingiani

In questa pagina, invitiamo i lettori a commentare con le proprie memorie (ricordi ed eventuali aneddoti), i luoghi o i personaggi ritratti nelle immagini che di tanto in tanto avremo cura di pubblicare su liberoricercatore.it.

N.B.: gli interventi postati sulla pagina facebook di LR, più interessanti e pertinenti, saranno riportati sul nostro portale, a corredo delle foto pubblicate.


Ultima immagine inserita:

Viale Europa anni ’50

viale Europa anni ’50

Libero Ricercatore: Da questa cartolina d’epoca apparentemente poco significativa ad un occhio distratto, possiamo notare la trasformazione urbana che ha delineato nel tempo l’attuale Viale Europa. Continua a leggere

La Castellammare del 1800 in 3D

Storia e Ricerche

La Castellammare del 1800 in 3D

articolo del Dott. Carlo Felice Vingiani 

L’invenzione della fotografia è databile al 1839, anno in cui il francese Louis Mandé Daguerre e l’inglese William Henry Fox Talbot ufficializzarono la loro rivoluzionaria scoperta e le procedure che avevano rispettivamente impiegato per arrivare ad imprimere un’immagine su carta.

Appena un paio d’anni dopo, nel 1841, un altro inglese, Sir Charles Wheatstone, trovò il modo per utilizzare la nuova invenzione al fine di creare immagini che oggi definiremmo “in 3D”.

Il principio, in realtà piuttosto semplice, era basato sulla nostra capacità -definita visione stereoscopica– di vedere le cose in rilievo, grazie all’impiego combinato dei due occhi. Essi guardano l’oggetto da direzioni differenti l’uno rispetto all’altro, e le due immagini, lievemente diverse fra loro, vengono elaborate dal cervello per ricavare la percezione della profondità.

Lo strumento grazie al quale si poteva ottenere questa visione fu chiamato Visore Stereoscopico, Stereovisore, o Stereoscopio. Rispetto a quello originale, nel corso degli anni furono sviluppati modelli più complessi e funzionali, grazie ad Oliver Wendell Holmes e a David Brewster.
L’apparecchio era costituito da un visore provvisto di due lenti, da un distanziatore alla cui estremità veniva posta una coppia di immagini gemelle e da un separatore che impediva che gli occhi incrociassero i rispettivi coni visivi.

Anche la procedura attraverso cui venivano scattate due fotografie da angolazioni lievemente diverse, tali da trarre in inganno l’occhio umano, richiese una prolungata fase sperimentale.  Alla fine il metodo che risultò più pratico fu quello che impiegava fotocamere doppie, con due obiettivi ed altrettanti otturatori, che scattavano simultaneamente grazie ad un unico pulsante attivatore.

I soggetti in formato stereoscopico che, sul finire dell’800 e l’inizio del ‘900, erano maggiormente richiesti dall’alta borghesia riprendevano panorami, monumenti, immagini naturalistiche o erotiche e così, anche Castellammare, meta privilegiata del Grand Tour, stazione termale, balneare e polo culturale di spicco, richiamava i fotografi dell’epoca, alcuni dei quali riprodussero anche scorci in stereoscopia.

Galleria immagini stereoscopiche: Continua a leggere