Armand Jean de Vignerot du Plessis e l’assedio di Castellammare

Armand Jean de Vignerot du Plessis e l’assedio di Castellammare

di Giuseppe Zingone

Armand-Jean de Vignerot du Plessis

Armand-Jean de Vignerot du Plessis, opera di Hyacinthe Rigaud, 1690

Nel 1600, almeno fino all’avvento di Luigi XIV (il re sole), coloro che realmente gestivano le sorti politiche della Francia erano i Cardinali, anche i non addetti ai lavori, ricorderanno Richelieu e Mazzarino sopra tutti, ma famose nella nostra terra le gesta del duca Enrico II di Guisa di cui abbiamo già parlato (arcivescovo della Chiesa Cattolica).

Armand Jean de Vignerot du Plessis, invece è un ufficiale di marina francese (ammiraglio), nacque il 3 ottobre 1629 a Havre de Grâce e morì il 20 maggio 1715 a Parigi.

Il giovane Armand di Richelieu aveva ereditato i beni e i titoli dal prozio, Cardinale Richelieu (uomo tra i più potenti del suo tempo)1signore de Fronsac, Pari di Francia, Principe di Mortagne, Marchese du Pont de Courlay, Chevalier d’honneur di Madame la Dauphine e Général des Galéres.2Nel 1642, Armand Jean, divenne Ammiraglio delle galere (navi) di Francia, carica che mantenne fino al 1661.

Don Juan José de Austria

Ai tempi del Guisa e della insurrezione di Masaniello cioè nel 1647, il giovanissimo duca pronipote di Richelieu, fu inviato a Napoli, che era insorta (in parte) contro gli Spagnoli. Il popolo aveva proclamato la Repubblica Napoletana. A fine dicembre Armand Jean vinse a Capri, contro lo squadrone di don Juan d’Austria, una vittoria gloriosa ma non decisiva. Per due volte, il 29 dicembre 1647 e il 1 gennaio 1648, don Juan evitò un nuovo contatto. Il 5 gennaio, per mancanza di porto o ancoraggio, Armand Jean fu costretto a lasciare il Golfo di Napoli senza aver raggiunto l’obiettivo della campagna: sbarcare proprio a Castellammare, la batteria e i 1.800 uomini offerti dalla Francia agli insorti.

Nel “La venuta del Duca di Guisa a Castellammare“, (la prima venuta quella del 1647) già accennammo anche se brevissimamente che Enrico II, approfittando dei moti popolari e l’insurrezione di Masaniello e dei filo francesi, provò a conquistare i comuni a sud di Napoli, e dopo aver preso Torre Annunziata, si diresse alla volta di Castellammare. Il motivo di tale scelta era dovuto ai mulini, da qui proveniva il grano e le farine (e non solamente queste) per la città di Napoli; altro fattore non meno importante fu quello difensivo. Castellammare è protetta a sud, dalla montagna e comunque permetteva una via di fuga piuttosto rapida attraverso il mare.3

Un tassello importante relativo a questo primo assedio proprio del 1647, è tratto da uno studio del Dottor Celoro Parscandolo che nel suo “Cronache inedite della rivoluzione di Masaniello“, ci fornisce un quadro dettagliato di ciò che accadde a Castellammare tra il 21 e il 22 Dicembre 1647 (oltre ad innumerevoli notizie riguardanti il circondario della Città).4

Altra traccia, stavolta iconografica è questo dipinto equestre di Armand Jean de Vignerot du Plessis, il cui autore è Charles de la Fosse, ed il cui titolo è proprio “Assedio di Castellammare 1647“.5

Charles de la Fosse, Portrait of Armand Jean Vignerot, Duc de Richelieu at the Siege of Castellamare in 1647

Una vita da cavaliere iniziata in maniera folgorante a 19 anni, ma che terminò in modo disastroso: Erede di un patrimonio considerevole, consumò tutto nel gioco e con le donne, tanto che nel 1661, vendette il suo ufficio di generale delle galere (Galeoni) per 200.000 lire. Rinunciò successivamente, anche al titolo di governatore di Le Havre; nel 1665, perse 25 dipinti della sua collezione, tra cui tredici Poussin.

Dilapidò ben presto tutte le sue ricchezze ed alla fine della sua vita, aveva sperperato anche tutte le fortune ereditate dal Cardinale Richelieu. quelle fortune che non dissipò per il suo stile di vita libertino gli furono infine sequestrate, morì il 20 maggio 1715 a Parigi.

Richelieu e Mazzarino

Il dipinto di cui sopra, di chiaro stampo celebrativo ha lo scopo di esaltare la vittoria della battaglia che si svolse nelle acque adiacenti Castellammare, il dipinto trae in inganno, s’intravede un castello, ma le cronache del Parascandolo evidenziano l’impossibilità dell’armata francese di far sbarcare le proprie truppe.

La “Vittoria” che guida il duca e il “genio” della guerra che gli porge l’elmo, trova la sua piena comprensione nella vittoria ottenuta dal giovane ammiraglio contro gli spagnoli comandati da don Giovanni D’Austria.6

Dopo aver tentato invano di fare ancoraggio a Castellammare, in quanto il porto era ben sorvegliato da molti cavalieri, la flotta vagò per la baia alcuni giorni, e finalmente lo lasciò all’inizio di Gennaio (1648). Entro il dodicesimo giorno di quel mese era già nelle acque genovesi. Il suo contributo (del giovane ammiraglio) alla causa del Guisa era trascurabile, poche decine di barili di polveri da sparo. Secondo il Duca (di Guisa) che approfondisce la condotta della Flotta (francese), il cardinal Mazzarino7lo aveva inviato effettivamente per minare il suo potere“.8

Marzio Masturzio, Resa del torrione del Carmelo a Don Giovanni d’Austria il 6 di aprile 1648, olio su tela, cm 109 x 182

In ogni caso, se ci fu o meno un intervento esterno da parte del cardinal Mazzarino contro il duca di Guisa, non meno degno di rilievo, fu quello di Gennaro Annese,9 le cui interferenze per gli accordi presi con Armand Jean de Vignerot du Plessis, determinarono l’impossibilità del Guisa di portare a termine il suo piano.

Se i protagonisti di questo avvenimento sono oramai “storia passata” potrebbe sembrare irragionevole che un pittore della corte di Francia Jean Antoine Théodore de Gudin,10 possa ripresentare a quasi due secoli di distanza l’assedio di Castellammare e la vittoria dei francesi sugli spagnoli guidati da Don Giovanni d’Austria.

Dopo averlo nominato barone, il re Luigi Filippo gli commissionò una mole considerevole di dipinti, (circa 90 opere) eseguiti tra il 1838 e il 1848, sulla storia navale francese la cui destinazione era il Palazzo di Versailles, un gravoso compito che compromise il suo stato di salute. Tra questi la Battaille navale devant les forts de Castellammare di Stabia prés de Naples, 22 décembre 1648(?) Dicembre 1647, cm 50 x79, Versailles, Castello di Varsailles et de Trianon.11

Battaille navale devant les forts de Castellammare di Stabia prés de Naples, 22 décembre, Gudin Jean Antoine Theodore

L’evidenza storica più interessante in questo dipinto è la presenza del forte borbonico, opera ingegneristico militare, costruita su disegni del Generale d’artiglieria Francesco De Pommereul nel 1795 e quindi assente all’epoca degli accadimenti del 1647.12

La lapide del forte casamattato

Articolo terminato il 21 Dicembre 2020


Note

  1. Richelieu nel cinema:  La biografia e le trame che s’intrecciano con la vita del cardinale Richelieu, sono assai numerose e sono state prese a prestito anche dalla filmografia, circa 90 le pellicole che dal 1911 al 2014, a vario titolo ci rappresentano il cardinale come il cattivo di turno, l’antagonista crudele della storia francese.
  2.   Louis Le Grand, Histoire du Regne, Paris MDCXCIII, pag. 71
  3. In: Le memorie del Duca Di Guisa, raccolte da Philippe Goibaud Dubois, (tradotte in italiano da Pietro della Piazza) e stampate a Colonia nel 1675. Il libro diviso in parte prima e seconda si concentra sulle gesta del Guisa a Napoli durante la rivolta di Masaniello. In questi due volumi purtroppo non si fa alcun cenno della sua seconda venuta nel regno di Napoli, forse per la magra figura che emerge dal racconto del Parrino. Castellammare è citata solo una volta siamo alla pagina 467-468 libro terzo, volume Primo: “Doppo la presa dell’Anunciata, feci rivenire le truppe, che l’avevano assediata, per farle partire il giorno seguente e tentare di pigliare Castellamaro luogo, donde gli nemici trahevano gli loro viveri”. Vedi anche: Alberto Lazari, il quale scrive: Premeva al Viceré (Iñigo Vélez de Guevara) la conservatione di Castell’ a Mare e in particolare per il mantenimento delli Molini che somministrano il macinato a Napoli; in: Alberto Lazari, Motivi e Cause di tutte le Guerre maneggiate dalla Corona di Francia, tanto nel proprio Regno, quanto altrove, dall’anno MDLX sino al MDCLXXIII, Venetia MDCLXXIII, Parte Terza, pag. 635.
  4. Leggi: Arrivo dell’armata navale francese in Castellammare di Stabia, in Giovanni Celoro Parascandolo, Cronache inedite della rivoluzione di Masaniello, Nuove Edizioni, 1985, pag. 55-58. E’ possibile scaricare il volume in formato elettronico da: Liberoricercatore, Stabia-book.
  5. Ancora un documento fondamentale al riguardo è possibile trovarlo in Liberoricercatore, Castellammare in due commedie Spagnole del Seicento.
  6. Museo delle Belle Arti di Tours, il dipinto equestre è un olio su tela di Charles de la Fosse, dipinto intorno al 1670-1675, 278 cm x 194. Così è scritto nella nota completa: Questo grande ritratto equestre allegorico commemora la modesta vittoria che Armand-Jean de Wignerod, duca di Richelieu – pronipote del cardinale – generale delle galee dal 1642, vinse vicino a Napoli, nel dicembre 1647, sullo squadrone spagnolo guidato da don Juan d’Austria. Lo sfondo del dipinto rievoca la battaglia navale avvenuta davanti al porto di Castellamare di Stabia dove gli spagnoli incendiarono le loro navi. Non ancora ventenne, il Duca, viene rappresentato come un antico guerriero trionfante, è guidato da una vittoria alata accompagnato dal genio della Guerra che indossa l’elmo dell’eroe. Realizzata ben dopo l’evento, negli anni 1670-1675, questa composizione monumentale piuttosto barocca, dalle forme tozze e dai colori vibranti, è stilisticamente molto vicina alle opere che Charles de La Fosse eseguì nello stesso periodo per la Reggia di Versailles. Troviamo il suo tocco ampio e il suo talento di colorista che ama i toni caldi, in particolare il rosa salmone e l’ocra. L’artista, che segna l’evoluzione del gusto del suo tempo, afferma di essere di Venezia dove rimase per qualche tempo, ma soprattutto del dipinto di Rubens che poté ammirare a suo piacimento nelle collezioni del suo amico e mecenate, il Duca. di Richelieu.
  7. Giulio Raimondo Mazzarino, nato a Pescina il 14 luglio 1602, morto al Castello di Vincennes il 9 marzo 1661, è stato un cardinale, politico e diplomatico italiano, attivo soprattutto in Francia, fu lo stesso cardinale Richelieu a sceglierlo quale suo successore, fu ministro sotto il regno di Luigi XIV, non sempre amato dal popolo pe la sua politica, che sfavoriva si nobili che i contadini.
  8. Jessica Munns-Penny Richards, Jonathan SpanglerAspiration, Representation and Memory: The Guise in Europe, 1506–1688, Routledge 2016. Vedi note da 46 a 50.
  9. Era il mese di Dicembre del 1647 quando Gennaro Annese armaiolo Napoletano si accordò con il duca di Richelieu, minando le mire espansionistiche del duca di Guisa. Ricordiamo che Gennaro Annese, era succeduto al capopolo Masaniello, alla guida della città di Napoli, uomo prepotente e generoso allo stesso tempo, arrestato per aver falsificato delle monete, non vedrà mai realizzarsi il sogno della repubblica napoletana, e quando gli spagnoli riconquistarono Napoli dovette scendere a patti con gli spagnoli, grazie all’intercessione del Cardinale napoletano Filomarino, (l’uomo in carrozza nel dipinto, preceduto da Don Giovanni D’Austria, mentre l’Annese procede a piedi) fu infine arrestato per aver complottato a favore dei francesi, fu decapitato e la sua testa infilzata ed esposta davanti al torrione del Carmine in Napoli.
  10. Attivo alla corte di Luigi Filippo di Francia e Napoleone III, Jean Antoine Théodore de Gudin (Parigi, 15 agosto 1802 – Boulogne sur Seine, 11 aprile 1880) è stato un pittore francese, conosciuto maggiormente per le sue marine e paesaggi con navi. Nel 1828 circa, compie insieme ad un commilitone una spedizione in Algeria, ed al suo ritorno intraprende viaggi di pittura in Italia, Svizzera e Russia.
  11. Storico: Ordine di 135 dipinti marini per 200.000 franchi (questo 1200 franchi), 4 marzo 1839; le rate sono ripartite tra il 22 giugno 1838 e l’11 febbraio 1848; Collezione Louis-Philippe; entrò a Versailles, il 3 maggio 1849; menzionato nel padiglione di Monsieur, prima sala dei Marines (n ° 75 A), ala sud, piano terra, nell’inventario del 1850; depositato negli appartamenti del Senato, ala nord, dal 3 agosto 1929 al 15 maggio 2007. Numero d’inventario MV 1383.
  12.   Leggi:  Puzzano e l’isola di Rovigliano.

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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