Archivi categoria: Storia & Ricerche

In questa rubrica (anima del sito), sono pubblicate brevi storie e le ricerche  
effettuate dal Libero Ricercatore nella città di Castellammare di Stabia.

Il carro processionale per l’Immacolata di Castellammare

di Giuseppe Di Massa

Il carro processionale per la Madonna Immacolata di Castellammare di Stabia

Il carro processionale per la Madonna Immacolata di Castellammare di Stabia

Il carro processionale per la Madonna Immacolata di Castellammare di Stabia, in un disegno del 1855, inviato al re Borbone Ferdinando II. Il carro, un cocchio tipo romano, era trainato dai simboli dei 4 evangelisti (un uomo alato, un leone, un toro e un’aquila). Lo stesso apparato è su un cocchio simile tuttora utilizzato per la Madonna del Carmine di Gragnano. Questi carri per le processioni erano molto utilizzati, in tutta Italia, basti pensare al Carroccio di Legnano con l’altare prima della battaglia con Federico barbarossa, o a quello di Sant’Agata a Catania, spesso anche in materiali preziosi. L’apparato iconografico di questi di Gragnano e Castellammare è molto importante per il simbolismo religioso, traendo spunto sia dal Vecchio Testamento che dal Nuovo, ovvero dai Vangeli. Il cocchio rimanda a quello del Carro di Dio della visione del profeta Ezechiele, in cui racconta di essere stato rapito per alcuni giorni su un carro volante dove era stato trasportato da alcuni individui che si spostavano nell’aria con calzari che emettevano fiamme, così come anche il carro. Continua a leggere

Le corone della statua della Madonna del Carmine

( a cura di Massimiliano Greco ) 

La Madonna del Carmine portata a spalla

La Madonna del Carmine portata a spalla

Sul culto della Madonna del Carmine e sulla statua custodita nella chiesa del Gesù, hanno già scritto importanti studiosi. Nell’ottantesimo anniversario dell’incoronazione, vorrei condividere con gli amici di liberoricercatore.it i ricordi di mia madre relativi alla realizzazione delle corone, cesellate da suo padre Michele Filosa, orafo nonché tecnico di precisione del Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia. Mio nonno che all’epoca abitava in via Nuova, ricevette l’incarico da Mons. Pandolfi e fu preferito a diversi orafi napoletani e milanesi, probabilmente anche per una questione di natura economica.

Statua della Madonna del Carmine

La raccolta e la fusione dell’oro fu fatta lungo la calata via Gesù dove, con un furgoncino, fu trasportata l’attrezzatura necessaria. Era il 24 maggio del 1933. L’oro fu raccolto grazie alla generosità della popolazione: chi donava un anello, chi un paio di orecchini, chi altri oggetti preziosi.
Mio nonno, aiutato dal figlio Mario che anni dopo ebbe il laboratorio in piazzetta Quartuccio, asportava le pietre e metteva il metallo prezioso nel crogiolo per ricavare i lingotti che in seguito sarebbero serviti per realizzare le corone, su disegno dell’architetto Giuseppe Pandolfi, fratello del prelato. Questi, pur abitando di fronte all’abitazione di mio nonno e nonostante gli facesse visita spesso e volentieri per verificare lo stato dei lavori, amava ammirare le fasi della lavorazione per mezzo di un cannocchiale per cui mio nonno, a richiesta, doveva posizionare i manufatti in modo tale che questi potesse guardarli da casa sua.
Mia madre, unica ancora in vita della numerosa famiglia, ricorda che fu un lavoro massacrante visti i tempi richiesti per la consegna. Il fratello, che all’epoca aveva poco più di vent’anni, per alleviare il dolore alla schiena dovuto alle ore passate curvo sul banco a lavorare di traforo, era costretto a dormire sul pavimento. A lavoro ultimato, ricevettero la visita di tutti i sacerdoti di Castellammare, una vera e propria processione. Continua a leggere

Il Generale Rosario Castellano

( a cura di Antonio Cimmino )

Gen. Rosario Castellano

Gen. Rosario Castellano

Il Generale di Divisione Rosario CASTELLANO è nato a Castellammare di Stabia (NA) il 17 novembre del 1959. Dal 1978 al 1982 ha frequentato il 160° Corso presso l’Accademia Militare di Modena e la Scuola la d’Applicazione d’Arma di Torino. Nel 1983, è stato assegnato al 5° Battaglione paracadutisti “El Alamein” dove ha comandato sia il plotone che la compagnia paracadutisti e, successivamente, ha ricoperto l’incarico di Capo Ufficio Addestramento, Operazioni e Informazioni. Dal 1993 al 1996 ha frequentato il Corso di Stato Maggiore, il Corso Superiore di Stato Maggiore presso l’Esercito Spagnolo in Madrid, il Corso Superiore di SM in Italia ed infine il Corso ISSMI.
Con il grado di Tenente Colonnello ha comandato, negli anni 1998 e 1999, il 5° Battaglione paracadutisti “EL ALAMEIN” per poi essere trasferito presso gli organi centrali. Rientrato nella “FOLGORE” col grado di Colonnello, è stato Comandante del 186° Reggimento paracadutisti dal 2002 al 2004. Lasciato il comando del reggimento è stato nuovamente impiegato presso gli Organi Centrali quale Capo Divisione Piani del Comando Operativo Interforze.
Dal 10 luglio 2017, Generale di Corpo d’Armata, ha ricoperto l’incarico di Generale di Divisione, per ben tre nni (dal luglio 2014) come Capo Reparto Operativo – Assistent Chief Staff for Operation del C.O.I. Continua a leggere

L’Artistica Fontana della Scuola “Basilio Cecchi”

a cura  del prof. Bonuccio Gatti

Panoramica della scuola

Panoramica della scuola

I lavori per la costruzione dell’edificio scolastico denominato “Basilio Cecchi”, attualmente sede del I Circolo Didattico di Castellammare di Stabia, iniziarono nel 1910 nel luogo chiamato “Fondo San Catello”, appartenente già dal 1314 alla Famiglia Coppola, divenuto poi nel ‘900, proprietà del Comune. In questo luogo furono realizzati anche il Mercato Ortofrutticolo, il Palazzo dei Mutilati ed altri edifici per civili abitazioni. Questo edificio è stato la prima struttura scolastica costruita a Castellammare e, fino al 1958, sede dell’unica Direzione Didattica della nostra città. Continua a leggere

Capitani di ventura a Castellammare

Capitani di ventura a Castellammare

di Giuseppe Zingone

Francesco Busti, Ritratto di Braccio, Perugia

Francesco Busti, Ritratto di Braccio, Perugia

Quando Braccio e Muzio Attendolo calpestavano le nostre terre con migliaia di uomini, al proprio seguito, mietevano vittime e saccheggiavano le città, erano uno contro l’altro, ma quella era la vita nel Quattrocento. Forse mai avrebbero immaginato di entrare nella storia d’Italia, mai i cittadini stabiesi avrebbero appreso che questi due campioni giunsero nella nostra città insieme ai loro armigeri, capeggiando migliaia di uomini a cavallo.1

Queste le parole di Ercole Ricotti sui nostri protagonisti:”Stranieri furono i primi capi, straniero il nerbo delle prime compagnie di ventura; posciachè quei signori, che avevano spento ne’ Comuni libertà e milizia, verun’altra milizia nazionale non vi avevano surrogato. Solo alcuni individui, non so se più vili od audaci, or qua or là alla spicciolata trovavano modo di frammettersi alla soldatesca d’oltremonti, e sotto straniere insegne lacerare la propria patria.
Durò così l’altrui baldanza e la nostra oppressione per quasi mezzo un secolo. Finalmente un gentiluomo della Romagna ebbe cuore di rizzare una sua propria insegna, e bentosto, se non la fortuna, almeno l’onore dell’Italia da condottieri italiani fu rilevato.
Il generoso proposito d’Alberico da Barbiano, seguitato dal Broglia, da’ Michelotti, dal Brandolino, venne a compimento per opera di Braccio da Montone e di Sforza Attendolo. Le costoro scuole possedettero l’Italia per quasi un secolo; e in quell’intervallo essendo ne’ condottieri cresciute al paro della fama le forze ed i desiderii, videsi per man loro smembrata or questa or quella contrada, usurpata ora questa ora quella città, ed uno di essi cingersi la corona ducale della Lombardia”.2

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  1. Giovan Antonio Summonte, Historia della Città e del Regno di Napoli, Parte Seconda, Libro IV, pag. 593, MDCI. “Braccio Cavalcò con l’esercito per ricouerar Castello à mare di Stabia. e la pose a sacco“.
  2. Ercole Ricotti, Storia delle compagnie di ventura in Italia, Torino 1847, pag. XIV.XV.