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Le immagini della memoria

( della città di Castellammare di Stabia )

Nella rubrica “Le immagini della memoria”, esponiamo per il piacere di poterle rivivere (sia pur soltanto mentalmente), alcune vecchie immagini (inquadrature inedite, particolari interessanti e scorci suggestivi) della città di Castellammare di Stabia.

ultime immagini inserite:

Padre Paolino (per gentile concessione del sig. Nicola)

Padre Paolino (per gentile concessione del sig. Nicola)

Padre Paolino
( per gentile concessione del sig. Nicola)

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L’Antiquarium stabiano

a cura del prof. Giuseppe D’Angelo

Antiquarium Stabiano

Antiquarium Stabiano

In esso sono custoditi reperti provenienti dagli Scavi Archeologici effettuati a partire dal 1950. Si tratta di circa 8.000 oggetti, di cui circa la metà sono pertinenti a corredi funerari provenienti dalla necropoli di Via Madonna delle Grazie. Sepolture, cioè, che si riferiscono all’abitato arcaico e preromano dell’antica Stabiae, probabilmente localizzato sulla collina di Varano, poiché nei livelli sottostanti Villa S. Marco furono ritrovati dei frammenti di ceramica greca risalenti al IV sec. a.C. Tra i reperti prevale la ceramica ad impasto nerastro, vasi di bucchero, amuleti di importazione orientale, ceramica corinzia, attica, ceramica campana a figure rosse e a vernice nera. La restante parte di reperti è costituita da affreschi, stucchi, vasellame da cucina, lucerne, anfore, attrezzi agricoli e decorazioni architettoniche. Da notare, al centro della sala IX, la ricostruzione del rarissimo carro agricolo ligneo proveniente dal quartiere rustico di Villa Arianna.

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Surrentino ‘o spiziale

articolo del dott. Tullio Pesola

Siamo rimasti in pochi, credo, a ricordarci che anni addietro in via Brin sorgeva, proprio attigua al Bar Umberto, un’affermata pasticceria, da molti classificata “prima” in bontà e genuinità dei suoi prodotti, non solo su tutto il territorio stabiese, bensì anche tra le diverse cittadine circostanti.

Ubicazione (fotomontaggio a cura del dott. Tullio Pesola)

Ubicazione (fotomontaggio a cura del dott. Tullio Pesola)

L’ingresso era per metà occupato da una modesta vetrina in legno, dove c’era da perdersi tra pasta di mandorla, mostaccioli, dolci al liquore e cannoli. Sul piano base, invece, bene in vista, sfoggiavano tutta la loro bellezza due vassoi di gustosissime sfogliate ricce e frolle. Quanti bambini si fermavano col naso appiccicato al vetro, facendo resistenza alle sollecitazioni delle madri, come se non si volessero mai più separare da quel posto!
Il locale adibito alla vendita era piuttosto limitato, per cui, per poter realizzare un adeguato laboratorio, si pensò bene, in epoca alla quale non ci è dato risalire, di spingersi nell’androne del palazzo ed ampliare il suo retro con un corpo aggiuntivo che colmasse le carenze dell’ambiente e soddisfacesse le esigenze dell’attività. Continua a leggere

‘O palazzo ‘e Sant’Antonio

‘O palazzo ‘e Sant’Antonio
(ricordi, impressioni, suggestioni)

di Giuseppe Zingone

Santino Sant'Antonio

Santino Sant’Antonio

Anche questa estate sono tornato a Castellammare, dove ho ritrovato con piacere mio cugino Maurizio (alias liberoricercatore) il quale, mi ha fatto dono di una immaginetta votiva di Sant’Antonio da Padova, non un’icona qualunque, ma quella della devozione propria stabiese iniziata nel Centro Antico. Naturalmente il dono era mirato, infatti ho vissuto in quello stabile fin dalla nascita e oltre la maggior età; inutile dire che Sant’Antonio “‘o zelluso” com’era familiarmente chiamato dall’anziana Signorina Maria Fiorella Longobardi per tutti “Onna Sciurella” è il protagonista dei miei ricordi. È bastata una “fiurella” a suscitare in me tante memorie, soprattutto quelle di cui ho fatto esperienza in prima persona; ciò di cui non ero al corrente l’ho chiesto ai miei genitori.

‘O Palazzo ’e Sant’Antonio è ubicato in via San Bartolomeo al numero civico 72, salendo da piazza Orologio (p.zza Cristoforo Colombo) ci si dirige a sinistra verso via Gesù, l’edificio legato a quelli successivi ha i suoi confini delimitati da un lato dal caratteristico Vico del Pesce e oltre gli stabili contigui ad esso, ci ritroviamo alla calata San Bartolomeo; di fronte non di bella veduta il poderoso Monastero di San Bartolomeo, sfido un qualsiasi Giacomo Leopardi di immaginare oltre quelle (siepi) mura cosa ci fosse! La nostra finestra era disdegnata anche dal sole che compariva solo per qualche ora; alle spalle, via Campo di Mola (qui il sole invece era una visione onirica) e gli edifici che si affacciano su via Bonito, mia moglie da nubile era anche mia dirimpettaia (dalla casa di mia nonna, il palazzo di fronte era distante circa sei metri). Continua a leggere

Test d’onestà nella Latteria Romana

di Antonio Cimmino

La "Latteria romana" (foto gentilmente concessa da Massimiliano Greco)

La “Latteria romana” (foto gentilmente concessa da Massimiliano Greco)

Rafiluccio ‘e Scanzano era un bambino orfano di padre, e la mamma per toglierlo dalla strada, lo mandò a garzone nella Latteria Romana di don Catello Greco a Castellammare. Si era alla fine degli anni ’20 del secolo scorso. Rafiluccio, piccolino di statura e di appena 11-12 anni, si fece subito ben volere e, spesso, alla chiusura dell’esercizio, il padrone gli dava qualche mozzarella rimasta o una bottiglia di latte da portare a casa. Una vera manna per l’epoca. I clienti, spesso forestieri, erano soddisfatti della correttezza ed educazione del piccolo garzone e, non di rado, lasciavano una lauta mancia. Continua a leggere