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Notiziario stabiese

La rubrica di informazione a cura del "Libero Ricercatore".

 

 

 

 

venerdì 22 gennaio 2010, ore 08.00

 

 

Allo stabiese Gianpaolo Esposito il 1° premio Unvs

 

   

     

     Lo stabiese Gianpaolo Esposito è stato insignito del primo premio nel concorso nazionale letterario Unvs di narrativa sportiva organizzato dalla sezione "Castelluccio" della Unione Nazionale Veterani dello Sport di Salerno in occasione del cinquantenario della sua fondazione. Il racconto, dal titolo "Il sogno di una vita" è  incentrato sull'alternanza di emozioni nascenti da una competizione sportiva di tennistavolo. La cerimonia di premiazione si è svolta nell'elegante cornice delle sale del Casino Sociale di Salerno, presso il teatro "Verdi".

La premiazione dello stabiese Gianpaolo Esposito.

 

IL SOGNO DI UNA VITA

( ovvero irripetibili sensazioni di un giovane atleta )

di GIANPAOLO ESPOSITO

 

     Sarebbe stato certamente il giorno più importante della mia vita di atleta !!! Avrei finalmente incontrato su un tavolo di ping pong colui il quale mi si era sempre posto innanzi come modello, idolo, esempio da imitare e che poi, pian piano, si era rivelato quasi come un incubo, un cattivo pensiero da cancellare immediatamente.

Eppure le mie soddisfazioni, anche se con molta fatica, me le ero tolte: qualche vittoria e alcuni risultati di prestigio in tornei provinciali e regionali, la tanto agognata promozione in serie B con i miei compagni di squadra. Però (nella vita c’è sempre un però) lui, il fortissimo Cannavacciuolo, non lo avevo mai incontrato e questo primo faccia a faccia mi faceva una grandissima paura.

Mi trovavo nella condizione più sfavorevole dal punto di vista psicologico: il mio avversario non aveva nulla da perdere; io, invece, se non l’avessi battuto sarei stato per sempre considerato un mediocre giocatore, un perdente in una città dalle nobili tradizioni pongistiche quale Castellammare di Stabia.

La notte precedente il match non chiusi praticamente occhio, altro che l’austera tranquillità del principe di Condè, tanto era la tensione che mi macerava. Da una parte ero abbastanza sicuro delle mie possibilità trovandomi in un periodo di forma abbastanza buono, ed inoltre la scadente prova offerta dal mio spauracchio nel turno precedente era oggettivamente di buon auspicio. Dall’altra temevo quel quid di imponderabile che sempre caratterizza una competizione sportiva e fa in modo che non ci sia mai una prestazione uguale all’altra.

Finalmente giunse il gran giorno della sfida, nonostante la sua importanza era soltanto un quarto di finale. In caso di una mia vittoria non si sarebbe concluso nulla, anzi le difficoltà in teoria avrebbero avuto inizio soltanto da quel momento.

Ma non era questo quel che mi interessava, l’unica cosa importante era "matare" Cannavacciuolo. Il resto del torneo, così come i relativi premi in denaro, non mi allettavano

se non molto alla lontana. Confortato dal tifo della maggior parte dei presenti mi aggiudico il sorteggio iniziale con la monetina (primo segnale favorevole in questa moltitudine di auspici negativi) e l’incontro ha finalmente inizio. Nelle prime fasi il match prende una piega a lui favorevole più in virtù del mio inevitabile timore riverenziale, che mi impedisce di applicare alla perfezione la tattica di gioco studiata a tavolino, che per effettivi suoi meriti. Però man mano che la partita entra nel vivo riesco a scrollarmi di dosso questa assurda (per un atleta del mio livello) sensazione e vincere più facilmente di quanto pensassi nonostante talune difficoltà finali dettate da un mio inguaribile difetto: la nikefobia dei greci, la paura di vincere.

"Aleeeee …..!!!" è il grido che mi esce in quel momento dalla gola più forte che mai. E’ il trionfo, tutti gli amici si fanno attorno per complimentarsi, la mia ragazza Stefania, venuta a tifare di nascosto per non farmi ulteriormente emozionare, mi premia con un caloroso e sonante bacio.

Ma io sono come assente, non rispondo che a monosillabi alle domande che mi rivolgono. Quasi senza volerlo, accasciato senza forze su una sedia, mi ritrovo a fare delle considerazioni per me molto strane (quasi di carattere filosofico) sul significato di questa vittoria.

A momenti quasi mi dispiace che tutto sia già finito: era così emozionante l’attesa, la trepidazione, la tensione del match che tutto quel che è accaduto mi sembra così fatuo, inutile. Vorrei quasi fermare il tempo. Penso con rammarico, guardando il mio rivale deluso per la sconfitta, che momenti, turbamenti del genere non si ripeteranno mai più. Ora sono io che, sostituito Cannavacciuolo sul piedistallo, dovrò aver paura di non farcela al cospetto di un più giovane avversario. Sempre paura sì, ma molto diversa.

Lo sport,  così come la vita, non è altro che una serie di tanti esami (tanto per dirla alla Eduardo). Una parabola in cui si sale e si scende fino al momento di scendere definitivamente.

Poi mi viene anche in mente che … Ma ecco che i miei pensieri sono costretti ad interrompersi improvvisamente, l’altoparlante annuncia gracchiante il successivo incontro: "Esposito-Canzanella al tavolo numero 2". Mi rianimo e mi accingo alla prossima battaglia che potrebbe sembrare l’ultima ma in realtà non lo è.

Così come nella vita.

 

 

 

 

Autore: Gianpaolo Esposito

fonte: Comunicato stampa