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Lo stabiese Gianpaolo Esposito è stato insignito del
primo premio nel concorso nazionale letterario Unvs di
narrativa sportiva organizzato dalla sezione "Castelluccio"
della Unione Nazionale Veterani dello Sport di Salerno
in occasione del cinquantenario della sua fondazione. Il
racconto, dal titolo "Il sogno di una vita"
è incentrato sull'alternanza di emozioni nascenti
da una competizione sportiva di tennistavolo. La
cerimonia di premiazione si è svolta nell'elegante
cornice delle sale del Casino Sociale di Salerno, presso
il teatro "Verdi".

IL
SOGNO DI UNA VITA
(
ovvero irripetibili sensazioni di un giovane atleta )
di
GIANPAOLO ESPOSITO
Sarebbe stato certamente
il giorno più importante della mia vita di atleta !!!
Avrei finalmente incontrato su un tavolo di ping pong
colui il quale mi si era sempre posto innanzi come
modello, idolo, esempio da imitare e che poi, pian
piano, si era rivelato quasi come un incubo, un cattivo
pensiero da cancellare immediatamente.
Eppure
le mie soddisfazioni, anche se con molta fatica, me le
ero tolte: qualche vittoria e alcuni risultati di
prestigio in tornei provinciali e regionali, la tanto
agognata promozione in serie B con i miei compagni di
squadra. Però (nella vita c’è sempre un però) lui,
il fortissimo Cannavacciuolo, non lo avevo mai
incontrato e questo primo faccia a faccia mi faceva una
grandissima paura.
Mi
trovavo nella condizione più sfavorevole dal punto di
vista psicologico: il mio avversario non aveva nulla da
perdere; io, invece, se non l’avessi battuto sarei
stato per sempre considerato un mediocre giocatore, un
perdente in una città dalle nobili tradizioni
pongistiche quale Castellammare di Stabia.
La
notte precedente il match non chiusi praticamente
occhio, altro che l’austera tranquillità del principe
di Condè, tanto era la tensione che mi macerava. Da una
parte ero abbastanza sicuro delle mie possibilità
trovandomi in un periodo di forma abbastanza buono, ed
inoltre la scadente prova offerta dal mio spauracchio
nel turno precedente era oggettivamente di buon
auspicio. Dall’altra temevo quel quid di imponderabile
che sempre caratterizza una competizione sportiva e fa
in modo che non ci sia mai una prestazione uguale
all’altra.
Finalmente
giunse il gran giorno della sfida, nonostante la sua
importanza era soltanto un quarto di finale. In caso di
una mia vittoria non si sarebbe concluso nulla, anzi le
difficoltà in teoria avrebbero avuto inizio soltanto da
quel momento.
Ma
non era questo quel che mi interessava, l’unica cosa
importante era "matare" Cannavacciuolo. Il
resto del torneo, così come i relativi premi in denaro,
non mi allettavano
se
non molto alla lontana. Confortato dal tifo della
maggior parte dei presenti mi aggiudico il sorteggio
iniziale con la monetina (primo segnale favorevole in
questa moltitudine di auspici negativi) e l’incontro
ha finalmente inizio. Nelle prime fasi il match prende
una piega a lui favorevole più in virtù del mio
inevitabile timore riverenziale, che mi impedisce di
applicare alla perfezione la tattica di gioco studiata a
tavolino, che per effettivi suoi meriti. Però man mano
che la partita entra nel vivo riesco a scrollarmi di
dosso questa assurda (per un atleta del mio livello)
sensazione e vincere più facilmente di quanto pensassi
nonostante talune difficoltà finali dettate da un mio
inguaribile difetto: la nikefobia dei greci, la paura di
vincere.
"Aleeeee
…..!!!" è il grido che mi esce in quel momento
dalla gola più forte che mai. E’ il trionfo, tutti
gli amici si fanno attorno per complimentarsi, la mia
ragazza Stefania, venuta a tifare di nascosto per non
farmi ulteriormente emozionare, mi premia con un
caloroso e sonante bacio.
Ma
io sono come assente, non rispondo che a monosillabi
alle domande che mi rivolgono. Quasi senza volerlo,
accasciato senza forze su una sedia, mi ritrovo a fare
delle considerazioni per me molto strane (quasi di
carattere filosofico) sul significato di questa
vittoria.
A
momenti quasi mi dispiace che tutto sia già finito: era
così emozionante l’attesa, la trepidazione, la
tensione del match che tutto quel che è accaduto mi
sembra così fatuo, inutile. Vorrei quasi fermare il
tempo. Penso con rammarico, guardando il mio rivale
deluso per la sconfitta, che momenti, turbamenti del
genere non si ripeteranno mai più. Ora sono io che,
sostituito Cannavacciuolo sul piedistallo, dovrò aver
paura di non farcela al cospetto di un più giovane
avversario. Sempre paura sì, ma molto diversa.
Lo
sport, così
come la vita, non è altro che una serie di tanti esami
(tanto per dirla alla Eduardo). Una parabola in cui si
sale e si scende fino al momento di scendere
definitivamente.
Poi
mi viene anche in mente che … Ma ecco che i miei
pensieri sono costretti ad interrompersi
improvvisamente, l’altoparlante annuncia gracchiante
il successivo incontro: "Esposito-Canzanella al
tavolo numero 2". Mi rianimo e mi accingo alla
prossima battaglia che potrebbe sembrare l’ultima ma
in realtà non lo è.
Così come
nella vita.
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