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Lettere
alla Redazione
(
Gli annunci, i vostri messaggi e gli eventi segnalati alla Redazione )

N.B.:
Libero Ricercatore è un sito totalmente apolitico. Nel rispetto della
democraticità dell'informazione, agli eventuali comunicati stampa di
natura politica, sarà dato diritto di pubblicazione e di eventuale
replica ai partiti di fazione opposta. La
pubblicazione dei comunicati è a discrezione della Redazione, che avrà
cura di valutare la pertinenza del comunicato.
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martedì 23 aprile 2013
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(Giorgio de
Angelis)
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I
ringraziamenti del carissimo Giorgio de Angelis:
"Caro
Maurizio, ho notato che pian piano stai facendo delle mie opere
un
diario. Non posso che essere grato a
Discolo che mi ha segnalato quel grande stabiese che sei, la persona che più e meglio riconosce quanto di buono
uno stabiese produce. Sono certo che relativamente alle mie opere avrai letto quanto il compianto nostro grande concittadino avv. Gaetano Pagano (che a settembre ricorderemo, con ammirazione e gratitudine; in quanto grande scrittore cattolico ed artista).
Concludo dicendoti che quanto fai per la tua/nostra città ti fa onore e per noi è privilegio averti incontrato e
stimato... Grazie e spero
di sentirci presto per il progetto che accennammo soltanto tempo addietro. Giorgio".
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martedì 23 aprile 2013
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(Paolo Fuschino)
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I
ringraziamenti di Paolo Fuschino, direttore responsabile di
Oblò.it:
"Sig. Cuomo la ringrazio molto per la velocità e la cortesia dimostrata. Sono veramente dispiaciuto perché, purtroppo, anche la stampata da risoluzione maggiore non è il massimo ma, se null’altro c’è va bene così.
Sarebbe forse utile riuscire a sapere almeno il nome del giornale da cui è tratta la fotografia, in modo da farne cercare una copia nei tanti mercatini d’antichità che si trovano in giro per l’Italia. Impresa difficile ma non certo impossibile.
Ho, nell’occasione, potuto apprezzare il lavoro Suo e dei Suoi collaboratori. Io sono Stabiese solo “di striscio” essendo nato a Torino e vivendo da sempre in Piemonte ma il liberoricercatore ha saputo farmi tornare alla mente molti ricordi di una città che mi è rimasta nel cuore sin da quando, da piccolo, venivo a passarci le mie estati. Lì ho ancora molti vincoli parentali e lì spero di tornare, dopo 20 anni, quest’estate anche se solo per pochi giorni.
Se tanti seguissero il Vostro esempio le nostre radici non rischierebbero di finire nel dimenticatoio, cosa grave perché senza passato non c’è futuro.
Felice di averla conosciuta, seppur come giustamente ha detto, virtualmente.
Continui così… complimenti.
Paolo Fuschino".
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lunedì 22 aprile 2013
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(Paolo Fuschino)
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Ci
contatta Paolo Fuschino, direttore responsabile di
Oblò.it:
"Buongiorno, mi chiamo Paolo Fuschino e sono capitato casualmente sul vostro sito internet dove, con mia grande sorpresa, ho trovato la scansione di una pagina di giornale dove compare mio nonno, Michele Fuschino, tra i premiati dalla Navalmeccanica (02/1958). La scansione in questione è la prima pubblicata sul sito e la foto di mio nonno compare in basso a destra.
Il link alla pagina è il seguente:
http://www.liberoricercatore.it/Storia/premiati_navalmeccanica.htm
Mi piacerebbe moltissimo, se fosse possibile e ovviamente pagando il disturbo, poter avere una copia cartacea di questa pagina anche solo in fotocopia a colori ma più leggibile di quant’essa sia dalla foto su internet.
Confido in una vostra gentile risposta.
Cordiali saluti. Paolo Fuschino
( Direttore Responsabile di www.oblo.it
)".
"Gentile
Fuschino, nel tentativo di soddisfare la sua richiesta, ho contattato il dott. Antonio Cimmino (nostro collaboratore di redazione), che purtroppo, mi conferma che le immagini sono state acquisite in maniera dilettantistica. Purtroppo, da ciò che apprendo, il giornale dalle quali furono tratte "non esiste più", e le foto a loro volta hanno subito un ulteriore passaggio allo scanner... per cui, penso che debba accontentarsi di ciò che può trarre direttamente dal nostro portale (non so se lo ha già fatto, ma se clicca sull'immagine pubblicata, ne richiamerà una di maggiore risoluzione, eventualmente ci provi). Mi creda, pur non conoscendola di persona, avrei anch'io avuto piacere nel poterle dare una mano; il nostro portale non ha alcun scopo di lucro ed il lavoro e l'impegno profuso per portarlo avanti, è ripagato dalla soddisfazione che traspare dalle missive di qualche nostro lettore, che di tanto in tanto abbiamo il piacere di leggere.
Felice di aver fatto la sua conoscenza, se non altro in modo virtuale. Certo della sua comprensione, l'occasione mi è gradita per porgere i miei migliori saluti.
Cordialmente.
Maurizio Cuomo".
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venerdì 19 aprile 2013
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(Vincenzo Russo)
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Vincenzo
Russo segnala il proprio soprannome:
"Buongiorno, volevo segnalarVi il soprannome di mio zio Andrea e che è passato a me, Vincenzo, per la nostra
assomiglianza: "Zuppa 'e latte", ovvero la zuppa di latte che si mangia la mattina per colazione.
Nel ringraziarvi per lo splendido lavoro che ci offrite, Vi saluto e spero che prendere in considerazione la mia
proposta ( rubrica
soprannomi stabiesi ).
Vincenzo Russo".
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venerdì 29 marzo 2013
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(Salvatore Turri)
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Salvatore
Turri pone un quesito a liberoricercatore:
"Scusate il disturbo.
Domenica scorsa, per le giornate del FAI, visitando il parco della Reggia di Quisisana guidati da un ben informato botanico volontario, ho raccolto 2 semi di un albero di cui non ricordo il nome, detto "..........(?) borbonico". Metterò a dimora i semi, però è meglio conoscerne il nome. Potete aiutarmi?
Grazie!".
"In tutta sincerità le notizie
da lei fornite non sono sufficienti per dare una risposta certa.
Purtroppo, non ero personalmente presente alla visita e non ho idea di cosa sia stato detto.
Posso fare una supposizione. Nel giardino del Palazzo di Quisisana dimorano splendide camelie, la casa reale borbonica era particolarmente amante di questa essenza tanto da introdurre nella seconda metà del '700, nella residenza di Caserta, il primo esemplare
d'Italia (poco dopo, suppongo, dovettero piantarne anche nella residenza stabiese).
Da ciò presumo che possa essere una camelia la pianta indicata dalla guida come
"borbonica", ma ripeto, per averne la certezza
bisognerebbe chiedere direttamente al botanico che ha
curato le visite".
(Ferdinando
Fontanella).
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sabato 9 marzo 2013
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(Giuseppe
Plaitano)
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A
proposito di "paluorcio", il dott. Plaitano
aggiunge una documentazione storica:
"A
completamento dell’articolo "Il
Paluorcio" volevo aggiungere quanto riportato nel
testo "Corso elementare di coltura dei boschi composto nella scuola Forestale di Nancy per M. Lorentz Antico Direttore di detta Scuola e poi Amministratore di Acque e Foreste, ufficiale della legion d'onore, Membro corrispondente della Società Imperiale centrale di
Agricoltura", edito a Napoli nel 1861 in cui si fa espresso riferimento al termine “palorcio” ed ai luoghi “Castellammare e dintorni”. Questi era un sistema di trasporto classificato come uno dei tipi di “cammini a slitta”, ovvero dei “lanciatoi, o sdrucciolatoi artificiali”. Uno
di questi era quello di scavare un sentiero nella roccia, con direzione sinuosa facendo attenzione alle pendenze e sul letto dello stesso farvi una specie di rivestimento in legno, situati parallelamente e puntellati opportunamente, a i due lati si adattavano delle cosiddette “pertiche” per far si che la slitta o carretto non fuoriuscisse. Si aveva cura poi di ungere con sego o saponi il fondo della slitta. Al fianco di questo sentiero se ne praticava uno simile questo alfine di poter agevolare la salita delle slitte vuote, senza incrociare quelle piene. Per quanto riguarda il
“palorcio”, questo è quanto viene riportato:
A Castellammare e dintorni solo però per le fascine ed altri minuti legnami, adoperano altro meccanismo per farli discendere dall'alto in basso delle montagne. Chiamasi sopra luogo palorcio, e consiste in un sistema di funi tese da una prominenza all' altra, ed appuntate a convenienti tronchi di alberi in piedi. La distanza tra "l punto di partenza e quello dell' arrivo viene
così divisa in tanti tratti per quanti sono gli spazii tra l'una e l'altra prominenza che s'incontrano sulla linea. Ciascun tratto costituisce un
palorcio. Nel punto più alto o di partenza, la fune, raccomandata ad un tronco di albero, si tiene sollevata sul suolo per mezzo di due aste legate in modo che poggi sulla loro inforcatura — Nel punto inferiore o di arrivo, si adatta ad altro tronco di albero il palorcio propriamente detto, formato da un cilindro di legno cui si avvolge l'altro capo della fune che per mezzo di leve, le quali agiscono sul cilindro medesimo, viene a tendersi a volontà.
Formano necessario compimento di questo apparecchio alcune centinaia di crocchi o gangi di legno, di un palmo a due di lunghezza nella loro asta maggiore cui va congiunta una piccola corda destinata a legare la fascina o il legname che sospeso in tal modo col crocco alla fune, deve scendere a
basso. Si ha cura di ungere la fune con sapone o sego per diminuire lo strofinio e per agevolare in alcuni casi la discesa. Se l'inclinazione è forte si prepara innanzi al palorcio un ostacolo di fascine per prevenire il danneggiamento
de' legnami. La provvista de' crocchi ne' punti superiori si proporziona per lo più al lavoro di una giornata; e raccolti la sera nei luoghi inferiori, vanno trasportati nel dì appresso ne' superiori. — L' economia di questo mezzo non ha bisogno di essere dimostrata.
Spero
di essere stato utile. Cordialmente, Giuseppe Plaitano".
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lunedì 25 febbraio 2013
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(Massimo
Paragallo)
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Il
sig. Massimo Paragallo scrive a nome della sig.ra Teresa
Scafarto:
"Buongiorno, con l'autorizzazione della Sig.ra Teresa Scafarto, proprietaria dell'originale,
invio la foto della recita scolastica tenutasi nel 1935/36 presso l'Asilo del Largo Pace, a
Castellammare. Il messaggio della Sig,ra Teresa alle autorità cittadine è la speranza di vedere restaurato il plesso
scolastico.
Visualizza
la rubrica "Immagini della Memoria"
Grazie per l'attenzione. Massimo Paragallo".
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giovedì 21 febbraio 2013
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(Raffaele Scala)
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L'appello
del dott. Raffaele Scala:
"Guardando le foto della rubrica
“Immagini della
memoria”, alle tante foto di scolaresche d’altri tempi non ho potuto fare a meno di ripensare al mio maestro elementare, Modestino Perrotta, un pugliese di Taranto (se la memoria non m’inganna e non mi gioca brutti scherzi) trasferitosi
definitivamente a Castellammare, e ai suoi insegnamenti di scuola e di vita. Lo ricordo magro e alto, il viso smunto e le gite scolastiche a Varano, attraversando il terreno privato di un contadino di Grotta San Biagio, con il maestro a spiegarci le meraviglie della natura e in classe quella volta che ci mostrò una maschera antigas per ricordarci gli orrori della guerra. Purtroppo le foto di gruppo dei miei cinque anni di scuola elementare, nell’allora nuovissimo plesso scolastico del Cicerone, 1961- 62 – 1965-66 sono andate irrimediabilmente perdute in uno dei tanti traslochi di casa fatti dai miei genitori. Da qui il mio appello – disperato e probabilmente infruttuoso, seppure malinconicamente romantico - a quanti hanno frequentato con me quegli anni ormai lontani di farmi avere una copia di quelle foto. Tra i tanti compagni di allora ricordo il figlio di un medico, si chiamava, credo, Cataldo e poi Veropalumbo. Amici, compagni di classe di un tempo ormai perduto, se ci siete battete un colpo, per favore!
Cordiali saluti, Raffaele
Scala".
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giovedì 14 febbraio 2013
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(Raffaele Scala)
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Il
dott. Raffaele Scala, ringrazia Antonio Cimmino:
"Egregio Maurizio, dice bene Antonio Cimmino: tanti piccoli mattoncini, messi l’uno sull’altro da tanti oscuri piccoli eroi, hanno fatto e fanno la storia dell’umanità, anche se nessuno li citerà mai, perché, come recitava Brecht: “Dentro i libri ci sono i nomi dei re. I re hanno trascinato quei blocchi di pietra? Babilonia tante volte distrutta, chi altrettante la riedificò? In quali case di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori? Dove andarono i muratori, la sera che terminarono la Grande Muraglia?”
Non mi è chiaro se il Cimmino Raffaele, piccolo mattoncino della storia operai stabiese elencato tra i sovversivi del luglio
'48 è il padre di Antonio. Quei fatti del 1948 mi furono raccontati da Luigi D’Auria e da Eustachio Massa, i quali mi fornirono anche la documentazione, la stessa che Antonio ha pubblicato nel suo articolo di rievocazione. Storie lontane, in alcuni casi oggi inconcepibili, ma se oggi abbiamo almeno una parvenza di democrazia, dobbiamo ringraziare loro. Ricordarlo è un obbligo, un dovere civico.
Cordiali saluti, Raffaele Scala.".
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martedì 12 febbraio 2013
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(Antonio Cimmino)
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Un
piccolo "mattoncino"
dimenticato di Antonio Cimmino:
"Caro Maurizio leggo sempre con attenzione e interesse gli articoli del dott. Scala. L'ultimo a proposito di
Luigi
D'Auria, già amico di mio padre, riporta un episodio avvenuto a seguito dell'attentato a Togliatti. Molte cose descritte me le raccontava mio padre, operaio della Navalmeccanica, semplice militante di base che in silenzio combatté la sua battaglia politica. Ho
scritto e tu lo hai riportato, un breve appunto dal titolo
"Il
'48 a Castellammare" che riporta anche i nominativi di altri operai coinvolti e condannati, molti dei quali ritornarono nei ranghi del partito e pagarono sulla loro pelle e su quella dei figli (fino agli anni '60-'70) la loro militanza.
Sempre come semplice militante mio padre continuò a frequentare la sede del partito e, quando si ammalò di mesotelioma plerico (asbestosi) come ex saldatore elettrico, si aspettava che
qualche compagno venisse a trovarlo a casa. Venne dalla Francia solo Davide Coda e fu commovente quando si lasciarono sapendo che quella era l'ultima volta che si vedevano.
Piccoli mattoncini dimenticati.
Cari
saluti. Antonio".
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venerdì 8 febbraio 2013
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(Maria Francesca
Ruggiero)
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Piccoli
approfondimenti: ci scrive la dott.ssa Maria Francesca
Ruggiero:
"Caro Maurizio, in merito alla lettera di Salvatore Schiano di
Cola (rif.: post del 22
gennaio 2013), vorrei aggiungere
che quel punto viene denominato anche con l'espressione "giù al
mulino", sempre perchè l'attuale Cenro Laser, prima di diventare tale, era una
pizzeria chiamata "Il Mulino". A questo punto, credo si tratti di una
gestione diversa da quella de "'o Nfinfero".
A presto.
Francesca".
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sabato 2 febbraio 2013
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(Francesco
Donnarumma)
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Ci
scrive Francesco Donnarumma da Cesena:
"Ciao, sono Francesco Donnarumma da Cesena, ovviamente stabiese.
Mi sono reso conto che su Wikipedia ci sono scarse notizie intorno
all'onorato concittadino autore di Funiculì Funiculà. Contribuirei di mio ma, essendo lontano, non posseggo materiali utili
allo scopo. Potresti, Maurizio, incaricare qualche appassionato che si
preoccupi di questo perchè credo che alla biblioteca "Filangieri" ci sia
del materiale utile. Facciamo così, voi se ce la fate fatelo, io mi impegno a spiegare ai
romagnoli il nuovo calannario del 2013 che ho appena stampato.
Tante belle cose. Francesco".
"Caro
Francesco, innanzitutto grazie per averci contattato, in
effetti su wikipedia, la pagina dedicata a Luigi Denza è
un po' scarna e ciò mortifica di molto il valore del
nostro illustre concittadino; in attesa di eventuali
approfondimenti, ti invito, qualora non lo avessi ancora
fatto, a dare una lettura alla pagina sul Denza, questo è
il link:
http://www.liberoricercatore.it/Storia/personaggiillustri/Luigi_Denza.htm
dedicatagli
invece dal nostro carissimo Giuseppe Zingone, ricerca
ampiamente corredata anche da spartiti e da alcuni file
musicali di qualche sua composizione.
Nella
speranza di aver fatto cosa gradita, ti saluto caramente.
Un abbraccio."
(Maurizio
Cuomo).
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lunedì 28 gennaio 2013
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(Ferdinando
Fontanella)
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Ci
scrive il naturalista Ferdinando Fontanella da Ladispoli (RM):
"Caro Maurizio, come vanno le cose a Castellammare? Ho saputo che hanno tagliato alcuni alberi della "canesta" e ci sono state un sacco di
frane... l'incuria ci ucciderà prima o poi. A me va abbastanza bene, il lavoro non è particolarmente faticoso, sono ormai 18 giorni che sto qua a Ladispoli (salvo una breve venuta
in Città per recuperare un po' di cose), ma non riesco ad abituarmi. Per fortuna Giuseppe
(Zingone) mi aiuta ad ambientarmi e spesso mi invita a casa sua, dove si respira
aria stabiese. Però quando, come oggi, non lavoro e ho più tempo libero mi piglia sempre la nostalgia. Per farmela passare cerco di occupare il tempo e finisco per vagare.
Oggi ad esempio sono stato a Roma per salutare un'amica, ho visto anche il Papa a San Pietro, ma poi sono tornato perché avevo da fare il bucato.
In questi giorni cerco di riprendere il lavoro per il
quaderno di L.R..
Un saluto a tutti gli amici,
Nando".
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martedì 22 gennaio 2013
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(Salvatore
Schiano di Cola)
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Per
fugare un dubbio, Salvatore ci chiede il significato di un
termine toponomastico dialettale:
"Gentilissimi del "Libero Ricercatore Stabiese",
ieri domenica 20 Gennaio 2013 stavo nell'autobus proveniente da Agerola, dopo aver effettuato una
escursione montana, ho chiesto all'autista di scendere vicino alla Circumvesuviana,
e sia un passeggero che l'autista mi consigliavano di scendere alla fermata vicino alla fermata di "Via Nocera", perciò la fermata del Bus era detta "o Finfiro" oppure "o Finfero" oppure "o
Vinvero", cioè l'attuale fermato presso il "Centro Laser".
Vi chiedo cortesemente se potete dirmi il significato: Vinvero-Finfero-Finfiro-vinfero
Grazie e cordiali saluti.
Salvatore Schiano di Cola".
"Caro Salvatore, dove oggi è ubicato il
"Centro Laser", fino
a metà anni '80 (inizio '90), vi era una notissima pizzeria denominata "'o
Nfinfero", dove si poteva degustare la vera pizza. La pizzeria era talmente
rinomata e frequentata, che tale zona ancora oggi è ricordata con il suo nome.
In particolare il termine "'o Nfinfero", diede
il titolo anche a una divertente canzone partenopea degli
anni '50, scritta da Giuseppe e Luigi Cioffi. La parola
ormai in disuso da anni, nel dialettale dovrebbe identificare
un bellimbusto un po’ guappo ed un po’ vigliacco, un personaggio che si compiace di sé, solito a
usare atteggiamenti sciocchi e vanagloriosi in pubblico,
una sorta di "guappo di cartone" per intenderci.
Tutto qua. Spero di essere stato utile. Un caro saluto
dalla Redazione di L.R." (Maurizio Cuomo).
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martedì 8 gennaio 2013
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(Luigi Casale)
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Il
prof. Casale risponde allo stabiese Angelo De Stefano da Corfù (Grecia):
"La
richiesta del signor De Stefano può essere facilmente soddisfatta: intanto ci pone una questione di metodo. Se cioè analizziamo le tre parole singolarmente oppure se ci conviene spiegare in una sola volta l’intera espressione, in blocco.
Però avremmo bisogno di una rapida indagine per confermare che il modo di dire sia ricordato in maniera corretta e inoltre che sia realmente attestato a Castellammare, in particolare nella zona del vescovato. Perché, considerato il fatto che ci viene segnalato da una sola persona che non è sempre vissuta a Castellammare, diverse potrebbero essere le ipotesi. Prima. Che il detto sia effettivamente espressione dello standard linguistico di quella zona. Secondo. Che pure essendo una espressione in uso, essa appartenga al ristretto gruppo di famiglia in quanto conservata dalle generazioni precedenti. Terzo. Che il teste non essendo vissuto abitualmente a Castellammare, se non per brevi periodi e in maniera saltuaria, abbia registrata questa espressione e l’abbia poi usata credendola quella più comune nell’area dei parlanti. Ultimo. Che attraverso le varie interferenze subite dal parlante l’espressione si sia formata come idioletto e usata poi come codice nell’area comunicativa del soggetto,
A te, caro Maurizio, non dovrebbe mancare la possibilità di una rapida verifica in loco, mediante un reale
sopralluogo nei vicoli del vescovado, presso persone di una certa età, anche se non necessariamente acculturate. Anzi, tutt’altro.
Premesso quanto sopra per parte mia non ho difficoltà, come detto, ad affrontare il mio lavoro, seppure in via di ipotesi.
Devo dirti, e non escludo che tu me ne possa dare conferma, visto che anche tu graviti sul versante torrese della città, che noi quel gioco lo chiamavamo altalena. Mi rendo conto però che altalena è anche il gioco da cortile o da prato che si fa sospendendo, con delle corde ai lati, un asse o un sedile, fissato ad un ramo o ad un traversa orizzontale per farsi dondolare a spinta. Mentre qui altalena è l’asse basculante sul perno centrale che sollecitata da due persone alle sue estremità si muove a saliscendi. Oggi che per lo più viviamo nei condomini e di cortili e di prati ne vediamo pochi, l’attrezzo, nelle due versioni, lo troviamo – a produzione industriale, costruito di tubolari colorati – nei parchi-giochi per bambini o negli spazi condominiali appositamente attrezzati, dove esistono.
E veniamo al saliscendi, o altalena, di cui ci parla il signor De Stefano, e alla espressione tipica per invitare al gioco, visto che si ha sempre bisogno di un’altra persona per potervi giocare: “Uagliò, pazziammo a segula balanza?”
Pazziammo è voce del verbo pazziare, da cui anche pazziella, pazziariello e pazzia (da non confondere con la “pazzia” che si incontra al manicomio, che è solamente un omofono, cioè ha lo stesso suono, ma è un’altra parola). Il nostro pazziare, come ben sai, corrisponde alla voce italiana: giocare. Dal verbo greco paìzein, a sua volta dal nome pais, paidòs (ragazzo, bambino) da cui tutta una serie di parole: pediatra (medico dei bambini) e pediatria, paidea (educazione) e pedagogia (scienza dell’educazione) e anche il napoletano pazziare (trastullarsi come fanno i bambini). [Ma pure gli aberranti: pedofilia e pedofilo (amico dei bambini – si fa per dire!)].
E così, pazziella è giocattolo, pazziariello è giocherellone, e pazzia è gioco.
Balanza, o valanza, è la bilancia. E il gioco in oggetto utilizza proprio un
attrezzo che ha la forma, e dà l’idea, di una bilancia a due piatti, un bilanciere, insomma: da una parte una bambina, dall’altra un’altra.
Ho detto bilancia a due piatti. Ma questa è una ridondanza. Perché etimologicamente “la bilancia” è solo quella a due piatti. Infatti “bis lanx” significa proprio due piatti (vedi: “lasagna” – lanx satura = piatto pieno di ogni ben di dio ).
Ora la cosa che presenta qualche problema è “segula”. Crea problemi a me, naturalmente, che non conosco la parola. Allora devo procedere per supposizioni.
O segula è diminutivo di sega, e allora la parola potrebbe essere originata dall’immagine creata dal movimento ripetitivo dell’asse, il saliscendi che come una sega va avanti e indietro. Oppure segula è la forma locale di quello che nel mio lessico famigliare si diceva “nzocolo”, una forma avverbiale per dire avere piacere del movimento di un veicolo; come si dice: andare ‘nzocolo o 'nzuocolo, del movimento a dondolo, o a zonzolo (oppure in gioco, detto alla veneziana: in zoco) delle gambe della nonna quando vezzeggiava un bambino. E qui le due cose si incontrano in quella filastrocca anche da noi recensita tra quelle che si cantavano ai bambini (spingendoli avanti e indietro) ancora cinquant’anni fa: Sega, sega, mastu Ciccio, ‘na panella e ‘nu
sasiccio, …
Quindi, sintetizzando il tutto, potremmo tradurre il detto in una forma italiana che suonerebbe così: “Giochiamo a saliscendi facendoci trasportare con nostro grande piacere dall’altalena a forma di bilancia?”-
L.C.".
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lunedì 7 gennaio 2013
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(Mario La Piano)
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Ci
scrive lo stabiese Mario La Piano da Forlì (FC):
"Purtroppo, data la distanza, non mi è
possibile acquistare la copia cartacea del calennario, ma ho comunque provveduto a trovare qui dove abito una tipografia che me l'ha stampato, ed ora è in bella mostra in casa, cosicché in ogni giorno di questo 2013 possa trovare un pezzo della mia città natale.
Cordiali saluti e complimenti per l'idea,
Mario La Piano da Forlì (FC)".
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sabato 5 gennaio 2013
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(Angelo De
Stefano)
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Una
bella missiva dello stabiese Angelo De Stefano da Corfù (Grecia):
"Salve, Libero Ricercatore, sono nato a Castellammare, ma non ho vissuto lì. Mia madre andò a partorire presso i suoi parenti che abitavano a Castellammare nei pressi del
“Viscuvato”. Li abbiamo poi frequentati quasi ogni anno in occasione delle vacanze estive. Ho grande nostalgia di quegli anni e della Castellammare di allora (1945-1960).
Dai miei cugini di Castellammare ricordo un termine che indicava il dondolarsi a “sali-scendi” seduti ciascuno all’estremità di un asse con un fulcro al centro.
Mi pare dicessero: “pazziammo” (verbo da inserire nella Sua Lista) “a ssegula balanza”, forse di origine onomatopeica per il rumore prodotto dall’asse su un tronco di appoggio “segula-segula” e dal “bi-lanciarsi” alternativo sulle estremità dell’asse dei due partecipanti al gioco.
Grato di ricevere una risposta e nella speranza di aver fornito materiale per il Sito, su cui sono capitato per caso, ma che ho apprezzato e che diffonderò, porgo distinti saluti,
Angelo De Stefano dalla Baia di Napoli e da Corfù (Grecia)".
P.S.:
se lo ritiene possibile, mi inserisca nella lista degli “affezionati visitatori”.
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venerdì 4 gennaio 2013
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(Maria Carmen
Matarazzo)
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Gli
auguri della prof.ssa Maria Carmen Matarazzo:
"Ho letto con ritardo il
messaggio. Brindo virtualmente con voi rafforzando gli auspici
espressi. Ci terrei ad avere il calendario.
Carmen Matarazzo".
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giovedì 3 gennaio 2013
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(Simonpietro
Angelone)
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L'accorata missiva del sig. Simonpietro Angelone
dalla provincia di Sondrio:
"Mi chiamo Simonpietro Angelone e vivo in provincia di Sondrio. Facevo ricerche su internet (come mi capita spesso) ed ho letto per caso sul suo sito la lettera trasmessale dal sig. Mollo Giuseppe in data 05/12/2011 ove questi chiedeva informazioni in merito all'incidente occorso nella stazione di Castellammare di Stabia in data 23/10/1944, quando un treno "impazzito" deragliò. La cosa mi ha molto colpito in quanto mio nonno Dolci Giuseppe - classe 1910 nato a Valmasino (SO) - quella sera fu tra i 9 (???) militari che perirono nell'incidente. La mia famiglia uscì distrutta dalla guerra e da quel incidente in quanto il nonno lasciò mia nonna e due figlie in tenera età, una (mia zia) del 1938 e l'altra (mia madre) del 1941, che il papà non lo ha neanche conosciuto. Mia nonna ha oggi 98 anni e ha sempre parlato del nonno, suo unico amore di una vita. Mia madre è mancata lo scorso 17 settembre con la via segnata dalla mancanza di suo padre ed un dolore mai sopito. Le sarei immensamente grato se mi potesse gentilmente fornire alcune informazioni in merito a quei fatti del lontano 1944. Grazie ancora per l'attenzione.
Distinti saluti. Simonpietro
Angelone".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Mimmo
Longobardi)
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Gli auguri del carissimo Mimmo Longobardi:
"Auguri ai responsabili di un
Sito che onora Castellammare e noi stabiesi.
Mimmo Longobardi".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Sebastiano
Somma)
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Un conciso, ma gradito augurio di Sebastiano
Somma:
"Sinceri
auguri....
SebSomma".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Giovanni
Cavallaro)
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Il saluti e i ringraziamenti di Giovanni
Cavallaro da Montegranaro (FM):
"Ringrazio tutta la redazione di avermi dato la possibilità
di stampare la prima copia del calendario del liberoricercatore,
magari espongo nella cucina un po' della mia Castellammare.
Un saluto a tutti Voi dello staff in particolare a Enzo Cesarano
che conosco personalmente.
Auguri
di Buon Anno. Giovanni Cavallaro".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Tullio Pesola)
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La gradita missiva del dott. Tullio Pesola:
"Dott. Maurizio, mi compiaccio per i Suoi nobili sentimenti che emergono dal
messaggio augurale, al quale desidero aggiungere analoghe aspettative anche da parte mia per la nostra amata Città e per quanti si trovano in situazioni molto delicate.
Sono rammaricato di non aver potuto prendere visione in tempo utile del suo invito al tradizionale brindisi; mi
sarebbe fatto piacere conoscere di persona Lei ed altri collaboratori del sito. Una conoscenza che, sono certo, avverrà in una prossima occasione. Ne prendo atto solo ora che ho aperto la posta e mi accingo a ricambiare gli auguri per un 2013 prospero e ricco di soddisfazioni a Lei e alla la Sua famiglia.
Con stima. Tullio
Pesola".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Paolo Rastrelli)
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Gli auguri del carissimo Paolo Rastrelli:
"AUGURI a tutti, a Castellammare e al mitico
Direttore Responsabile anima di “libero ricercatore”.
Paolo Rastrelli".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Enzo
Veropalumbo)
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Enzo Veropalumbo da Torino, ricambia gli auguri
(auguri e un grazie di cuore):
"Vi ringrazio perchè esistete!
Grazie per il lavoro che portate avanti per la nostra terra, con passione e tenacia che vi
distingue e che apprezzo sempre di più. A chi è lontano come me, che
vivo a Torino dal 1967, trasmettete ancora più forte il legame, incancellabile, che ho con la nostra città.
Grazie di cuore.
Enzo".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Antonio
Sorrentino)
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L'augurio di Antonio Sorrentino:
"Augurissimi a tutti gli stabiesi che desiderano che nel nuovo anno la nostra città risorga dalla inefficienza gestionale che l'ha contraddistinta per interi lustri.
Antonio Sorrentino".
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mercoledì 2 gennaio 2013
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(Adriana Di
Giacomo)
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Adriana Di Giacomo da Roma, ricambia gli auguri
(auguri per un futuro di civiltà):
"Molto graditi gli auguri formulati come un richiamo ad un maggiore senso civico da parte delle istituzioni e di noi tutti.
Vivo a Roma e il monito vale anche per questa città che sta affondando in un degrado che mortifica l'enorme patrimonio artistico che
rappresenta. Castellammare fatica a risorgere e gli interessi individuali hanno sempre frenato il bene comune.
Grazie per aver tanto lavorato per un risveglio culturale degli
stabiesi.
Auguri...
e buon anno. Adriana Di Giacomo".
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martedì 1 gennaio 2013
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(Antonello
Ferraro)
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Come
ormai per tradizione, a mezzanotte in punto (ore 00.00 del 1° gennaio
2013), ci scrive il carissimo e sempre precisissimo Antonello
Ferraro:
"Carissimi Amici, Vi confesso che fino a dieci giorni fa ero seriamente preoccupato per la profezia dei Maya.
Mi chiedevo, infatti, se i Maya hanno ragione con chi 'o faccio
'o brindisi d''o primmo 'e l'anno?
Poi, dopo il 21 dicembre ho capito. E' questo Sito che è 'a fine
d''o munno! Buon 2013 a tutti, ma soprattutto tanta salute e felicità.
Con
simpatia. Antonello Ferraro".
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