Il Capitano della Guardia di Finanza Giovanni Acanfora

a cura di Gaetano Fontana

Nel maggio 2013, una casa di produzione americana, la “Listen Prodution” di Santa Monica annunciò che avrebbe prodotto un film sulle Foibe. Il film intitolato appunto “Foibe”, sarebbe stato diretto da John Michael Kane e girato tra Trieste e Hoolywood ed avrebbe impegnato un gruppo di grandi artisti che vanta ben 12 Oscar vinti e 30 Nomination. Ci dovevano essere 152 ruoli ed un migliaio di comparse. Gli attori sarebbero provenuti dalla Repubblica Ceca, Svezia, Polonia, Russia ed ovviamente dall’Italia. Tra gli attori italiani avremmo trovato Alessandro Haber, Gianni Bruschetta, Arnaldo Harzarich, Norma Cossetto, Giobbe Covatta, Karolina Porcari, Fabio Camilli ed infine Nicolas Vaporidis. Le riprese sarebbero iniziate a gennaio 2012 e doveva essere presentato al pubblico il 10 febbraio 2013 “Giorno del Ricordo“ in memoria delle vittime delle Foibe. A noi stabiesi la notizia sembrerebbe non riguardare particolarmente, le foibe sono a Trieste, mille chilometri da qui. Però il dott. Antonio Cimmino ha notato che il film avrebbe narrato  anche la triste storia di un Capitano della Guardia di Finanza certo Giovanni Acanfora  che è nato a Castellammare. Il film  al momento (febbraio 2017) non è  ancora andato in produzione.

Ho voluto fare una ricerca su questo nostro concittadino. Innanzitutto, ho cercato qualche parente che vivesse ancora a Castellammare. Nella ricerca sono stato fortunato . Non solo l’ho trovato, ma questa persona mi è stata di fondamentale aiuto per la ricerca stessa. Si tratta del sig. Franco Acanfora cugino di primo grado del capitano Giovanni Acanfora (figlio del fratello maggiore del padre).

Capitano Giovanni Acanfora

Andiamo per ordine. Il capitano Giovanni Battista Acanfora nasce a Castellammare il 10 febbraio 1911 da Luigi (commerciante) e da Castellano Maria Carmela alle ore 9,15 in via S. Caterina 77 (palazzo Madonna della Libera) come si evince dall’atto di nascita in allegato.

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atto di nascita

   Dall’atto si ricava anche che il Capitano sposa il 20-11-1937 a Fiume la signora Gottardi Camilla dalla quale, in base a delle ricerche fatte, avrà un solo figlio di nome Luigi.

Il Capitano Giovanni Acanfora con il figlio Luigi

L’unico ricordo del Capitano Acanfora ci viene dalla signora Pina Acanfora sorella del sig. Franco la quale ricorda che nel 1938 il Capitano ritornò a Castellammare in licenza per essere cresimato dallo zio Nicola (padre di Pina e Franco). Per l’occasione fu ospitato in Curia dal Vescovo Federico Emanuel che celebrò il giorno seguente anche la funzione della cresima. Quello che più colpì la signora Pina, allora adolescente, è questa figura del cugino molto alto, con una imponente uniforme di gala e dai modi gentili, e credo che questa sia rimasta l’unica stabiese vivente che abbia conosciuto di persona il capitano Acanfora. Ora vediamo cosa succedeva a Trieste nel 1945. Secondo una relazione del col. Persinio Marini comandante della Legione di Trieste dell’epoca si desume una collaborazione dello stesso con il Comitato Liberazione Nazionale di Trieste. Difatti già da marzo lo stesso Marini mette a disposizione del C.L.N. “tutte le armi occultate ai tedeschi e tutte le forze alle sue dipendenze ufficiali e gregari preparati e concordi, pronti ad insorgere al primo segnale di riscossa”. Alla Guardia di Finanza fu affidato dal C.N.L. il compito di occupare gli impianti ed i depositi di vitale importanza e all’uopo furono assegnati due dei cinque settori in cui era ripartita la città. Il secondo settore il “Sant’Andrea” ed il quinto settore il “Roiano”. Come comandante del secondo settore, quello di “Sant’Andrea”, fu scelto il Capitano Giovanni Acanfora che faceva parte della seconda Compagnia. Il capitano Acanfora con i suoi uomini occupò:

– la caserma dell’artiglieria repubblichina, catturando armi e materiali; – la caserma della milizia portuaria, catturando armi e materiali; – la caserma tedesca di “Villa Micher” catturando tutti i materiali.   In seguito a tutte queste operazioni fatte congiuntamente dal C.N.L., dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri e dai tanti partigiani si poteva dire che già il 30 aprile 1945 la città di Trieste fosse stata liberata. Ma il 1 maggio entrarono in città le prime truppe jugoslave. Le forze tedesche pur di non consegnarsi a queste (avrebbero preferito darsi prigionieri agli Alleati) ripresero le armi e tornarono a combattere. C’è da precisare che i reparti dell’allora Regia Guardia di Finanza accolsero gli jugoslavi come alleati e combatterono al loro fianco fornendoli addirittura di vettovagliamento. Il 2 maggio accade qualcosa di molto strano. Gli slavi disarmarono ed imprigionarono con l’inganno prima (alle ore 12) tutti i finanzieri che si trovavano nella caserma di Campo Marzio e poi (nel pomeriggio) tutti quelli che si trovavano nella caserma di via Udine 42. La sorte dei due gruppi di prigionieri fu, per motivi ancora oggi ignoti, purtroppo diversa. Nella caserma di Campo Marzio c’era il capitano Acanfora con i suoi uomini. Non si sa con esattezza quanti uomini fossero ma da elenco ufficiale della Guardia di Finanza risultano 94 militari più 3 ufficiali. Come abbiamo già detto questi finanzieri avevano salvaguardato dalla distruzione il porto di Trieste respingendo i tedeschi che tentavano di farlo saltare e avevano evitato il saccheggio, sempre da parte dei tedeschi, della zona dei cantieri di Sant’Andrea. Non si aspettavano certo di essere imprigionati da quelli che a ragione, consideravano loro alleati. Quindi non opposero resistenza. I finanzieri catturati dai Titini nella caserma di via Udine furono deportati nel lager di Borovnicama ma, quasi tutti tornarono a casa. Nessuno dei finanzieri di Campo Marzio invece tornò più a casa. Cosa grave è che non si sa neanche che fine abbiano fatto, dove siano stati uccisi, dove siano stati sepolti. Dobbiamo precisare che lo Stato Italiano, per motivi politici, non ha mai indagato a fondo sulle Foibe. Difatti di questo argomento, nel nostro paese se ne parla più apertamente solo da qualche decennio. Inoltre chi all’epoca aveva visto qualcosa preferiva non parlarne per paura di ripercussioni. Una solo cosa è certa. L’ultima volta che i finanzieri di Campo Marzio sono stati visti vivi è il 3 maggio. Essi si trovavano nella villa Bonaparte, a poca distanza dalla caserma di Campo Marzio. Erano stati portati lì il giorno prima subito dopo la cattura. Di quello che sia successo dopo non si sa nulla di certo.

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Prigionieri Italiani

     Secondo qualcuno i finanzieri di Campo Marzio furono gettati nella foibe di Monrupino. Secondo un’altra testimonianza furono uccisi con raffiche di mitragliatrici nei pressi delle miniere di carbone inattive ed abbandonate conosciute con il nome di “Cave Auremiane” tra S. Canziano e S. Pietro al Carso (oggi in territorio sloveno). Successivamente gettati in una foiba dei dintorni. Ancora un’altra testimonianza vuole che siano stati assassinati a Roditti di Divaccia e poi infoibati lì nei dintorni.

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Mappa delle Foibe

 Ufficialmente la Guardia di Finanza ritiene che siano stati infoibati nella Foiba di Basovizza. Il motivo di ciò è che quella di Basovizza è una delle foibe più vicine a Trieste. Questo spiegherebbe come mai nessun testimone, soprattutto tra i ferrovieri italiani interrogati successivamente, ha notato lo spostamento di un numero così alto di Finanzieri. Nel sacrario di Basovizza è stata posizionata una lapide con i nomi dei novantasette finanzieri (vedi foto).

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Lapide commemorativa Foibe Basovizza

     Al termine di questa mia breve ricerca mi è doveroso parlare della signora Camilla moglie del capitano Acanfora. Considero la sig. Camilla un eroina al pari del marito. Riassumo, perché altrimenti sarebbe troppo lungo, le peripezie della signora nei giorni successivi alla scomparsa del marito. Il giorno 7 ed 8 maggio la sig. Camilla con documenti comprovanti la collaborazione del marito con il C.N.L. si recò in tutte le caserme di Trieste ma, ovunque si presentasse le veniva risposto che il ricercato era sconosciuto. In seguito ad una segnalazione attendibile si recò anche al centro ferroviario di Divaccia ma anche lì niente. Ottenne pochi giorni dopo dalle autorità jugoslave di stanza a Trieste i documenti di viaggio ed un ordine di scarcerazione per suo marito; si recò a Lubiana presso l’OZNA il comando della IV armata jugoslava ma ottenne solo generiche rassicurazioni. Fece inviare messaggi radio tramite la Croce Rossa Italiana Slovena ed Americana ma sempre niente. Interessò il Ministero per la Slovenia a Lubiana e a Belgrado ma sempre nulla. Ormai suo marito insieme ad altri 96 commilitoni rientrava in quella categoria di persone che come disse il Maresciallo Tito , “essendo morte non potevano essere restituite”.

P.S.: a Castellammare all’ingresso della vecchia caserma della Guardia di Finanza in via Gesù vi era una lapide che ricordava i finanzieri stabiesi caduti nella seconda guerra mondiale. Il primo nome della lista era “Capitano Giovanni Acanfora” con accanto la dicitura “Disperso”. Anche di questa lapide non se ne sa più nulla.

 

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Collaboratore di Redazione

Appassionato di immagini d'epoca di Castellammare è curatore di diverse rubriche, tra cui: "Le stampe antiche" e "Le navi varate a Castellammare".

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