Autore dell'articolo Gaetano Fontana

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Archivi autore: Gaetano Fontana

Informazioni su Gaetano Fontana

Collaboratore di Redazione Appassionato di immagini d'epoca di Castellammare è curatore di diverse rubriche, tra cui: "Le stampe antiche" e "Le navi varate a Castellammare".

Antonio Serrapica (le pitture)

Serrapica tra kitsch e naif
(su Repubblica.it così scriveva Antonella Marino, in un articolo del 25 gennaio 2003)

“Debordante, giocosamente kitsch, in apparenza naif: così si presenta a prima vista la pittura di Antonio Serrapica. L’artista vive a Castellammare di Stabia, dove è nato nel 1960… Passando dal micro al macro, Serrapica affastella lo spazio di immagini, oppure le isola o le moltiplica, con un misto di stilizzazione infantile, sospensione favolistica e onirica, grottesca ironia. Il suo paradossale universo leggero, alter ego e rifugio ai disagi del reale, sembra prendere in contropiede l’opulenza mediatica, opponendole un’ altra forma di sovrabbondanza, non patinata, un po’ goffa e per questo forse più vera. Dall’altra parte l’ esibizione di una cifra dilettantesca, eclettica e contaminata, gioca a spiazzare le nostre coordinate critiche, a disorientare la ricerca di significati. E ci propone una provocatoria ricodificazione del proprio immaginario, un diverso, libero e personale alfabeto visivo, che prende anche in giro, sfruttandole, le aspettative del sistema dell’arte…”.

La galleria contempla alcune delle sue opere: Continua a leggere

Stabiae-book

rubrica a cura di Gaetano Fontana

Stabiae-book

Grafica di Adriano Landolfi

Con la presente rubrica ci pregiamo di rendere fruibile direttamente on-line una ricca collezione di volumi d’epoca curata da Gaetano Fontana, tale raccolta messa spontaneamente a disposizione dal curatore e diversi altri collezionisti (che per scelta personale preferiscono comunque rimanere nell’anonimato), è messa in essere per venire incontro alle esigenze di studenti, ricercatori  e studiosi che dovessero intraprendere delle ricerche a tema. La biblioteca virtuale terrà conto esclusivamente di pubblicazioni d’epoca preziose e introvabili di autori conosciuti e non, che hanno dato lustro alla città di Castellammare di Stabia. E’ possibile scaricare il file pdf di ciascun libro e poterlo stampare liberamente in sintonia con il principio fondamentale del nostro sito che la cultura deve essere accessibile a tutti in particolare quella che riguarda le nostri origini.

Ultimi e-book inseriti:

 

 

Camillo Russo

Le vie d’ Italia (novembre 1927)

File pdf 

Consultazione Online

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AAVV

Cultura e Società (2009-10)

Si ringraziano il Prof. Ciro Abagnale ed il sig. Antonio Colonna per aver concesso di pubblicare sul nostro sito questa opera.

Per la vastità degli argomenti trattati in questo volume facilitiamo la ricerca pubblicando il anteprima l’indice. Indice 1

File Pdf

Consultazione online

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Archivio e-book disponibili:

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Il Cantiere di Castellammare, nelle opere di Ducros

a cura di Gaetano Fontana

Intenzionato ad approfondire una personale ricerca sul cantiere navale di Castellammare, con enorme sorpresa, in questi giorni mi è capitato di rintracciare una serie di opere pittoriche di Abraham-Louis Ducros1 Questa piccola, fortunosa scoperta mi ha entusiasmato al punto che mi è sembrato doveroso condividerla con gli affezionati lettori di LR, utenti dal palato fine che di certo apprezzeranno quella che senza alcuna ombra di dubbio risulta essere una testimonianza storica che inconfutabilmente prova quanto, nei tempi andati, sia stata importante la nostra bellissima città.

Considerando che il cantiere di Castellammare fu fondato nel 1783 e che il periodo di permanenza a Napoli di Ducros va dal 1794 al 1799 (data certa in quanto fu accusato di Giacobismo ed allontanato), possiamo benissimo dire che queste opere pittoriche sono tra le prime rappresentazioni che immortalano il nostro cantiere ancor prima che assumesse l’aspetto attuale (fisionomia assunta in seguito alle opere di ampliamento volute da Gioacchino Murat nel 1808). Continua a leggere

  1.   Abraham-Louis Ducros nasce Moudon (Cantone di Vaud  in Svizzera) il 21 luglio 1748. Dopo aver viaggiato molto in Europa dal 1794 al 1799 si stabilisce  a Napoli. Tra i suoi innumerevoli clienti vi fu il ministro John Francis Edward Acton per il quale eseguì un numero elevato di paesaggi e vedute da arredare una intera stanza. In particolare Acton gli commissionò anche molte vedute del Cantiere Navale di Castellammare. che immortalano la nostra Castellammare così come si presentava a fine 1700.

La corazzata Emanuele Filiberto

La corazzata Emanuele Filiberto

di Gaetano Fontana

Copertina del periodico L’Illustrazione Italiana – prop. Gaetano fontana

Mercoledì 29 settembre 1897 venne varata a Castellammare di Stabia la corazzata Emanuele Filiberto di Savoia. Costruita sulla progettazione del Generale Pullino del Genio Navale, pur essendo una nave veloce, gestiva con difficoltà il mare grosso, questo a causa del modesto dislocamento e del bordo libero troppo basso. Era dotata di una motore a vapore composto di 12 caldaie a combustione promiscua (nafta/carbone) che davano energia a due motrici alternative ad espansione. A quel tempo, e per tutta la prima parte del XX secolo, fu modello standard per ciascuna caldaia di grosse dimensioni, anche grazie all’utilizzo per la loro costruzione di acciai straordinari capaci di resistere a temperature molto elevate, e grazie ad evolute tecniche di saldatura.

La potenza sviluppata da questi motori era di oltre 10400 kW, dando modo alla nave di superare la velocità di circa 18 nodi, l’autonomia di crociera calcolata alla velocità di 10 nodi era di 4000 miglia. Su due torri binate corazzate a poppa e a prua vi erano quattro cannoni da 254/40 RM, che poi era anche l’armamento principale degli incrociatori di classe Garibaldi, obici che erano composti da una canna lunga più di 10 m; ogni proiettile pesava 227 chilogrammi, con una velocità di volata di circa 700 metri al secondo; per una gittata massima di circa 18 km. Inoltre vi erano altri cannoni, otto per la precisione da 152/40 posti in batteria e otto da 120/40 scudati situati in coperta, a cui si aggiungevano altri otto cannoni da 76/40 e otto cannoni da 47/40, oltre due mitragliere. A tutto questo arsenale occorreva aggiungere anche 4 tubi lanciasiluri, insomma per l’epoca una vera macchina da guerra del mare. Impostata il 5 ottobre del 1893, entrò in servizio il 6 settembre del 1901, e fu poi radiata il 20 marzo del 1920, quasi cento anni fa.

Viviani: Il fatto di cronaca che ispirò Padroni di Barche

a cura di Cristian Izzo

È recentissimo il dibattito acceso, riguardante un particolare genere di prodotto televisivo di tendenza in questo momento, sul tema della influenza reciproca tra la realtà e la trasposizione in artificio di vicende reali.

Diremmo, pertinentemente, che, se quando si tratta di cinema o televisione (essendosi questi mezzi da sempre auto-attribuiti un fine documentaristico ed imitativo – basti pensare che il cinema nasce dalla fotografia) l’ambiguità dilaga e la confusione conduce a cortocircuiti e circoli viziosi che esasperano vicendevolmente tipi ed atteggiamenti (reali o di fiction), per quanto riguarda il teatro le nebbie sono meno fitte.

Di fatti, in palcoscenico, tutto quanto è mito o parodia e qualsiasi avvenimento (soprattutto reale o verosimile) ha da tradursi nella sua trasposizione scenica in epos, in lirica, in mito, scapolando così da qualsiasi chance imitativa ed iniziando quel grande miracolo interiore che è la catarsi.

la tribuna illustrata anno XL n. 13 27 marzo 1932 (coll. Gaetano Fontana)

la tribuna illustrata anno XL n. 13 27 marzo 1932 (coll. Gaetano Fontana)

Ne è esempio più che lampante Raffaele Viviani, il cui teatro (post-avanspettacolo) fortuitamente e sapientemente e necessariamente assemblato per vicissitudini storiche, rappresenta un unicum che lo strappa via sia alla tradizione del suo tempo, che a quella a cui noi ci rivolgiamo.
Se, infatti, con Scarpetta si assiste al vaudeville francese di ambientazione napoletana e con Eduardo al dramma borghese, di chiara matrice pirandelliana con influenza della inestirpabile ironia napoletana di derivazione paterna, Viviani è un teatro (dico “è un teatro” e non “rappresenta un teatro” per motivi chiarissimi) totalmente diverso e non riconducibile a questo contesto.

Non lo si può dire “prosa” (seppur per necessità storica così egli stesso lo definì), per la presenza di versi e musica; e fanno rabbrividire tutti coloro che lo definiscono antesignano del “musical” all’americana.

L’unica cosa a cui Viviani è riconducibile è il teatro lirico, nella sua definizione e nella ricerca che egli fece di un “teatro totale”. E se la sceneggiata fu definita da qualcuno “opera lirica del popolo”, Viviani è quel punto di mezzo tra la sceneggiata e l’opera lirica.

Lo possiamo vedere questo in “Padroni di barche”, lavoro del 1937, fino ad oggi solo per supposizione ispirato a fatti realmente accaduti nella nostra città, in cui il dramma è interamente ambientato, secondo alcune fonti per commissione del comune di Castellammare e come atto d’amore da parte del Viviani per la sua città natale, all’epoca fiorente e frequentata (soprattutto in estate) da grandi intellettuali napoletani come lo stesso Viviani, Eduardo, Bovio ecc.

Ho scritto “fino ad oggi solo per supposizione ispirato a fatti veramente accaduti in città”, perché oggi le supposizioni vengono dissipate dal ritrovamento di questo documento: un articolo di un giornale dell’epoca, riporta la cronaca (a posteriori) di una faida spietata tra due proprietari di vapori che collegavano il porto di Castellammare con Napoli. Continua a leggere