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Nelle
situazioni d'emergenza è importante:
conservare la calma, fare le giuste riflessioni, e
poi, se il caso lo richiede, è doveroso per il
direttore di gita attivare i dovuti soccorsi.
La
vipera, un mito da sfatare:
La
vipera non è un mostro a sei teste sempre in
agguato nei sentieri montani, pronta a morderci per
farci morire tra atroci sofferenze. Di solito la
vipera, quando non è in letargo o a caccia di lucertole, topolini e altre piccole prede,
ama starsene in particolare nelle pietraie esposte
al sole, nei muri a secco, nelle fascine di legna,
nei tronchi d’albero tagliati e accatastati, nelle
vecchie case abbandonate, nei pagliai, lungo le rive
di stagni e dei corsi d’acqua; per cui se la s'incontra, non è necessario
ucciderla, basterà fare rumore per farla allontanare
velocemente. Essa conosce molto bene il pericolo
"uomo" e di sicuro non si farà più vedere.
In montagna, ma anche in collina, può capitare di
venire morsi da una vipera, si tratta di una
eventualità rara che tuttavia deve essere presa in
considerazione. Seguire alcune semplici norme di buon
senso e di cautela consente comunque di ridurre al
minimo questo pericolo:
-
indossare
scarpe alte alla caviglia, calzettoni spessi e
pantaloni lunghi;
-
camminare
sul sentiero e con passo cadenzato;
-
battere
a terra con un bastone, soprattutto nell'erba alta;
-
evitare
di sedersi su pietraie e sassi;
-
non
mettere le mani in fessure rocciose;
-
durante
una sosta non poggiare mai a terra indumenti e zaino
aperto.
Se
poi, sfortunatamente, capita di essere morsi, si
tenga presente che non sempre la vipera riesce a
iniettare del veleno (o almeno, di iniettarne una
quantità che risulti letale per un uomo adulto).
Manteniamo quindi la dovuta calma, facendo attenzione
di tranquillizzare la persona morsa. Una volta
verificato che si tratti realmente del morso di una
vipera (l'impronta lasciata dal morso della vipera si distingue da
quella di un serpente innocuo, per la presenza di due fori
netti, lasciati dai denti veleniferi), è opportuno
che si rallenti l'entrata in circolo del
veleno: avendo cura (se
risulta possibile) di lasciare il punto della
morsicatura più in basso rispetto al cuore, applichiamo un laccio emostatico (un fazzoletto o
anche una cintura, vanno anche bene), posizionandolo
tra la radice
dell'arto e il punto colpito (a circa dieci
centimetri dalla morsicatura), facendo attenzione a
non stringere troppo, in quanto la legatura deve
solo rallentare la circolazione sanguigna. Puliamo
la zona lesa, con acqua ossigenata o in mancanza con
abbondante acqua (attenzione non usare mai alcool).
Monitoriamo poi la situazione,
controllando l'evolversi dell'entrata in circolo del
veleno (l'arto colpito inizierà a gonfiarsi
assumendo un colorito molto scuro). In particolare
dopo circa 15 minuti è necessaria l'applicazione di
una nuova legatura (procedendo in questo modo: prima
di slacciare la vecchia legatura, applichiamo
15 centimetri più a monte,
un secondo laccio, una volta stretto a sufficienza,
allentiamo ed eliminiamo la vecchia legatura), questa
operazione va ripetuta a intervalli regolari di
circa 15 minuti. Se immobilizziamo l'arto colpito,
riduciamo notevolmente i tempi di entrata in circolo
del veleno. Raggiungere quanto prima un ospedale o
attendere i soccorsi precedentemente allertati. |