Origini,
curiosità, conclusioni
Le origini del gioco del
"Tressette", sicuramente antiche, non sono
ben definite, alcuni storici, attribuiscono questo
gioco di carte e alcune sue varianti (tram, pizzico,
tressette a perdere, ecc.) all'inventiva di quattro
muti, che impossibilitati nel parlare,
introdussero tra le regole, alcuni gesti
convenzionali per indicare delle particolari
situazioni di gioco; questa teoria spiegherebbe
alcuni gesti ancora in uso, fatti mentre si gioca. I
gesti a cui ci riferiamo, che venivano eseguiti
nell'assoluto silenzio di circostanza, sono i
seguenti:
bussare, cioè battere
le nocche delle dita sul tavolo per passare la mano
di chiamata nel gioco del "tram" (variante
del "tressette"a cinque giocatori);
lisciare, cioè
strisciare la carta sul tavolo per indicare al
compagno che si è in possesso di una sola altra
carta di quel palo (di valore inferiore);
piombare, nel
caratteristico gesto di lasciar cadere la carta da
poche decine di centimetri sul tavolo, gesto per far
capire la caduta (il piombo) dell'unica carta di un
palo;
giocata energica, per
indicare che si è forti in quel palo.
Mantenendo quasi intatte
queste antiche gestualità e con l'introduzione di
alcuni caratteristici termini (rigorosamente in
dialetto), con nostro stupore l'antico gioco del
"Tressette", è un gioco ancora molto
coinvolgente ed attuale.
Breve
legenda dei termini caratteristici
Chesta
m''è ttre (esclamazione tipica indicante
una carta di gioco in alcun modo superabile);
'O
palo (uno dei quattro semi: bastoni, denari,
spade o coppe);
Piglia
e ttuorne (essendo il "Tressette" un
gioco di coppia, il giocatore che ha la mano di gioco
esorta il compagno ad aggiudicarsi la mano e di
rigiocare allo stesso palo);
'O
punto 'areta (se lo aggiudica chi effettua
l'ultima pigliata di gioco);
Miette
'a meglia (questa frase indica esplicitamente il
possesso del due accompagnato da numerose carte dello
stesso palo, per cui si esorta a liberare un possibile
gioco redditizio), anche usato nel quotidiano sociale
quando ad un gruppo di persone si aggrega in secondo
momento qualcuno non voluto;
Pe'
tte nun ne tengo (inteso il gioco del compagno, si
comunica l'impossibilità nel servirlo);
'A
fiura (carta di qualsiasi palo raffigurante:
fante, cavallo o il re);
Fatte
'e toje (questa voce, troppo esplicita, indicante
il possesso di almeno un tre, è stata quasi
dappertutto abolita;
'A
lleggia (termine indicante micro - segnali di
gioco, con cui in base allo scarto effettuato si
indica al compagno il palo dove si vuole essere
serviti);
'O
vinticinche (termine indicante il possesso
del due e del tre ad uno stesso palo);
'O
liscio e busso (tale frase viene usata quando un
giocatore in possesso di un asso accompagnato da due
carte dello stesso palo di valore inferiore, al fine
di salvare l'asso, gioca una delle due carte minori
per smontare il venticinque);
'A
scartiglia (termine usato per indicare una
carta da gioco senza alcun valore);
Tengo
'nu piombo (il giocatore comunica al compagno ed
all'intero tavolo, di essere sprovvisto di carte ad
uno dei quattro pali);
'A
napulitana (termine di uso a Napoli ed in
provincia, con il quale si dichiara di essere in
possesso dell'asso, del due ed del tre allo stesso
palo);
Ca'
stongo je (il giocatore accompagna questa frase
con una giocata energica, per indicare al tavolo di
gioco l'assoluta predominanza in un determinato palo);
'A
rredda (carta di un qualsiasi palo raffigurante il
re);
Votte
'ncoppa (detto al compagno nelle fasi finali della
partita per fargli capire che non si dispone di carte
per servirlo);
'Menate
pure tu (variante della precedente voce, dal
significato rafforzativo);
'A
jucata a giro (con questo caratteristico termine,
viene indicato il modo strategico di giocare una carta
con cui si favorisce il compagno).