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Terminologia stabiese

Per il piacere di rispolverare ed apprezzare vecchie parole dimenticate dal tempo, che per l'inevitabile disuso, purtroppo, sono in via di estinzione, nella rubrica delle tradizioni proponiamo una pagina della terminologia stabiese. La rubrica è in continua evoluzione, per cui consigliamo di tanto in tanto di prendere visione degli eventuali aggiornamenti.

 

"Dedico questo modesto lavoro a mio padre Domenico, da sempre appassionato lettore  ed autentico ricercatore di scritti e poemi dialettali".

Libero Ricercatore

 

 

 

Modi di dire

 

I caratteristici modi di dire dialettali (passati e recenti in uso a Castellammare di Stabia), che riportiamo nella sottostante tabella sono frutto di piacevoli chiacchierate con anziani stabiesi (patrimonio inestimabile, troppo spesso sottovalutato).

 

Una stampa riadattata per l'occasione (by liberoricercatore.it)

 

 

 

Data ultimo inserimento:  29 giugno 2010

 

N.B.:  i "modi di dire" di ultima immissione, sono contraddistinti dalla dicitura:

MODO DI DIRE

DESCRIZIONE

a bbelle e bbuone

improvvisamente, senza alcun preavviso

acchiappa a Peppe!

esortazione ad afferrare qualcuno o qualcosa  sfuggente; la denominazione Peppe (l'oggetto sfuggente) rende la frase ridondante e sfiziosa allo stesso tempo 

a chi figlie, e a chi figliastre

la frase è rivolta a chi, nonostante dichiari di essere equo e giusto, all'atto pratico manifesta una evidente disparità nel trattare le persone

a chi nun tene figlie nun chiammà aiuto e manco cunsiglie

questo detto proverbiale esorta a non chiedere aiuto (e consigli) a persone che non hanno figli. La considerazione molto probabilmente nasce dal fatto che l'esperienza e la sensibilità maturata da chi ha prole è da ritenersi patrimonio di saggezza

accummience a zucà d’ ‘o dito piccerillo

espressione adoperata nei confronti di chi pretende troppo da chi non ha niente o quasi da dargli.

accuncià p''e feste

ridurre una persona in malo modo fisicamente e moralmente in modo che non abbia più pretese. Lo debbo distruggere

a craia, a craia 

L'ing. Fabbrocino segnala un modo di dire curioso che sua mamma pronunciava quando qualcuno di sua conoscenza rimandava il da farsi di giorno in giorno e quindi di rimandare sempre al domani. Secondo Fabbrocino questo detto potrebbe spiegarsi con il fatto che in latino la parola "cras" significa appunto domani

addò vère e addò ceca

la frase evidenzia l'estrema disparità di valutazione, allorquando chi valuta non esamina con lo stesso metro di misura i casi posti alla sua attenzione

'a fine 'e "aglio e cepolle"

ridursi per inettitudine al minimo indispensabile (vedi il fruttivendolo che a tarda sera, esaurita la scorta giornaliera di frutta fresca, rimane con le ceste piene di questi ortaggi) 

'a furresa è corta, e 'o strummulo fa 'e tattélle!

veniva detto quando 'a furresa (cordicella) era insufficiente per dare la carica allo strummulo (una particolare trottola in legno, simile ad una pera capovolta, munita alla sommità di una punta di metallo), che per tal motivo era destinato a fare le tattèlle (caratteristico picchiettare al suolo causato dalla scarsa rotazione o in alcuni casi dal puntale metallico non perfettamente in asse)

'a galletta 'e Castiellammare

termine usato per definire una persona avara. Si dice che è andata (la galletta) “trentaseje anne pe’ mmare e nun s’è spuniata ancora” (trentasei anni per mare e non si è ancora ammorbidita), come avveniva, a bordo dei velieri, con le gallette, biscotti secchi a lunga conservazione, prodotti a Castellammare di Stabia, che venivano ammorbiditi mediante una lunga permanenza nell’acqua di mare poiché l’impasto era insipido

aiutate ca Dio t'aiuta

la frase esorta (chi si rilassa troppo) a darsi una regolata e ad attivarsi di conseguenza

all'anema 'e mammeta

imprecazione dialettale rivolta a contro qualcuno

alla samprasò’

letteralmente storpiato nel dialettale, questo termine di chiara derivazione francese, (termine esatto scritto: sans façon, letto: san fason), significa: alla buona, arrangiare

a manese

avere a portata di mano, disporre nell'immediatezza di qualcosa

ammarca 'a ppeste!

chi è sfortunato ed attira continuamente la cattiva sorte

ammesurate 'a palla!

esortare qualcuno a pensare prima di agire e a darsi una regolata di conseguenza (il termine ha forse origine dal gioco delle "palle di legno chiodate" ancora in uso tra gli anziani abitanti di campagna)

'a mmesca Francesca

questa frase generalmente identifica un misto di cose messe insieme senza ordine o senso logico. Concentrato disordinato di oggetti di vario genere

'a morte a te, e 'a salute a chi te magna!

curiosa frase scaramantica (segnalata da Antonio Cimmino), pronunciata nel momento in cui viene uccisa una gallina. 

Una nota variazione (suggeritami da mio padre Domenico), che chiaramente non modifica il senso della frase è la seguente: " 'A morte a te, e 'a salute a me! "

'a nave cammina e 'a fava se coce 

questo detto, molto noto e ancora di uso comune tra gli operai del cantiere navale di Castellammare, molto probabilmente trova origine e spiegazione nel fatto che durante le lunghe prove di navigazione, gli operai trovino conforto nel pensare che al ritorno abbiano guadagnato il necessario per il sostentamento della famiglia. 

L'ing. Domenico Furci alla nostra, aggiunge anche una sua personale teoria (altrettanto plausibile): "Mi permetto di suggerire una spiegazione meno romantica, più tecnica e più attinente al tema della navigazione ('a nave = 'o papore o meglio 'o vapore) è un naviglio con motore a vapore e non un veliero durante la navigazione era (ed è) necessario produrre vapore contestualmente era possibile cucinare legumi (che, come è noto, necessitano di tempi lunghi) utilizzando il vapore prodotto prioritariamente per il motore. In conclusione: mentre si produce vapore per la "macchina" (per il motore della nave), si cucineranno le fave".

a 'nperettà’ 'o vino

letteralmente imperettare il vino, mettere nei fiaschi

'a noce d''o cuollo

indica il punto del collo situato all'altezza della nuca

annuzzà’ 'ncanna

malessere causato dal boccone malamente ingerito

'a palla a 'o fuosso

la palla al fosso (questa è la traduzione letterale dal dialettale) era il gioco con il quale i contadini delle campagne stabiesi solevano intrattenere le poche ore di svago solitamente serali o domenicali (scampate alla dura giornata lavorativa); in questo giuoco, molto simile a quello delle bocce, veniva utilizzata una particolare sfera di legno (una palla provvista di una "spalla" forte data da chiodatura di ferro praticata su di un emisfero), con la quale il giocatore doveva centrare (ad una distanza di circa 15-20 metri) una lieve buca contenente le monete (che costituivano la posta in palio): il primo che centrava e lasciava la sua palla nella buca ('o fuosso) vinceva. 

Con questa caratteristica frase, però, viene anche indicata una modalità estremamente dilettantistica (diciamo "parrocchiale") del giocare il calcio, che palesa la precarietà del campo di gioco (una superficie molto sconnessa sulla quale disputare una improbabile partita di pallone)

'a panza nun cunosce crianza

la pancia non conosce la buona educazione

appiccià 'o ffuoco

frase tipica usata per definire l'azione di mettere zizzania e di infiammare figurativamente una possibile polemica

appilà 'a vòcca

letteralmente tappare la bocca, mettere a tacere; mettere una persona in condizioni di non parlare, ricattandola o sbugiardandola

appizzà 'e rrecchie

letteralmente raddrizzare le orecchie per ascoltare, talvolta per origliare. Per similitudine a ciò al caratteristico comportamento del cane che drizza le orecchie, quando punta la sua preda

appizzà ll'uocchie

acuire la vista; guardare con attenzione in modo particolare per non farsi sfuggire quel qual cosa che interessa; prestare particolare attenzione

'a preta viva

la pietra dura e pesante utilizzata come fondo della rete ferroviaria

'a purga 'a sente chi 'a tene 'ncuorpo!

sta a significare che chi vuol giudicare dall’esterno un fatto o una situazione particolare, di fatto non può avere gli elementi di giudizio di chi è protagonista della situazione stessa

'a purpetta cu’ 'a sarza 

la polpetta di (pane, carne tritata, uova, sale, formaggio e pinoli ) cotta nel sugo del ragù

'a quagliamme sta staffa!?

esternazione volta a sollecitare una sbrigativa risoluzione del problema

a quatte 'e bastone

sdraiarsi comodamente a gambe e braccia aperte, in senso figurato come la carta del quattro di bastoni

arrasso sia 

formula deprecativa significante: lontano sia, non sia mai, che Iddio discosti da noi

arrecettamme 'e fierre 

letteralmente: raccogliamo i ferri (attrezzature). Rassettare, riordinare. Detto di cibi: arrecettammo 'a tavola (sparecchiare) o anche di persona: s'è arrecettato (morto in malo modo)

'a sciorta d''o pover’ommo

letteralmente: la sorte del pover'uomo.

ascire fora d''o semmenato

figurativamente uscire fuori del seminato, ovvero oltrepassare le linee guida del comportarsi bene, esagerare con le parole

'a scusa d''o malo pavatore

la frase è attribuita a chi è troppo legato al denaro che ha per vizio l'insolvenza, che pur di non pagare o di risparmiare, è sempre pronto a trovare delle scuse

'a sera so’ vascielle, 'a matina manco vuzzarielle

si dice di coloro che si vantano di saper fare tante cose, ma messi alla prova non sanno fare nulla

'a sfera a 'o sole

fastidiosa irritazione della pelle causata da incauta e prolungata esposizione ai raggi solari, eritema solare

'a spartata

mettere in disparte, disporre separatamente da altre cose

asteco 'e mazzate

scalognato, abituato ad incassare i duri colpi della vita; termine derivante dall'uso ormai non più comune di applicare mediante una serie di colpetti ben assestati, il materiale impermeabile sull'attico

astrigne 'o broro!

invito a farla breve, esortare ad essere conciso; per metafora come l'addensarsi del brodo al momento della cottura

augurie senza canesti, so' cumm''a calamai senza 'nchiosta

letteralmente: gli auguri senza cesti (doni) sono vuoti come calamai senza inchiostro

aumma, aumma

termine con il quale si indica una azione svolta con discrezione e all'insaputa di terzi

'a vampata 'e calore

brusco innalzamento della temperatura corporea,  accompagnato da lieve sudorazione, causato da una improvvisa reazione emotiva 

avascia 'e scelle!

frase tipica con la quale si esorta qualcuno a ridimensionare il modo di fare (altrimenti esagerato). Abbassare la cresta

'a vecchia 'ncielo!

"la vecchia in cielo". Così si grida al bambino che, per un colpo di tosse  o un po’ di saliva inghiottita, rischi di rimanere soffocato. Va da sé che in cielo non è apparsa nessuna vecchia, ma è questo il modo più semplice per ottenere che il fanciullo alzi il capo, favorendo la ripresa di una normale respirazione.

avesse murì acciso!

affermazione per dare credito a quello che si afferma

'a vocca è nu bellu strumiento!

vuol dire che a parole si fanno tante cose, ma alla resa dei conti realizzarle è difficile come suonare bene uno strumento musicale

'a vvolo 'a vvolo

sbrigativo, eseguire un qualche cosa in modo rapido, velocemente 

azzuppà’ 'o ppane

intingere nel piatto altrui, trovare tornaconto a spese degli altri

Basta! A ogni modo...

frase con la quale talune volte viene interrotto un inciso del racconto per riprendere la trama principale

bonanotte a 'e sunature

la frase è detta per suggellare l'atto ultimo e definitivo da compiere, quasi come per dare congedo (augurando la "buonanotte") a dei suonatori notturni che hanno speso le ultime energie per intonare una serenata a chiusura di una giornata

butteglia 'e gnosta

la bottiglia di vino rosso paesano (rosso di taverna poco raffinato "che va alla testa")

caffè e Atto di dolore, ogne quarte d'ore 

così giustificava le richieste di caffè la suocera del sig. Bruno Zingone

cantà’ a ffronn’‘e limone

cantare a foglie di limone. La locuzione esprime l’invito adoperato per convincere una persona che una sua aspirazione è destinata a lunga attesa, prima di poter essere soddisfatta. Del resto, quello a "ffronn’‘e limone", detto così dal verso che ne introduce il ritornello, è un canto improvvisato, nel quale i due esecutori si rilanciano la strofa, potenzialmente, all’infinito; a quell’infinito cui viene, sostanzialmente, rinviata l’attesa di cui si è detto

capa 'e pezza  

sarcasmo dialettale che identifica la suora 

casa e putèca

lavorare in prossimità della propria abitazione, terminologia derivante dalla palese povertà di un tempo, in quanto per vivere spesso era necessario adattare a bottega di lavoro la propria abitazione

ca, si, no?!

nulla a che vedere con sale di gioco e di scommesse (casinò), ma molto più semplicemente un modo caratteristico per dire: altrimenti?!

cavero e cuotto

dare il "ben servito", lasciando l'anteposto a bocca aperta.  "Cucinare" qualcuno a puntino, senza tralasciare il benché minimo particolare

cavurara e cavurara nun se tegneno 

La "cavurara" è una grossa pentola nella quale è possibile portare ad ebollizione una notevole quantità di liquido. Questo accessorio da cucina un tempo utilizzato su fiamma viva alimentata a legna, era il più delle volte soggetto a tinteggiarsi di nerofumo ai suoi lati (chiaramente il nero delle pareti esterne del pentolone stingeva facilmente sporcando al contatto di mani ed indumenti). Il vecchio detto proverbiale sostanzialmente fa notare che il nerofumo di una "cavurara", non causa danni ad un'altra "cavurara" già sporca di nerofumo (una sorta di "male, scaccia male").

ccà 'e pezze e ccà 'o sapone 

Qui i cenci e qui il sapone. Questa espressione, molto in voga all’epoca dei famosi saponari, i quali non ammettevano dilazioni, non davano se non ricevevano, oggi la si usa per significare: prima i soldi e poi la merce.

cchiù nera d''a mezanotte nun po' venì’

buio pesto, nero assoluto.  Per metafora: situazione estremamente critica

chello ca d''a vocca cade 'nzino nun è maie perzo

letteralmente: "quello che dalla bocca cade in grembo (in seno), non è mai perso". Frase figurativa carica di significato, che fa chiaro riferimento a ciò che si tramanda dai genitori ai figli.

che se dice? 'E sarde se magnano alice!

un botta e risposta caratteristico e curioso che a prima vista non ha un chiaro significato, ma che cela la riservatezza estrema di chi risponde, il quale non ha nessun interesse a dare una risposta più sensata, un po' come quando si chiede a un cercatore di funghi o a un pescatore come procede la giornata di ricerca o di pesca, e si riceve una risposta apparentemente chiara, ma estremamente vaga e scontata per non mettere in pericolo, le astuzie e le esperienze messe in opera.

Che te crerive, ca ch'era? Tre cafettere? No! Tre cantere 'e tre manere!

frase (suggerita da Francesco Ricci) ricca di rime scherzose e allitterazioni, che pressappoco significa: "Cosa credevi che fossero? Tre cose buone? No! Tre cose cattive di tre maniere!"

chianu chiano

pian piano, procedere con calma ed estrema prudenza, adagio. "Va' chiano!": si dice a qualcuno per moderarne i giudizi o le parole

chi campa jennaro e frevaro, campa 'n'at'anno

chi supera gennaio e febbraio, vivrà un altro anno. Gennaio e febbraio sono i due mesi più freddi dall’anno, perché la Terra ha avuto il tempo di raffreddarsi, dopo l’afelio (il punto dell’orbita di un pianeta in cui questo viene a trovarsi alla massima distanza dal sole); chi riesce a superarli (in particolare le persone di una certa età), senza ammalarsi, si è assicurato un altro anno di vita

chi nun dà retta 'a mamma e 'a 'o pate, va spierto e nun 'o sape

"chi non dà retta alla mamma e al padre va alla cieca e non lo sa". I consigli materni e paterni sono sempre giusti e non sono mai troppi, il figlio che non li segue, spesso non si rende conto del valore e di quanto siano importanti 

chiove a zeffunne

piove a dirotto

chi rompe pava e chi scassa acconcia

chi rompe paga e chi danneggia ripara. Il principio della responsabilità per danni è affermato da questo proverbio, che sembrerebbe ripetitivo, rispetto all’italiano "chi rompe paga e i cocci sono suoi", ma che, viceversa, opera una corretta distinzione tra il danno irreparabile e quello riparabile. "Scassà" dal latino "exquassare" danneggiare scuotendo

chi sè visto, sè visto!

la frase chiude e definisce in modo univoco un patto, un po' come per dire: "Chi vivrà, vedrà!"

chisti sorde so’ cumma ll’èvera 'e Cazzella: "Tu dici crisce, e chella aggrogna"

questa moneta (ci si riferisce all'euro), sono come l'erba "Garzella": "Tu speri che aumentino, ed invece rinsecchiscono"

chisto te 'mbroglia!

quando i ragazzi di Scanzano solevano giocare sulla cosiddetta "autostrada" (via panoramica) vedendo passare una coppia di innamorati eravamo soliti rivolgersi alla ragazza con l’espressione a fianco riportata a mo’ di avvertimento, anteponendo: "Statte attienta! Chisto…"

chi tene lengua va 'Nzardegna

chi ha lingua va in Sardegna. Informandosi opportunamente, si conseguono gli scopi prefissi. Il riferimento alla Sardegna ha riguardo al carattere ostico dei dialetti di quell’isola

cicchignacco dint’‘a butteglia

oggetto contenuto dentro una bottiglina piena d'acqua, al quale era impresso a piacimento un movimento; persona senza alcuna personalità che per tale caratteristica è facilmente manovrata

ciuotto ciuotto

detto di chi ha giovato in modo vistosamente salutare di una rara opportunità

“Comme è bella 'a pulizia”, dicette chillo ca se giraje 'a mutanda ’o cuntrario!

frase poco conosciuta: volgare ed ironica allo stesso tempo

costa 'nu banco 'e sorde

terminologia indicante una eccessiva somma di denaro da spendere, che per similitudine viene accostata e paragonata (per importanza) al totale degli averi custoditi in un istituto di credito

crisce santo!...

Cresci santo!... E' l'augurio che si rivolge a chi, soprattutto se si tratta di un bambino, starnutisce; corrisponde all'italiano: "Salute!". Alcune volte si aggiunge "... e viecchio! oppure "... ca diavulo già 'nce si'!"

crisce santo, crisce ‘o bbene, crisce ‘a guallera a chi ‘a tene…

quando un bambino si liberava dell’aria che aveva ingurgitato durante la succhiata o faceva (‘na liana) sbadiglio, la mamma o la nonna erano solite proferire l’espressione con un che di rituale.

D: Cumme te chiamme? 

R: Spierdenomme!!!

quando ero ragazzo questo botta e risposta lo avrò sentito almeno cento volte, a quei tempi, infatti, fra i ragazzi, andava di moda questa risposta assurda e insignificante, la cui utilità era solo quella di celare il proprio nome per far dispetto al proprio interlocutore

cuòfeno saglie e cuòfeno scenne

cesto sale e cesto scende. Lo fa chi rimane impassibile di fronte a situazioni che, pure, dovrebbero renderlo inquieto. Infatti il cuòfeno, dal greco kòphinos cesto, canestro, è il recipiente che i muratori adoperano per i trasporto dei materiali di risulta delle demolizioni, calandolo dai piani superiori alla strada, mediante corda e carrucola, e va da sé che un’operazione d’impegno intellettuale così modesto non determina, affatto, turbamento per chi la compie. Dallo stesso etimo (kòphinos) deriva anche cufenaturo tinozza per il bucato

cuongio cuongio

senza alcuna fretta, procedere a passo riposato

d''a casa soja esceno 'e gatte cu 'e lacreme all'uocchie!

questo detto popolare in voga già dagli inizi del '900, ci viene ricordato dall'86enne Gigi Nocera che così scrive: "Mio padre soleva pronunciare questa frase, per evidenziare la grande avarizia di una persona". Per intuito aggiungiamo che le lacrime dei gatti, in questo caso, erano dovute al mancato pasto sortito nella casa dell'avaro. 

dalla 'a jatta

frase rivolta a persona piena di sé (per modi e comportamento)

Dicette 'o Pimuntese: " 'Na vota me fottisti... ma mo' nun me futte cchiù! "

questa nota frase che (a Castellammare) fa un po' il verso alla pronuncia dialettale dei pimontesi, palesa la condizione di chi sa il fatto suo, e fa capire apertamente che non vuole essere ingannato una seconda volta

dint’ ‘a 'nguinaglia

nell'inguine, zona interna alla parte alta della coscia

doppo vippeto: " 'A saluta vosta! " 

dopo aver bevuto: “Alla vostra salute!”. Lo si dice dei noncuranti, dei superficiali, rappresentandoli in una sorta di sovvertimento del rito del bere in compagnia

duorme c’ ‘a zizza mmocca 

caratteristico modo di dire, rivolto a persona particolarmente ingenua e poco scaltra, che per similitudine ci riporta all'atteggiamento e all'innocenza di un lattante

durmì' a suonno chino 

dormire profondamente

e che tengo 'o palazzo 'e Spagnuolo?!

è stato un modo di dire in auge per diversi anni per dissuadere chi chiedeva un aiuto economico pensando che l’amico o il parente era in grado di darglielo

‘E cunte 'a lluongo addeventano serpe

vuol dire che se i debiti non si saldano in fretta, il creditore li vede poi scappare come i serpenti e non li vede più

'e figlie 'e ll’ate nun me so frate

sta a significare che la parabola "Ama il prossimo tuo come te stesso", è cosa ben diversa dalle pretese che gli altri manifestano e chiedono come aiuto

'e figlie 'e ll'ate nun me songo pariente

a significare che ognuno deve curarsi dei propri affetti

'e figlie? So’ bbuone chille d''e carcioffole!

per dire che i figli spesso risultano essere ingrati perché non sempre rispondono alle attese dei genitori

'e furmichielle 'e pane

minuscole briciole di pane, molto comune anche "furnichielle"

è juto acito

non più in grado di intendere e di volere

è juto 'nparaviso pe' scagno

letteralmente significa andare in Paradiso senza alcun merito. In genere questa frase è rivolta  a chi fortunosamente trae un profitto sproporzionato rispetto a ciò che realmente avrebbe meritato

è juto 'nfantasia

impazzito, andato fuori di testa: modo alquanto caratteristico per definire una persona che manifesta evidenti problemi psichici. 

'e làppese a qquatrigliè

sono quelli che si tengono a part’‘a capa (dalle parti della testa), quando si è afflitti da problemi seri. Non si tratta di matite (lapis) dalla punta aguzza, verniciate a scacchi bianchi e neri, che trafiggano la testa del malcapitato, bensì della tecnica edilizia dei romani, denominata opus reticulatum, consistente nel sovrapporre, a incastro, delle piramidi di tufo con la base quadrata rivolta verso l’esterno, dando così, la visione di una serie di quadratini, disposti in diagonale. Il nome latino della pietra lapis quindi, spiega i làppese, la cui forma consente di qualificarli a qquatrigliè, e le cui punte avverte tutte conficcate nel cranio colui che implora tranquillità

è lieggio lieggio!

frase con la quale viene affermata l'estrema leggerezza di un oggetto

'e scarpe a zuoccolo

nell'immediato dopoguerra (epoca in cui si pativa fame e miseria),  nel tentativo di un eventuale recupero, si usava modificare le vecchie scarpe. Nello specifico alle scarpe veniva praticato il taglio e l'asportazione della parte posteriore della tomaia; a modifica effettuata (e qualche anziano stabiese può ancora testimoniarlo) si otteneva una scarpa comoda (del tutto simile ai moderni zoccoli), buona per essere riutilizzata nel periodo estivo dell'anno

'e trent’‘e maggio ‘a vecchia mettette ‘o trapenatur’‘o ffuoco

il trenta di maggio la vecchia gettò l’aspo nel fuoco. In senso proprio, il proverbio viene riferito ai possibili freddi della primavera inoltrata; in senso metaforico, ad ogni imprevisto, che possa verificarsi. Si badi a non confondere, come talvolta accade, il trapenaturo cioè l’aspo (macchina che serve per avvolgere un filo formando una matassa) e non l’arcolaio (apparecchio di legno o metallo, girevole su un perno, che serve per ridurre in gomitoli il filato in matasse) che in napoletano è detto arda, col laganaturo cioè matterello, dal latino lagana = lasagna

e uno!... dicette chillo ca cecaje ll'uocchie 'a mugliera

metodo surreale e rozzo di manifestare superiorità nei confronti della propria moglie...

'e vvò mmocca 'e purpette

detto di chi nella vita non si da' da fare ed aspetta che gli capiti "il boccone bello e pronto"

fa 'a palla 'e rasso...

questo vecchio modo di dire era rivolto a chi voleva ingraziarsi qualcuno, ovvero a chi faceva il simpatico o meglio il ruffiano nel tentativo di farsi perdonare per aver fatto un precedente sgarbo.

facimmece 'a croce!

detto nella speranza di un aiuto di Nostro Signore. Per logica "Se fa 'a croce c''a mana storta", chi ha un cattivo inizio di giornata

fa 'e cose a "vienetenne"

detto di chi fa un qualcosa tanto per fare, ovvero senza applicarsi più di tanto. Fare qualcosa in fretta e senza cura, per sbrigarsi ed andare via

fa 'e riebbete cu 'a vocca

detto a colui che per abitudine non mantiene le promesse

fa 'nu cavero 'e pazze!

esclamazione con la quale si manifesta l'assoluto disagio fisico al verificarsi di una elevata temperatura al limite della sopportazione umana 

fa 'o scemo pe' nun jie 'a guerra

rendersi ingannevolmente inabile alle armi, detto di persona che finge di non capire per evitare una situazione altrimenti svantaggiosa

figlio d’‘a Maronna

trovatello, figlio di ignote generalità. Erano i trovatelli ospitati nell'orfanotrofio annesso alla chiesa dell'Annunziata a Napoli,  i quali nel giorno della Sua festa così cantavano: "Mamma d''a Nunziata, Mamma d''e criature, nuje simmo figlie a Vvuje: venitec'ajutà."

figlio 'e 'ntrocchia

discolo, ragazzo esageratamente vivace. Questa espressione si usa per indicare un ragazzo scaltro, sveglio, che t''o ffà int'all'uocchie, te la fa negli occhi, e difatti in napoletano il termine 'ntrocchia deriva dal latino intra oculos.

frammellicco e franfellicco

caramella zuccherina di antica tradizione

franco 'e cerimonie

detto di chi non perde tempo con inutili preamboli

frisco a ll'anema d’ ‘e muorte vuoste

pensiero rivolto all' Onnipotente,  con il quale si augura rinfresco (ristoro) alle anime dei defunti 

Giesù liberancene!

caratteristica frase con la quale è richiesto un aiuto divino che liberi o allontani un male estremo ed oscuro. Letteralmente: "Gesù, liberacene"

Giorgio se ne vo' ji' e 'o vescovo n’ ‘o vo' mannà

Giorgio vuole andarsene e il vescovo vuole licenziarlo. Lo si dice di chi compie malvolentieri qualche azione, senza che, però, ne sia stato richiesto: Giorgio era, infatti, l’interlocutore del vescovo, dal quale avrebbe voluto prendere congedo, ma non lo faceva, per rispetto; il vescovo dal canto suo, non lo licenziava, per timore di offenderlo.

hadda passà' 'a nuttata!?

nota frase  del grande  Eduardo De Filippo con la quale ci si augura speranzosamente,  il passaggio del buio della notte (cattivo momento),  con la luce del giorno (quiete dopo la tempesta)

hadda venì' Baffone

Baffone era Stalin e questa espressione, di solito, era pronunciata dai simpatizzanti della "Sinistra" che criticavano la situazione politica italiana. In modo del tutto più generico significa: prima o poi verrà il momento...

ha fatto 'e funge!

si dice di chi si è trovato costretto o quanto meno è dovuto rimanere rinchiuso in un luogo per lungo tempo. Ammuffire

ha fatto fetecchia

ha fatto cilecca (nel senso stretto di petardo inesploso)

ha fatto ‘o scrupolo d’ ‘o ricuttaro

ha mostrato (o avuto) lo scrupolo del ricottaio. Un fabbricante di ricotta andò a confessarsi, tutto rattristato, per aver rotto il digiuno in una delle vigilie di astinenza ordinate dalla Chiesa, perché durante la preparazione della ricotta, uno schizzo della stessa, gli era finito in bocca e lui incautamente l’aveva ingoiato. Il confessore lo rassicurò dicendogli che non aveva affatto peccato, ma prima di congedarlo gli chiese se aveva da dirgli qualche altra cosa. Allora il ricottaio elencò una serie interminabile di colpe, malefatte e scandali tali da far rabbrividire il buon sacerdote che adirato gli disse: “Tenevi tutto questo in corpo e hai avuto scrupolo per un po’ di ricotta?”

hanno fatto proprio n'ambo asciutto

hanno fatto proprio un ambo secco. I giocatori esperti del lotto, sanno che il cosiddetto ambo asciutto è l’ambo composto da due soli numeri e non derivante da un terno, una quaterna o da una cinquina. In senso allegorico si apostrofa con ambo asciutto l’accoppiamento di due persone di egual figura, carattere, tendenza, abitudini ecc.

ha purtato sulo panza e presenza

si dice di chi non porta alcun contributo per risolvere un problema o che una volta invitato, si presenta a mani vuote

in tutt’ ‘e mode

ad ogni modo, esortazione a farla breve per una sbrigativa risoluzione

io saccio 'o liepere addu dorme!

letteralmente: "Io so dove dorme la lepre". La frase è emblematica, essere a conoscenza della tana della lepre (animale selvatico, furbo e sfuggente), equivale a dire di essere suo pari se non superiore. Affermazione di chi conosce qualcosa che gli altri non sanno; o che vogliono nascondergli qualche verità; e per estensione: conoscere la soluzione di un problema.

jammo, a fernì cumm' 'e fichi 'e zì Ciccio!

espressione che si usava a Castellammare, quando un discorso iniziato su una questione ben precisa, andava per le lunghe rinvangando nel passato, richiamando così altri casi con il rischio di allontanarsi dal motivo principale della discussione stessa.

Caro Maurizio, mio padre mi spiegava che questo modo di dire si rifaceva al seguente episodio, che non saprei dire se reale o inventato: due fratelli avevano ereditato da uno zio ("Ciccio", in questione) dei terreni, che nonostante le innumerevoli trattative e le rimostranze dell’uno e dell’altro, non riuscivano a mettersi d'accordo su chi dei due doveva ereditare un campo dove c'erano delle piante di fichi. Quindi per troncare una discussione che si prolungava con argomenti che nulla c'entravano con la questione iniziale si diceva "mò jammo a fernì cumm’‘e fichi ‘e zì Ciccio". Gigi Nocera.

jammo, ja!

anche questa frase, come la precedente viene, quasi esclusivamente pronunciata per manifestare il proprio dissenso o per esortare ad andare e ad incamminarsi

jésce dinto!

si noti la potenzialità disorientante di questo comune comando. Forma corretta: "trase dinte!" oppure "jésce fore!"

levamme 'e prete 'a 'nanze 'e cecate!

molto praticamente vuol dire "livamme l'occasione!"  Che penso sia più chiaro di qualsiasi altra spiegazione

levà' 'o sale 'a fronte

letteralmente: togliere il sale dalla fronte. Il sudore asciugatosi sulla fronte talvolta mette in evidenza i vitali sali minerali trasudati per lo sforzo e per l'eccessivo calore, questa patina sicuramente palesa in modo tangibile, la fatica svolta in condizioni di estrema sopportazione. Per similitudine, la caratteristica frase "levà' 'o sale 'a fronte" (non aver più una goccia di sudore da spendere), spesso è utilizzata per definire la situazione di estrema fatica, con la quale riesce difficile gestire le proprie forze (esempio tipico: prestare attenzione, rincorrere e badare alla continua e frenetica iperattività di un bambino troppo vivace)

ma che me 'mporta a mme d’ ‘a capa 'e morte

la frase esterna l'estrema riluttanza nei confronti della morte

m'ha fatte 'a dinto all'uocchie!

caratteristica esclamazione con la quale si sottolinea il verificarsi di una azione non vista, nonostante l'attenzione prestata

maje pe' cummanno!

modo diplomatico di impartire un comando, la frase pronunciata da colui che impartisce l'ordine, lo colloca in tal modo, allo stesso livello di chi lo esegue

mangia ‘nterra e s'astoie ‘ncuollo

si dice di chi economicamente versa in cattive acque

mannaggie bubbà

imprecazione bonaria senza alcun significato materiale

manch’ ‘e cane 

terminologia con la quale si ripone la speranza che non si verifichi mai uno specifico evento infausto

'mbrellino 'e seta

detto a chi caratterialmente è poco accontentabile, puntiglioso e difficoltoso

me fa male, malamente!

caratteristica frase ridondante con la quale si palesa una manifesta sofferenza fisica. Lo stesso che dire: dolore atroce

meglio a te fa 'nu vestito

in auge nel dopoguerra quando c’erano pochi soldi da spendere e qualche parente o qualche amico si autoinvitava a pranzo nella speranza di risolvere il problema della propria sussistenza ponendosi a carico degli altri

meglio 'o culo dint’ ‘a vrase, ca 'o marito dint’ ‘a casa

questo detto proverbiale del "Vecchio saggio" parla da sé, a voi intenderlo.

menà' mazzate 'a cecate

letteralmente picchiare alla cieca, darle di santa ragione

me pare 'a scigna 'e Pauzano

all'inizio della salita di Quisisana, negli anni Cinquanta, abitava un signore di nome Pauzano che teneva nel proprio giardino chiusa in una gabbia una scimmietta che sorrideva senza nessun motivo apparente a tutti quelli che passavano. Di lì a poco, venne in uso, l'espressione che abbiamo ricordato per definire chiunque sorridesse o facesse moine agli altri senza un motivo valido

me pare mill'anne!

la frase indica un tempo smisurato, che rende molto bene l'idea della sofferenza e il disagio dell'attesa

me pare 'nu cane 'e presa

la frase è rivolta per similitudine a chi, per un innato attaccamento morboso, non distoglie nemmeno per un attimo l'attenzione dai suoi interessi (quasi come un cane che non lascia la sua presa)

me s'aggravogliano 'e stentine 'ncuorpo

caratteristico modo di dire di chi si sta prendendo una forte arrabbiatura

me sento comme a 'na mille lire vecchie!

esternazione di chi (in pessima forma fisica),  immagina di essere nelle stesse condizioni di una consumatissima vecchia banconota da mille lire

me staje rignenne 'e rèfole 'e viente

lo si dice a chi parla, parla, parla senza arrivare ad una conclusione, senza un costrutto.

mette 'a coppa pure 'e pullece (o anche 'o perocchio)

questa frase raccoglie tutto il disprezzo verso chi si vanta a tutti i costi d’essere "superiore" per: titolo, possibilità e capacità. Per assurdo infatti,  chi ha questa "malattia" (pur di palesare una ipotetica superiorità) non disdegnerebbe di dichiarare di avere più pidocchi in testa di chi è affetto da pediculosi

miette a sinco!

dare ordine di rassettare, riordinare e riporre nel giusto modo un qualcosa

'mmano a Pappagone

indica un'epoca a noi assai remota

mmesca Francesca

il termine indica l'insieme confuso di oggetti eterogenei. Molto probabilmente il termine deriva dal francese "melange français" (una gustosa zuppa a base di ortaggi misti) 

'mmocca lio'

frase rivolta a colui che aspetta il boccone servito, senza la benché minima preoccupazione di procacciarselo da solo

mo he fernuto ‘e magnà' pesce!

"Ora hai finito di mangiare pesce". Questo modo di dire nasce da una curiosa storiella. Ad un pescivendolo si era conficcata, nella mano una grossa spina di pesce, che oltre a fargli molto male, non gli permetteva di svolgere il suo lavoro agevolmente. Ricorse così alle cure di un medico e per ingraziarselo, ogni giorno, quando andava a medicarsi la ferita, gli portava una “spasella” di pesci pregiati con la speranza di essere curato bene e di guarire in fretta. Ma il furbo medico, per non perdere tutta quella grazia di Dio, mandava la cura per le lunghe. Un giorno, però, costretto ad assentarsi, incaricò suo figlio, studente in medicina, di sostituirlo. Il giovane eseguì alla perfezione l’incarico avuto dal padre e la prima cosa che fece fu quella di togliere la spina dalla mano del pescivendolo, cosa che il padre furbescamente non aveva fatto proprio per ritardare la guarigione. Quando il padre rientrò chiese al figlio come era andata la medicazione e quando il figlio gli disse quello che aveva fatto, egli lo apostrofò in malo modo e aggiunse: “Mo he fernuto ‘e magnà pesce!” Perché, chiaramente, con l’avvenuta guarigione cessò l’invio delle “spaselle” di pesce.

'mpurpate d'acqua

bagnato fradicio

muorto 'o serpente, more pure 'o veleno

con la morte della persona nemica, finisce anche il rancore

'na chiorma 'e fetiente

letteralmente "una ciurma di fetenti", quasi esclusivamente riferito all'aspetto morale poco limpido di un determinato gruppo di persone 

'na funa rotta...

E' il modo di etichettare una persona che, avendo un difetto, malgrado tutte le correzioni ricevute, rimane con lo stesso irriducibilmente problema. Per esempio: il fumatore incallito o il donnaiuolo

'na mariuligia 'e mariuoli

poco usata e quasi ridondante questa frase dialettale indica un "ambiente" tutt'altro che onesto, nel quale è possibile incontrare solo persone poco raccomandabili

'nce vo' 'a mana 'e Ddio

tradotta: serve l'aiuto di Dio. La frase è esternata da chi, trovandosi in difficoltà e resosi conto dell'immane lavoro che lo aspetta, prendendo coscienza della sua impotenza, si rivolge al buon Dio onnipotente.

'nce vo' pacienzia 'a mmagnà carcioffole

occorre pazienza per mangiare carciofi. Lo si dice di attività che richiedano un particolare impegno di pazienza. È evidente il riferimento alle "carcioffole a scippà", carciofi da sfogliare, quali ad esempio, quelli lessi o meglio ancora quelli arrostiti, in particolare i nostrani, provenienti dagli orti di Schito.

'ncopp’ ‘o bbene!

incomprensibile se tradotta letteralmente (sopra il bene), questa frase se pronunciata in determinate circostanze, può assumere questi significati: "Mi devi credere!" o anche "Parola mia!"

nocche e ziarelle

fare spese inutili, affaccendarsi in cose futili

'ntustà’ ‘e piere 'nterra

essere fermo sulla propria posizione, per similitudine ad un asino che non vuole sapere ragioni e si puntella irrigidendosi 

‘Nu mufecarone reva ‘a magnà a ciente mufacarielle, ciente mufacarielle ‘nu riuscettene a dà ‘a magnà a ‘nu mufecarone

frase (suggerita da Francesco Ricci) certamente riferita all'ingratitudine delle nuove generazioni: mufecarone sta per genitore, mufacariello per figlio (a quanto pare questa frase si diffuse soprattutto tra l'Annunziatella e il San Marco, ma anche 'ncopp' 'a Caperrina!

nun è ddoce 'e sale

proprio come a volte riesce difficile indovinare la giusta quantità di sale per insaporire una pietanza (che per tal motivo resta al palato scipita o riesce troppo salata), per similitudine questa frase definisce una persona dal carattere duro e difficile da addolcire

nun tengo manco ll'uocchie pe' chiagnere

la mancanza di un bene fondamentale come gli occhi denota in modo emblematico l'estrema povertà dell'individuo

'o cannarone 'nganna

canna della gola

'o cane morzeca 'o stracciato

per metafora: la cattiva sorte si accanisce esclusivamente con le persone sfortunate

'o caucio dinto 'e cannielle

letteralmente  calcio agli stinchi

'o caucio dinto 'e cianche

letteralmente il calcio nei fianchi, caratteristica frase  di manifesta aggressivita'

'o cazone a zombafuosse

pantalone corto di gambe (nella fantasia popolana molto pratico per saltare una eventuale pozzanghera)

'o cazzimbocchio 'e neve

antenato della moderna granita, preparato mediante lo sfregamento di un aggeggio in metallo (simile ad una pialla) su di un blocco di ghiaccio e l'aggiunta di essenza colorata

'o cocco ammunnato e bbuono

ha avuto una porzione pronta di cocco (questa traduzione,  però, non rende piena giustizia alla caratteristica frase dialettale); generalmente questa frase è rivolta al fortunato che ha avuto campo facile per il precedente lavoro altrui

'o cunto e 'a 'mmasciata 

dire proprio tutto, soddisfare a pieno l'argomentazione intrattenuta, raccontare in modo esauriente e nei minimi particolari

'o cuzzetiello (o anche capuzziello)

veniva ricavato dalle estremità della "palatella" (tipico pezzo di pane), che svuotato della mollica veniva riempito di companatico saporoso come fagioli alla “zuppetella” o quant’altro da non buttare via.

'o ffrisco all'uocchie

congiuntivite. 

'o gallo 'ncoppa 'a munnezza

per similitudine: il comportamento del presuntuoso, che si da delle arie del tutto ingiustificate, pavoneggiandosi su di un cumulo di rifiuti

ogne legna tene 'o fummo suoje

per affermare quello che dicevano i latini che ogni uomo ha il suo modo di comportarsi nonostante l’educazione conseguita

'o guaio è 'e chi 'o tene; Nun è 'e chi passa e se ne va!

filosofia di vita: il guaio è di chi lo tiene; Non è certamente di chi è di passaggio, vede l'accaduto e poi chiaramente va via

'o guarracino, pure è pesce! 

Nei ricordi dell'ing. Antonio Fabbrocino, questo detto sovente veniva pronunciato dalla sua nonna per ribadire che una persona, seppur di poco conto e di modeste capacità, è pur sempre una persona e come tale può capitare che possa atteggiarsi nel voler sembrare importante, da lì per similitudine 'o guarracino (pesce piccolo e modesto) che mostra atteggiamenti da grande pesce che in realtà non è

oh anema d''o ffuoco!?

caratteristica frase con la quale si manifesta stupore, esclamazione di meraviglia

'o maccaturo 'e schiacchetta

grosso fazzoletto in tela,  con la caratteristica trama a quadroni della  stoffa scozzese, era di forma quadrata (il lato misurava 60 - 70 cm) e veniva legato ai quattro angoli  per essere adoperato come borsa da trasporto. 'O maccaturo 'e schiacchetta fu poi soppiantato (in tempi a noi più vicini) dai moderni sacchetti in plastica per la spesa

'o miedeche m'he dato (prescritto) pinnoli 'e cucina (polpette), e sciruppo 'e cantina (vino)

una curiosa quanto saporita"prescrizione" medica

ommo 'e panza, ommo 'e sustanza!

in barba ad ogni qualsivoglia moderna regola di salute ed estetica, il significato della frase, evidentemente, mette in risalto ed in relazione la forma fisica della persona con il suo potenziale carisma

'o muorzo d’‘a crianza

l'ultimo boccone del pasto,  il boccone del complimento

'o murziello 'e pasta

primo piatto sbrigativo e di poco conto, giusto un assaggio

'o naso appiso

ovvero l'eccessiva secrezione che cola dal naso  (prerogativa dei bambini molto piccoli), ai quali necessita l'intervento risolutore della mamma

'o naso e 'a vocca

modo di dire indicante due luoghi vicinissimi

'o pere e 'o musso

dall'antica nobiltà "il piede ed il muso" del maiale, erano considerate parti di scarto; una offesa al fine e nobile gusto.  La servitù che viveva all'ombra di tanta signorilità, alle prese con la sopravvivenza quotidiana (dove nulla si butta e tutto può servire), in mancanza di meglio, imparò ad apprezzare anche questo piatto povero. La tradizione locale ripropone questo antico piatto, come una prelibatezza servita a pezzetti in cartoccio, rigorosamente degustata con un pizzico di sale e qualche goccia di limone

'o pere 'e puorco

rudimentale leva d'acciaio dalla caratteristica terminazione a zampa di maiale 

'o piano matto

il termine indica il piano ammezzato, ovvero il piano dell'appartamento posto al di sotto del 1° piano di un edificio. Il piano è detto matto molto probabilmente perché è raggiunto da scarsa luce ed assume una colorazione più ombreggiata e meno luminosa 

'o pigliato 'e famma

o anche più volgarmente detto "muorto 'e famma" (morto di fame), è colui che, reclama ottenendo, con atteggiamento pietoso una spartenza altrimenti negata

'o rebbete, è salute!

letteralmente "il debito, porta salute". La saggia considerazione deriva dalla millenaria esperienza del napoletano che ritiene la persona debitrice degna della miglior condizione di salute, se non altro per scongiurare una eventuale irreparabile malattia debilitante. Addirittura nella speranza di recuperare il dovuto, c'è chi rivolge preghiere affinché  il  debitore  sia nella piena condizione fisica per poter saldare il debito.

'o rucculino d’‘o cuttone 

il piccolo rocchetto arrotolato di filo di cotone

'o sanghe 'ncapa 

letteralmente: il sangue alla testa. Quel momento di particolare nervosismo in cui sembra affluire una quantità maggiore di sangue alla testa

'o scanna surece

ossia la natalizia pianta di pungitopo

'o signore bello: 'a mazza, 'o sisco e 'o 'mbrello!

nota frase di sberleffo nei confronti di chi si atteggia a signore o perlomeno che vuole sembrare di esserlo, che testimonia la marcata ironia del popolo partenopeo

'o spavo 'ncerato

chi da 'o spavo 'ncerato, rende vita difficile a chi, per metafora, tira dall'altro capo. La suddetta similitudine ha un senso logico in quanto lo spago con il trattamento della ceratura (spago cerato) acquistando notevole resistenza,  difficilmente si spezza mediante trazione

'o tiraturo e 'o tiretto

rispettivamente: il capiente cassettone estraibile dell'armadio o del comò e il piccolo cassetto ad esempio del comodino del letto 

'o turciamiento 'e panza

violenta e repentina contrazione  avvertita al basso addome, spasma viscerale

'o viecchio antico

molto usata dalle persone anziane, questa caratteristica frase richiama, in modo pittoresco, la saggezza del cosiddetto "vecchio saggio" 

'o vi' lloco, o 'ì ccanno, o 'i llanno

caratteristici richiami per attirare l'attenzione su qualcuno o qualcosa. Letteralmente eccolo, ma posto in uno spazio temporale differente: "oi' loco" se il soggetto è prossimo a chi parla, "oi' canno se il soggetto è vicinissimo, oi' lanno se il soggetto di riferimento è abbastanza lontano 

'o vino c’‘a neve

l'eccezionale matrimonio del ghiaccio nel vino sposati per il piacere del palato, tenuto a riferimento allorquando si vuole palesare la compiacenza di qualcuno che gode di un determinato evento (te piace 'o vino c''a neve!?)

'o votta votta

essere nella ressa, spingersi a vicenda

'o vutamiento 'e stommaco

nausea,  senso di vomito,  sdegno viscerale

pare 'a jatta 'e zì Marì: quanne chiagne e quanne rire

così un tempo veniva commentato il repentino cambiamento di umore che caratterizza i più piccoli, che con estrema facilità passano da una crisi di pianto  apparentemente incontentabile  ad abbondanti risate di contentezza 

parla 'a schiovere

riferito a chi è poco accorto nel parlare e  che tendenzialmente fraseggia senza alcun nesso logico

parla quanne piscia 'a gallina!

zittire, modo pittoresco di ordinare ad una persona (la cui parola di circostanza è praticamente inutile) di non parlare

partimmo 'a terra 'a rena!

con questa frase si invita il proprio interlocutore a fornire una minuziosa descrizione di un determinato racconto che per similitudine dovrà rigorosamente iniziare da un punto di partenza assoluto, come peraltro ha inizio la terraferma laddove finisce il mare

pe' filo e pe' segno

raccontare un episodio minuziosamente, con la stessa maestria ed accuratezza di una provetta ricamatrice

perdere a mana...

a differenza di quanto si potrebbe pensare in prima battuta, questo modo di dire non ha nulla a che fare con braccia monche o incidenti di questo genere, molto più semplicemente l'esclamazione è riferita a chi per mancanza di esercizio perde abitudine e dimestichezza nel fare qualche cosa

piscetiello 'e cannuccia

persona inesperta e poco sveglia

pònte pònte

proprio sulla punta

puozze avé! 

esclamazione di manifesto stupore. Molto simile alla forma romanesca: che te possino!

pure 'o pollece tene 'a tosse!

anche le persone timide, chiuse e di poche parole, al momento giusto sanno alzare la voce

purtà' addimmannata 

chi ha la noméa, avere una cattiva fama

quannu mmaje 'o sole s'é mmuorto 'e friddo!?

questa pittoresca frase, comunica in modo emblematico la certezza "matematica" del verificarsi di un evento

recchia 'e cantaro

terminologia popolana e bizzarra rivolta a persona trasgressiva e di basso ceto sociale

rispetto 'o cane p''o padrone...

quando si veniva mancati di rispetto da un ragazzo la cui famiglia per qualche motivo era da tenere in considerazione, l'offeso richiamando il rispettabile genitore e proferendo queste caratteristiche parole dava ad intendere di non aver reagito per il rispetto della famiglia

Ruorme patella ca rancio veglia!

detto mutuato dal linguaggio dei vecchi pescatori, modo di rassicurare da parte di chi assume funzioni di sentinella, così come il granchio sullo scoglio sembra quasi che vegli la patella che dorme (Bruno Zingone)

s'azzeccano 'e 'ntestine 

letteralmente: si attacca l'intestino. Una credenza popolare (del tutto infondata) vuole che al malcapitato che involontariamente ingoia un chewingum (gomma masticante), sia costretto poi a bere molto per evitare che la gomma possa attaccare le pareti dell'intestino

scarrupato e sgarrubbato

diroccato, in rovina

scarta 'e muscie 'a dint’‘e tuosti

caratteristica frase detta a chi perde palesemente tempo effettuando un lavoro inutile 

sciué-sciué

modo caratteristico per indicare la sufficienza

sciuglimmo stu nurgo!

richiesta di un drastico intervento al fine di porre una sbrigativa risoluzione di un problema, per similitudine:  sciogliere il nodo da una corda

scusate, se piglia pere?

la classica domanda fatta sui lidi balneari locali, con la quale si chiede conferma ad un bagnante della profondità dell'acqua in un determinato punto. (Si tocca il fondo con i piedi?)

segna!!!

quando si comprava a credito la bottegaia chiedeva comunque, se la spesa doveva essere annotata sul libretto o veniva saldata al momento e il più delle volte (in maniera particolare a fine mese), il cliente diceva: "Segna!"

se fanno mangià ‘o culo d’‘e mosche pe’ nun dicere: “Sciò!”

lo si dice di coloro che non riescono a vincere una inguaribile pigrizia, tale da fargli subire anche  i più fastidiosi inconvenienti

s'é miso c’‘a capa e c’‘o penziero 

detto di colui che (profondamente concentrato), tenta con caparbia di raggiungere lo scopo prefisso

s'é miso int''e chiocche (o anche int''e recchie)

detto di persona insistente e ripetitiva, che con fare estremamente martellante e petulante cerca, per il proprio tornaconto, di estorcere un favore

se ne juto carico 'e meraviglie!

detto di colui che è andato via in seguito ad una sonora ed inaspettata lezione

s'é 'nfrascato 

mettersi tra le frasche. Detto di chi si nasconde col chiaro intendo di eludere la sorveglianza

s'é pigliato 'o dito cu tutt’‘a mano 

prendersi troppa confidenza. Gesto istintivo del neonato, comportamento per nulla giustificato se operato, però, da un adulto

s'è sciuoveto 'o gallinaio!

il confuso ed improvviso chiacchierio femminile, paragonato per similitudine, al naturale schiamazzo delle galline nell'aia

s'é scunucchiato dint’‘e coscie 

detto di persona che per debolezza o per malanno viene a piegarsi sulle ginocchia, trovandosi a compiere un movimento (obbligato) come ad inginocchiarsi

s'è squagliato tutte cose 'a cuorpo!

caratteristica esclamazione detta da chi ha avuto un grosso spavento 

s'è tirato 'o sellone

modo alquanto bizzarro con il quale si palesa che per cause accidentali, qualcuno sia "passato a miglior vita" 

s'hanno magnato tutte cose: pile, cotena e tracchia

modo colorito per indicare la consumazione completa di un bene materiale, come ad esempio: il dipanare un patrimonio o lo sperperare un grosso capitale monetario

simme felice int'a 'sta vita!

la frase che ci viene segnalata dal Cav. Salvatore Mancino, era una esortazione molto diffusa agli inizi del '900, la cui peculiarità è l'aggettivo dimostrativo "'sta" prima di "vita".

simme fernute a pisce fetiente...

la pessima conclusione di una storia, descritta per metafora come una partita di pesci maleodoranti

si' comm’‘a 'nu cannellino 'e Carrese 

Frase tipica di apprezzamento. Carrese al largo Pace, aveva i migliori prodotti di pasticceria e,  in special modo,  i confetti tipo cannellini (quelli tutto-zucchero, per intenderci)

si' donna 'Sabella, quanno è chiena 'a spurtella, quanno 'a spurtella è svacantuta si' femmena scunusciuta! 

Filosofia con la quale " 'o viecchio antico " lascia intendere che l'interesse per una persona, è direttamente proporzionale ai suoi averi, man mano che si abbassa il livello della sua ricchezza, viene ad abbassarsi anche la sua notorietà e l'interesse che gli altri portano per essa

si' 'na bbella fella 'e pastiera! 

detto di persona opprimente, quasi come una bella fetta di pastiera di grano gustosa (bella in apparenza), ma spesso difficile da digerire

si' 'na pimmece!

nel dialetto il termine "pimmece" indica la cimice. Questa frase di disprezzo è rivolta alla persona che risulta fastidiosa per il tipico atteggiamento "da mosca cavallina"

si' 'nu malo picuozzo

nella terminologia locale il picuozzo dovrebbe identificare il novello monaco; il "malo picuozzo" è colui che in genere ha comportamento inverso a quello che tiene un uomo di Chiesa. Rivolto ad un ragazzo è sinonimo di discolo

si vulesse, putesse e sapesse so’ parole ca ‘e dicene 'e fesse

parole proverbiali frutto dell'esperienza di vita...

sotto e 'ncoppa

letteralmente: sottosopra, ovvero il normale quotidiano rivoltato. Inteso come fallimento totale, se riferito anche a persona che per cattiva gestione cade in rovina: è juto sotto e 'ncoppa

sta capuzzianno

la frase indica chi muove il capo da su in giù. Fatto volontariamente può manifestare atteggiamento di minaccia, o anche fatto involontariamente quando per sonnolenza si tentenna per il crollare del capo

sta cu' ll'uocchie appizzate

caratteristica di chi, molto accorto, pone estrema attenzione su di un qualcosa, riuscendo peraltro a non distogliere lo sguardo

staje a ppere

letteralmente: essere a piedi, ovvero non disporre dei mezzi adatti a fare qualcosa. Generalmente la frase è rivolta (per schernire e ridimensionare) chi caparbiamente vuole confrontarsi pur non avendo sufficienti qualità per farlo

staje cumm''a 'nu cardillo 'e razza!

questa espressione è rivolta ad una persona che gode apparentemente di ottima salute fisica, che per similitudine è impettita ed arzilla come un cardellino

sta 'ncasanno 'a mano

porre maggiore pressione, premere con più forza, solitamente però, la frase è riferita alla pioggia (battente) o a chi generalmente rincara la dose

stamme sotto 'o cielo

la consapevolezza dell'impotenza umana nei confronti della sorte, essere soggetti al volere di Nostro Signore

statte sore!

rivolto a persona irrequieta, la si esorta a stare calma

stongo asteco e cielo

essere attico e cielo, ovvero la condizione di chi abita al piano più alto di un edificio. Ma anche più sfiziosamente questo termine indica la condizione di marcata calvizia di talune persone

Stongo ‘nterra cu 'e paranzielle

per segnalare una difficoltà economica più o meno lunga; infatti quando si tiravano all’asciutto i paranzielli, imbarcazioni  tipiche utilizzate per il trasporto ittico, presenti a Castellammare fino agli anni '50 - '60, gli uomini dell’equipaggio andavano in difficoltà economica, e con la presente frase giustificavano l’impossibilità di pagare i debiti

stuorto o muorto

letteralmente: storto o morto. Tradotto va inteso come: mal che vada

t’‘abbrucia? E miettece 'e pile d’ ‘a mucia!

Questa frase, in genere rivolta ai più piccoli (caratterialmente disobbedienti), serviva da monito e da sprono al responsabilizzarsi (ti sei scottato? E adesso arrangiati!)

taglià' 'a recchia a Marco

tagliare l’orecchio a Malco. Lo si dice di una lama rimasta priva di affilatura, con evidente riferimento, sia pure in modo ironico, all’episodio evangelico del taglio, da parte di Simon Pietro, dell’orecchio del servo del sommo sacerdote, che, secondo San Giovanni (18, 10), si chiamava Malco.

tene 'a capa 'e 'nu vuoto a perdere!!

per comprendere il senso della frase bisogna prima fare una premessa sicuramente utile alle nuove generazioni che non sanno o meglio non hanno vissuto l'epoca dei vuoti di bottiglia in vetro, quando pressappoco fino alla metà degli anni '80, o poco più, si usava distinguere le bibite in bottiglia in vuoti a "perdere" e a "rendere". Le due categorie in buona sostanza distinguevano: le bottiglie vuote da un litro, riciclabili, che potevano essere nuovamente rese al rivenditore (il quale in cambio dava una piccola somma di denaro per il reso, pari alla cauzione intrinseca pagata all'atto dell'acquisto), da quelle che invece una volta svuotate non davano alcuna possibilità di recupero economico. Per semplicità e chiarezza, diremo che a Castellammare le bottiglie in vetro che davano una resa maggiore erano quelle più pesanti, in genere la "Coca Cola", la "Fanta" e la "Sprite"(200 o 300 lire cadauna); qualcosina in meno rendevano invece l'Aranciata e la Gassosa Faito, che se la mente non m'inganna, venivano restituite in cambio di 100 lire (Sigh! Bei tempi); infine le birre e le bottiglie dell'acqua erano considerati vuoti a "perdere". Dalla premessa appena fatta penso che ora si possa comprendere meglio il senso della frase dialettale, la quale è certamente riferita a chi per intelletto è paragonabile ad una bottiglia vuota che non ha alcun valore (vuoto a perdere).

tene 'a capa pe' spartere 'e rrecchie

detto a colui che non sa fare uso migliore della testa (intesa come intelletto)

tene ‘a mangiatora vascia

ha la mangiatoia bassa.  Se nelle stalle il bifolco alza troppo la greppia, le bestie fanno fatica ad attingere il foraggio e quindi a mangiare. La mangiatoia, perciò, o il truogolo, o il beccatoio, devono essere bassi perché soltanto così le bestie possono facilmente sfamarsi. Allusivamente la frase si riferisce a quelli che hanno grandi beni di fortuna, che non sono costretti a stentare la vita, che hanno a portata di mano vaste disponibilità di denaro, che non devono allungare il collo per procurarsi il necessario, che hanno, insomma la mangiatoia bassa.

tenè' 'a mmente

ricorda! Esortazione alla massima attenzione nel ricordare un qualche cosa

tene 'a neve dint’‘a sacca

detto di chi ha molta fretta. La frase trae origine dall'antica vendita del ghiaccio (estinta con l'avvento dei moderni frigoriferi), epoca in cui l'integrità del prodotto,  venduto prevalentemente nel periodo estivo (trasportato in delle grosse sacche accatastate su di un carro) era strettamente legato ai tempi di consegna

tene 'e sante 'mparaviso

detto di chi ha conoscenze influenti e insuperabili che possono, mediante raccomandazioni, portargli benefici altrimenti insperabili

tenè' 'mmane

esortazione a temporeggiare ancora per un po' di tempo

tene 'na bbella mano a ffà 'e zeppole!

detto di colui che per la cura del proprio tornaconto, manifesta un atteggiamento scorretto nei confronti degli altri, per metafora come il rosticciere disonesto che cerca di risparmiare sull'impasto dei caldi manufatti da vendere

tene 'o core cu 'e pile 'ncoppa!

detto a persona crudele, alla quale si attribuisce una surreale crescita di peli sul cuore (da sempre considerato sede dell'anima) 

tene 'o core 'e 'nu perocchio

chi è privo di coraggio, per similitudine "tiene il cuore di un pidocchio" (ovvero il cuore di microscopiche dimensioni del codardo). Esatto opposto di: "cuor di leone"

terra terra

detto di persona poco "elevata" per ceto e regole comportamentali 

tiempe belle 'e 'na vota

contrapporre al presente ed al possibile futuro (incerto), un passato di bei ricordi, con il quale spesso si tende ad accantonare gli stenti e le passate difficoltà

tiseco, tiseco

molto teso, irrigidito, inabile a piegarsi, ritto, intirizzito

Tra 'o scarparo e 'o bancariello, nun se trovano 'e summenzelle

la frase evidenzia l'insolita (quanto possibile) situazione di chi cerca nel posto giusto qualcosa di cui necessita, ma non la trova

trattà' c’‘a coscia

è il trattamento ricevuto da chi gode dei maggiori privilegi. Nel nostro caso la coscia (quella del pollo) a differenza del petto (troppo asciutto) o dell'ala (troppo poco consistente)  è considerata la parte migliore e più saporita; sicuramente degna di essere servita ad una persona di riguardo

tutt’ ‘o blocco!

esclamazione di ragguaglio, rendersi conto della pochezza inaspettata di un qualche cosa

tutto è vanità, ma 'a carrozza è comodità

questa frase era usata sovente da "Donna Puppina 'a orefice", persona benestante, stimata e carismatica, conosciutissima negli anni '40 a Scanzano. Ella infatti, giunta in tarda età e con i relativi acciacchi del tempo, nel percorrere il tragitto dal Centro antico a Scanzano era solita farsi accompagnare in carrozzella. Per tal motivo non disdegnava di pronunciare questa frase, oggi, rimasta impressa in tanti anziani stabiesi.

tu zitto e je mastu Francisco

si riferisce ad una situazione particolare; cioè a quando due interlocutori sono a conoscenza di un fatto e l’uno aspetta che l’altro ne accenni per primo. Difatti nessuno dei due vuol far capire all’altro che lui sa, pur sapendo entrambi che l’altro ne sia già a conoscenza (Una situazione quasi pirandelliana!)

uocchie sicche

dalla tradizione popolare: colui che porta jella

uosso ca' nun fa broro

per similitudine questa frase indica una persona avara e gelosa dei propri averi

va te còcca

letteralmente: "Vai a dormire!"

vellìculo a ttavola

detto di chi capita in un luogo proprio quando si  inizia a mangiare

verimme 'e fa 'na cosa 'e juorno

esortare a sbrigarsi nel compiere una operazione, prima che chiaramente "faccia notte"

vieneme a scuntà’ p’‘a via!

richiesta fatta al fine di risparmiare tempo e fatica, con la quale si esorta qualcuno a farsi raggiungere per abbreviare il tragitto della strada percorsa

Voglio murì chiatto!

E' un modo di dire che mio zio usava dire quando gli dicevano "Non mangiare troppo!"...e lui, con strafottenza e sarcasmo tipicamente stabiese (che bella Città la nostra amata!) rispondeva: "VOGLIO MURI' CHIATTO!!!" Espressione a quanto pare diffusa nella zona di campagna “schitana” negli anni in cui cominciava a farsi strada l'idea della magrezza come imperativo estetico...e i tradizionalisti che si opponevano a questa nuova concezione rispondevano in quel modo (su segnalazione di Francesco Ricci).

vulesse 'o cielo

augurio speranzoso rivolto alla provvidenza

vuttammo 'e mmane!

palesemente illogica nella traduzione in lingua italiana (buttiamo le mani!),  questa frase assume tutt'altro significato nel dialettale; con essa, infatti, si incita a velocizzare e a sbrigarsi nello svolgere una qualsiasi operazione

vuttà' 'o tuocco

fare la conta. Operazione con la quale si stabilisce a chi tocca la sorte

zitte a chi sape 'o juoco

variante dialettale del noto proverbio: "A buon intenditor poche parole"

 

 

 

    

( Autore: Maurizio Cuomo - © Copyright 2002 www.liberoricercatore.it  )