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(
Storia, cultura e tradizioni stabiesi )
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Proverbi
stabiesi
Al
fine di preservare i vecchi detti stabiesi da una probabile estinzione
generazionale, ne raggruppiamo a seguire alcuni tra i più noti.
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'A mula 'e Spera: 39 chiaje e
'a cora fraceta
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| (La
mula di Spera: 39 piaghe e la coda marcita) |
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Senza ombra di dubbio in
questa modesta raccolta di antichi detti
stabiesi, la citazione del presente modo di
dire, merita attenzione e spazio. Nella
fattispecie questo detto proverbiale, identifica tutto ciò che è malandato
per usura o che è stato sfruttato
all'ennesima potenza. Una particolarità,
questo vecchio detto stabiese, ancor oggi molto noto
nella periferia
nord di Castellammare (Annunziatella, Schito,
Pioppaino), è una variante sfiziosa del
popolare detto napoletano: 'O ciuccio 'e
Fechella: 36 chiaje e pure 'a coda
fraceta (che qui a Castellammare,
trova maggiore collocazione conoscitiva
nella zona collinare).
Nell'approfondimento di questa nostra ricerca,
siamo riusciti a reperire qualche dato in più
che certamente sarà gradito a tutti gli
appassionati e agli amanti delle tradizioni
locali. Ecco i particolari emersi: lo stabiese Spera
(al secolo Carmine) è vissuto a cavallo tra
il 1800 e il 1900 in un edificio dell'allora
strada Gragnano, attuale via Marconi di
Castellammare ed era il proprietario della
celebre mula, che poverina viene ancora oggi
ricordata come una instancabile fedele lavoratrice che fu sfruttata fino
alla vecchiaia e all'esaurirsi delle sue
ultime forze (va da sé che il duro
prolungato impiego lavorativo della mula di
Spera, non fu messo in essere per sfizio o per
cattiveria, ma per le necessità e le poche
risorse economiche del tempo).
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A
Santu Catiello 'o sole 'o castiello, a Santu
Biase 'o sole a tutt' 'e case
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| (A
San Catello il sole al castello, a San Biagio
il sole a tutte le case) |
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In questo detto
proverbiale sono racchiusi alcuni tra i più
noti simboli stabiesi: San Catello, attuale
Patrono e protettore di Castellammare di
Stabia; il Castello medioevale, per
l'indissolubile legame alla città e San
Biagio, secondo alcuni storici Patrono
cittadino fino al VI secolo. La bellezza di
questo detto marcatamente stabiese, trae
origine dalla fortissima devozione religiosa
che il popolo manifesta prendendo a
riferimento i due Santi protettori che per
grazia divina intercedono portando luce alla
Città.
...
Allo
scopo di approfondire e per meglio comprendere
come abbia avuto origine il presente detto
popolare, a seguire aggiungiamo anche alcune
interpretazioni:
"Un
vecchio capo operaio del cantiere, don Luigi
Vingiani, mi fece osservare, molti anni or
sono (18 o 20 circa), che il 19 gennaio
proprio dal cantiere si vedeva, dopo il lungo
inverno, il castello illuminato dal sole ed il
3 febbraio, le case della zona antica,
finalmente riscaldate dai raggi solari. Questa
potrebbe essere un'altra interpretazione di
carattere meteorologico locale, come quella
che vuole l'avvicinarsi del cattivo tempo
quando ci sono le nuvole nelle cosiddette
"cosce di Pozzano", cioè
all'orizzonte (sud-ovest) guardando il
cantiere dalla villa comunale. I proverbi ed i
detti, comunque, si prestano a molte
interpretazioni. Saluti e grazie per la tua
consueta disponibilità (Dr. Antonio Cimmino)".
"In
riferimento a questo detto, vorrei far notare
quanto mi riferiva un vecchio marinaio il quale
asseriva che stava a significare il percorso che
fa il sole che sorge dietro i monti lattari e la
parziale ombra di gennaio che fa il Castello sulla
città, cosa che si modifica con il sole di
febbraio per cui ai primi di febbraio (S. Biagio
come riferimento) il sole riesce finalmente a far
luce sulla città.
Relata refero, così mi è stato detto e credo possa contribuire a
integrare le interpretazioni fin qui date (Dr.
Angelo Del Gaudio)". |
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A San Michele 'a castagna sotto a 'o
pere
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| (A
San Michele la castagna sotto al piede) |
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I lussureggianti boschi
stabiesi di Quisisana (tradizionale oasi di
frescura estiva) e le ampie zone del Faito
coltivate a castagno, nel primo periodo
autunnale offrono agli improvvisati
raccoglitori in cerca di una boccata di aria
salubre, la possibilità di portare a casa un
abbondante cesto di prelibate castagne da fare
al forno, lesse o arrostite. Poiché nel
suddetto periodo è festeggiato San Michele
Arcangelo (29 settembre), Patrono di Scanzano
e Compatrono di Castellammare di Stabia, in
devozione a detto Santo ha avuto origine il
seguente caratteristico detto: "A San
Michele 'a castagna sotto 'o pere".
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| Casa
quanne cape, terra quanne vide |
| (Casa
quanto basta, terra quanta ne vedi) |
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A prima vista
insignificante ed incomprensibile, questo
antico detto contadino stabiese, racchiude in
modo emblematico, tutta la praticità della
popolazione di campagna. L'alzarsi alle
quattro del mattino per assolvere l'impegno
quotidiano (mungere, rassettare la stalla,
seminare, raccogliere e quant'altro era
richiesto), per poi rincasare a sera
inoltrata, giustifica pienamente l'antico
detto, che vedeva la casa (solo come luogo in
cui dormire) ristretta ed essenziale, meglio
se piccola ed appena sufficiente per contenere
tutti i componenti della famiglia, al fine di
lasciare più spazio al terreno da coltivare
(unica fonte di guadagno e sostentamento).
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| Fratte,
sfratta e 'a Putiella arrecetta |
| (Fratte,
se ne libera e le Botteghelle raccolgono) |
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Per meglio
comprendere questo detto, bisognerebbe
conoscere più approfonditamente le origini
dell'atavica rivalità tra queste due antiche
fazioni collinari stabiesi (Fratte e
Botteghelle). Rivalità generata
molto probabilmente dallo spirito di
competitività e dall'eccessiva vicinanza
territoriale che fortunatamente trova una
naturale divisione nel curvone del ponte delle
Fratte (luogo prediletto da tantissimi
pittori, per ritrarre il mirabile panorama con
il Vesuvio), scenario di innumerevoli battaglie
di gioventù e d'immancabili "surriate"
(sassaiole), che per generazioni i ragazzi
delle due antiche fazioni hanno animato
sugli opposti versanti del ponte con lanci di
sassi a sorvolare il vallone e a raggiungere
le avversarie sponde, nello scellerato
tentativo di colpire e di far male. Fatta
la doverosa premessa e sottointeso che il
detto, originario della zona
"Fratte", è volto a denigrare la
zona "Botteghelle", diamo a seguire
una spiegazione per far ulteriore chiarezza sul
significato del detto:
Fratte,
sfratta (ovvero ciò che Fratte scarta
perchè ritenuto superfluo ed inutile) 'a
Putiella arrecetta (viene raccolta
dalle Botteghelle). Come ben si capisce questo
detto è volto a sottolineare che la zona
Botteghelle, tendenzialmente si accontenta di
tutto, anche degli scarti delle Fratte.
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| Quanno
vatte 'o vavillo, more 'o tetillo |
| (Quando
batte il vavillo, muore il pulcino) |
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Per meglio
comprendere questo antico detto stabiese
(ancora in uso nella zona collinare stabiese),
bisogna fare una precisazione: il "vavillo"
è un attrezzo tipico contadino costituito da
una lunga pertica alla cui sommità è legato
con una robusta corda un legno più corto; per
maggior intendimento e precisazione il "vavillo"
è lo strumento che i contadini stabiesi usano
ancor oggi, per la battitura dei fagioli
(operazione che permette una rapida
fuoriuscita dei fagioli dai rispettivi
baccelli precedentemente essiccati).
Questo antico detto trova una pratica spiegazione nel fatto che i
fagioli si battono nel mese di luglio, in
questo periodo si sconsiglia vivamente di far
covare le uova alle chiocce perché il troppo
caldo fa morire i pulcini.
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'O Vesuvio c''o cappiello,
priparateve 'e 'mbrielle
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| (Il
Vesuvio col cappello, preparatevi gli ombrelli) |
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Questo detto
proverbiale, così come lo si legge (semplice
e conciso), racchiude tutta la saggezza del
"Vecchio antico", che dall'alto della sua esperienza di
vita vissuta, se il Vesuvio
(nostro eterno dirimpettaio), risultava coperto da un
"cappello" di nuvole, consigliava di
tenere a portata di mano l'ombrello, perchè
la pioggia di certo non avrebbe tardato a venire.
Aggiungiamo doverosamente e con particolare
piacere che la pubblicazione di questo antico
detto stabiese è legata al ricordo della
buon'anima di Francesco Rosato, cittadino
stimato che abitava nella zona delle
"Fratte" (per molti meglio noto come
Ciccio "Bosco", soprannome
attribuitogli perchè appassionato di caccia e
della montagna in genere).
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| Scafate,
schifate: mal'acqua, mala ggente, pure ll'evere
è fetente |
| (Scafati,
schifatela: cattiva acqua, cattiva gente ed
anche l'erba è maleodorante) |
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A dovere di cronaca
inseriamo questo detto (dal quale, però, ci
dissociamo) la cui origine denota una forte
avversione per il territorio ed i cittadini
scafatesi. La ricchezza idrogeologica stabiese,
contrapposta all'acqua appena sufficiente per
dissetare il cittadino scafatese, l'estrema
vicinanza alla cittadina "salernitana"
(considerando l'ancestrale rivalità, tra
napoletani e salernitani, estesa anche alla
provincia) e l'erba maleodorante cresciuta
sulle sponde dell'inquinatissimo Sarno (che
attraversa l'intera città di Scafati),
potrebbero aver generato questo caratteristico
detto.
...
Allo
scopo di approfondire e per meglio comprendere come
abbia avuto origine il presente detto
popolare, a seguire aggiungiamo anche una
breve storiella raccontataci dalla prof. Gelda
Vollono (tramandatale da suo padre), la quale così ci scrive:
"Caro
Maurizio, voglio riferirti la storiella, che
era solito raccontarmi mio padre, a proposito
del detto stabiese: “Scafate, schifate:
mal'acqua, mala ggente, pure ll'evere è
fetente”. La storiella è questa: un giorno un monaco, andando per questua,
capitò nelle campagne di Scafati e,
venutagli sete, bevve dell’acqua alla prima
fonte che gli capitò a tiro. Ma subito dopo
fu colto da forti dolori addominali e pertanto
si vide costretto a chiedere ad una contadina
del posto l’uso del gabinetto.
Avendo ricevuto da costei uno sgarbato
rifiuto e dovendo soddisfare urgentemente ai
suoi bisogni corporali, si acquattò dietro un
cespuglio e per pulirsi usò l’erba che era
nei paraggi. Colto da grande e doloroso
prurito si accorse che l’erba di cui si era
servito era ortica e fu allora che, preso da
comprensibile rabbia, sbottò pronunciando la
famosa frase che è arrivata fino a noi.
Non so quanto di vero ci sia in questo
racconto, ma poiché ci sono cresciuta con
questa verità tramandatami da mio padre ho
sentito il bisogno di fartela conoscere. A
presto Gelda".
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| Scanzano,
scanzatelle; Private, privatenne e
quanne arrive a Mezapreta, aize 'ncuolle e
tuornate arrete |
| (Scanzano,
scansatelo; Privati, privatene e quando giungi
a Mezzapietra "fa i bagagli" e torna
indietro) |
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Purtroppo la traduzione
dal dialetto non rende appieno l'idea della
carica emotiva trasmessa da questo vecchio
detto. In effetti i tre terzieri Scanzano,
Privati e Mezzapietra di Castellammare di
Stabia (situati a monte), sono insieme al
centro storico stabiese (che affaccia sul
mare), le zone più antiche della Città. Da
ciò ha avuto probabile origine questo detto
popolare, con il quale si vuole rimarcare, in
caso di invasione, la vulnerabilità
della zona mare, contrapposta alla forza
strategica naturale concessa agli abitanti
stabiesi a monte.
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