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Come
non avrei potuto non amare il mare? Sono nato a Castellammare
di Stabia, su quella stessa spiaggia dove morì Plinio il
Vecchio! I colori, l’odore dell’acqua salmastra, fanno
parte di me. In verità, non sognavo di fare il navigante,
sapevo fin d’allora che sulle galee ci mandavano i galeotti.
Preso il diploma come aspirante alla direzione macchine
marine, mio padre mi disse: “Sbrigati a trovarti un imbarco,
devi aiutare la famiglia!” Si racconta di sogni, di luoghi
esotici, di viaggi, di donne bellissime: fantasie popolari.
“Un bel di vedremo, all’estremo confine del mare e, poi la
nave appare…” Ma, com’è dura la realtà del lavoro in
mare, in sala macchina di una petroliera! Affrontare la furia
delle onde del mare in tempesta senza neanche vederle,
costringe a confrontarsi con il rischio e la paura. Le onde, a
volte piegavano la nave come un fuscello, sinistri
scricchiolii facevano temere che andasse in pezzi da un
momento all’altro. Dormire
legato alla branda per non cadere, passare da un clima
da piena estate a pieno inverno molte volte in un anno, non è
un gioco. Anche la leggenda di donne bellissime che aspettano i
marinai ad ogni porto è da sfatare. In realtà, quelle poche
ore di libertà durante le operazioni di carico e scarico
bastavano a malapena a soddisfare qualche fugace incontro con
qualche prostituta, che poi, erano sempre le stesse. E’
passato il tempo, e con esso buona parte della mia vita, altre
battaglie mi aspettano. Più volte, le circostanze mi hanno
posto di fronte alla morte, ma il tempo ridisegna i confini
delle cose rendendole più belle di quanto fossero in realtà.
Io, si io confesso, che in qualche momento, sia pure con il cuore in
gola, sento la nostalgia di respirare l’odore salmastro
dell’oceano mescolato alla ruggine delle mie navi.
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