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A
Castellammare d Stabia, ho conosciuto per caso Antonio
Gargiulo, poeta, pittore e scultore. Era seduto davanti ad una
gelateria del lungomare con un quaderno tra le mani, faceva
alcuni schizzi ad un’affascinante modella bruna.
Il
contatto che si era creato tra l’artista e la modella era così intenso che lo si poteva vedere ad occhi
chiusi, tuttavia non si capiva quanto l’uno si servisse
dell’altro, sembrava una scena di caccia, il gioco crudele
del gatto e il topo, in cui il predatore usa mille astuzie per
catturare la sua preda e poi si sa come va a finire.
Mentre
mi alzavo per andare via gli chiesi semplicemente: “Posso
salutarti?” Mi tese la mano e diventammo amici. Che bella
sensazione provai, parlare ad un amico che fino a pochi minuti
prima non sapevo che esistesse! E’ questa la cultura che fa
spessore, la cultura del Sud!
La
modella ubbidendo ad una muta intesa, si era messa in paziente
attesa. Ad un certo punto, proposi spudoratamente di fare
qualche schizzo da scambiare a ricordo dell’incontro.
Spudoratamente perché le mie due figure che realizzai
risultarono due sgorbi. Non avevo previsto il tremore alle
mani che si era accentuato per l’emozione e per il mio
malanno. Egli capi! E’ un artista sensibile che legge là,
dove gli altri non possono vedere.
E’
stato così che ci siamo scambiati i nostri segni. Ci siamo
lasciati come c’eravamo incontrati mentre la modella
ripigliava il suo posto ricominciando il gioco affascinante.
Mentre
mi allontanavo chiesi scusa mentalmente per essere stato
testimone… involontario. Gli artisti vedono e sentono là, dove gli altri non possono!
Silvestro
Migliorini
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