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Natale
2009
Caro Gesù bambino, chi ti scrive è un vecchio bambino
(o un bambino vecchio, scegli tu) che dalla vita ha avuto
tutto, il bello e il brutto; le gioie e i dolori. E della vita
ha visto quasi tutto… Gli manca soltanto il finale. Ma oggi
vuole dimenticare tutto questo e ritornare un innocente
fanciullo e scrivere la letterina dei desideri. In questo
Santo giorno i bambini, normalmente, chiedono dei doni, dei
giocattoli. Ma il bambino che per un giorno questo vecchio
vuole rappresentare non ti chiede questo, ma un dono prezioso
e nello stesso tempo pesante come un castigo: il LAVORO! Ma
non per se, no!, ma per suo padre, per suo nonno. Devi sapere
che questi suoi cari lavorano (o lavoravano? dato i tempi
questo non si può affermare con sicurezza) nel glorioso
cantiere navale che da circa due secoli è la principale fonte
di reddito della maggioranza degli stabiesi. Se questo reddito
viene a mancare al suo posto subentrano miseria e
disperazione. Ed oggi questa prospettiva sta diventando realtà:
il cantiere non ha più lavoro e sta mettendo “a spasso”
(come si diceva una volta con un malizioso eufemismo)
centinaia di lavoratori, privandoli quindi di quel poco denaro
che finora è servito per tirare avanti la famiglia,
sottraendola ai richiami brutti dell’illegalità. Difatti,
si può rimanere passivi e inermi quando sul desco quotidiano
scarseggia il pane? Quando non si possono comprare scarpe e
panni caldi? Quale padre, davanti ad un figlio che sta
crescendo nel fisico e nella mente, non si ribella a questa
che ritiene, ed è, una ingiustizia? Quindi non stupirti, caro
Gesù Bambino se aumenta la delinquenza. E non credere neanche
a quelli che dicono: “Ma c’è la crisi per tutti!” Non
crederci: non è vero. La crisi colpisce principalmente i
poveri, i senza voce, coloro che non vengono mai ascoltati: da
nessuno e in nessuna sede. L’unica arma che possiedono è la
solidarietà fra di loro, l’unirsi affinché la voce di
ognuno non sia un flauto, ma con quella degli altri diventi un
tuono. Un tuono tanto fragoroso da far sobbalzare dalla comoda
sedia chi con occhio annoiato e infastidito vede tutto ciò e
non fa nulla.
Quindi
caro Gesù Bambino fa che questi amici, fratelli concittadini,
ascoltino il consiglio di chi in questo nostro glorioso
cantiere ci ha lavorato da giovane, tanto tempo fa. Quando il
ta - ta - ta - ta dei martelli pneumatici dei calafati
riempiva l’aria di tutta la città, e stava a significare
che il suo cuore batteva, che era viva. Da questo rito pagano
dello sposalizio fra il maschio chiodo e la femmina lamiera
nasceva poi la nave! Ed al parto (il varo) assistevano
migliaia di stabiesi che salutavano l’evento con entusiasmo
ed orgoglio.
Caro
Gesù Bambino, possibile che tutto questo debba finire? Ti
prego, fa che chi ha il potere di decidere delle sorti di
questa città e della sua gente si metta una mano sul cuore, e
dia una speranza concreta a questi miei concittadini.
Nello
scriverti questa letterina di Natale, questo vecchio di 86
anni, che è voluto ritornare bambino per un giorno, ha
trovato il candore e la speranza di allora. Di quando era
sicuro che i suoi desideri si sarebbero realizzati. Quindi ti
prego, guarda con occhio benevole questi miei fratelli; dagli
la speranza di poter vivere e allevare i figli nel culto del
lavoro e dell’onestà.
Nel ringraziarti non mi resta che augurare a te e a tutti i miei
concittadini un BUON NATALE!
Gigi
Nocera
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