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Castellammare si racconta

( Storie stabiesi di vita vissuta )

 

 

 

 

D’Angelo… la vacca, il pastore e le pecore

a cura del dott. Giuseppe Plaitano

 

 

Castellammare di Stabia, lì 24 gennaio 2011 

     Era il 1931 quando Vincenzo D’Angelo lasciò la città natale Pozzuoli per trasferirsi a Castellammare.
L’episodio si svolge nel 1937, alla Quadriennale di pittura che si teneva a Roma. Ecco i fatti nel quale centrano la mucca , il pastore e le pecore. 
L’ambiente era elettrizzato per la notizia della visita del Duce, gli eleganti saloni bardati a festa, l’andirivieni di gerarchi e lo scintillio di medaglie e stivali, creavano un’atmosfera particolare. Erano ovviamente magie di altri tempi. Il D’Angelo, in quel frangente si trovava quasi “ipnotizzato” a fissare un dipinto di un collega, l’ambiente della tela era fortemente in contrasto con quell’atmosfera, il quadro infatti ritraeva un paesaggio tranquillo in cui campeggiava (è il caso di dire) una grossa vacca dagli occhi languidi. 

 

Mucche al pascolo...

 

     Un paesaggio bucolico che infondeva nel D’Angelo pensieri “onirici”, quasi a trasportarlo in un mondo idilliaco tra il verde dei prati, il canto degli uccelli e il rumore delle foglie al vento… …è in quel momento che sente un fastidioso bisbiglio: “E’ qui, è arrivato!!”. 
Ma ciò non lo discostava dai suoi sogni ad occhi aperti, neanche l’arrivo del Duce e dei suoi gerarchi sembrava risvegliarlo da quello stato quasi “abulico”, forse paragonava il passaggio delle autorità a quella del transito di un pastore col suo gregge. Il D’Angelo quindi continuava ad esser convinto di trovarsi in aperta campagna. Di colpo Mussolini si ferma a guardare il quadro della mucca dagli occhi languidi (lo si può immaginare nella classica postura, gambe divaricate e braccia suoi fianchi), di colpo lo si vede puntare il dito sulla mucca. L’assenso della testa era la dimostrazione ufficiale del suo compiacimento, poi si rivolge all'autore dell'opera, cala il silenzio, tutti rivolgono lo sguardo al pittore, che diventa rosso dall’emozione, poi bianco e cade a terra privo di sensi.
Il D’Angelo come risvegliato di botto dalla confusione comincia a tremare, nel frattempo il gruppo si avvicina verso la sua postazione, ma ciò gli infonde anche coraggio, perché mai dovrebbe emozionarsi, pensa tra sé. S’impone ovviamente di non subire la stessa sorte del collega anche se sente uno strano formicolio per il corpo. Ecco Mussolini che gli si para davanti e punta il dito su uno dei suoi paesaggi, il D’Angelo non dandogli nemmeno il tempo di aprir bocca, dice: “E’ ‘o mio!”, cala il silenzio… …per fortuna il Duce di buon umore, sorride ed esclama: “Napoletano eh?” “Napoletano anche il quadro” dice conciliante. “Fumosi”, aggiunge, dopo aver dato uno sguardo da intenditore anche alle altre tele.
“Chi è fumoso?” chiede tra sé D’Angelo, ma la disperazione dura poco, in fondo i dipinti non dispiacciono al Duce, si legge nei suoi occhi e in quelli del seguito. D’Angelo è felice per quel muto riconoscimento e per le bellezze meravigliose che hanno ispirato il suo pennello. Il Duce avvicinandosi gli chiede: “E’ proprio Napoli?” No, è Castellammare, risponde il D’Angelo………… a questa risposta il viso del Duce si rannuvola e si allontana precipitosamente contrariato.
Il D’Angelo avvilito ed esterrefatto, adagiandosi su di una sedia non comprese. La colpa ovviamente non era del pittore che forse non sapeva di quanto era accaduto qualche anno prima, precisamente il 16 settembre 1924 allorquando in visita ai Cantieri navali, il Duce ebbe accoglienze “poco affettuose”(1).
Di certo il buon D’Angelo, mai poteva immaginare che riproducendo le bellezze di Castellammare, ciò poteva riportare alla mente certe sfumature “poco riguardose”.

 

 

NOTE:

( 1 ) Una  lamiera di zinco forse scivolata dal ponte di una nave in costruzione per causa fortuita o altrettanto misteriosamente sganciatasi da qualche gru, piomba a terra a pochi metri di distanza dall’allora capo dello Stato, il  Duce, resosi conto della fredda accoglienza avuta e della paurosa atmosfera creatasi nel Cantiere, pallido  in volto, lasciò Castellammare).

 

 

 

    

( Autore: Maurizio Cuomo - © Copyright 2002 www.liberoricercatore.it  )