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Mi chiamo Domenico Cuomo, sono nato nel 1944 a
Scanzano (un antico terziere di Castellammare di Stabia), dove
ho vissuto fino all'età di diciotto anni. Per chi non fosse
pratico della zona, va detto che a
questo antico borgo collinare, si accede per diverse strade,
tra cui: salita Santa Croce, viale Terme e salita Ponte di
Scanzano (che per toponimo popolare è meglio conosciuta come
'a Sagliuta d''o Mulino).

Salita
Ponte Scanzano (foto Antonio Cimmino)
Quest'ultima via d'accesso, oggi
come allora, per il pedone, risulta essere una delle più
praticate, perché
collega direttamente ed in pochi minuti di cammino, l'abitato
di Scanzano al moderno centro di Castellammare, con la
differenza che a quei tempi (per la presenza di pochissimi "pali"
della luce impiantati), di notte risultava buia ed isolata. Un
particolare fondamentale, quello dell'allora scarsa
illuminazione stradale, che rese
questa zona, il palcoscenico ideale per dar vita ad un
episodio tragicomico realmente accaduto, che a me è rimasto
tuttora impresso nella mente e che a seguire voglio
raccontarvi, per salvarlo tra i vostri racconti inediti di
vita vissuta.
Ecco
i fatti: nel
dopoguerra, lavoro non ce n'era, erano anni di miseria, e
figuratevi se c'era la possibilità economica di prendere
un mezzo di trasporto, quindi noi scanzanesi a fine giornata,
per rincasare, forza causa, dovevamo fare questa salita al
chiarore della luna (che di tanto in tanto faceva capolino
dall'alto e umido muraglione di cinta), altrimenti pazienza...
si tornava comunque, ma al semibuio notturno. Avevo dieci
anni, quando nell'autunno del 1954, a tarda sera, sentii delle
persone che discutevano concitatamente e ad alta voce, con una
coppia di fidanzati, i quali erano giunti da Castellammare di
corsa e con aria terrorizzata. La scena non passò inosservata
ed in pochi istanti si formò un gruppo di curiosi, per
apprendere ciò che era accaduto. I fidanzati, ancora
affannati, dissero che nella salita, un po' prima del ponte,
avevano visto una figura spettrale di una sposa dai capelli
biondi, dal volto semicoperto da un velo bianco, che li aveva
guardati fissamente, sghignazzando sarcastica. All'incalzare
incredulo delle domande degli astanti, i due poveri fidanzati,
ancora vistosamente scossi, aggiunsero solo che alla visione
dello "spirito", gli si erano drizzati i capelli in
testa, e che per la paura, erano scappati a gambe levate. Più
di qualcuno, razionalizzando l'accaduto e con fare scettico,
per tranquillizzare i ragazzi, commentò che i fantasmi non
esistono e che verosimilmente si erano spaventati per nulla,
forse per la presenza di qualche gatto e che la strada isolata
e la poca luce aveva poi enfatizzato la suggestione. I due
fidanzati con fare tassativo, replicando, giurarono ancora una
volta, che era tutto vero... A quel punto venne a costituirsi
spontaneamente, un gruppo di volenterosi, che armati di
randelli, si avviarono frettolosamente per la discesa del
Mulino, ed in pochi attimi giunsero sul luogo della presunta
apparizione, dove appurarono che effettivamente, la
"signora" vestita da sposa era ancora là, appostata
in attesa di nuove "prede", con la differenza che
stavolta, visto il gruppo di energumeni armati di randelli, il
colpo venne a lei, o meglio a lui, perché nello stupore
generale, per paura di essere picchiato, cominciò a tremare e
a piangere, supplicando con chiara voce da uomo, che non gli
venisse fatto del male, perché lui voleva solo scherzare un
po'. Realizzato che si trattava di un facinoroso un po'
toccato di mente, lo accerchiarono, gli tolsero la parrucca
bionda e il vestito da sposa, e lo denudarono lasciandolo in
mutande, spogliato che fu, lo riconobbero: era un noto
ciabattino di Castellammare, uno scapolo sui cinquant'anni,
che viveva da solo (la solitudine forse gli aveva creato delle
turbe psicologiche). Il poveraccio, era molto spaventato, e ne
ebbero pietà, però, prima di lasciarlo andare, si fecero
promettere che non avrebbe fatto mai più una cosa del genere,
altrimenti al verificarsi di un simile episodio, non
sarebbe stato nuovamente perdonato. Da allora la strada
diventò più tranquilla e sicura, perché per la memorabile
lezione, il "fantasma della sposa" non si fece più
vedere. Dice il vecchio adagio: "Chi la fa,
l'aspetti!!!".
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