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Una
domenica sera, credo del 1952, ritornavo dal cinema in
compagnia di Vincenzo Pagano, Vittorio Balestrieri, Amendola
Enrico, Vittorio De Martino, Cocchino
e altri amici. Erano circa le nove e mezza; eravamo
all’altezza di Piazza Orologio e parlavamo animatamente fra
di noi. All’improvviso, vedemmo un gruppetto di persone, che
scendeva dal “Vicolo del Pesce”; certamente venivano dal
loro locale preferito: “Ciccio ‘a ri’sorde”. Avevano
bevuto un bel po’, ma questa non era una novità; noi li
conoscevamo bene. Molti di loro lavoravano ai ponti franchi o
al porto, ed il sabato e la domenica sera, andavano in cantina
a bere.
Quello
che ci colpì subito, però, fu il senso di tristezza, delle
canzoni che stavano cantando e i loro atteggiamenti
inconsueti!! Per cui ci fermammo ad aspettarli per saperne di
più. Pochi minuti e scoprimmo che il figlio di compare
Garzillo, di nome “Piscillo” il giorno dopo, doveva
partire per il servizio di leva, nella Marina Militare.
Piscillo
era un ragazzo magro, alto circa un metro e novanta, buono,
timido, insomma un ragazzo pieno di innocenza.
Il
padre, con l’aiuto di un amico “Fronna ‘e limone” (così
lo chiamavano), intonò la canzone “‘O sole mio”,
Garzillo cantava e guardava, attentamente, la faccia del
figlio; quando arrivò al verso: ‘O sole mio sta’
‘nfronte a te! Incominciò a baciare e ad accarezzare la
faccia di suo figlio Piscillo, emozionatissimo e con le
lacrime agli occhi; una emozione unica nel suo genere che
trascinò in questa ondata di sentimenti anche gli altri amici
che assistevano alla scena!
Noi
guardavamo e, con l’incoscienza dei nostri 12-13 anni,
pensavamo: “Che scena ridicola!!” Solo dopo tanti anni ho
capito il perché di queste emozioni; eravamo appena usciti da
una Guerra sanguinosa, in cui tanti ragazzi dell’età di
Piscillo non erano più tornati alle proprie casa. Quelli più
fortunati erano rimasti feriti o mutilati; a causa
dell’incoscienza dei loro governanti, tante vite umane erano
state immolate, perciò la paura dell’imponderabile,
spaventava un po’ tutti. Compare Garzillo, certamente,
pensava queste cose e l’idea di vedere il suo unico figlio
partire, lo riempiva di paura.
Per
Piscillo, che non era mai uscito da Castellammare, perché
sempre vicino al padre, col quale lavorava al porto per
l’intera giornata, lasciare amici e parenti, era veramente
molto da accettare tranquillamente!!
Queste
erano ragioni validissime, per emozionare, sia il padre, che
il figlio e tutti amici. Dopo tanti anni, sono qui a chiedere
umilmente scusa a compare Garzillo, a Piscillo, a “Fronna
‘e limone” e a tutti gli amici, per non aver capito le
loro ragioni!! L’amore reciproco tra figli e genitori, e
quello tra parenti e amici, è ciò che cementa una società
civile!! Perciò scusatemi ancora per la mia ignoranza!!!!
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