Gli insetti, che tanto orrore suscitano nei ragazzi dei giorni nostri, un tempo sono stati insostituibili compagni di giochi. Il gruppo di insetti che meglio si prestava a far da spasso era quello
dei coleotteri, i motivi sono riconducibili ad alcune caratteristiche di questi animali: sono forniti di una possente e dura corazza che li rende particolarmente resistenti (anche alla curiosità di un ragazzino) hanno due paia di ali di cui quello superiore è indurito (elitre) e racchiude, proteggendo, a mo’ di astuccio quello membranoso che serve per il volo. La parola coleottero significa appunto ali in astuccio. I coleotteri sono animali dai movimenti lenti e dal volo pesante e questo li rende facili da catturare e, infine, sono innocui: non mordono,
non pungono, non sono velenosi, non infettano… ecc. ecc.
Il gioco preferito dei fanciulli di un tempo, come magistralmente ricordano Antonio e Luigi, consisteva nel legare uno spago agli arti posteriori o all’addome dei coleotteri per poi lasciarli volare proprio come se fossero piccoli ed animati aquiloni. Diverse specie di coleotteri si prestavano a questo gioco, ed infatti nelle missive sono citati il “vaccariello o vaccarella di San Giovanni” e il “cervo
volante”.
Quello che mi preme precisare è che questi nomi comuni non identificano assolutamente lo stesso animale. Il “vaccariello di San Giovanni” dalla scienza è conosciuto come: Oryctes nasicornis Linnaeus, 1758. I maschi di questa specie hanno la caratteristica di portare all’estremità anteriore della testa un lungo corno che ricorda, nella forma, quello dei rinoceronti. Il nome scientifico del “cervo
volante” è, invece, Lucanus cervus Linnaeus, 1758. I maschi di questa specie hanno l’apparato boccale provvisto di due prodigiose mandibole che ricordano, nell’aspetto, i palchi di un cervo. Per meglio visualizzare questi animali vi allego due immagini, scattate nei nostri boschi, in cui sono ritratti una femmina di “cervo
volante” e una coppia di “vaccarielli di San Giovanni”.

Oryctes nasicornis Linnaeus, 1758
(vaccariello di San Giovanni)

Lucanus cervus Linnaeus, 1758
(cervo volante)
Concludo questa mia breve parentesi riportando uno scritto del grande entomologo francese J. Henri Fabre che in un libro scritto nel 1870 così ricorda il gioco fatto con i coleotteri:
«Che vi diverta, e molto, ne convengo. Ho, come voi, conosciuto questi piaceri della fanciullezza … L’insetto, attaccato per la zampa, ad un lungo filo, vien messo al sole; gonfia e sgonfia il ventre, solleva le elitre, spiega le ali e vum, vum!!! Eccolo partito. Bene. O belle gioie del tempo dei maggiolini, gioie infantili, che cosa siete diventate! Serbatele, ragazzi miei, più a lungo che potete; le altre non le
valgono».
Un caro
saluto a tutti voi, vostro naturalista e amico Nando Fontanella.
|