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Il Real Teatro Francesco I fu fatto costruire tra il 1825-1827 da Francesco I di Borbone, quando, dopo la caduta della Repubblica Partenopea (1799/1815), e la morte di Ferdinando IV, salì al trono del
Regno delle Due Sicilie. Pochi della nuova generazione sanno che
dove oggi è villa Perna, fino al 1859 sorgeva un teatro che per la sua bellezza, per l’eleganza delle sue linee, per la sua importanza artistica era ritenuto fra i migliori della
Campania, secondo tra l'altro solo al R. Teatro San Carlo
e al Teatro del Fondo di Napoli, come anche rilevato nel Cenno storico descrittivo di Castellammare del Parisi del 1842, dedicato a Don Gennaro Capece Minutolo dei duchi di San Valentino che in
quell’epoca era sottointendente nella nostra città.
Ferdinando IV che regnò dal 1759 al 1825 era solo preso dai piaceri della pesca e della caccia, dominato dalla moglie Carolina d’Austria, morendo lasciò il regno in gran disordine, dilaniato dai partiti politici, stremato finanziariamente ed impoverito dalle continue guerre e lotte civili.
Francesco I circondandosi di ottimi ministri, cercò di porre un argine alla marea dissolvente, ed in parte vi riuscì, riportando Napoli ed il
Regno all’antico splendore.
Tutti gli anni da maggio ad ottobre veniva a villeggiare nel palazzo Reale di Quisisana, in vista della fama che godeva Castellammare per la ricchezza e le qualità terapeutiche delle sue acque minerali, per la dolcezza del clima e per rendere
più attraente la città vi fece costruire molte opere fra cui la così detta strada “Giro di
Pozzano” che dal Cantiere, passando per la collina di
Pozzano, il Castello e la frazione delle Fratte, arrivava al bosco di Quisisana.
E per rendere sempre più attraente la città, a quei
tempi carente di locali adatti a spettacoli pubblici, dispose
che la costruzione del teatro, avvenisse all’inizio della salita Quisisana, su disegno e sotto la direzione dello stabiese Ottavio
D’Avitaia.
La facciata esterna che è sullo stile del San Carlo; mancava
però il porticato: al secondo piano sei colonne di stile dorico che reggevano un cornicione a forma triangolare al cui centro la statua di Minerva, che incorona il genio dell’opera.

Nel mezzo degli attuali tre finestroni vi erano le statue dei tre sommi drammaturghi dell’antica Grecia:
Aristofane, Sofocle ed Euripide.
Il teatro nella parte esterna misurava 103 palmi napoletani (1 palmo =
0,263670 m) di cui 55 x 60 comprendevano la platea e i palchi (intorno ai 220 mq) mentre il palcoscenico occupava palmi 48 x 68 (circa 215 mq). La platea era larga palmi
35x35(circa 85 mq), con 180 posti a sedere, oltre il recinto per l’orchestra che abitualmente era composta da 36 professori quando si rappresentavano opere liriche.
I palchi di palmi 5x5 (circa 2 mq) erano 44 ripartiti in tre ordini. Nel centro dei palchi di seconda fila
vi era il palco reale con entrata a parte. In quarta fila vi era la galleria e poteva ospitare circa 250 spettatori, in totale quindi trovavano posto circa 600 spettatori.
Il palcoscenico era ovviamente costruito secondo i più perfetti dettami dell’arte, armonico, spazioso, dotato di tutte le attrezzature necessarie. Decorato artisticamente, era illuminato con lumi ad olio ed a cera, mentre lo scenario veniva dipinto, a seconda dell’occasione dagli scenografi del san Carlo.
All’esercizio del teatro, per quanto di proprietà della Casa Reale, contribuiva
il comune con un assegno di 100 ducati.
La presenza della Famiglia Reale è documentata dallo scrittore stabiese Tommaso De Rosa,
che in una sua pubblicazione riprende una cronaca del 1835 nella quale è riportata una corrispondenza da Castellammare:
«...in una serata di gala del maggio 1835, data al Real Teatro Francesco I, fu annunziato ufficialmente lo stato interessante della regina Maria Cristina di Savoia [moglie di Ferdinando
II] che poi il 16 gennaio 1836 dette alla luce l’erede al trono... Oltre
alla famiglia reale, assistevano alla rappresentazione tutti i principi di Casa Borbone, Ministri, Generali, ambasciatori, personalità eminenti e nei palchi, in platea, perfino in piccionaia [galleria] eransi dato convegno quanto di più illustre, nobile, intellettuale c’era in Castellammare, che in preda ad indicibile emozione applaudiva freneticamente, mentre la sala elegantemente aparata [parata] splendea di sparmacete [steariche]».
Iniziati i movimenti rivoluzionari del 1848, in una sommossa popolare il teatro fu addirittura devastato, devastazione che fu poi portata a compimento dal basso personale della Corte Borbonica e dal personale addetto al teatro, che in previsione di licenziamento da parte del nuovo regime, per stupida reazione lo distrusse completamente….. non rimasero che le mura laterali e la facciata.
Sempre del Tommaso de Rosa, riproponiamo un aneddoto degli ultimi tempi del teatro,
raccontatogli da un certo Micheloni, vecchio capitano marittimo novantenne,
ecco i fatti: «Una sera per sfregio politico, alcuni caposcarichi riunirono dei guitti che dettero una parvenza di spettacolo al quale prese parte un povero idiota,
tale Liccardo, che cantò delle ariette popolari tra urli e sberleffi del pubblico, e fu tale la gazzarra che dovettero intervenire i “Feroci” (sbirri dell’epoca) che a mano armata fecero sgomberare il teatro che da quella sera chiuse definitivamente i
battenti».
Proclamato il Regno d’Italia, nessuno si curò più della riattazione del teatro che di tanto decoro era stato per la nostra città; e col passaggio al Demanio dei beni della Corte Borbonica, i ruderi del teatro furono incamerati dal Demanio.
Incustodito, pericoloso per la pubblica incolumità, l’azione deleteria delle intemperie compì l’opera di distruzione, mentre l’interno diventò ricettacolo di pregiudicati, dormitorio per mendicanti e di tribù di zingari di passaggio per Castellammare.

Nel 1894 venne acquistato (notar Gaspare di Martino) dalla società Artistica operaia di carità reciproca, presidente Don Agostino
Calvanico, ricchissimo possidente che lo trasformò ad officina e scuole costruendovi all’interno tre vani, un ammezzato e cinque vani al primo piano.
Scioltasi la Società, il locale fu acquistato, il 5
febbraio 1922, dal sig. Perna Raffaele.
Riattate e rafforzate le mura laterali e rimanendo integro il frontespizio,
il Perna, vi edificò l’attuale palazzo e dell’antico teatro non rimane alcuna traccia, tant’è che molti
cittadini ignorano che vi sia stato un teatro regio a
Castellammare.
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