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La statua di San Catello

( Francesco Di Capua “San Catello e i suoi tempi” - Ed. Lanzaro e Figli 1932 )

 

 

 

 

Da una conferenza di Mons. Francesco Di Capua tenuta nel Palazzo Vescovile 

nel 1928 ( si ringrazia per la gentile trascrizione il prof. Bonuccio Gatti ).

 

 

La storica ed artistica statua di San Catello (su gentile concessione del prof. Bonuccio Gatti).

La storica ed artistica statua di San Catello che il popolo di Stabia venera dal 16 gennaio 1609

 

 

Questa statua è opera di uno scultore napoletano del Cinquecento (di nome Giovanni Battista), il quale, probabilmente, tenne presente e, forse ricalcò una statua molto più antica. L’aspetto del nostro Santo è quello di un uomo pieno di energia e di tristezza. Il suo volto affilato dai disagi, dai dolori e dalle mortificazioni, rivela la fibra energica d’un antico condottiero romano e l’immensa pensosa bontà di un vescovo cristiano. Fissate i suoi occhi vivi e chiari, che, leggermente socchiusi, s’incurvano nelle orbite: quanta bontà! Quanta tristezza! Le sue guance, un po’ smunte, son vivamente colorate, come di chi le abbia abbronzate dal sole e dalle fatiche. La barba gli dà un aspetto incomparabile di dignità e di maestà, velata e ammorbidita da una grande bontà. Ma nella bocca, piccola e fine, par che lo scultore abbia voluto concentrare tutta la potenza del suo genio e della sua arte. Le labbra si schiudono a dolce, sommessa preghiera, come di chi, rapito in estasi, continui ancora la sua orazione. L’aspetto del nostro protettore è quello di un uomo che ha sfidato il gelo dei nostri monti e il solleone delle nostre pianure; che ha sentito l’urlio delle tempeste ululanti tra le gole di Monte Faito, e i mugghii dei marosi fischianti sulle nostre spiagge; che, intrepido, ha resistito alle prepotenze dei magistrati greci, e, impavido, ha offerto il petto alle spade dei Longobardi. Nel suo volto si legge lo strazio di chi ha visto il fuoco distruggere le case dei suoi figli, le messi dei suoi fedeli, i templi del suo Dio. Nei suoi occhi balena il muto dolore di chi vede rivolgersi a lui mille sguardi chiedenti un aiuto che non si sa come dare. Le sue braccia par che si stringano al petto per reprimere i palpiti del cuore: vuole soffrire in silenzio per non accrescere, col proprio, l’altrui dolore.

 

 

Nota: per ulteriori approfondimenti sul tema si consiglia la rubrica: "San Catello".

 

 

 

    

( Autore: Maurizio Cuomo - © Copyright 2002 www.liberoricercatore.it  )