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La "Società degli stornellatori"

( a cura del dott. Giuseppe Plaitano )

 

 

 

 

 

La "Società degli Stornellatori" (coll. Giuseppe Plaitano)

Quanno te miette fora a sta portella, La vasciajola, Se fosse nato prencepe, 
T’aspetto da doje ore, Che guarde è inutele, Me vuò o nun me vuò.

 

melodia / parole di E. Bonadia; musica di L. Denza, 1879

 

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Lo Stabia Hall, chalet liberty in legno che si trovava nei giardini pubblici e che apriva i battenti a un pubblico internazionale ai primi di giugno per chiuderli a metà settembre, conteneva un piccolo teatro nel quale si esibivano d’estate diverse compagnie. 
Al pianoforte allocato nel salone capitava non di rado di vedere Luigi Denza che si intratteneva a suonare per la gioia dei presenti.
Diverse erano le melodie richieste, molte tra le sue composizioni come ad esempio: "Vieni, Se, Occhi di Fata, etc." e le canzoni napoletane in voga all’epoca, prima fra tutte, la sua celeberrima Funiculì Funiculà. 
Ogni estate vi si riunivano vecchi amici, (chi come Denza ritornava da Londra) altri stabiesi e nuovi "adepti", per dare vita ad allegre serate.
Vi erano giovani, come signori più attempati, per i quali la “femme” in un certo senso “stimolava” il senso dell'arte, si arrivava così ad improvvisare stornelli ironici, con canzonature, a volte anche impertinenti. La "Società degli stornellatori" così indicata anche dai giornali locali era formata oltre che dagli stabiesi Denza e Luigi Criscuolo, (detto Luigino, ottimo mandolinista, strumento che per altro insegnava) e dall'amico Enrico Bonadia suo paroliere preferito.

 

 Per ulteriori approfondimenti si consiglia:

Luigi Denza

 

 

 

 

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