|
San
Biagio e il cardatore
a
cura del
dott. Giuseppe Plaitano
|
 San Biagio si festeggia il 3 febbraio nella chiesa cattolica, l'11 febbraio in quella ortodossa. Santo antichissimo, originario della Turchia, si venerava nella chiesa di
S. Biagio, ubicata nella omonima grotta nel pressi del Rione San Marco. Oggi il Santo si venera nel duomo.
Il martirio di san Biagio, ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della "pax" costantiniana, avvenne intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l'occidentale Costantino e l'orientale Licinio. Sotto il Governatorato di Licino, infatti, nonostante l’”Editto di Milano” concedesse una specie di amnistia religiosa, contemplando una certa libertà di culto, vennero perpetrate, con vero accanimento una serie di stragi tra i cristiani. A seguito delle citate persecuzioni San Biagio visse gran parte del suo incarico ecclesiale nascosto in una caverna, nei pressi di Sebaste in compagnia di animali selvatici, che, come vuole la tradizione, egli guariva con la sola parola. In tale luogo inospitale poche persone andavano a trovarlo per portagli cibo e soprattutto per ricevere benedizioni. Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali di quella parte del corpo. A
quell'atto risale il rito della "benedizione della gola", compiuto con due candele incrociate, per tale motivo e’ ritenuto un "Santo potente", specialmente dagli anziani. Il giorno della festa, ancora oggi, è d’uso recarsi nel duomo, per far benedire una bottiglia d’acqua in cui vi si “cala” letteralmente una reliquia del Santo.
Statua presente in una nicchia
della cappella del SS. Crocifisso della cattedrale (foto C.
Plaitano)
Secondo una leggenda, tra le torture inflittegli vi
fu quella eseguita mediante un particolare pettine di ferro che è
strumento dei cardatori di lana. 

La “scardassatura” è un processo che si fa con due pettini di ferro chiamati cardacci allo scopo di sfilacciare la lana onde eliminare i nodi. I cardacci più antichi erano costituiti da due tavolette piene di chiodi che venivano sfregate una contro l’altra in maniera che i denti stirassero i fiocchi di lana fino a renderli lavorabili.
Così, lo strumento di tortura non solo è divenuto l’attributo più consueto per la sua identificazione, ma anche il motivo per i cardatori di lana per elevarlo a proprio protettore.
Nel Seicento, la grotta di san Biagio fu affidata ai cardatori di lana. Secondo studi recenti la Grotta di San Biagio affonderebbe le sue origini prima della nascita di Cristo, si tratta di una grotta costituita da materiale tufaceo, sfruttata dai romani per la costruzione delle loro ville sulla collina di Varano. Verosimilmente quindi, in origine, poteva essere una grotta naturale, ampliata dai Romani per l'estrazione del tufo da costruzione.
Immagine tratta da: “Viaggio da Napoli a Castellammare”
di F. Alvino, anno 1845 (coll. G. Fontana)
Secondo autori come il Milante, de Ruggiero, de Rosania ed altri più vicini a noi come il Cosenza ed il Di Capua questa grotta di epoca romana fu trasformata, verosimilmente dai primi cristiani in catacombe e successivamente, dai monaci Benedettini, in chiesa sotto il titolo dei Santi Giasone e Mauro che il linguaggio popolare, trasformò in Biagio. La Grotta per volontà del Vescovo Annibale di Pietro Paolo, fu interdetta nel 1695, sia per la lontananza del sito, all’epoca molto lontano dal centro storico, sia perché l'ipogeo (antica costruzione sotterranea, per lo più adibita a sepolcro), era caduto in stato di completo abbandono e soprattutto per evitare degli scandali che spesso vi avvenivano (“ad eliminanda scandala quae semper occurrebant”), essendo il luogo diventato un rifugio di ladruncoli; si trasferì quindi la statua ed il culto di San Biagio nella Cattedrale. In Campania molti paesi e località sono dedicati a San Biagio: la considerevole attività di cardatura della lana praticata soprattutto dalle donne di campagna e montagna dove abbondavano i pascoli, favorì la diffusione del culto del Santo, al quale sono anche dedicate numerose leggende. Molte borgate e strade dove nelle fiere si vendevano lana grezza o filati appena lavorati, hanno conservato il nome di San Biagio. Anche a Castellammare di Stabia, si teneva una "Fiera di S. Biagio" che durava tre giorni, con grande affluenza di pubblico proveniente dal circondario.
|
|