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L’abbondanza di acqua sorgiva di Fontana Grande e la
celebre sorgente dell’Acqua della Madonna
(notoriamente appellata come "Acqua dei
naviganti", perché si presta ottimamente per la
conservazione nei lunghi viaggi di mare) ha da millenni
interessato sia gli abitanti della zona che i
navigatori.
Il
rinvenimento di un muro con reticulum romano a ridosso
della sorgente durante i lavori di manutenzione eseguiti
nel 1983, fa supporre che essa fosse già utilizzata
dagli antichi abitanti di Stabiae prima della
distruzione causata dall’eruzione pliniana del 79 d.
C. Tale ipotesi è avvalorata dal ritrovamento, durante
lavori di consolidamento effettuati nel 1936, di mura
romane in opus
reticulatum costruiti su mura precedenti sui quali
si intravedevano tracce di pittura e nicchie. Il muro
romano fu poi inopinatamente inglobato nella rete in
cemento armato che sostiene il sovrastante sistema della
linea ferroviaria della Circumvesuviana.
Nella
stessa zona si trovarono anche alcune tombe, per cui il
Di Capua (
Francesco Di Capua, Stabia
e le sue cure con le acque minerali presso i Romani. Terme e sorgenti, in
Castellammare di
Stabia, Napoli,
1939) affermò: “Le
più antiche tombe stabiesi finora scoverte, risalenti
al quarto secolo avanti Cristo, si
trovano proprio sul poggio che, ad un’altezza fra gli
ottanta e i cento metri, domina questa sorgente (Fontana
Grande)”. Per un altro archeologo (O. Elia, 1954), la zona di Fontana Grande con le sue
strutture in linea con le tombe preromane ritrovate
presso il castello, potrebbe “segnare
l’estremo limite occidentale” dell’oppidum
preromano dell’antica Stabiae.
La zona, ricca di sorgenti anche di acque minerali
era ben nota già dal I secolo d.C. allorquando
Columella (Columella Lucio Giunio Moderato, De re rustica) asseriva: “Fontibus et Stabaie
celebres” cioè “per
le sorgenti anche Stabia è famosa”. Lo stesso
Plinio (Plinio
Seniore, Historia Naturalis, XXXI, 5) consigliava, per la cura
dei calcoli, l’acqua stabiese chiamata “dimitia”
(di mezzo: “Media”).

Anche Claudio Galeno, nel II secolo d. C. consigliava di
recarsi a bere le acque di Stabia per curare i calcoli. Nel primo millennio, all’incirca nel 1150, una testimonianza del
geografo arabo Abu ‘Abd Allah Muhammad El Edrisi,
tratta della sorgente di Fontana Grande. Egli, nella sua
opera “Il libro del Re Ruggiero” (Kitab Rugiar)
scrive: “Da
Napoli a marsâ Stâbah (Porto di Stabia) trenta miglia.
Questo è un eccellente ancoraggio, con acqua molta,
(formata dalla) imboccatura di un fiume perenne di acqua
dolce, (che ha foce) in fondo a un golfo”.
Monsignor Milante nelle sue cinque Dissertazioni
tradotte nel 1836 dal latino (Pio-Thoma Milante, De
Stabiis, Stabiana Eccelsi, et Episcopis ejus,
Napoli, 1750), così descrive Fontana Grande: “Nel
luogo detto
la Fontana
esiste un’abbondantissima sorgente di acqua pura, e
limpidissima, che sgorgando dalla falda del monte non
molto discosto dal Porto, e formando quasi un laghetto,
è giovevolissima ad ogni generte di persone, e
soprattutto a’ naviganti. Quest’acqua pochi passi
discosto dalla sua sorgente va ad animare non pochi
Mulini, i quali posti alla riva del mare riescono
utilissimi a’ cittadini non solo, ma benanche a’
stranieri”.
Il fiume d’acqua di Fontana Grande un tempo
veniva sfruttato per mettere in moto i mulini ubicati
nell’attuale area posta all’ingresso della sorgente,
ove, negli anni passati c’era il fabbricato dei Bagni
del Mulino. Anticamente tale struttura apparteneva ai
monaci di S. Giacomo di Capri ed era inserita nel
sistema difensivo mura-bastioni che dal castello
scendeva fino alla torre Alfonsina,
fatta costruire da Alfonso d’Aragona negli anni
1551 - 1553 dopo la vittoria che il citato re di Napoli
conseguì contro Renato d’Angiò di Lorena. Il
fabbricato (conosciuto in tempi recenti come “palazzo
Fezza”), fino alla prima metà del secolo scorso era
denominato Stabilimento dei bagni dell’Acqua
Ferrata del Mulino. La torre Alfonsina un po’ più
esterna alla meno nota “Torre piccola della Fontana”
fu posta a difesa della “Porta della Fontana” che,
in corrispondenza dell’inizio dell’attuale Via Brin
chiudeva la cinta muraria stabiese verso la penisola
sorrentina, qualche chilometro prima dell’altra torre
detta di Porto Carello, posta nei pressi dell’ex Calce
e Cementi.
Fontana
Grande è stata sempre protagonista della storia della
città, anche come fonte di approvvigionamento idrico.
In un libro scritto nel 1600 circa da un certo Gian
Battista Rosalia dal titolo: “Descrittione della Città
di Castell’a mare di Stabia” si legge:” (…)
per tutto si veggono scaturire acque in tanta abbondanza
e così diverse ch’è cosa da stupire, e quindi è che
i cittadini non si prendono cura di ridurle in fonte per
delizie della città, poiché ciascuno ne tien copia in
sua casa. E benché si veda da presso al Castello cette
volte sopra l’acque che vanno al molino di San Giacomo
di Capri de’ Cartesiani donatali dalla regina Giovanna
1°, ad ogni modo non furon fatte a spese della città
detti archi, ma a costi dei passati re angioini e per
loro delizie, e quivi si veggono l’armi reali in tufo
ed è ben chiaro che tutto i regi francesi quando gli
aragonesi ed altri tennero sempre questa città per lor
delizia e diporto e spasso, e fecero per via
d’acquedotto addur l’acqua di San Giacomo nella città
che è molto leggiera e buona e si dà all’ammalati
per consulta de’ medici. (…) Scaturiscono in
Castell’a mare varie e diverse acque in grande
abbondanza e con gran diversità. L’acque del
sopraddetto Molino escono da due capi: l’una partecipa
di vene di ferro poiché tinge le pietre di rosso,
l’altra è più leggiera e di miglior vena, ed ambedue
sono molto fredde e d’estate recano delizie a coloro
che goder vogliono della loro freddezza. Quindi da
presso esce un’acqua da certe pietre grosse e scende
verso il lido e fa lo medesimo effetto di far divenire
rosse le pietre. In un casamento vicino l’orto di
Ottavio Cuomo vengono fuore altre acque che sono
freddissime ed hanno la qualità che, postovi l’uomo
dentro, sente un caldo mirabile…”.
Nel 1754 Raimondo De Majo (Raimondo De Majo,Trattato delle
Acque Acidule che sono nella città di Castellammare
di Stabia composto da Raimondo De Majo Cittadino, e
Medico attuale di detta città, ed. Vincenzo
Mazzola, Napoli, MDCCLIV) descrivendo
l’abbondanza di acqua che fuoriesce nella zona
prospiciente Fontana Grande, afferma: “(…) scaturiscono
fuora
la Porta
marittima, a riserba d’una sola, che sorge poco avanti
detta Porta, a mano destra, vicino al lido del mare, e
propriamente nel magazzino di Nicolò Aniello Magliano”.
Lo stesso, a proposito del ritrovamento, presso
l’attuale rotonda dell’Acqua acidula, di una nuova
sorgente, già utilizzata evidentemente in secoli
precedenti, scrive:” Prima
però, che sbucchi da un cunicolo sotterraneo
all’aperto presso al lido del mare, scaturisce
privatamente nel Palazzo del Signor D. Nicolò di
Felice: ivi si vede una piccola nicchia di fabbrica
antica con tubo di creta nel mezzo, da cui scorre
incessantemente in una proporzionata fonte anche fatta
di fabbrica: e perché era questa fonte ripiena di terra
quasi fino al tubo, cominciò il Bottegaio a scavarla, e
nell’atto, che ciò
faceva, tré palmi
più sotto incontrò un suolo di bianche riggiole
delineate a color giallo, e torchino, conforme
attualmente si vede…”. Tale presenza è
avvalorata anche dal ritrovamento del 1936 (Di Capua) di un
canale, a due metri
di profondità, di grosse tegole e di muretti in opus
reticulatum.

Nell’800
Fontana Grande era anche conosciuta come “Fontana
de’ Melloni in Castellammare”; infatti la si può
vedere in una incisione,
eseguita su disegno di Antonio Ciuni. Essa fu
anche incisa all’acquaforte da Achille Gigante
nell’opera del 1845 di Alvino “Viaggio da Napoli a
Castellammare” (
Francesco Alvino, Viaggio da Napoli a Castellammare, Stamperia dell’Iride, Napoli, 1845).
Nel
1842 Parisi (Catello
Parisi, Cenno
storico-descrittivo della città di Castellammare di
Stabia,
Firenze, 1842) scrisse in una sua pubblicazione
su Castellammare: “
La Fontana Grande
dà
un’acqua pura e limpidissima che alle falde sgorga dal
monte Faito nel luogo della nostra città che da essa
prende il nome. In una grande vasca raccolta a dare
anima passa ad uno stabilimento di molini e quindi nel
mare si scarica non molto dal porto distante. I
cittadini ed i naviganti per loro bevanda ve
l’attingono ed i rinomati nostri cocomeri vi si
raffreddano per vendersi pubblicamente”.
Alla fine del XIX secolo fu demolito il vecchio
molino antistante la sorgente e costruito uno
stabilimento di bagni che sfruttava l’acqua ferrata.
Lo stabilimento continuò a funzionare fino al 1961
presentando, però, dei problemi di infiltrazione di
acqua dolce della sorgente di Fontana Grande
nell’acqua ferrata che utilizzava per i bagni. Incaute
opere di trivellazione per separare le due bolle, fecero
scomparire la sorgente dell’acqua ferrata che prese
altre vie sotterranee. Lo stabilimento fu abbandonato e,
poi, demolito.

La
facciata della sorgente, a forma di esedra, così com’è
oggi, è stata realizzata solamente negli anni ‘20 del
secolo scorso, in luogo di un’edicola in muratura
contenente l’attuale pannello in ceramica posto sulla
sorgente. Sempre nella prima metà del secolo scorso vi
fu impiantato un sistema di pompaggio, man mano adeguato
all’espandersi della città. Diverse elettropompe, ammodernate nel corso degli anni, pescano nella
sorgente, allargata negli anni ‘80 per permettere la
sistemazione delle tubazioni di aspirazione e del
sistema di clorazione imposto dalla normativa vigente.
Il funzionamento delle predette pompe è continuamente
monitorato da un sistema di telecontrollo del Campo
Pozzi di Via Suppezza che tiene anche sotto controllo il
livello della sorgente.

Distribuzione
idrica della Fontana Grande

Oggi, da Fontana Grande, si dipartono diverse
condotte:
-
Un grosso collettore (foto
n. 1) distribuisce l’acqua nella parte bassa
della città (alimentando anche le fontanine in villa
comunale), fino agli ex C.M.I.;
-
il surplus di acqua che la rete “bassa” non
riesce ad assorbire viene inviato, sempre a mezzo di
condotta, ad un serbatoio detto “Basso” di Via
Cannavale (foto
n. 2), nella zona Oasi San Francesco e
costruito negli anni ‘50. Da qui si diparte una grossa
condotta che, per gravità, alimenta in uno snodo di largo
Caporivo, le condotte di Via Viviani, Via Coppola e Via De
Turris collegandosi, così con la rete formata dal
precedente collettore;
-
una condotta in ghisa alimenta, attraversando il
Centro antico, il Serbatoio Medio (foto
n. 3 -
foto
n. 4) situato
alla Via Quisisana e costruito dalla Società Condotte di
Roma nel lontano 1896 per raccogliere una parte
dell’acqua della sorgente “Acqua Fredda” di Agevola,
già utilizzata dai Borbone all’atto della costruzione
del cantiere navale nel 1783;
-
una condotta elevatoria può portare acqua al
cosiddetto Serbatoio Fratte situato nella zona sovrastante
il castello stabiese;
-
un’altra condotta elevatoria, più delicata per
l’enorme pressione che deve sopportare, alimenta
le poche centinaia di utenze del Villaggio Faito
posto a circa
1000 metri
sul livello del mare;
-
qualche anno or sono è stata sistemata un’altra
condotta elevatoria che, passando per Visanola, Via
Panoramica, Viale Terme e Via Castellammare, è in grado
di convogliare l’acqua di Fontana Grande nei serbatoio
del nuovo complesso Campo Pozzi Monti Lattari di Via
Suppezzo (foto
n. 5).
La sorgente Fontana Grande è molto delicata e manca
delle zone di rispetto e di tutela previste dalla vigente
normativa. Tale zona è interessata anche da altre
manifestazioni sorgentizie tra cui la cosiddetta
“Sorgente di Visanola”
situata sotto un fabbricato di Via Brin (vedi
foto) e
che fa defluire verso il mare un’enorme quantità
d’acqua.
Nel
1983 Fontana Grande fu interessata da fenomeni di
inquinamenti di colibatteri per cui si procedette a
consistenti opere di bonifica. Attualmente l’intera
struttura è soggetta ad una consistente opera di bonifica
e di risistemazione. L’Amministrazione comunale intende
recuperare l’Acqua Ferrata e ripristinare l’antica
mescita che sopra le tre bocchette di erogazione, recava
la seguente iscrizione:
“Fonte ferruginosa carbonica bicarbonato calcica
tonicamente ricostituente. Uso mezzo litro durante il
pasto. Batteriologicamente pura”.

La
nuova interessante scenografia che vede risistemata e
recuperata l'immagine di Fontana Grande, con la mescita di
acqua (inaugurata a luglio del 2008), reca le seguenti
iscrizioni:
-
“Sulo
pe’ ll’acqua, Castiellammare avarri’a tene’
fortuna!” (Raffaele Viviani, Padroni
di barche
- 1937);
-
“Castellammare
metropoli delle acque, dei climi e del mare” (XIII
Congresso Nazionale di Idrologia - 1921);
-
“Da
Napoli a marsa
Stâbah (Porto di Stabia) trenta miglia.
Questo è un eccellente ancoraggio, con acqua molta...”
(El Edrisi, Kitab Rugiar - 1150);
-
“Stabias
ire desiderant ut reliquias longae aegritudinis
depellant” (Quinto Aurelio Simmaco,
Epistulae VI, 18
- 401 d.C.);
-
“Quarto
die post navi pervenit ad Stabias, atquae ille quidem
adulescens sanatus est ac post eum similiter alii”
(Claudio Galeno, II sec. d.C.);
-
“Ne
desunt variae circa oblectamina vitae. Denarumque
lacus medicos Stabiasque renatas” (Publio
Papinio Stazio, Silvarum libri V, 95-104);
-
“Aquae calculosis mederi in stabiano quae dimidia vocatur” (
Plinio il Vecchio, Naturalis
istoria XXXI, 9
- 77 d.C.);
-
“Fontibus
et Stabiae celebres” (Lucio Giunio Moderato
Columella, De
rustica X, 133 - 65 d.C.);
-
“Neque
tamen dubito quin in illo cubicolo tuo ex quo tibi
Stabianum perforando et patefacisti sinum”
(Marco Tullio Cicerone, Epistulae ad familiares -
55 a.C.).
Durante i lavori di scavo per la predetta
risistemazione sono venuti alla luce i resti di antiche
fortificazioni medioevali e di mura che, a detta degli
esperti, possono riferirsi alla "Torre piccola della
fontana", posta a guardia della sorgente e della
cinta muraria che difendeva la città dalle incursioni che
provenivano dal mare.
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