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Castellammare in balia dell’ammiraglio turco Dragut

( a cura del dott. Giuseppe Plaitano )

 

 

 

 

 

Il pirata ottomano Dragut

Il pirata ottomano Dragut


    
Correva l’anno 1542 quando una flotta turca, sotto il comando del fiero Thorgoud Rais, detto Dragut già noto per le nefandezze perpetrare lungo le coste spagnole, si avvicinò alle coste di Castellammare.
Era un giorno festivo, il popolo si recava a messa alla basilica di Pozzano e da lì che iniziarono a levarsi le prime urla di spavento; la città rimase attonita nel veder sventolare a breve distanza dalla costa l’aborrita insegna degli Infedeli.
Dare mano alle armi contro “quelle tigri dalle sembianze umane” sarebbe stato un azzardo che avrebbe sortito solo l’effetto di aizzarne la ferocia che poi avrebbero pagato a caro prezzo.
Pensarono bene che l’unico mezzo per combatterli sarebbe stato la preghiera e le lacrime delle donne, molti misero in salvo i figli e quel poco che possedevano; in molti scelsero di riversarsi sulla spiaggia quasi a volerne ritardare l’ingresso. Caddero in ginocchio, pregarono e piansero.
Intanto le galee turche si avvicinavano. 
Il crudele Dragut approdò alla marina del Quartuccio, seguito da un’orda numerosa con scimitarre alla mano, che come la lava ardente d’un vulcano avanza e distrugge, avanzava e calpestava quanti gli si trovavano al cospetto.
La città fu saccheggiata fra il pianto e le urla delle misere vittime, per diverse ore prese il sopravvento la ferocia di quegli insaziabili pirati, fino a quando l’esecrato Dragut stanco della sua opera, con un grosso bottino e con circa una ottantina di stabiesi come schiavi, fu pago.
Tutto il popolo accorse a scongiurarlo perché lasciasse quegli sventurati, fra essi molti giovani, che tra minacce di morte venivano trascinati alle navi. 
Le grida di disperazione e di dolore, i pianti e le imprecazioni non toccarono minimamente il mussulmano che salpò dal lido con le “sue prede”.
Sulla marina, gli stabiesi, seguirono con lo sguardo e l’anima straziata quelle galee che pian piano si allontanavano.
A quel punto tutti pensarono di recarsi alla Basilica dalla Vergine protettrice e con parole rotte e soffocate dal pianto implorarono la grazia per i loro cari, promettendo doni e voti. 
C’erano uomini e donne, vecchi e fanciulli, tutti prostrati innanzi alla sacra immagine di Colei che già in altre occasioni li aveva protetti e difesi, aspettando una grazia…. e la grazia ottennero.
Il cielo di colpo si annuvolò, il mare iniziò ad agitarsi, le onde ad alzarsi e ad infrangersi minacciose contro il naviglio dell’Ottomano, tanto che furono costretti ad approdare sull’isola di Ischia. 
E’ proprio nel locale porticciolo che all’astuto Dragut balenò l’idea di mettere in vendita gli schiavi agli stessi stabiesi, onde evitare di perdere lungo il tragitto il prezioso bottino.
Così mandò alcuni dei suoi a Castellammare con la proposta del riscatto.
Per la città in un baleno corse la notizia e un’indicibile gioia risuonò per tutta Castellammare.
Accorsero tutti e a gara iniziano a raccogliere quel poco d’argento e d’oro che erano riusciti a sottrarre ai pirati.
Fu così che non molte ore dopo ricomparve la nave che riportava a casa gli schiavi. 
Molti parenti si tuffarono in acqua, protendendo le braccia e gridando i nome dei loro cari, si susseguirono scene commoventi di gioia, baci e lacrime, il tutto si confondeva con grida e benedizioni che poi all’unisono divenne un sol coro: Viva la Madonna di Pozzano.

 

 

 

 

    

( Autore: Maurizio Cuomo - © Copyright 2002 www.liberoricercatore.it  )