La prof.ssa Gelda Vollono e Lino
Di Capua dell'Associazione Onlus "Ex Diversis
Unum", che notoriamente si occupano di
bibliografia e ricerche storiche locali, hanno rintracciato
uno scritto risalente al 1888, in cui l'articolista
descrive uno squarcio di vita stabiese d'epoca. L'articolo è tratto dal
giornale svizzero “Journal de Geneve” datato 16
dicembre 1888, del quale si è fatta la traduzione (a
fronte).
Articolo
in originale
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Articolo
tradotto
I
villaggi di Scanzano, Mezzapietra e Privati, nei
pressi di Napoli, sono pieni di famiglie che hanno
ciascuna uno o più conti da regolare con la
giustizia. Esse hanno formato tra di loro una
associazione di malviventi, che da diverso tempo
affligge la città, senza che l’autorità li possa
cogliere sul fatto. Un sergente dei carabinieri, da
poco in attività nei paraggi, decide di debuttare con
un colpo da maestro. Recentemente a Castellammare si
erano perpetrati ai danni di due commercianti di
salumi e formaggi due colpi importanti. Durante
le ricerche per scoprire gli autori, il sergente trovò
presso una sorella di un importante malvivente a nome
de Senesio, dei formaggi e del lardo, riconosciuti
come provenienti dalle rapine di Castellammare e, dopo
questa scoperta, furono eseguiti cinque arresti. Nel frattempo, un
fortunato avvenimento venne a facilitare la scoperta
degli altri delinquenti... Si era saputo che Raffaele
Iaccarino, pluripregiudicato, era sul punto di sposarsi con una ragazza del
paese. La sera del matrimonio, il fior fior della
malavita di Castellammare, arrivò per partecipare al
festino dato da Iaccarino per festeggiare le sue
nozze. Si mangiò allegramente e con grande appetito, e per dessert furono serviti formaggi e altre
leccornie provenienti dai furti. Al momento del saluto
agli sposi, la porta si aprì improvvisamente ed
irruppero i carabinieri, che arrestarono tutta la
banda, compreso lo sposo.
La sposa dal dispiacere fu
presa da una crisi di nervi e per lei la luna di miele
si trasformò in luna di … fiele.